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4° parte – Nebbia

“Quand’è che siamo arrivati in Scozia?”

Dopo il uovagate ci siamo risvegliati avvolti da una coltre di nebbia, umido e freddo, tipico clima cantabro che non mi mancava affatto. Nick ha approfittato di onde umane per fare l’immancabile session del mattino, io la mattina con un clima così faccio fatica ad andare in acqua… Anche se so che è solo una cosa mentale, in realtà l’acqua rispetto alla temperatura esterna è calda ed è super piacevole, mi sono tuffata in Sardegna a dicembre con temperature dell’acqua ben peggiori. Ma tuffarmi con la nebbia non ce la faccio, mi ricorda Mantova, il brutto tempo, il freddo, l’inverno…. rabbrividisco! Vado nel mio posto riservato per le foto, sul cucuzzolo di una collinetta che domina il mare, e tento di fare le foto ai surfer, ma non si vede niente. Troppa nebbia. Decido quindi di farmi una passeggiata sulla spiaggia, e sono rimasta affascinata dagli effetti della bassa marea quando il mare si ritira: piccole pozzanghere di acqua salata, fiumiciattoli che riportano l’acqua al mare e vere e proprie piscine naturali dove potersi immergere, facendo il bagno con i piccoli pesci che rimangono ad aspettare che il mare li venga a riprendere. Alghe che vivono metà del loro tempo sotto l’acqua e l’altra metà in superficie. Il fenomeno delle maree da queste parti è veramente accentuato con escursioni di -1.5 mt circa con bassa marea e +1.5mt circa con alta marea. Quindi anche la spiaggia cambia veramente tanto tra un passaggio e l’altro. Divertente quando lasci l’asciugamano in un punto e torni dopo 2 ore e te lo trovi così distante da te che ti chiedi che fine abbia fatto. E no, l’asciugamano non ha le gambe, è solo il mare che si è ritirato. Alla fine quando la nebbia alle 11 circa ha iniziato a diradarsi sono riuscita a scattare due foto al mio surfer preferito.

Ci siamo spostati a Somo nel pomeriggio e al tramonto sono entrata a fare surf anche io, controvoglissima perchè avevo freddo e non avevo assolutamente voglia di bagnarmi i capelli. Sono un diesel, ho bisogno di scaldarmi prima di carburare, quindi la prima mezzora ho fatto la boa poi ho iniziato a prendere confidenza e sono partita. Alla fine, sono sempre quella “aspetto l’ultima e poi salgo!”  e l’ultima per una ragione o per l’altra non arriva mai. Abbiamo deciso di farci un cheat meal per recuperare le calorie bruciate e siamo andati a mangiare un hamburger all’Iron, un hamburgeria che ricorda un po’ i tipici fast food degli anni 50, però a tema surf. Hamburger con cotoletta di pollo per me, doppio hamburger con salsa barbeque per Nick e credo un kg di patatine fritte. In realtà per bruciare le calorie di una cena così serve almeno una settimana di surf, interrotto! Dopo la cena ci siamo fiondati con il nostro surfskate comprato a Capbreton nello skatepark per imparare ad usarlo un po’. E’ stata una bella serata. Una di quelle che passi veramente spensierata, senza pensare a niente, in pace con il mondo e con te stessa.  A volte basta veramente poco, un ottima compagnia, una notte stellata, uno skate.

Scrivere questo capitolo del blog mi sta mettendo un po’ in difficoltà. Da qui in poi,fino al rientro è stato un girare tra Somo e Liencres. Per Nick due sessioni  di surf al giorno (mattina e sera) per me a seconda dei giorni. Insomma niente di fantasmagorico, niente di incredibile, niente di eclatante. Solo noi, le nostre giornate passate tra un bagno e una camminata e una capatina al supermercato a fare spesa. Cose che vi possono interessare? Non lo so. Mi chiedo se mi sottovaluto io, se sottovaluto la nostra strana (per alcuni) concezione di vita: quella per cui vale la pena prendere su il camper ogni qualvolta il mondo ce lo consente e scappare da una società che poco ha a che fare con i nostri ideali. Ma non voglio nemmeno sopravvalutarlo, nel senso che non voglio essere quella che passa per una esaltata perché scrive per piacere personale le sue piccole avventure. Cerco di farmi capire meglio, facendo un esempio concreto. Oggi siamo bombardati sui social da immagini sempre perfette, visi perfetti, fisici perfetti, vite perfette. Parlando di van life: basta aprire instagram e scrivere un ashtag qualsiasi che si aprono foto di una bellezza impressionante, furgoni vista via lattea, risvegli bevendo un caffè vista mare su una scogliera isolati dal mondo (con un VW Westfalia super stiloso e completamente rifatto), dronate pazzesce su foreste incantate.  Parlando di active lifestyle poi, la concorrenza è spietata, e ti ritrovi in profili che fanno veramente cose incredibili: salti da scogliere pazzesche, discese in bici da perdere il fiato solo a guardarle, surf nei posti più incredibili del mondo. Io cos’ho da offrire a chi mi legge? Alla fine si tratta della nostra quotidianità senza sensazionalismi e senza infighettamenti. Siamo io, Nick e il nostro Elvis che ha un bellissimo oblo panoramico, un bagno spaziosissimo, due finestre sulla camera da letto, che è super accogliente e che per me è casa. Ma non regge il confronto con un VW T1 infighettato. Io e Nick amiamo girare in camper ma a parte due o tre posti fighissimi dove ci siamo fermati a dormire, il resto erano parcheggi normalissimi in mezzo ad altri normalissimi camper. Ci piace stare in mezzo alla natura, vivere avventure, ma personalmente la scogliera più alta dalla quale mi sono buttata sarà stata 8 mt e stavo facendo un canyoning guidato… Nick sicuramente dal punto di vista “sport addicted” è sicuramente più portato di me che sono da sempre considerata una scansafatiche. 

Forse dovrei semplicemente spegnere i social e smettere di fare paragoni. Perché alla fine quello che conta siamo noi, la nostra vita, il nostro modo di vivere, le nostre scelte. Non è giusto offuscare la propria felicità solamente perché non ci si sente abbastanza rispetto ad altri.

Di certo questo blog fa bene a me. Scrivendolo mi rendo conto di quanto vorrei essere libera da tutto e mi ritrovo prigioniera di pregiudizi, di programmi, di aspettative e di confronti.

Chi è la ragazza del surfista?

Mi chiamo Alice, ho deciso di seguire il coniglio bianco ed entrare nel mondo delle meraviglie.

Io, ragazza tranquilla, piena di ansie e di paure mi sono lasciata affascinare da un selvaggio surfista, che mi ha fatto scoprire una vita wild & free.

Amiamo viaggiare sul nostro camper, Elvis, scoprendo posti nuovi guidati dal vento e dalle onde, d’estate ma soprattutto d’inverno, quando le spiagge sono deserte e la sabbia è ancora fredda e quando il nostro mare regala mareggiate.

Sogniamo di vivere una vita colorata, spettinata e a contatto con la natura!

Seguici nelle nostre avventure!

Scoprendo Santorini

Mi sono imbarcata su Costa Fascinosa un giorno che pioveva a dirotto e c’era freddo. D’altronde erano gli inizi di ottobre, l’autunno era già iniziato. Io sono partita nella speranza di trovare nelle isole greche un po’ di estate. Partenza da Venezia puntuali, attraversando il canale della Giudecca, ci troviamo di fronte lo spettacolo di Piazza San Marco. Ci sentiamo addirittura delle celebrità, le centinaia di turisti in piazza scattano foto di questo gigante enorme che solca un canale così piccolo. Dopo questo spettacolo,il viaggio appena iniziato prosegue. Prima sosta Bari poi Katakolon poi finalmente la meta, per me, più attesa: SANTORINI.

La barca attracca in rada e i tender fanno avanti e indietro per scaricare sull’isola orde di turisti. Siamo tra i primi a scendere e arrivati al porto, cerchiamo subito funivia che ci porterà in centro… Ci sono altre due soluzioni per salire a Fira: 45 min di camminata su una mulattiera oppure sulla stessa mulattiera a dorso di un asinello. Ma purtroppo con le crociere bisogna velocizzare le tempistiche, le ore a disposizione sono sempre limitate quindi, per chi non vuole affidarsi a visite/escursioni guidate deve assolutamente programmare tutto al minimo secondo! Il mio programma è quello di affittare uno scooter a Fira e partire alla scoperta di Oia ,prima che arrivino le corrierate di turisti, e per finire bagno a Kamari in una delle affascinanti spiagge nere di Santorini. Lo scooter è stato trovato senza alcuna difficoltà, quindi si parte, la strada è libera… ma in alcuni tratti di salita ripida il nostro mezzo di trasporto fa fatica a salire…Avevo quasi paura di dovermi fare a piedi quei tratti! Quando arriviamo a Oia iniziamo a camminare per le sue vie, il paese è un gioiellino, la vista sulla Caldera è mozzafiato… La più chic dei paesini a Santorini. Hotel di lusso, design , piscine a picco sul mare ed esclusivi resort fanno di Oia una destinazione per chi non ha problemi di budget. Le ore del giorno migliori per visitarla senza problemi di traffico pedonale sono sicuramente quelle della mattina. La sera, al tramonto, le viuzze si riempiono di turisti alla ricerca del tramonto perfetto… E Santorini difficilmente delude le aspettative!

Ma che cos’è la caldera di Santorini? Un eruzione vulcanica 10mila anni fa ha affondato gran parte dell’isola. Quello che rimane è questo piccolo isolotto e altri isolotti più piccoli: Thitasia, Palea Kameni e Nea Kameni. Dove si trovano tracce di vulcano attivo: fumarole, zolfo e sorgenti marine di acqua calda.

Altre paesini da visitare: FIRA, io purtroppo non ho avuto il piacere di conoscerla molto bene. E’ la capitale di Santorini, il centro nevralgico. Qui si trovano negozi di marca, negozietti con souvenir kitch, taverne chiassose, bar, ristoranti e agenzie turistiche che propongono tour ed escursioni. FIROSTEFANI e IMEROVIGLI hanno anche loro una vista mozzafiato sulla caldera ma rispetto a Oia e a Fira i prezzi per soggiornare sono inferiori. PERISSA e KAMARI invece sono meno turistiche, hanno alloggi anche più economici, sono direttamente sulla spiaggia. Per chi è appassionato di storia AKROTIRI èil più importante sito archeologico dell’Egeo.

Dopo essere stata ad Oia ed aver scattato foto per un calendario da 365 pagine e volendo anche vedere un po’ il mare di Santorini mi dirigo verso Kamari, un paesino conosciuto tra i back packer che ha una lunga spiaggia di sabbia nera. Santorini non è al destinazione per chi cerca mare caraibico e spiagge di sabbia bianca, in realtà il mare è limpidissimo e trasparente ma i colori non risaltano a causa della spiaggia di origine vulcanica. Ne risulta un blu scuro e profondo che da ancora più fascino all’isola.

Altre spiagge da scoprire: PERISSA, 8 km di spiaggia nera attrezzata, ottima per famiglie con bimbi, persone che amano fare lunghe passeggiate, la spiaggia è spesso ventosa quindi adatta per WINDSURF e KITE SURF; RED BEACH, è una spiaggia di sabbia rossastra delimitata da scogliere anche loro rossastre; PERIVOLOS è la continuazione di Perissa, la sabbia è leggermente più chiara; VLYCHADA la sabbia è nera attorniata da scogliere di tufo; CAPO COLOMBO delimitata da scogliera grigia, spiaggia di sabbia e ciotoli, è una delle più tranquille; MONOLITHOS spiaggia di sabbia nera.

L’isola quindi si può visitare in un giorno per chi utilizza una nave da crociera come mezzo di trasporto oppure in una settimana se si vuole volare da Verona, Bologna, Bergamo o Milano (volo diretto). I periodi migliori, anche per evitare i mesi più battuti turisticamente, sono maggio/giugno/settembre e ottobre. Vi assicuro che a ottobre il bagno è assicurato. Per chi ha una settimana di vacanza, può anche scegliere di passare qualche giorno sull’isola di Santorini e di spostarsi per qualche altro giorno su qualche altra isola vicina: Ios, Folegandros, Amorgos e Milos.

Vita standard

L’ultima volta che ho preso un volo è stato a settembre e mi sembra passata un eternità. Sento la necessità, il bisogno di partire, di andare via, di cambiare aria. E pensare che volare è la cosa che odio di più al mondo! I miei compagni di viaggio possono testimoniare il mio terrore dell’aereo. Passo dalla trepidazione di aver acquistato il volo e quindi al desiderio di partire all’ansia e terrore che possa succedere qualsiasi cosa in aereo. E’ un mix che, però, non mi dispiace! Agitazione di partire e ansia di arrivare. La sensazione più bella è il momento appena dopo l’atterraggio (si, quella dove parte l’applauso per il comandande che ci ha portati sani e salvi a destinazione) quando sai di essere arrivato a destinazione e da quel momento la mente impegnata con i problemi di tutti i giorni si spegni e inizi a vivere il viaggio. Quando si aprono i portelloni e respiri finalmente l’aria del posto in cui sei arrivato, i sensi si attivano dopo tanto tempo passato nella pianura padana grigia e puzzolente. I colori, i palazzi, la lingua diversa tutto è eccitante e stimolante! Si dovrebbe vivere in viaggio, i giorni non sarebbero scanditi da minuti/ore/secondi, un giorno uguale all’altro. Il tempo si misurerebbe in avventure e esperienze vissute, in nuove scoperte. Si vivrebbe solo con la voglia di vedere e scoprire quanto piùpossibile e di ricevere dal mondo tutta l’energia che ti può dare.

La routine ti ammazza lentamente. Ne sono certa. Sveglia tutte le mattine la stessa ora, colazione, bagno, lavoro, pausa pranzo, lavoro, casa, divano, cena, divano, tv, letto. E di nuovo. Le giornate ci scivolano via senza accorgecene, sabbia tra le mani. Sabbia che non si potrà riprendere una volta volata via. Mi viene in mente una frase che sento ripetere spesso dalla parrucchiera ma che mi è sempre rimasta in presso quando magari ero bimba e sentivo da signori più meno anziani “dai 30 anni in poi la vita scorre via che non te ne accorgi nemmeno, un giorno ti svegli e sei vecchio”. Il perchè, forse, l’ho capito proprio ora, scrivendo questo blog. Questa frase l’ho sentita sempre da persone che passano una vita standard. La vita standard è quella che viviamo tutti, imposta da non si sa chi, accettata perchè giusta a priori. La vita standard è studiare, lavorare, all’età di 30/35 anni fare figli, avere casa con cane e giardino e continuare a lavorare e spaccarti la schiena per poterti permettere la casa, il giardino e i figli. Lavorare per permettere ai figli di entrare nella vita standard, cercando di non far mai mancare nulla di materiale (cellulare ultima generazione, vestiti ultima moda, le ultime scarpe da calcio). I valori quelli che non si toccano che non sono fatti di mattoni, carta, plastica, quelli non valgono più. A volte addirittura si insegna che a fare i furbi si “guadagna” di più: un bimbo che gioca a calcio e a cui viene insegnato di cadere a terra se un giocatore avversario lo tocca. Viene insegnato che mancare di rispetto va bene: la maestra mette in punizione un bimbo che ha fatto una cosa sbagliata e i genitori insorgono contro la maestra.

Purtroppo entrare nel meccanismo della vita standard è semplice, ci si entra appena si viene al mondo. Io stessa ero da vita standard, ero la perfetta vita standard. Ora sto cercando di resettare la mia vita e, piano piano uscire da questo meccanismo. Il complicato di questo processo? Ti senti quasi sbagliato nei confronti degli altri, senti che pensi cose che la maggior parte di persone o non pensa o è riuscita a mettere il silenzioso a questi pensieri. Sentirsi giudicato, diverso, visto come strano o peggio come uno che non vuole fare niente nella vita che non ha obiettivi, non ha futuro.

Io, invece, un obiettivo ce l’ho: tempo scandito da emozioni, esperienze e non dall’orologio tiranno.

cof

Pane carasau e vento

La traversata è stata tranquilla. Ci siamo imbarcati per primi e abbiamo potuto prendere gli unici divanetti presenti sulla nave, nella zona bimbi. Ci siamo accampati come meglio potevamo e appena la nave è partita siamo piombati tutti e due in un sonno profondo! La narcolessia da viaggio… Peccato che non mi colpisca in aereo!La mattina, dopo varie peripezie per trovare il ponte garage dove era stato parcheggiato il nostro Elvis, ci dirigiamo verso Valledoria, più precisamente alla Ciaccia. Una spiaggia splendida, dove, se soffia il vento giusto si fanno delle ottime uscite in windsurf. Abbiamo incontrato altri due camperisti/windsurfisti, che ancora non sapevamo ma ci avrebbero fatto compagnia praticamente per tutto il viaggio.

Un’altra delle meravigliose scoperte del viaggiare: gli incontri. Ogni volta che si viaggia si incontrano persone interessanti, ognuna ha la sua storia da raccontare. Quello che le prime volte mi ha lasciato un po’ di stucco, io che per lavoro dovevo rispettare gli ordini gerarchici di pazienti e dottori, è che il viaggiatore non è avvocato, dottore, commercialista, chirurgo, operaio, casalinga. Il viaggiatore è viaggiatore. Non ci sono Lei, Voi, inchini, referenze, ma solo una gran voglia di condividere e vivere momenti che la vita ci regala.

Alla Ciaccia arriviamo che c’è una leggera brezza, sole e quasi caldo. Mentre aspettiamo che inizi a soffiare il vento andiamo a procacciare un po’ di cibo per la serata, alla fine è la Vigilia di Natale anche se siamo senza giubbino! Mentre Nic è finalmente entrato con il windsurf in acqua, io come il solito non lo perdo di vista e mi vado a fare una passeggiata a piedi nudi sulla sabbia. Uno dei tanti momenti che rimarranno nel mio cuore per sempre. Io, a dicembre, con i piedi nel mare cristallino della Sardegna con il vento che mi solletica il viso. Click, foto ricordo impressa nella mia mente.

Così com’è arrivato, il vento cala e siamo pronti a ripartire alla scoperta dell’assolata, deserta e selvaggia Sardegna. Partiamo con il tramonto e arriviamo a Stintino che è già buio, cenetta di pesce.

I miei mi mandano le foto dei regali, della tavola apparecchiata a festa, delle leccornie preparate dal mio papà ma io sono felice così. Mangiando spaghetti con sugo 4 salti in padella nei piatti di plastica con il mio compagno di avventure.

Il mattino dopo, Nic si sveglia di buon ora per controllare se ci sia già vento e che le condizioni siano buone, inoltre deve cercare lo spot giusto. La sera quando siamo arrivati ci siamo sistemati in un parcheggio con altri 3 camper e zero illuminazione. Mi stiracchio un po’ nel letto e poi decido di aprire le tendine per far entrare la luce. E scopro che siamo parcheggiati esattamente di fronte alla famosa Rocca della Pelosa. Cose che possono capitare solo se viaggi fuori stagione.

Dopo un uscita tranquilla in windsurf per Nic e una corsa di 6km per me è arrivato il momento di ripartire. Destinazione: Alghero. Per la precisione ci spostiamo a Porto Ferro, inseguiamo le onde!

Porto Ferro è un gioiellino di spiaggia con un tabulato di rocce nel punto in cui si fa surf quindi per evitare di ammazzarmi io decido che è meglio stare fuori dall’acqua e godermi lo spettacolo.

Videochiamata con i miei, sono le 15 io sono in spiaggia senza scarpe e loro ancora con le gambe sotto la tavola… Non li invidio.

Alla sera, dato che non ci sono previsioni di onde e vento, decidiamo di tornare nella civiltà e vivere un po’ la città di Alghero. Una città gioiellino sul mare, dove sembra di essere quasi in Spagna. Infatti la città è stata sotto dominio spagnolo per diversi secoli. La cosa è così radicata che si trovano ancora scritte in catalano per le stradine e quando si passeggia nei vicoli sembra di essere catapultati a Barcellona. Abbiamo passato diversi giorni ad Alghero scoprendo le scogliere di Capo Caccia, la strada panoramica per Bosa, Bosa (paesino coloratissimo che si trova spostandosi verso Oristano) e dedicandoci al nostro sport preferito: crossfit. Ringrazio i ragazzi di Cf Jailbreak Alghero che ci hanno accolto come amici. Il bello del crossfit è che puoi girare il mondo e ti ritroverai sempre in un box con persone che hanno voglia di spaccare il mondo e che sono sempre pronte a spronarti e a fare il tifo per te.

Arriva presto l’ultimo dell’anno e decidiamo di salutare la nostra Alghero e di dirigerci verso la costa Smeralda. Siamo stati per troppo tempo in mezzo alla civiltà. Nic deve assolutamente buttarsi in acqua con il windsurf o il surf perché sta iniziando a svalvolare. Le fidanzate/morose dei surfisti sanno di cosa sto parlando. Troppo tempo asciutti e vanno in decadimento psico- fisico.

Sosta a Porto Pollo per un uscita in windsurf e poi fuga a Rena Majore per una session di surf. Questa volta entro anche io, purtroppo la tavola che avevo ( da esperti) non mi ha permesso di fare grandi evoluzioni. Sono un po’ brocca, ma prima o poi arriverà il momento in cui riuscirò a fare più di un uscita all’anno con il surf! Entrare in acqua il 31 dicembre è stato impagabile e la prima ondata in faccia è stata gelida e pungente. Ci ho fatto però subito l’abitudine. Eravamo in 3 in acqua: io, Nic e la signora incontrata alla Ciaccia. Signora spettacolare! Età 55/60 anni, potrebbe essere mia madre ma ha lo spirito libero di una teenager. Legge libri in inglese, gira il mondo e ha surfato negli spot più famosi, é inarrestabile e instancabile. Una vera forza della natura!

Dopo lo spettacolo dell’ultimo tramonto dell’anno ci siamo rifugiati nel camper. 31 dicembre 2018 h 19:00 avevamo già cenato (non ricordo più nemmeno con cosa), bevuto e alle 23 eravamo già a letto a dormire. Bella la vita da camperista in libera, zero TV, zero wifi, zero luci perché “non abbiamo più batteria!!!!! “, mi sembra di sentire urlare Nic.

Primo gennaio 2019 decidiamo di fare un ultimo giro a Porto Pollo prima di rimbarcarci sul traghetto e tornare a casa. Impegni lavorativi e non, ci costringono a lasciare questa bellissima isola.

Un giro sulla spiaggia, un saluto agli amici conosciuti in viaggio, attendiamo che l’ultimo raggio di sole tramonti e ripartiamo per tornare a Olbia e poi a Livorno.

La nostra prima vacanza con Elvis, la nostra prima vacanza in libera, la prima spero di una lunga serie.

La Sardegna è un isola fantastica, fuori dal turismo di massa e dai mesi estivi, è un gioiello tutto da scoprire. Peccato che tutti i posti visitabili (musei, castelli, grotte) siano chiusi durante il periodo invernale. La Sardegna è un isola da fare vivere 365 giorni l’anno.

E un altra cosa per gli amici camperisti, scordatevi aree di carico/scarico aperte. Quindi prendetevi su taniche di acqua a volontà e seconda scatola per wc chimico!