Lockdown in Sardegna

Tanto ci siamo chiesti se valeva la pena partire come ogni anno per la Sardegna, avevamo voglia di evadere, avevamo voglia di mare, di sole e di colori. Avevo perso la voglia di fare tutto, persino di fare la passeggiata giornaliera intorno alle campagne di casa mia.

I dubbi si sono sciolti come neve al sole dopo che ho dato il mio ultimo esame universitario prima delle feste di Natale. Il pomeriggio dopo pranzo, alla Tv si parlava solo di chiusure, di colori, di giorni, di regole, di proibizioni. E noi dobbiamo evadere da questa situazione che ormai sembra un film di fantascienza! Abbiamo acquistato il biglietto per il traghetto 8 ore prima della partenza, senza farci influenzare da quello che dicevano tg, ansa e news. Per la prima volta abbiamo prenotato la cabina per la traversata, che non è nello stile surfista “wild”, ma ci sentivamo sicuramente più tranquilli, pochi contatti con umani. Ormai siamo diventati misantropi. Ci siamo resi conto, arrivati a bordo del traghetto, che la cabina era stata la soluzione migliore: i divanetti dove di solito dormivamo erano tutti transennati, oltre il fatto che  non c’è nessuna fretta di salire a bordo per prendere i divanetti per dormire, dormi comodo, hai un bagno privato in cui al rientro puoi usare tutta l’acqua che vuoi per farti una doccia calda, e se ti porti del buon vino, si può anche trasformare in un ottimo bar privato.

Trascorsa la notte tranquilla, liberiamo la cabina appena prima che aprano i nostri garage e andiamo a prendere il nostro Elvis che scalpita per l’avventura, la nave è vuota e scendiamo velocemente, passiamo i controlli in cui misurano la febbre e come ogni anno abbassiamo i finestrini… e annusiamo l’aria salmastra. Quest’anno però ad accoglierci c’è la nebbia, c’è buio, è tutto grigio ed umido, sembra di colpo di essere stati rimbalzati a Mantova. Come nel gioco dell’oca quando c’è la casellina “torna alla partenza”. Durante la strada la nebbia si dirada, e compaiono i colori dell’alba che ci fanno improvvisamente vedere pascoli verdi, alberi di sughero e il cielo azzurro. Azzurro, come non lo vedevamo, non ricordo nemmeno da quando. Perché in pianura anche quando c’è sereno, il cielo, fateci caso, non è mai azzurro, ha sempre toni sul grigio, biancastro. Nemmeno il cielo ha colore. Durante il tragitto facciamo una sosta al bar, dopo 1 mese e mezzo di zona arancio non ci sembra vero di bere un cappuccino e divorarci una brioche seduti ai tavoli dell’autogrill. Come cambiano le percezioni di normalità, quando ti cambia il mondo intorno. Ci incamminiamo di nuovo ed arriviamo ad Alghero, Nicola, che è l’uomo delle mille passioni ha deciso che quest’anno provvederà alla nostra cena andando a pesca, quindi si fionda in un negozietto di pesca a prendere delle esche vive da portare con noi nella nostra avventura. Prima di raggiungere la spiaggia di Porto Ferro dove avremmo passato il pomeriggio, veniamo fermati da un pastore sardo che vende formaggi car by car e ci appioppa una bella forma di pecorino da 1,7 kg. Ottimo, mi ci voleva proprio per completare il piatto del pranzo: culurgionis (tipica pasta sarda) con sugo al pomodoro e grattugiata di formaggio pecorino come se piovesse. Arriviamo al parcheggio e corro subito in spiaggia a vedere il mare. La baia di Porto Ferro mi si apre davanti agli occhi, il mare è calmo, e trasparente, vado subito a sentire la temperatura dell’acqua con le mani, fredda, ma non troppo, giusta per un bel giro in sup nel pomeriggio. Mi sono seduta sulle rocce e ho respirato a pieni polmoni l’aria e mi sono sentita presente, al posto giusto e al momento giusto. Il costante senso di incertezza e inconsistenza che sento nella casa di mattoni e nella quotidianità scompare appena monto sulla nostra casa su ruote. Pensandoci bene dovrebbe essere un controsenso eppure per la mia anima non lo è. Sul nostro Elvis mi sento presente, centrata, VIVA. Il mio animo gipsy sembra nutristi della libertà che respiro quando cavachiamo le strade (ridin’roads), del contatto con il mare, con i venti, con la sabbia, la terra con gli elementi. Elvis poi mi fa sentire protetta, in un abbraccio, ho tutto ciò di cui ho bisogno: bagno, cucina e piccola camera da letto con 2 finestre che ogni mattina mi permettono di vedere l’alba. E poi, ormai lo sapete, amo passare del tempo con il mio partner in crime, e il camper ci permette di vivere fianco a fianco ma anche di prenderci spazi quando lo desideriamo.

Nel pomeriggio ho convinto Nick ad andare a fare un giro in Sup, l’intenzione era quella di fare una “passeggiata” tra le calette nei dintorni di Porto Ferro, in realtà ci siamo fermati al di sotto della rocca dove si sviluppavano delle ondine di 20/30 cm e ci siamo divertiti per ore e ore a cavalcare queste mini onde. Il clima era piacevolissimo, primavera inoltrata  e il sole era caldo. Credo di essere stata più in acqua che sulla tavola tra cadute e tuffi, è stato un bellissimo benvenuto dall’isola. La sera ci siamo poi spostati a dormire in una zona più appartata, sempre vista mare. La luna si specchiava nel mare e il rumore delle onde che si infrangevano sulla battigia erano la ninna nanna per la nostra prima notte in camper dopo tanto.

Il giorno dopo abbiamo deciso di spostarci a sud, il nostro piano era quello di arrivare a Chia, sistemarci in un area camper e di passare i giorni arancio e rossi all’interno dell’area sosta così da evitare problemi di multe o contestazioni. Le condizioni del mare promettevano bene, sarebbe stato dalla nostra parte e avremmo potuto surfare per molti giorni. Siamo scesi per la strada costiera che arriva a Bosa che offre sempre dei bellissimi panorami sulle coste frastagliate dell’algherese, sosta a Bosa per un caffè vista mare e siamo ripartiti direzione S’Archittu. S’Archittu è un meraviglioso borghetto nella costa centro occidentale, noto per la roccia di origine calcarea che forma un arco ed impreziosisce le spiaggette del borgo. Abbiamo trovato con difficoltà un posticino per posteggiarci, ma quando ci siamo parcheggiati ci sembrava di vivere in un sogno: parcheggio piccolissimo, su una lingua di terra che univa la terra ferma a un piccolo promontorio. Nick ha voluto subito buttare la canna in acqua per tentare di pescare la cena (per fortuna avevamo il frigorifero pieno di deliziosi manicaretti) io invece ho preferito rilassarmi cullata dal rumore del mare. L’intenzione era quella di andare a fare il giro intorno all’arco di pietra ma purtroppo Nick non aveva tanta voglia e io da sola, non mi fidavo. Il fondale della baia era tappezzato da ricci e non avevo voglia di passare le sera a togliere spine nella malaugurata evenienza che fossi caduta in acqua. Mi sono seduta su una roccia e ho contemplato il tramonto, ho guardato il sole che andava lentamente a spegnersi nel mare, un altro giorno era finito e non avevo niente da rimpiangere. Ero grata di tutte le cose che questa giornata mi aveva offerto. E di quello che stava per venire. La sera abbiamo cenato (non grazie al pesce che ha procurato Nick) con la vista del piccolo borgo illuminato che si rifretteva nel mare.

#blessed

Seguirà nuovo episodio del blog ⟶⟶⟶⟶

Il video della nostra avventura: https://youtu.be/94NTD9FrBlw

Un weekend… Relax a Porto Garibaldi (Lidi Ferraresi)

Ma cosa fa il surfista quando non ci sono onde e vento e il richiamo del mare è più forte di qualsiasi cosa? Va al mare e fa per una volta “la vita da pensionato”. Ogni tanto, tra le nostre avventure capita, raramente, di fermarci e rilassarci, per fortuna mia e per grande disagio di Nick, che vorrebbe sempre essere sul pezzo. In realtà, siamo dei sensibiloni e i nostri amici del Lago di Garda, che non vediamo dall’autunno scorso, hanno organizzato un weekend al mare e abbiamo veramente voglia di vederli e passare un po’ di tempo in loro compagnia.

Partiamo giovedì sera direzione: Lidi Ferraresi. Per la precisione, Porto Garibaldi. Arriviamo la sera tardi, giusto il tempo di trovare un ottimo parcheggio per dormire, grazie a Caramaps che ci ha indirizzato, e grazie al fatto che arrivati alle coordinate ci siamo trovati davanti un enorme spiazzo pieno di camper di ogni tipo e dimensione. Nessun dubbio, stasera dormiamo qui.

La mattina seguente, dopo una colazione leggera a base di french toast dopo aver avuto a che fare con il “camperista che nessun camperista vorrebbe a fianco”: colui che utilizza il generatore a qualsiasi ora del giorno e della notte (fortunatamente la notte non ce n’è stato bisogno), abbiamo fatto una bellissima passeggiata in spiaggia, fino al canale. Dove ci siamo gustati un caffè guardando i pescatori che rientrano alla base dopo una nottata passata in mezzo al mare, scopriamo quasi troppo tardi che i pescherecci attraccavano li vicino e che esponevano il loro pescato proprio sulla banchina del canale. Abbiamo trovato dei gamberoni fantastici e abbiamo deciso che quello sarebbe stato il nostro pranzo, annaffiato da una fresca bottiglia di vino bianco fermo. Non è affatto male la vita da pensionato! Da bravi anzianotti ci siamo sparati un riposino pomeridiano e siamo tornati alla spiaggia per fare un bagnetto nell’acqua colore verde smeraldo. Verde militare forse è il colore più corretto. Diciamo che il mare non è il punto forte dei lidi ferraresi, hanno tante altre buonissime qualità! Per aspettare la cena ci siamo allenati: Nick si è fatto una corsetta di 10 km nei dintorni della spiaggia, io, purtroppo, ferita al piede doppiamente (N.B. mai andare in skate a piedi nudi, soprattutto se non siete esperti) mi sono dilettata con due workout di crossfit. Prima il dovere e poi il piacere…. Infatti la sera siamo andati a mangiare il miglior fritto che io abbia mai mangiato in un localino di fianco al canale. OTTIMO!

Ci ritroviamo dopo tanto tempo con i nostri amici ed è sempre un piacere sentirli sparare una marea di cagate al secondo. Sono fantastici! Nick gli vuole bene e io pure. Il giorno del grande giro in barca è arrivato! Delta del Po arrivano “quei de Torbole”! Chiamati così perché la compagnia è nata a Torbole, baciati dal lago di Garda, forgiati dal windsurf, dai giri in MTB e dalla baldoria post sport, tutti ovviamente wild: furgonati, camperisti, solo auto o tende. Oggi l’unico sport sarà quello di partire dal parcheggio del camper e arrivare alla barca e ritorno. Ma ci divertiremo, ne sono sicura.

Arriviamo alla motonave “Albatros”, e ci sistemiamo nelle nostre postazioni, e salpiamo. Io ho un debole per i viaggi itineranti questo è certo e viaggiare su una barca mi ha sempre affascinato. Diciamo che questo tipo di barca non ha tutto l’allure di una barca a vela ma mi accontento. Ho la possibilità di testare anche la mia nuova ottica Tamron e testarmi soprattutto come fotografa super amatoriale. La nave salpa alle 9/9:30 e si dirige verso nord, si passano i lidi ancora poco affollati fino ad arrivare al lido di Volano, dove scompare il turismo tipico della riviera romagnola e il paesaggio è molto più selvaggio. Passiamo nella Sacca di Goro, una grande secca profonda meno di un metro in alcuni punti, dove si trovano allevamenti di vongole veraci. Arriviamo poi alla foce del Po di Volano, il ramo più a sud del delta. Costeggiamo l’Isola dell’Amore (Scanno di Goro), lembo di spiaggia lungo 8 km con il suo romantico farò ed entriamo nel grande fiume. Il Po di Goro separa Veneto e Emilia Romagna e colpisce per i suoi canneti e l’incontro tra le due acque quella dolce del fiume e quella salata del mare. Si incontrano senza mischiarsi, lo si vede anche ad occhio nudo, i cigni fanno il bagno, una grande quantità di gabbiani ci svolazza intorno. Interessante vedere come ambiente marino e fluviale si uniscono. Ritorniamo all’Isola dell’Amore, circumnavigando un isoletta fluviale, per fare una sosta bagno. Sbarchiamo e ci facciamo strada in un sentiero ancora poco battuto (causa Covid), che ha reso il tutto più avventuroso! Leggendo commenti e esperienze varie sui vari siti, tutti raccontano l’arrivo su questa spiaggia come un’esperienza addirittura mistica, emozionante, che rimane impressa nella memoria. L’unica cosa che mi è rimasto nella memoria non è la spiaggia di sabbia bianca, contornata da una flora rigogliosa, piena di tronchi d’alberi portati al mare dalla corrente del fiume e levigati dalla forza dell’acqua. Ho visto, per l’ennesima volta, la mano dell’uomo che distrugge: oltre infatti a tantissimi alberi dalle forme tortuose e bellissimi, tantissima spazzatura, bottiglie di plastica, vetri rotti, addirittura una lavatrice e un frigo. Ho fatto il bagno e sono tornata alla barca con un po’ di amaro in bocca. Abbiamo pranzato a bordo della motonave degli squisiti piatti cucinati dal cuoco e proprietario con la moglie della motonave. Ci allontaniamo dalla foce del Po e facciamo ritorno alla base, il vino mi ha fatto dimenticare per un attimo lo spettacolo della spiaggia, i gabbiani ci inseguono e danno spettacolo attirati dal cuoco che sta gettando a loro un po’ di pane rimasto dal pranzo e noi iniziamo a danzare sulle note delle canzoni anni 80/90. Sulle note di “Non succederà più” torniamo al Porto. Che sia un segno?!

(Parcheggio Porto Garibaldi: viale Alfonso La Marmora 45, 44029 Porto Garibaldi)

(Friggitoria El Puerto, Via Caduti del Mare, 64, 44029 Porto Garibaldi)

(Motonave Albatros https://www.motonavealbatros.it/it/)

Cosa non manca mai nel nostro Elvis?

Il quiver

Ogni volta che Nick vede questa foto ci tiene a sottolineare che “manca qualcosa!”, effettivamente manca il sup gonfiabile e una tavola da surf. Uno dei motivi per il quale Elvis doveva essere super capiente è questo, abbiamo un po’di tavole da portare in viaggio. Inoltre ci piacciono un sacco di altri sport e Elvis deve permetterci di inserire tutto all’interno per evitare furti o la scomodità di andare sul tetto ogni volta a prendere qualcosa, anche se credo prima o poi qualcosa sul tetto ci toccherà mettere.

SURF & WINDSURF. Abbiamo, come potete vedere, un quiver (dizionario surfista-italiano: collezione di tavole) fornito con tavole di ogni litraggio e forma. L’ultimo acquisto sono stati i SUP: gonfiabile per me, uno STARBOARD 10″ usato ma tenuto benissimo e un sup rigido RRD 8″ per Nick, che abbiamo comprato solo quando abbiamo avuto la sicurezza che ci fosse stato nel garage di Elvis. Ovviamente non portiamo tutte le tavole da surf e windsurf con noi, altrimenti dovremmo dormire con tavole anche nel letto. Nell’ultimo surf trip nel gavone avevamo 1 tavola da windsurf (wave), 3 vele e tutti gli accessori per il windsurf (albero, boma, piedino d’albero, etc ), 3 tavole rigide e 1 spugnone 8″ (il tavolone azzurro e giallo). Per chi vuole iniziare a fare surf avere il softboard 7″6 o meglio 8″ è il massimo, ti permette di riuscire a prendere le schiume a riva e di iniziare a salire sulla tavola in equilibrio precario, inoltre se ti dovesse malauguratamente scappare dalle mani o dai piedi non uccidi nessuno perché è in spugna e le pinne sono in gomma morbida. Insomma ti permette di avere più stabilità e sicurezza.

MUTE. Ne basterebbe una per l’estate e una per l’inverno. Ma Nick odia mettere la muta bagnata tra una session e l’altra e non posso non comprenderlo… Rimettersi una muta bagnata, fredda e con la sabbiolina ancora attaccata è una esperienza da brividi. Per sviare il problema … abbiamo mute per tutte le temperature e Nick anche doppie! C’è solo l’imbarazzo della scelta. La mia shorty 1mm e la mia 3/2 (entrambe Deeply) sono ancora con il cartellino, chissà quando potrò usarle! Oltre alle mute ovviamente abbiamo scarpette per ogni temperatura e cappucci per le session più fredde in inverno.

BICI. Quando siamo a Torbole (la nostra seconda casa nei weekend in cui non ci sono onde) ci piace prendere le nostre bici e scoprirei bellissimi panorami dei dintorni. Abbiamo due MTB da cross country da 29″. Lago di Ledro, Pregasina (con mangiata di pasta che “man vs food scansati”), Punta Larici, Capanna Grassi, Lago di Toblino, Le Marocche ci sono un sacco di stupendi percorsi ciclabili che si possono fare. Nel nostro surf trip in Spagna, abbiamo potuto scoprire strade e percorsi del cammino di Santiago, ed è stato magico.

BOX PER ARRAMPICATA E FERRATA. Con ferrate e arrampicate sono alle prime armi. Anche perché è lo sport che teniamo come “ruota di scorta”. Se non c’è vento, se non abbiamo voglia di correre o di andare in bici oppure semplicemente per cambiare da tutte le attività che facciamo.

TAVOLINO E SEDIE. Immancabili, tavolino e sedie per l’esterno. Adoro mangiare fuori, fare colazione in campeggio a Torbole con il Peler frizzantino, pranzare all’ombra delle piante rigorosamente ad orari a caso, e cenare a lume di candela (perché ancora, non abbiamo la luce esterna). Il tutto è più bello quando si è in compagnia. Al momento abbiamo un tavolino e due sedie “da regista” comprate alla decatlhon. Ovviamente, abbiamo bisogno di accessori che chiusi non occupino molto posto. Per cui, preferiamo tralasciare un po’ l’aspetto comodità per l’aspetto pratico di inserimento nel gavone.

BOX ACCESSORI. Visti gli svariati sport che pratichiamo abbiamo casse in plastica che contengono accessori per ogni attività. Per la bici c’è un box dedicato a scarpette, caschi, borracce e inoltre una piccola officina portatile con i vari attrezzi. Per il surf abbiamo wax (paraffina), leash di scorta e le varie pinne delle tavole, brugole, nastro americano e solarez, tubetti di resina pronta all’uso, si applica e dopo pochi minuti al sole si è pronti per rituffarsi in acqua e ricominciare la session. Qui il link dove troverete il mini kit che abbiamo anche noi: https://amzn.to/2xiytVb . Inoltre, ultimo non meno importante, il box “manutenzione del camper” che contiene: raccordi per l’impianto idrico, una pompa di scorta, fascette, chiavi, cacciaviti e brugole. Questo è fondamentale perché ci siamo trovati l’anno scorso in Sardegna, il giorno di Santo Stefano, con una perdita d’acqua difficile da trovare. Nick ha smontato il camper con un solo cacciavite. Altro che MacGyver! Questo ci ha salvato il soggiorno in Sardegna, altrimenti avremmo dovuto anticipare il nostro biglietto e tornare a casa.

Importante per chi prevede di fare libera per tanti giorni: avere una tanichetta dell’acqua anche da 5 lt e magari delle bottiglie di plastica da poter riempire. Purtroppo non è sempre semplice raggiungere aree carico-scarico (ad esempio in Sardegna fuori stagione) e per fare acqua si devono sfruttare le fontanelle che si trovano in paese.

E per voi, cosa non può mancare nel vostro camper?

Elvis: il nostro camper

Ancora non ho presentato il nostro fidato compagno di avventure: Elvis. E’ un camper BluCamp Sky 22 semintegrale del 2008, lungo 6,60 mt. Come tutti i più bei e magici posti che abbiamo incontrato lungo la nostra strada non è stato cercato, ma è stato lui a trovare noi!

Evoluzione del surfista. Nick ha iniziato circa 12 anni fa a girare e a dormire in auto, nella sua Volvo v70, gli stessi anni in cui iniziava ad andare in windsurf. Dopo weekend passati nel baule super spazioso della sua macchina, ha deciso di passare a un mezzo più comodo e che contenesse tavole e vele senza doverle caricare sul tetto. Passò quindi a un furgone OPEL VIVARO non camperizzato, aveva solo il letto e tutti i suoi accessori per il windsurf, si appoggiava a un campeggio a Torbole, dove si è creata una bella compagnia. Negli anni poi il furgone ha iniziato a servigli anche per lavoro quindi era diventato quasi impossibile riuscire a pulirlo e a usarlo per piacere e per dovere. Stava iniziando a chiedersi se era il caso di prendere un nuovo furgone o se comprarne uno vecchio per il lavoro. Poi, un giorno, ha visto Elvis, era parcheggiato davanti a un meccanico, in vendita. Nick per curiosità è andato a vederlo e la prima porta che ha aperto, è stata quella del gavone (il “garage”) per vedere se ci stavano vele e tavole. E’ STATO AMORE A PRIMA VISTA! Era nuovo,aveva 41mila km e un prezzo d’occasione!

Elvis è stato comprato da Nick ad agosto 2017, io non ero ancora con loro in quel periodo, ancora mi raccontano delle loro avventure insieme in solitaria. Io, che pensavo di essere fatta per una vita in hotel, appena ho iniziato a viaggiare in camper mi sono resa conto di quante cose si perdono rimanendo tra le mura di uno sterile hotel. Svegliarsi guardando l’alba dal nostro oblò della camera da letto, fare colazione vista mare o immersi nel verde di una pineta, respirare aria pulita di luoghi incontaminati, pranzare all’ora che vuoi e come vuoi (e modestie a parte, ci facciamo dei pranzi/cene che, Cracco scansati!), le cene a lume di candela, gli aperitivi con un birra e un pacchetto di patatine, i panorami che si susseguono dal finestrino mentre viaggiamo, svegliarsi in un luogo e andare a dormire in un altro. Per non parlare delle avventure in: MTB, sup, surf, windsurf, ferrate, arrampicate (semplici, per ora) che ci riempiono la giornata. E se questa non è libertà…