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4° parte – Nebbia

“Quand’è che siamo arrivati in Scozia?”

Dopo il uovagate ci siamo risvegliati avvolti da una coltre di nebbia, umido e freddo, tipico clima cantabro che non mi mancava affatto. Nick ha approfittato di onde umane per fare l’immancabile session del mattino, io la mattina con un clima così faccio fatica ad andare in acqua… Anche se so che è solo una cosa mentale, in realtà l’acqua rispetto alla temperatura esterna è calda ed è super piacevole, mi sono tuffata in Sardegna a dicembre con temperature dell’acqua ben peggiori. Ma tuffarmi con la nebbia non ce la faccio, mi ricorda Mantova, il brutto tempo, il freddo, l’inverno…. rabbrividisco! Vado nel mio posto riservato per le foto, sul cucuzzolo di una collinetta che domina il mare, e tento di fare le foto ai surfer, ma non si vede niente. Troppa nebbia. Decido quindi di farmi una passeggiata sulla spiaggia, e sono rimasta affascinata dagli effetti della bassa marea quando il mare si ritira: piccole pozzanghere di acqua salata, fiumiciattoli che riportano l’acqua al mare e vere e proprie piscine naturali dove potersi immergere, facendo il bagno con i piccoli pesci che rimangono ad aspettare che il mare li venga a riprendere. Alghe che vivono metà del loro tempo sotto l’acqua e l’altra metà in superficie. Il fenomeno delle maree da queste parti è veramente accentuato con escursioni di -1.5 mt circa con bassa marea e +1.5mt circa con alta marea. Quindi anche la spiaggia cambia veramente tanto tra un passaggio e l’altro. Divertente quando lasci l’asciugamano in un punto e torni dopo 2 ore e te lo trovi così distante da te che ti chiedi che fine abbia fatto. E no, l’asciugamano non ha le gambe, è solo il mare che si è ritirato. Alla fine quando la nebbia alle 11 circa ha iniziato a diradarsi sono riuscita a scattare due foto al mio surfer preferito.

Ci siamo spostati a Somo nel pomeriggio e al tramonto sono entrata a fare surf anche io, controvoglissima perchè avevo freddo e non avevo assolutamente voglia di bagnarmi i capelli. Sono un diesel, ho bisogno di scaldarmi prima di carburare, quindi la prima mezzora ho fatto la boa poi ho iniziato a prendere confidenza e sono partita. Alla fine, sono sempre quella “aspetto l’ultima e poi salgo!”  e l’ultima per una ragione o per l’altra non arriva mai. Abbiamo deciso di farci un cheat meal per recuperare le calorie bruciate e siamo andati a mangiare un hamburger all’Iron, un hamburgeria che ricorda un po’ i tipici fast food degli anni 50, però a tema surf. Hamburger con cotoletta di pollo per me, doppio hamburger con salsa barbeque per Nick e credo un kg di patatine fritte. In realtà per bruciare le calorie di una cena così serve almeno una settimana di surf, interrotto! Dopo la cena ci siamo fiondati con il nostro surfskate comprato a Capbreton nello skatepark per imparare ad usarlo un po’. E’ stata una bella serata. Una di quelle che passi veramente spensierata, senza pensare a niente, in pace con il mondo e con te stessa.  A volte basta veramente poco, un ottima compagnia, una notte stellata, uno skate.

Scrivere questo capitolo del blog mi sta mettendo un po’ in difficoltà. Da qui in poi,fino al rientro è stato un girare tra Somo e Liencres. Per Nick due sessioni  di surf al giorno (mattina e sera) per me a seconda dei giorni. Insomma niente di fantasmagorico, niente di incredibile, niente di eclatante. Solo noi, le nostre giornate passate tra un bagno e una camminata e una capatina al supermercato a fare spesa. Cose che vi possono interessare? Non lo so. Mi chiedo se mi sottovaluto io, se sottovaluto la nostra strana (per alcuni) concezione di vita: quella per cui vale la pena prendere su il camper ogni qualvolta il mondo ce lo consente e scappare da una società che poco ha a che fare con i nostri ideali. Ma non voglio nemmeno sopravvalutarlo, nel senso che non voglio essere quella che passa per una esaltata perché scrive per piacere personale le sue piccole avventure. Cerco di farmi capire meglio, facendo un esempio concreto. Oggi siamo bombardati sui social da immagini sempre perfette, visi perfetti, fisici perfetti, vite perfette. Parlando di van life: basta aprire instagram e scrivere un ashtag qualsiasi che si aprono foto di una bellezza impressionante, furgoni vista via lattea, risvegli bevendo un caffè vista mare su una scogliera isolati dal mondo (con un VW Westfalia super stiloso e completamente rifatto), dronate pazzesce su foreste incantate.  Parlando di active lifestyle poi, la concorrenza è spietata, e ti ritrovi in profili che fanno veramente cose incredibili: salti da scogliere pazzesche, discese in bici da perdere il fiato solo a guardarle, surf nei posti più incredibili del mondo. Io cos’ho da offrire a chi mi legge? Alla fine si tratta della nostra quotidianità senza sensazionalismi e senza infighettamenti. Siamo io, Nick e il nostro Elvis che ha un bellissimo oblo panoramico, un bagno spaziosissimo, due finestre sulla camera da letto, che è super accogliente e che per me è casa. Ma non regge il confronto con un VW T1 infighettato. Io e Nick amiamo girare in camper ma a parte due o tre posti fighissimi dove ci siamo fermati a dormire, il resto erano parcheggi normalissimi in mezzo ad altri normalissimi camper. Ci piace stare in mezzo alla natura, vivere avventure, ma personalmente la scogliera più alta dalla quale mi sono buttata sarà stata 8 mt e stavo facendo un canyoning guidato… Nick sicuramente dal punto di vista “sport addicted” è sicuramente più portato di me che sono da sempre considerata una scansafatiche. 

Forse dovrei semplicemente spegnere i social e smettere di fare paragoni. Perché alla fine quello che conta siamo noi, la nostra vita, il nostro modo di vivere, le nostre scelte. Non è giusto offuscare la propria felicità solamente perché non ci si sente abbastanza rispetto ad altri.

Di certo questo blog fa bene a me. Scrivendolo mi rendo conto di quanto vorrei essere libera da tutto e mi ritrovo prigioniera di pregiudizi, di programmi, di aspettative e di confronti.

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3° parte – San Vincente de la Barquera

Abbiamo deciso di non andare in Galizia ma questo non vuol dire che non possiamo spostarci da qui per trovare altri spot. Soprattutto quando c’è una grossa mareggiata in arrivo e lo swell (direzione dell’onda) non è proprio giusto per Liencres. Ci spostiamo a San Vincente de la Barquera, a circa 50 km a Ovest da dove eravamo posizionati con il camper. Eravamo già stati l’anno scorso per lo stesso motivo, mareggiata impegnativa e unico spot surfabile era “Sanvi”. L’anno scorso però eravamo rimasti solo il tempo di una surfata.

Arriviamo al mattino abbastanza presto, sulla strada incontriamo nebbia e campi a perdita d’occhio. Parcheggiamo in una area sosta, che più che area sosta è un campo adibito a pascolo, adibito a parcheggio con zona di carico e scarico e giusto, credo, 2 bagni e due docce. Una cosa un po’ raffazzonata ma veramente carina. Siamo arrivati che c’era ancora la rugiada sull’erba, le mucche e le pecore nei campi vicini che ci guardavano. Ci siamo sistemati e siamo andati in spiaggia fiduciosi che le condizioni del mare fossero buone. L’unica nota negativa di questa bellissima area sosta/parcheggio/fattoria è la lontananza dal punto in cui si trovano le onde migliori, ovvero vicino al molo con il faro verde. Ma va benissimo come riscaldamento! Io carichissima per la session di surf mi sono smontata in due secondi, quando ho iniziato a vedere i surfisti veri avere la cresta dell’onda sopra la testa… Per evitare di bagnare la muta ho deciso di starmene sulla battigia e di non provare nemmeno ad entrare. Sono rimasta un ora e mezza a sgolosare le onde, segnando l’aumento della marea spostando la mia tavola. Il momento in cui il mare calava e io entravo non è arrivato. Me ne torno al camper con le pive nel sacco. Il pomeriggio passa lento tra un sonnellino pomeridiano e una battuta di pesca finita miseramente. Nick si rifà della pesca andata a male con un’altra session di surf. Io non faccio nemmeno lo sforzo di camminare alla spiaggia, preferisco stare sotto la veranda a leggere un libro e a farmi una session di yoga e meditazione. Un oretta e mezza dedicata a me era quello che ci voleva.

È lunedì e nell’area sosta non c’è più nessuno. Siamo rimasti in 5 camper e 2 o 3 van, in uno campo che contiene minimo 100 camper, uno spettacolo. Ci siamo svegliati con l’alba ( che in spagna è verso le 8) e guardando fuori vediamo solo la nebbiolina del mattino e le mucche al pascolo, ma come si fa ad abbandonare questo angolo di paradiso? Ma today is my day, me lo sento… Oggi si surfa! Quindi mi metto la muta, paraffina sulla tavola e 1 km a piedi per arrivare allo spot, Nick durante la piacevole passeggiata con tavola sottobraccio mi avvisa “guarda che sono grandi anche oggi!”

… … … (momento di silenzio e di riflessione) Io non capisco perché ogni volta mi deve avvisare che le onde sono grosse e impegnative, piuttosto preferisco il silenzio, un religioso silenzio che già dice tutto. D’altronde noi donne capiamo anche i silenzi e poi, che sono grandi me ne accorgo anche io. Fossi una ragazza che rischia, impulsiva e senza paura allora magari le parole potrebbero fare la differenza. Ma io sono la persona più fifona e cagasotto del mondo, fai senza farmi venire ulteriori ripensamenti. A volte penso che sia tutta una trovata per non farmi entrare in acqua, così lui si diverte, prende le onde e non si deve preoccupare della piccola otaria parcheggiata sulla line up. Ma arriverà il giorno in cui ti ruberò tutte le onde e questa me la pagherai.

Questa volta però non posso fare come ieri, non posso prepararmi, spararmi passeggiata con tavola sottobraccio e non bagnarmi neanche. Entro, sono visibilmente qualche millimetro in meno di ieri. L’ho già detto, quando sei fuori e le guardi sembrano sempre più piccole di quello che sembrano, in realtà quando entri e devi affrontarle, cambia nettamente il punto di vista. Alla fine quando sei in acqua che pagai sulla tavola le vedi arrivare dal basso all’alto e fanno tutto un altro effetto. Mi faccio strada tra schiume, e corrente, prendo 4 bombe in testa che mi danno il buongiorno, un altro sforzo e… Arrivo sulla line up. Quando ho remato? Mi sembra di aver fatto 3 km, guardo la spiaggia e sarà forse a 300 metri. Comunque ora sono “al sicuro”, le onde sfilano sotto la mia tavola e io potrei stare qui a guardare la trasparenza e il colore del mare per un sacco. Un pesce addirittura salta tra la mia tavola e quella di Nick. “Wow” grida Nick “hai visto che figo, un pesce è saltato a pochissimo da noi, era grandissimo”, io con gli occhi del terrore mi immagino già che il pesce è saltato per salvarsi dal predatore che lo stava cacciando ed in automatico tiro fuori dall’acqua le gambe e controllo che non ci siano ombre strane sotto il pelo dell’acqua. Capite, la ragazza che non deve chiedere mai, ecco, non sono io. Eravamo rimasti al mio arrivo sulla line up e oltre a preoccuparmi del pesce che si è sentito per un attimo delfino, devo ovviamente riprendere fiato dallo sforzo fatto per risalire le onde, tenere d’occhio gli altri che mi sono vicini non devo essere d’impiccio in partenze/non devo rubare le onde/devo rispettare le precedenze/guardare dove rompe l’onda , vedere di non farmi spostare troppo dalla corrente (trovare sempre un punto di riferimento che posso vedere dalla spiaggia aiuta a capire se la corrente ti sta trascinando via o no), e per ultimo devo cercare di non farmi sputare fuori dall’oceano incazzato. In tutto questo ambaradan di cose a cui pensare, non so come ma riesco a prendere un onda, ma poi per la tensione e per paura invece che alzarmi in piedi finisco sulle ginocchia. Nooooooo… Avevo tutto sotto controllo eppure sta benedetta fifa di finire nella lavatrice dell’onda mi ha fatto sbagliare! Una partenza con il botto. Ho preso un onda, male e sono nel punto in cui si tutte le onde si infrangono, ora devo risalire e tornare dove ci sono gli altri. Cercando di non essere di impiccio agli altri che prendono l’onda, perché chi sta surfando ha la precedenza su quello che la sta risalendo. Quindi se sei in traettoria o ti sposti o rischi una tavola in testa. A ogni onda che mi viene addosso ripeto il mio motto del giorno “a cazzo duro” che è volgare ma rende l’idea. Sembra comunque che non sortisca alcun effetto. Anzi, arrivano 3 bombe che mi si rompono in testa, tento di non perdere posizione ma mi fanno indietreggiare di 2 metri. Mi sa che per oggi mi accontento, allenamento per la posizione sulla tavola e per la remata l’ho fatto, ora l’oceano mi sta gentilmente accompagnando alla porta. Grazie caro, è stato breve ma intenso. Sto sulla spiaggia a fissare per un po’ il mare abbatacchiata ma poi rispetto a ieri c’è più grinta e più convinzione e decido di rientrare, vedo infatti un signore che sta imparando la partenza tra le schiume e decido di andargli a fare compagnia. Di certo non è che impari tantissimo, anzi è un tornare indietro ma almeno sto ancora in acqua e di sicuro mi diverto di più che stare insieme a surfisti più esperti a fare la boa.

Dopo la session surfesca mattutina, abbiamo una cosa importantissima da fare, procacciarci il cibo… E visto che abbiamo appurato che la pesca a spinning qui non produce risultati decidiamo di andare in un supermercato a 1 km e mezzo dall’area camper, abbiamo borsa in tela grande, zaino capiente di modo da essere anche plastic free e non chiedere nemmeno una borsina. Google segnava negozio aperto dalle 10 alle 21, quando arriviamo davanti al supermercato ci rendiamo conto di quanto Google sbagli a volte. Apertura h 16:30. Abbiamo aspettato 1 ora facendo una passeggiata in spiaggia e nei dintorni del market. Un ora praticamente persa. Alle h 16:35 è ancora chiuso, vuol dire che per non si sa quale motivo il negozio oggi è chiuso. (Tra l’altro non un cartello sulla saracinesca che indicasse orari e giorni di apertura, uno deve andare a caso, se ha fortuna becca aperto). Gli altri market purtroppo sono distanti almeno 2 o 3 km per cui dobbiamo prendere assolutamente il camper per spostarci. L’unico paese turistico che ha 3 supermercatini in croce. Smontiamo l’accampamento e andiamo a cercare cibo. Nell’ora persa ad aspettare l’apertura del negozio abbiamo scoperto esserci un parcheggio immenso direttamente sulla spiaggia dove c’è lo spot di surf (Playa Meron), pieno di camper e furgoni decidiamo quindi di ritorno dalla spesa di fermarci lì e fare libera nel parcheggio. Dopo aver fatto spesa nel supermercato più schifoso di tutta Sanvi, andiamo verso il nuovo posto per la notte e passiamo di fianco al market carinissimo che avevamo trovato chiuso ed… è aperto. Maledetti orari spagnoli: noi apriamo 5 minuti prima dell’orario di apertura indicato, loro 15 dopo. Per un lombardo efficente questo è uno scompenso insormontabile. Nick va a farsi una surfata e io sto in relax in spiaggia, volevo fare yoga ma avevo troppa gente intorno per cui ho optato per una meditazione veloce. Finita la session di Nick, ci prepariamo per la doccia, sistemiamo per la cena e ci vengono a rompere le uova nel paniere, la guardia civil passa per tutti i van e i camper parcheggiati avvisando che qui non si può dormire. Benissimo, non ci mettiamo molto a decidere dove passare la notte. La nostra casa nella prateria ci aspetta! Domani il mare dovrebbe calare per dispiacere di Nick e per gioia mia, dita incrociate.

Sto entrando nella mentalità del surfista… il surf è sofferenza per dieci uscite e 1 di incredibile gioia. Oggi finalmente c’è stata una gioia! Ondine giuste, fatica giusta per arrivare alla line up, partenze non troppo veloci, non troppo affollamento in acqua, nessun pesce che si crede un delfino e il buonumore che si irradia per tutta la spiaggia. Già mi vedo, anche oggi pomeriggio a surfare ondine bellissime e super ordinate. Ma… Noi no, non riusciamo a stare fermi e dopo la session del mattino e un pranzetto con spaghetti alle vongole in camper (si, ci trattiamo bene) abbiamo deciso di spostarci a Liencres, si, il posto con le onde mangia uomini. Abbandoniamo Sanvi che stava iniziando a piacermi, il nostro “locus amoeno” che ci dava un senso di pace e di relax, forse perché ci teneva fuori dal caos della strada, della spiaggia e per questi pochi momenti ci siamo circondati di natura più che di persone. Stare a contatto con la natura penso che sia il regalo più bello che possiamo farci, guardare rapaci che volano liberi in cielo, il contatto dei piedi con l’erba bagnata di rugiada, il rinfrescarsi dell’aria quando scende la sera, il fatto di esserci solo noi che possiamo godere di un tramonto su di una scogliera. In questo viaggio c’è un po’ mancato questo lato wild, ma direi che qui almeno un po’ ce lo siamo goduti! Mentre ci allontaniamo da Sanvi, guardo le onde che si infrangono in spiaggia e sono spettacolari. Liscie, senza vento, giornata di sole e acqua super trasparente. Ancora ci penso a quelle onde che avrei potuto surfarmi. Vabbè, sfruttiamo il fatto che ci spostiamo per fare un po’ di spesa e per fare diesel, ho perso delle onde perfette almeno impieghiamo bene questo tempo. Ma nemmeno quello ci va bene, oggi, 15 settembre è festa della Cantabria, nessuno lavora. Niente spesa, ma per fortuna, dico a Nick, abbiamo ancora le uova prese in quel market schifoso. Liencres ci dà il bentornato con un mare incazzato, mi sembra giusto, andiamo via da uno spot dove c’erano onde da copertina e arriviamo qui con onde mangia uomini. Nick entra per una sunset session che va tanto di moda tra surfisti, io vado in spiaggia a godermi il sole. Al tramonto un deejay, dal bar direttamente sulla spiaggia, inizia a mettere su della musica, e devo dire che un tramonto con colonna sonora non è male. Soprattutto quando la colonna sonora ti fa capire di essere nel luogo giusto al momento giusto, grazie a Vasco e al deejay forse italiano: “Una splendida giornata/ Stravissuta, straviziata, stralunata/Una splendida giornata/Sempre con il sole in faccia fino a sera/Finché la sera di nuovo sarà”

P.s. Quando è ora di preparare la cena scopriamo che… Le uova non ci sono. Disastro! Eravamo convinti di averle messe nel carrello invece non ci sono. Ancora ci chiediamo se Nick le abbia messe nel carrello di qualcun’altro o se le abbiamo lasciate la in cassa pagate. Rimarrà un mistero. Per fortuna abbiamo sempre una scatola di fagioli a salvare la cena!

2° parte – le cose non sempre vanno come vogliamo…

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Quando arriviamo in Spagna, l’obiettivo è solo uno, la Galizia e perché no, il nord del Portogallo. Della Galizia ci siamo innamorati lo scorso anno, pascoli verdi, foreste di eucalipti, spiaggie semi deserte, parcheggi vista oceano e pochissimo turismo, per non parlare ovviamente dei bellissimi spot di surf. Decidiamo, però, di fare una sosta in Cantabria, per dividere il viaggio e non perdere una giornata in camper. Una giornata significano almeno 2/3 session di surf, non possiamo assolutamente perdere tempo prezioso.

Cantabria per noi significa Somo e dintorni: un sacco di spot di surf a pochi km uno dall’altro, e a Somo ho fatto il primo primo surftrip quando non avevo ancora la minima idea di cosa potesse significare fare un viaggio che abbia come unico scopo il surf. Quell’anno ho noleggiato la tavola e sono entrata un paio di volte testando le mie maldestre doti di equilibrio e stabilità in acqua, ho convissuto per 5 giorni con uomini con la scimmia del surf e lo tornerei a rifare mille volte quel viaggio. Mi sono innamorata dell’atmosfera di un surf trip, dei panorami della Spagna del nord, delle spiaggie che risentono incredibilmente di cambi di marea pazzeschi, della simbiosi che si vive con l’oceano.

Tornando al viaggio: siamo arrivati a Loredo, il paesino a est di Somo, con il quale condivide la lunghissima e larghissima spiaggia. Abbiamo trovato un parcheggio e siamo andati subito a vedere il mare, non abbiamo resistito alla tentazione di provare la mia tavola e anche se le onde sembravano piccole ci siamo buttati. Beh, mi sono divertita un sacco, la mia nuova tavola è una bomba e mi ha dato un sacco di soddisfazioni, poi acqua limpida, onde divertenti e non impegnative e sole caldo. Finalmente una gioia nel surf dopo tanti santi tirati giù dal cielo! Abbiamo festeggiato bevendo una birretta fresca e mangiando patatine sul nostro telo in spiaggia, guardando un tramonto infuocato. Ma che sensazione è quella che si prova quando si fanno esperienze del genere? Un aperitivo home made sulla spiaggia, noi, il sole che si tuffa nell’oceano. Benessere e pace dei sensi.

L’indomani mattina la scimmia del surf ha svegliato presto Nick, che dopo una sola session di ieri sera aveva bisogno di onde serie. A Somo, il mare non dava soddisfazione, quindi abbiamo deciso di spostarci a Liencres, alla Playa di Valdearenas, una bellissima spiaggia contornata da una duna e un immensa pineta. Abbiamo fatto spesa per il weekend di modo da non spostarsi più, per non rischiare di non trovare poi posti parcheggio. Liencres non l’ho mai visto tranquillo e non mi ha smentito nemmeno questa volta, onde grandi e che mangiavano i surfisti per me, perfette per Nick. Oltre all’altezza, che dalla spiaggia sembrano sempre ondine tranquille poi quando si è in acqua coricati sulla tavola sono tutta un altra cosa, bisogna vedere anche che potenza e che frequenza ha l’onda. Più è distanziata e più avrà acqua dietro di sé. Quindi se un onda di investe, ci saranno più frullate sott’acqua. Nick, è stato bravissimo ed ha fatto una session super, con documentazione fotografica della sottoscritta appollaiata su una roccia a riva.

Le foto al momento non sono disponibili ma appena scarico e post-produco (un parolone, diciamo, modifico un attimino) le caricherò sicuramente.

Dopo un pranzetto light e ci ributtiamo in spiaggia. Mi metto protezione 30/50 da brava ragazza con incarnato nordico che si brucia anche con un secondo di sole, mi stendo e… inizia il vento. Sabbia che vola e io divento una cotoletta impanata. Avevo della sabbia in testa, nei capelli, nelle orecchie, ovunque! Appena il vento ha rinforzato kiter e windsurfer hanno tirato fuori l’attrezzatura e sono usciti! Tutti tranne uno, Nick è rimasto a guardare la situazione sperando in una diminuzione delle onde, ma più aspettava più il vento gonfiava le onde e più le condizioni diventavano impegnative. Come dicevo prima mai sottovalutare la potenza dell’oceano, le onde erano alte, un errore e devi buttare l’attrezzatura. A fine serata facendo un giro abbiamo trovato la vela di un windsurf nella spazzatura, non deve aver passato un bel quarto d’ora il proprietario. Per fare passare il malumore a Nick, perché ovviamente poi finito i momenti concitati ti chiedi se le condizioni erano davvero ostiche come ti è sembrato oppure era soltanto il timore che parlava, ci siamo seduti vicini al nostro camper vista oceano e abbiamo fatto un aperitivo con patatine e una bottiglia di prosecco che non è arrivata alla fine del tramonto indenne. Un altro giorno vista sole che si tuffa nell’oceano. Non mi godo così i tramonti quando sono a casa.

Le condizioni sono ottime qui dove siamo quindi: Liencres sia, anche oggi. Alla fine non siamo nemmeno sistemati male: siamo in un mega parcheggio con altri van e furgoni, abbiamo posto per tirare fuori sedie e goderci dei bellissimi tramonti, siamo attaccati alla spiaggia e abbiamo una fontana d’acqua potabile. Abbiamo tutto ciò che ci serve, anche riserve di cibo! Session mattutina per Nick che trova ondone ma line up abbastanza affollata. Purtroppo io non sono riuscita a fare grandi foto a causa della lontananza dalla riva e dell’affollamento. Individuare Nick così lontano e metterlo a fuoco ogni volta che prendeva un onda mi stava portando a perdere la vista. Dura la vita da fotografa con obiettivi buoni ma non perfetti. Poi nel pomeriggio c’è stata la rivincita di Nick che ha preso coraggio e si è lanciato in acqua con windsurf. Anche qui la fotografa non si è fatta mancare due o tre scatti che arriveranno più avanti. Adoro scattare foto della session perché sono bei ricordi del momento, oltre al fatto che vedersi in foto ti fa capire magari posizioni errate o il giusto assetto sulla tavola. Io ho visto delle mie foto sulla tavola da surf e ho chiesto che non mi vengano più fatte. Avete presente i post su facebook o su Instagram “come mi vedo io” / “come mi vede mia madre”/ “come mi vede il mio moroso”/”come mi vedono gli altri”, ecco, io sulla tavola mi sento bene, stabile, con una posizione da perfetta surfista figa come quelle che si vedono nei video e soprattutto mi sento come se stessi surfando una montagna d’acqua. Nella foto invece la magra verità, una piccola otaria che tenta di stare in equilibrio sulla tavola e surfa onde di mezzo centimetro. Triste verità. Quindi preferisco continuare a pensarmi Giulia Calcaterra, figa sulla sua tavola da surf anche se la verità è tutta un altra.

A questo punto del viaggio saremmo dovuti ripartire per la Galizia ma il meteo non è stato dalla nostra parte. Un fronte di mal tempo di almeno una settimana ci ha bloccato. Una settimana, 10 giorni di acqua incessante non ce la siamo sentiti di prenderla, voleva dire freddo, grigio e mute che non si asciugano mai. Purtroppo il meteo della Galizia è quasi come quello inglese: nuvolo, freddo, pioggia, nebbia e pochi giorni di sole. L’anno scorso alla fine ci era andata bene, anche se almeno una mezza giornata grigia e di pioggia non ce la toglieva nessuno, ma era agosto. Settembre sicuramente è peggio e viste le previsioni meteo decidiamo di non proseguire. Questa decisione però, ci lascia un po’ di amaro in bocca. Ci eravamo segnati un sacco di spot da andare a testare. Avevamo voglia di stare più isolati, di respirare ancora più libertà.

Adesso mi rendo conto che abbiamo sbagliato una sola cosa: abbiamo programmato. Fino all’ultimo non sapevamo dove saremmo andati ma poi quando abbiamo deciso la destinazione avevamo già un piano, delle tappe prefissate, dei punti da toccare, dei luoghi da fare nostri. Ma programmare significa anche darsi delle aspettative, programmare significa pensare al futuro, andare avanti con la mente e quindi, non vivere il presente. Siamo caduti, come tante volte ci succede, nello schema mentale dell’uomo moderno. Svegliarsi la mattina e pensare a cosa mangerò stasera, alla palestra delle 18, alla cena delle 20 e alla serie Netflix del dopo cena… Tra i mille impegni perdiamo il senso “del qui e l’ora”. Ma il viaggio va vissuto ora per ora, istante per istante. Altrimenti i momenti passeranno via tra le dita senza accorgersene ed il viaggio prenderà un retro gusto amaro.

Difficile staccarsi da questo modo di pensare ma è così che forse riusciremo a ritrovare il gusto fresco che aveva inizialmente il nostro surftrip.

Capitolo 4: Giro di boa

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11° GIORNO – 26 AGOSTO. Decidiamo di tornare vero al Cantabria, a malincuore perchè io, nella mia lista delle cose da fare avevo inserito: Capo Finisterre (Cabo Fisterra in galiziano) luogo ritenuto dagli antichi la fine del mondo e km 0 del Cammino di Santiago; Santiago de Compostela per respirare un po’ dell’atmosfera mistica che respirano i pellegrini che arrivano nella piazza dopo tanto peregrinare; le isole Cies, un arcipelago protetto in cui possono entrare solo 2000 visitatori al giorno, hanno spiagge caraibiche e mare verde smeraldo, un paradiso del trekking. Ma per fare un percorso così avremmo dovuto avere più tempo. Purtroppo si deve tornare per impegni lavorativi e fare un viaggio di molti più km non ha senso perché almeno 2-3 giorni in un luogo è bello fermarsi. Ci avviciniamo a casa, putroppo. Siamo in camper da 11 giorni e la vita casalinga non mi manca per niente nonostante abbia i capelli che non vedono uno shampoo da Ribadesella (sento già lo sguardo di disapprovazione di mia sorella che mi guarda schifata mentre leggerà questa cosa) ma purtroppo lavarsi i capelli la sera vuol dire tenerli bagnati quando si va a letto e devo scegliere se morire di cervicali il giorno dopo (le gioie dei 30 anni) o se avere rasta che sanno di salsedine, la tshirt ha almeno 5 giorni di durata e gli short sono con me da inizio viaggio (rinfrescati sotto la doccia a Ribadesella). Sono con me da tutto il viaggio e continueranno a farlo, alla fine cammineranno a mio fianco. Ho preso su una valigia di panni per 3 settimane in hotel 4* ma in camper me ne bastano 1/4. Questa è una cosa che apprezzo. Consumismo al minimo. Apprezzi una doccia calda da 30 secondi (perchè altrimenti “finisciiiiii l’acquaaaaaaaa!”) mentre a casa non te ne basta una da 30 minuti. Sporcare meno stoviglie possibili perché poi al momento di lavarle “finisciiiiii l’acquaaaaaaaa!”. A casa siamo schiavi di queste cose, ogni giorno facciamo andare lavatrici e lavastoviglie piene sbombate. Dopo questo delirio post-cena siamo fermi in un bellissimo posto, scoperto anche questo a caso (grazie Park4Night), su una falesia a picco sul mare e su una spiaggia: la spiaggia di Penarronda a Tapia de Casariego. Vediamo se domani possiamo entrare in acqua, spero, devo buttarmi! Altrimenti non riuscirò mai a superare la fobia dell’oceano. Sono pronta a surfare e a divertirmi!

12° GIORNO – 27 AGOSTO. Stamattina sveglia e colazione, la giornata parte tranquilla, c’è nuvolo ma non eccessivamente freddo. Alle 9 circa arriva un furgoncino che inizia a suonare il clacson: è il panettiere! Mando Nick in avanscoperta e torna con baguette immancabile e una sorta di plumcake al cioccolato con peso specifico di una mattonella, perfetta per la merenda post surf e la colazione. Non durerà molto conoscendoci. E poi… dopo la spesa direttamente vista Oceano ci siamo buttati in acqua! C’era poca gente, poche scuole di surf, onde giuste, non troppo piccole e nemmeno grossissime da farmi paura ma sopratutto non spingevano tantissimo e non erano velocissime quindi avevo un po’ di tempo per imparare il take off (la partenza sull’onda). Mi sono proprio divertita, contenta di come sia andata l’uscita di oggi. E’ andata talmente tanto bene che mi sono divertita anche se in acqua c’erano alghe dappertutto, praticamente delle mangrovie. E quanto può essere piacevole nuotare con cose (che non sai cosa sono) che ti toccano piedi e mani.

Soffro di leggera talassofobia, ovvero una paura dell’acqua, in particolare del mare e delle acque profonde. Sono un “ottima” nuotatrice, ho fatto gare, la mia infanzia e adolescenza le ho passate nell’acqua clorata (complice la piscina a 2 passi da casa). Ma per me tuffarmi da uno scoglio nell’acqua fonda, nuotare nel lago di Garda lontana dalla riva, fare il bagno in mare dove non tocco, fare snorkeling o immersioni è uno sforzo immane. Fare snorkeling poi con i pesci vicino mi mette un ansia tremenda, potrebbero essere pesci pericolosi, velenosi ed attaccarmi. Figuriamoci che film si fanno nella mia mente se qualcosa mi tocca il piede mentre sono in acqua. Diciamo che ci sto lavorando. Già prendere la tavola da surf e affrontare l’acqua alta, le onde, le alghe è una conquista. Piano piano mi vedrete anche tuffarmi da alti scogli nel blu profondo o fare immersione in apnea. Basta la forza di volontà e la testardaggine.

Il cielo nuvoloso non ci ha abbandonato per tutta la giornata, ma almeno fa caldo. Caldo: 20/21° C. Ci siamo fatti una mangiata stratosferica, il surf mette fame, e ripartiamo per tornare verso Liencres. Ci spiace lasciare questo spot e parcheggio perchè veramente tattico. Spot che lavora bene con medium tide. Per info: https://it.surf-forecast.com/breaks/Playade-Penarronda.

13° GIORNO – 27 AGOSTO: Abbiamo passato la notte nel parcheggio della spiaggia di Liencres, alle 7:30 un tipo ha bussato al camper e ci ha intimato di andare via altrimenti avrebbe chiamato la Guardia Civil perché li era vietato dormire… Strani leggi spagnole, una settimana fa abbiamo dormito nello stesso parcheggio e nessuno ci ha mandato via ora invece ci mandano via alle 7 e 30 del mattino… Sarà l’anima latina che fa rispettare le leggi un po’ a catzum, in Italia come in Spagna. In realtà eravamo in torto perchè ci sono i cartelli che indicano che è vietato il campeggio e il pernottamento ma visto il nostro soggiorno di una settimana fa pensavamo di cavarcela. E’ stata una giornata di bomboloni che ci hanno costretto a spostarci per trovare uno spot surfabile. Un amico che abita in Cantabria ci ha suggerito San Vincente della Barquera, e noi senza pensarci 2 volte abbiamo girato il camper di nuovo verso l’Asturia e siamo tornati indietro di 50 km. Siamo partiti con il sole e siamo arrivati a San Vincente con nuvolo e il solito grigio. Abbiamo parcheggiato il camper in uno dei parcheggi antistanti alla spiaggia, in un campo incolto in mezzo al verde. Il problema era la distanza dal mare, almeno 500mt dall’inizio della spiaggia, calcolando che le spiagge sono profondissime per arrivare all’acqua avevi ancora 2 km, comodo con tavola da surf e zaino, fortunatamente non doveva uscire in windsurf. Poi risentiamo il nostro amico che ci indica come punto più surfabile la parte opposta della spiaggia in cui ci eravamo fermati noi. Bene, altri km e km di spiaggia per arrivare al pontile con il faro verde. MAI UNA GIOIA. Ultima sorpresa della mattinata, io avevo felpa, tshirt e braghini corti, nello zaino anche il piumino. Ma non avevo messo il costume. C’era nuvolo e quasi si metteva a piovere quindi ho pensato che avrei avuto freddo. Errata supposizione, il nuvolo e l’umidità hanno creato una cappa di caldo e avrei potuto fare addirittura il bagno. Diciamo bagnare i piedi! Dopo esserci ritrovati in spiaggia, ci siamo rifugiati nel nostro Elvis e siamo tornati a Somo dove abbiamo raggiunto i nostri amici italiani. Il mare era calato anche a Somo e Nick decide di farsi un altra session, è partito poco convinto e ha fatto 2 ore in acqua. Quando tornerà a casa avrà piedi e mani palmate e le branchie. Io solo la panza… continuo a mangiare schifezze mondiali (palmeritas al cacao; napolitane che sono una sorta di saccottino al cioccolato; abbiamo addirittura preso una torta tipica cantabra che non possiamo mangiare perché non abbiamo un forno, a quesada pasiega).

14° GIORNO – 29 AGOSTO: Oggi giornata senza spostamenti. Bagno di prima mattina (orario spagnolo, verso le 11). Le condizioni erano difficili e c’era molta corrente, ho remato per 2 h e ho preso tutte le onde… in testa! Ci siamo poi dedicati a spesa e a lavanderia, abbiamo riconquistato mutande che ormai davamo per disperse…e ne avevamo proprio bisogno di rinnovare la pulizia del guardaroba. Nel pomeriggio 2° bagno per Nick nel pomeriggio, io ho evitato accuratamente, già ho paura, manca solo che mi butti dentro in condizioni difficili o che non riesco a gestire.

15° GIORNO – 30 AGOSTO: Abbiamo passato la mattinata a Somo, purtroppo siamo parcheggiati in strada quindi è un po’ scomodo tenere tutto super sigillato, soprattutto quando fuori c’è il sole, come oggi. Ci sarebbe stato addirittura il pranzo in veranda. Abbiamo fatto un uscitina in surf e mi sono divertita, ho preso ben 1 onda ma le altre non le ho prese in testa e sono arrivata a stare in line up (il punto dove i surfisti si allineano per prendere le onde, proprio dietro la zona dove le onde si rompono). Dopo aver imparato più o meno a stare in piedi, la fase 2 è imparare le tempistiche di un onda: difficile capire dove chiuderà (destra o sinistra) e il timing. Dopo la session Nick si è dedicato all’inverter di Elvis che ci ha lasciato a piedi senza preavviso. Io ho preparato pranzetto e siamo andati in spiaggia. Finalmente un intera giornata di sole, addirittura siamo riusciti a fare il bagno senza muta giocando con le onde. Io pensavo di fare la figa buttandomi in un onda e a momenti mi affogo in 3 centimetri d’acqua. Visto che il vento non calava, le condizioni del mare non erano belle e si era anche annuvolato (una giornata di sole completo è chiedere troppo!) siamo fuggiti da Somo. CIAO CIAO CANTABRIA! CI RIVEDIAMO PRESTO!!!

Capitolo 2: Asturia en mi mente

Respira, concentrati sul respiro, lascia andare tutto, tu sei qui, tu sei nel momento presente… A volte è veramente difficile stare nel momento presente, stare da solo, seduto, ad occhi chiusi e concentrarsi solo sul respiro. Quando sei in mood positivo è tutto semplice…Ma quando sono più di due settimane che sei chiuso in casa fai un po’ fatica a rimanere su con il morale, sopratutto se per fare dei passi diversi dal solito avanti indietro in casa sei costretto a fare mezz’ora di scale, perché hanno tolto perfino le passeggiate. Però è importante concentrarsi su qui e ora per non perdere la testa. Programmare la giornata, sognando le nuove avventure che verranno e ricordando le vecchie. Ci stiamo facendo una cultura di video di fulltimers, ragazzi che vivono in camper tutto il tempo dell’anno e girano Americhe, Europa, Asia… Un sogno. Chissà che non ci dia delle idee per cambiare vita. Ma torniamo ai ricordi della nostra più lunga vacanza camperizzata.

5° GIORNO: 20 AGOSTO 2019. Nella mattinata abbiamo salutato Somo con una session di surf,tutti e due insieme. E’stato molto divertente! 2 h di tuffi e di frullate sott’acqua. L’oceano ha una forza incredibile. Sposta masse d’acqua spaventose. Incredibile se ci si pensa. A Somo siamo sempre stati parcheggiati in strada, nei posteggi per le auto. Fortunatamente il nord della Spagna è Camper Friendly quindi è possibile davvero parcheggiarsi ovunque (ad agosto, figurarsi in bassa stagione), si trovano camper e furgoni parcheggiati in ogni dove. L’unica pecca è che parcheggiando in un posto auto non potevamo aprire finestre e oblò quindi asciugare mute e asciugamani era un po’ difficoltoso. Ma siamo sopravvissuti anche alla libera in una cittadina. Somo è veramente carina, una mecca del surf, onde per tutti i gusti e tutti i livelli. Infatti sulla spiaggia si trovano decine e decine di scuole di surf. Insomma non proprio una spiaggia deserta, ma diciamo che in 7 km di battigia la folla non è mai troppa. Ne in acqua, ne fuori. Nel pomeriggio abbiamo deciso di sportarci verso l’Asturia, quindi verso nord-ovest. Io sono per le strade normali, passare nei paesini, scoprire i vecchi borghi, magari fermarsi in una bella locanda a mangiare cose tipiche, quindi io avrei voluto fare tutto il nostro giro camperesco utilizzando solo strade normali, al massimo super strade. Un super viaggio itinerante. Nick invece è più pratico e ha bocciato la mia idea delle strade normali, troppo lente. Avremmo dovuto rinunciare a molte tappe del nostro viaggio se avessimo fatto solo strade normali. Ma, almeno per il primo tratto Cantabria – Asturia mi ha accontentato. Abbiamo passato paesini stupendi, incrociando pellegrini a piedi che percorrevano il Cammino di Santiago (https://laragazzadelsurfista.home.blog/2019/06/12/cammino-di-santiago/), il vero viaggio. Durante il percorso abbiamo fatto una deviazione e ci siamo fermati in un piccolo paesino chiamato Celorio che si affaccia in un insenatura in cui si trovano due spiagge Playa de Colombina e Playa de la Camaras, sono divise da promontori che si possono facilmente scoprire con delle passeggiate. Sosta foto e per una breve camminata per sgranchire le gambe, alla scoperta delle spiaggette e ripartiamo. La destinazione doveva essere Playa De Vega, parcheggiati direttamente sulla spiaggia o se volevamo in un camping carinissimo, immerso nel verde a pochi passi dalla spiaggia.

Dove ho trovato i posti in cui dormire da questo punto in poi? Dovete sapere che prima del viaggio, su indicazione di Nick ho fatto una ricerca. Per ogni “regione” spagnola, che poi regione non è la parola esatta perché Cantabria, Asturia e Galizia sono comunità autonome, Asturia è addirittura un principato, sono andata a cercare sui vari blog di viaggio e su i vari siti di surf posti che potevano essere degli ottimi spot di surf e dei parcheggi/aree sosta e/o campeggi in cui sostare di modo da non partire troppo alla cieca. Magari camperisti wild e fulltimers non approveranno ma essendo il nostro primo viaggio fuori Italia con camper volevamo comunque avere un paracadute di emergenza nel caso ci fossimo trovati in difficoltà. Inoltre ho scaricato una app che si chiama Park4Night anche qui i camperisti wild magari storceranno un po’ il naso ma sinceramente la trovo molto utile in un agosto abbastanza trafficato. La mappa di Park4night ti indica i luoghi per dormire (in libera o in area sosta o in campeggio), carico e scarico e lavanderie. Il tutto condito da foto e commenti di persone che sono già state li. Il sito è: https://park4night.com/.

Purtroppo però il nostro bellissimo punto di arrivo era pieno… Il parcheggio in spiaggia non consentiva la sosta notturna quindi su consiglio del signore del campeggio ci siamo spostati a Ribadesella, diretti al Camping Los Sauces. Il primo impatto è stato terribile, lontano dal mare, in una zona semi in costruzione e semi residenziale, anni 80 ruggenti e anche un po’ fatiscente. Ma alla fine quando c’è una doccia calda e sopratutto con acqua illimitata ad aspettarti, tutto il resto scompare. Nel frattempo tra noi l’aria era diventata vento di bufera. I primi giorni di convivenza 24 h su 24 si facevano sentire. Nick va in para per niente, c’è gente in giro, effettivamente troppa, rispetto alla sardegna di dicembre, ma si deve rimanere calmi e risolvere la situazione trovando escamotage e alla fine questa Ribadesella si rivelato un ottimo piano B. Siamo andati a fare una passeggiata verso il mare e il paesino ci ha ricordato subito Levanto. Un golfo riparato da piante di eucalipti, una bellissima passeggiata che costeggia tutta la spiaggia e un centro carinissimo dove abbiamo provato il Sidro, una cosa che non si può non assaggiare se si va in Asturia. In realtà, in confronto al nostro vino non ha niente da paragonare, e nemmeno alla birra, ma era giusto assaggiarlo. Viene servito nelle sidrerie con camerieri che te lo servono a caduta, quindi tengono la bottiglia in una mano, braccio teso sopra la testa e il bicchiere nell’altra mano questa volta con braccio totalmente abbassato, nel gesto chiamato “escanciar”. Questo metodo permette al sidro di schiumare ed è proprio in quel momento che bisogna berlo. Noi purtroppo non avevamo i camerieri che versavano il sidro a cascata ma avevamo un attrezzo che doveva fornire la stessa funzione. Sidro accompagnato da rabas fritas e “tipico” piatto asturiano: 2 uova, carne macinata e patatine fritte. Diciamo che a piatto asturiano tipico poi ci siamo rifatti con la fabada presa al supermercato: zuppa di fagioli bianchi con l’aggiunta di salsiccia, chorizo, morcilla asturiana(sanguinaccio) e altri tagli grassi del maiale, un piatto alla Bud Spencer insomma. Abbiamo fatto la nostra passeggiata di 1 h per rientrare al campeggio e siamo andati a dormire.

6° GIORNO: 21 AGOSTO. Oggi ancora aria di tempesta dentro Elvis, fuori il sole ed una bellissima giornata. Nick è andato a correre e io mi sono fatta una tranquilla colazione. Quando il mio pazzo furioso è tornato, abbiamo deciso di fare un giro in bici (parlerò in un articoletto di quante cose avevamo dentro il gavone o garage di Elvis) per liberarci un po’ della tristezza delle ultime due giornate un po’ litigarelle. Si sa lo sport aiuta la mente. Siamo partiti con la voglia di andare a vedere Playa de Vega e la “forra” (la strada passa in una spaccatura della roccia immersa nel verde di eucalipti) che c’è poco distante dalla spiaggia. Abbiamo percorso stradine isolate, su e giù per colli in mezzo alle mucche, un paesaggio montano a picco sull’oceano. Prati verdi, fiori di campo gialli e viola, ortensie, meleti e limoni e il cielo azzurro. Come si fa a rimanere arrabbiati in un tripudio di colori e di bellezza. Abbiamo raggiunto la spiaggia e siamo finiti a mangiare una super baguette con jamon picniccando su un tavolino in mezzo alla forra. Abbiamo fatto una tappa al campeggio a lavarci e a lavare un po’ di cose e poi di nuovo in spiaggia a Ribadesella. Dove io mi sono dedicata al “sunbath” (come direbbe la mia amica Patty) e Nick ha fatto il suo 3° sport della giornata con una bella session di surf. Mentre prendevo il sole però, ho spiato una maestra di una scuola di surf per cercare di apprendere qualche segreto in più, visto che da Nick non mi arriva nemmeno un consiglio. La sera abbiamo fatto un aperitivo in camper e ci siamo fatti una cenetta sotto la veranda in tranquillità. Pero alle 22 è arrivato il freddo umido della notte. E’ ora di andare a letto.

7° GIORNO: 22 AGOSTO. Dopo due giorni in campeggio avevamo voglia di cambiare aria, siamo tornati a Playa de Vega poi in serata ci sposteremo. Nei weekend di alta stagione è consigliato starsene in un luogo fermi perchè gira più gente. Oggi super surfata, 2h in acqua la mattina e 1 oretta al pomeriggio e sono riuscita a surfare ben 3 onde. Le onde dell’oceano sono così potenti e il più delle volte mi fanno paura, sono sberle non indifferenti quanto ti arrivano in faccia. In poche onde surfate, ho bevuto, il leash cadendo mi si è legato alla gamba e al dito e mi ha strappato il dito che a momenti mi si stacca. Un casino. E poi c’è gente che dice che è divertente… Sarà… Forse quando sei sulla tavola al salvo… 🙂 Il problema fondamentale della mia paura è che le enormi onde potenti e assassine sono onde che viste da fuori fanno ridere. Decine di cm non centinaia. Di certo a forza di prendere delle schiume in faccia e delle onde in testa diventerò meno paurosa e più intraprendente. Ma non mi vedrete mai surfare le onde a Supertubos, Pipeline o Nazarè, a meno che non ci siano condizioni da longboard. Dopo un pranzo a base di hamburger cucinati sul momento strabuoni, birra media per Nick e un mojito strabuono per me (compreso di balla della sottoscritta) , bagnetto, salutiamo la spiaggia con la promessa che ci torneremo, perchè veramente carina. Decidiamo di spostarci in Galizia per evitare il caos del weekend. Sulla strada per la Galizia avevo in mente di fare una deviazione a Praia das Catedrais, ma il tramonto ha avuto la meglio. Io purtroppo non ho potuto vederla perché Nick ha la frenesia da onda che magicamente cancella tutti i luoghi che non hanno a che fare direttamente con surf o windsurf, purtroppo chi è una “ragazza del surfista” sa di cosa parlo. Praia das catedrais è una spiaggia il cui nome deriva da particolari conformazioni della roccia ed a archi naturali (alti fino a 10 mt) che ricordano una cattedrale. Si possono visitare con bassa marea direttamente accedendo alla spiaggia mentre durante l’alta marea c’è un sentiero panoramico che costeggia tutta la spiaggia. Eventualmente prima di andare consultate le maree, ovvio dire che i momenti più magici sono tramonto e alba. Ultima info: durante l’estate si deve prenotare l’ingresso perché il numero di visite è limitato. Quindi rimandata per la prossima volta la gita alla spiaggia della cattedrale, Nick ha proposto di uscire a un uscita a caso dell’autostrada e io non ho potuto tirarmi indietro, con una proposta così non posso che essere d’accordo. Ho cercato su Park4night un posto sicuro dove fermarci e abbiamo trovato un tesoro nascosto, una chicca pazzesca,un parcheggio per 3 camper un un promontorio con un faro. Il faro di San Augustin. Siamo arrivati giusto giusto mentre il sole si tuffava nell’oceano, uno spettacolo pazzesco, colori stupendi, paesino da fiaba e fiori di un blu cangiante. Tutto era magia. Era quello che aspettavo da questo viaggio, un posto incantato trovato al di fuori dai percorsi stabiliti e turistici, fuori da qualsiasi programma. Questo posticino non l’abbiamo cercato ma lui ci ha trovato. Per concludere questa serata in bellezza serviva del buon vino, un bel piatto di pesce e la notte stellata ad abbracciarci, purtroppo avevamo solo delle bistecchine di maiale dure come il cemento, insalata e birra, per fortuna le stelle ad abbracciarci c’erano. E cullati da una notte stellata ci addormentiamo. La Galizia ci aspetta.