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Surfista in quarantena

Un giorno senza surf è un giorno perso. Partiamo da questo concetto base. Il surf è qualcosa di più dello sport, di un hobby, è un pensiero, una filosofia di vita, è libertà. E’ ribellione, amore per la natura e l’aria aperta. E’ rinunciare alla vita come tutti la intendono per dedicarsi il più possibile a questo stile di vita. Ribellarsi alle catene che la società ti impone e fregarsene dei commenti o dei giudizi degli altri. Cogliere l’attimo, il surf ti insegna anche questo. Le onde vanno e vengono e quando ci sono bisogna assolutamente buttarsi in acqua!

Pensate a un surfista libero, indipendente e ribelle obbligato a stare segregato in casa in quarantena. Per 60 giorni circa. Non lo nascondo, intrattenerlo per 2 mesi circa è stato provante. Ho cercato di spronarlo, incitarlo, incoraggiarlo, tirarlo su di morale, distrarlo ma è stato un lavoro 24/7. Mi sembrava di stare sulle montagne russe, un momento era di buon umore e un momento dopo guardava video di onde su Instagram e su YouTube piangendo. Abbiamo visto qualsiasi Vlog di viaggiatori fulltimers (grazie Yari Ghidone https://www.youtube.com/channel/UC13nR-TN03WJFvn1V53TIwA e Vivere in camper: machitelofaffa https://www.youtube.com/channel/UClNzo49WW7uS-lV0FjfNsGA/about) e qualsiasi film sul surf (film famosi e docu film), abbiamo studiato qualsiasi video di surfisti in Italia cercando di geo-localizzare gli spot che ancora non conoscevamo. Viaggiare, costantemente, anche con la mente. E’ stata una parentesi strana, si passava da giornate vissute come se fossimo in vacanza e giornate vissute con una certa angoscia del futuro. Ma giornate volate via senza lasciare un segno secondo Nick. Io invece credo che mi abbiano lasciato più segno 60 giorni in quarantena che 60 giorni tra lavoro e affari di casa. Ci siamo dedicati a nostri obiettivi, a passioni nuove, come la cucina e vecchie come lo sport (crossfit ha salvato la nostra forma fisica e mentale). Per allietare le giornate al mio surfista in crisi ho addirittura comprato una balance board per allenarsi e per arrivare pronto al momento in cui rientrerà in acqua.

Ma la cosa che più ci ha salvato è stato viaggiare con la mente. L’anno scorso mentre programmavo le mappe del viaggio in Spagna del Nord e Francia mi sono imbattuta nel sito di CaraMaps (https://www.caramaps.com/) utilissimo per programmare i viaggi itineranti ma soprattutto per quando si è in viaggio! Sul sito, infatti, si trova la mappa delle aree sosta, parcheggi, campeggi e aree di carico/scarico inoltre tutte le info su queste: indirizzo, telefono, mail, coordinate Gps, prezzi e addirittura il meteo del giorno ma, fondamentale per me, sono le foto e le recensioni di chi c’è già stato. Sapere più o meno dove dovrò dormire ha la sua importanza sopratutto in libera, quando non hai un “posto sicuro” come il campeggio dove fermarti. Dormire in libera significa dormire in strada, in parcheggi non custoditi, in parchi isolati o vicinissimi alle spiagge. Bellissimo ma rischioso se parcheggi in un parco dove la sera trovi personaggi pericolosi. Quindi affidarci a questo tipo di app ci tranquillizza e finora ci ha sempre fatto passare notti tranquille. Foto e recensioni si sono sempre rivelate super coerenti con la realtà. Si può, in caso di iscrizione al sito, postare foto, recensioni, aggiornare ed aggiungere luoghi, quindi è un sistema in continua evoluzione, questo ti farà guadagnare punti caras nella classifica generale della community (un incentivo per tenere sempre aggiornato i vari luoghi che si visitano). Un ottimo strumento è “pianifica un itinerario” dove puoi andare ad inserire ogni sosta con tanto di chilometraggio tra una tappa e l’altra. Se invece non hai idea di dove fare il prossimo viaggio ci sono tantissime idee nella sezione viaggi tematici. L’app per il cellulare, è utilissima nel viaggio vero e proprio nel caso si volesse trovare un posto dove sostare all’ultimo momento, oppure nel caso l’area sosta/campeggio prefissato fosse full (come ci è successo a Ribadesella o a Levanto), con 60mila luoghi registrati c’è l’imbarazzo della scelta. L’app di CaraMaps ha anche una chat che ti mette in contatto con i membri della community vicino a te. Con un investimento irrisorio (se pensiamo ai prezzi dei navigatori per camper che molte volte danno i numeri), ci si iscrive a PREMIUM con 9,99 euro all’anno e hai a disposizione elenco di circuiti tematici, la possibilità di navigare offline nelle mappe (super importante se sei all’estero e i giga sono limitati), navigatore GPS integrato e la possibilità di avere illimitati filtri nella ricerca.

Ora il lock-down si è allentato, abbiamo ripreso la routine fatta di lavoro e incombenze purtroppo però essendo surfisti lombardi abbiamo ancora limitazioni per lo spostarci tra regioni, inoltre le spiagge del Lago di Garda (parte Lombarda) hanno tutte l’accesso interdetto . Quindi il surfista è ancora più sotto pressione, vede i suoi amici veneti che hanno accesso a Malcesine e a Sottomarina per il windsurf (abbiamo aspettato la Bora tutta inverno e arriva a maggio), i surfisti Liguri che hanno la fortuna di avere delle mareggiate in questo periodo, e i surfisti della Riviera che si divertono con ondine da longboard super divertenti. Per lenire alle ferite della prigionia il surfista si sta dedicando al camper nella speranza che presto riaprano le porte anche a noi. Abbiamo già i motori che scalpitano. Siamo pronti per nuove avventure!

Vita standard

L’ultima volta che ho preso un volo è stato a settembre e mi sembra passata un eternità. Sento la necessità, il bisogno di partire, di andare via, di cambiare aria. E pensare che volare è la cosa che odio di più al mondo! I miei compagni di viaggio possono testimoniare il mio terrore dell’aereo. Passo dalla trepidazione di aver acquistato il volo e quindi al desiderio di partire all’ansia e terrore che possa succedere qualsiasi cosa in aereo. E’ un mix che, però, non mi dispiace! Agitazione di partire e ansia di arrivare. La sensazione più bella è il momento appena dopo l’atterraggio (si, quella dove parte l’applauso per il comandande che ci ha portati sani e salvi a destinazione) quando sai di essere arrivato a destinazione e da quel momento la mente impegnata con i problemi di tutti i giorni si spegni e inizi a vivere il viaggio. Quando si aprono i portelloni e respiri finalmente l’aria del posto in cui sei arrivato, i sensi si attivano dopo tanto tempo passato nella pianura padana grigia e puzzolente. I colori, i palazzi, la lingua diversa tutto è eccitante e stimolante! Si dovrebbe vivere in viaggio, i giorni non sarebbero scanditi da minuti/ore/secondi, un giorno uguale all’altro. Il tempo si misurerebbe in avventure e esperienze vissute, in nuove scoperte. Si vivrebbe solo con la voglia di vedere e scoprire quanto piùpossibile e di ricevere dal mondo tutta l’energia che ti può dare.

La routine ti ammazza lentamente. Ne sono certa. Sveglia tutte le mattine la stessa ora, colazione, bagno, lavoro, pausa pranzo, lavoro, casa, divano, cena, divano, tv, letto. E di nuovo. Le giornate ci scivolano via senza accorgecene, sabbia tra le mani. Sabbia che non si potrà riprendere una volta volata via. Mi viene in mente una frase che sento ripetere spesso dalla parrucchiera ma che mi è sempre rimasta in presso quando magari ero bimba e sentivo da signori più meno anziani “dai 30 anni in poi la vita scorre via che non te ne accorgi nemmeno, un giorno ti svegli e sei vecchio”. Il perchè, forse, l’ho capito proprio ora, scrivendo questo blog. Questa frase l’ho sentita sempre da persone che passano una vita standard. La vita standard è quella che viviamo tutti, imposta da non si sa chi, accettata perchè giusta a priori. La vita standard è studiare, lavorare, all’età di 30/35 anni fare figli, avere casa con cane e giardino e continuare a lavorare e spaccarti la schiena per poterti permettere la casa, il giardino e i figli. Lavorare per permettere ai figli di entrare nella vita standard, cercando di non far mai mancare nulla di materiale (cellulare ultima generazione, vestiti ultima moda, le ultime scarpe da calcio). I valori quelli che non si toccano che non sono fatti di mattoni, carta, plastica, quelli non valgono più. A volte addirittura si insegna che a fare i furbi si “guadagna” di più: un bimbo che gioca a calcio e a cui viene insegnato di cadere a terra se un giocatore avversario lo tocca. Viene insegnato che mancare di rispetto va bene: la maestra mette in punizione un bimbo che ha fatto una cosa sbagliata e i genitori insorgono contro la maestra.

Purtroppo entrare nel meccanismo della vita standard è semplice, ci si entra appena si viene al mondo. Io stessa ero da vita standard, ero la perfetta vita standard. Ora sto cercando di resettare la mia vita e, piano piano uscire da questo meccanismo. Il complicato di questo processo? Ti senti quasi sbagliato nei confronti degli altri, senti che pensi cose che la maggior parte di persone o non pensa o è riuscita a mettere il silenzioso a questi pensieri. Sentirsi giudicato, diverso, visto come strano o peggio come uno che non vuole fare niente nella vita che non ha obiettivi, non ha futuro.

Io, invece, un obiettivo ce l’ho: tempo scandito da emozioni, esperienze e non dall’orologio tiranno.

cof