In evidenza

Il rientro

Purtroppo il lavoro chiamava al rapporto prima della data in cui avevamo in mente di tornare. Dovevamo tornare a casa e non ne avevamo alcuna voglia, abbiamo pensato di rimanere nei dintorni di Santander visto che le condizioni meteo non erano affatto male e l’oceano regalava ogni giorno onde più o meno grosse. Mancava una settimana al nostro rientro e avevamo voglia di goderci tutto quanto!

-7 al rientro. Abbiamo deciso, dopo aver visto il mare, di spostarci da Somo a Liencres alla ricerca di ondine un po’ più consistenti e magari meno gente in acqua. Siamo arrivati alla spiaggia “delle onde mangia uomini” e decido di buttarmi in acqua anche io, non che la voglia sia tanta visto che devo indossare la muta di ieri ancora bagnata fradicia e non c’è caldissimo. Mentre la indosso la mia mente e il mio corpo mi chiedono perché non sia rimasta al calduccio nel mio camper, magari a fare i mestieri, a farmi colazione con calma oppure semplicemente sotto le coperte a letto… Ma una vocina mi dice “ogni lasciata è persa!”, al momento le condizioni sono belle ma ogni minuto varia la marea e cambiano le condizioni del mare. Poi sono venuta qui per questo, per surfare, per divertirmi, per stare bene e non per rimanere a letto! Ogni remata contro le onde, che mi si infrangono in faccia, è un imprecazione ma alla fine arrivo in mezzo a una decina di surfisti… tutti più esperti di me, lo si vede solo da come stanno seduti sulla tavola o da come risalgono le onde. Inizia anche a piovigginare e seduta sulla tavola mi godo il momento: cullata dalle onde, un mix di colori che sono incredibilmente in palette l’uno con l’altro: azzurro talco del mare, grigio delle nuvole, ocra e verde delle scogliere che contornano la spiaggia. Abbiamo passato all’incirca un ora e mezza in acqua e ho preso la bellezza di 3 onde, di cui una droppata (rubata) a un local che, forse, mosso da pietà, mi ha sorriso carinamente quando gli ho chiesto scusa. A mia discolpa, ero stra-convinta che dietro le mie spalle ci fosse Nick a surfare l’onda con me, l’ho visto remare con me ma poi si è fermato perché la precedenza era del local, dice anche di avermi urlato ma quando sto prendendo le onde sono talmente concentrata che non mi rendo conto di niente. Devo pensare a troppe cose: la posizione, come alzarmi, dove andare, non cadere, come cadere… non sono multi-tasking per quanto riguarda il surf! Nel pomeriggio abbiamo di nuovo provato a pescarci la cena, ma la missione è fallita.

-6 al rientro. Nottata calda, che nemmeno ad agosto l’anno scorso abbiamo avuto così caldo. Prima di partire per il viaggio, memore delle temperature dello scorso anno, avevamo caricato coperte di pile, di lana, cappotti, piumini leggeri, felpe, cuffie e sciarpe. Non credo di aver usato niente di quello che avevamo preparato, a parte la cuffia che uso per asciugarmi i capelli la sera (la uso tipo casco, capelli bagnati tutti dentro nella cuffia e vado a dormire così. Il mio modo per sopravvivere ai capelli bagnati la sera quando c’è più umido e freddo). Il vento che ha soffiato tutta notte impedendoci di aprire gli oblò e cercare un po’di refrigerio, ha rovinato le onde, quindi Nick decide di fare una corsetta e io mi perdo tra blog e faccende di “casa”. Già vi ho detto quanto ami fare le pulizie in camper! Ora che abbiamo comprato un piccolo aspirapolvere portatile poi è il massimo! Passiamo la mattina a chiederci se rimanere a Liencres o spostarci a Somo, la nostra frenesia di spostarci forse è data dal nostro spirito nomade che vorrebbe spostarsi, macinare chilometri e andare a scoprire nuovi luoghi magari deserti e senza ressa. Siamo talmente indecisi che quando Nick torna dalla corsa settiamo il camper come se dovessimo partire (gas spento, pompa idraulica spenta, tutti ciò che può volare in curva sistemato, oblò chiusi) e poi rimaniamo fermi nel parcheggio ai posti di comando in attesa di ispirazione. Alla fine decidiamo pranzare con una pasta, sicuramente a stomaco pieno si ragiona meglio. Abbiamo di nuovo riguardato il mare e le condizioni sembravano piano piano migliorare, temperatura estiva e sole ci hanno convinti a rimanere. Abbiamo fatto benissimo, siamo entrati in acqua ed eravamo da soli. Una session divertente e con ondine di una giusta grandezza e senza essere eccessivamente potenti. Oggi esco dall’acqua soddisfatta. Un po’ di miglioramenti sento che li sto facendo. Purtroppo, dopo un oretta in acqua l’affollamento sulla line up era diventato insostenibile e le onde erano peggiorate quindi siamo usciti. Mi sono talmente divertita che, ho lasciato la tavola in spiaggia e ho fatto un bagno tra le onde. Acqua cristallina, oceano caldo e sole che splendeva e riscaldava tutto, non capita spesso ma quando capita è veramente uno SPETTACOLO! La pacchia per i surfisti inesperti e amanti delle onde tenerine e carine termina qui, l’indomani le previsioni mettono una swell grossa in arrivo, chissà quando ricapiterò in acqua in condizioni semplici.

-5 al rientro. La mattina Nick si è svegliato prestissimo per buttarsi dentro prima che il mare diventasse troppo potente ma purtroppo a Liencres era già oversize! Siamo arrivati a Somo e sono rimasta scioccata dalle onde che arrivavano, e soprattutto dalla frequenza con le quali arrivavano. Periodo 19-20 secondi da un onda all’altra, il periodo molto lungo aumenta il volume di un onda. Si alternavano momenti di mare piatto e tranquillo e momenti in cui arrivavano onde che sembravano treni merci che quando si chiudevano lasciavano 1.5mt di schiuma. Condizioni epiche per i bravi surfisti! Oltre al cambio di condizioni dal punto di vista del mare in meno di 12 h c’era stato anche un repentino cambio di temperatura: ieri estate e oggi autunno: pioggia, nuvolo, grigio e temperatura di circa 14-15°C. Pioggia fino al tardo pomeriggio quando per fortuna ha smesso e siamo potuti andare a fare una passeggiata sulla spiaggia. Per fortuna perché Nick dopo una giornata passata in camper stava iniziando ad essere insofferente. Quindi via dotati di ombrello, piumino e maglione pesante siamo andati a farci una passeggiata di 7 km sulla spiaggia, eravamo solo io, l’insofferente, il vento e il freddo. Dopo la passeggiata ci siamo fermati ad ammirare i treni merci marittimi che continuavano a comparire come magicamente da un mare stranamente piatto. C’erano quelli che quei treni li sapevano pilotare e altri che non sapevano nemmeno come montarci su ma incredibilmente riuscivano a sopravvivere. Surfisti che sapevano fare il loro mestiere e ragazzi che invece entravano in acqua totalmente inesperti e cercavano di portare a casa la pelle. Un po’ invidio questa loro spavalderia (inconsapevolezza forse?) io mi faccio sempre un sacco di paranoie e a volte per non rischiare non ci provo nemmeno. Come allo skate park la stessa sera, c’erano diversi ragazzi bravissimi che facevano dei numeri coreografici e io e Nick siamo rimasti tutta la sera a guardarli sperando che a una certa ora andassero a casa e lasciassero il campo a due ragazzini cresciuti.

-4 al rientro. Sveglia presto per Nick perché ci sono condizioni epiche, io dopo aver visto le “condizioni epiche” decido di fare colazione e poi vado in spiaggia a scattare qualche foto. Incredibile come tra tanti surfisti in acqua io riesca a trovare sempre Nick, come se ci fosse un filo invisibile che ci lega anche quando siamo lontani, quando è in una massa indistinguibile di piccole foche su tavole io lo sento ancora prima di vederlo. La trovo una cosa molto romantica e spero di non perdere mai questo filo invisibile. Dopo un pranzetto veloce andiamo in spiaggia a goderci il sole, oggi è tornata l’estate. Il mio umore non è un granché oggi e spero che un bagno con la tavola da surf mi possa aiutare. Che errore! Entro in acqua già in down, sono arrivata in line up, ho preso un onda e sono tornata in spiaggia, poi ho fatto 1 ora e mezza seduta sulla battigia a guardare i ragazzi della scuola di surf che esaltati prendevano le loro prime schiume. Per fortuna la sera ci ha pensato il vino tinto a tirarmi su il morale e dopo una mezza bottiglia ho iniziato a cantare e ballare sul camper, per concludere in bellezza siamo andati allo skatepark sperando fosse libero ma ovviamente era pieno di ragazzini. Battiamo la ritirata, andiamo a letto!

-3 al rientro. La mattina le condizioni da fuori non sembravano un granché per cui ci siamo persi un po’ via tra colazione e un giro al supermercato. Poi decidiamo di entrare, eravamo in acqua in 4 ed è stato veramente piacevole surfare praticamente in solitudine. Purtroppo siamo riusciti a fare solo un oretta in acqua perché poi è cambiata la marea e le condizioni del mare sono peggiorate. Abbiamo preso un bel po’ di onde e questo è stra-allenante! Pranzo in camper e sonnellino in spiaggia. Prima della session di surf pomeridiana decido di dare un occhiata (come facevo ogni giorno -anche più volte al giorno-da praticamente inizio vacanza) al sito dell’Università di Verona. Prima di partire per il viaggio, esattamente la mattina stessa della partenza, ho provato l’esame di ammissione per entrare a Igiene Dentale ed l’attesa era ormai diventata insostenibile. Da quello dipendevano tante cose e forse era per quello che nei giorni precedenti ero stata un po’ nervosa. Il mio futuro in mano a 60 domande. Sono andata sul sito e erano uscite le graduatorie e non ci potevo credere… il mio nome era in verde, in una lista di rossi. ENTRATA, AMMESSA, ACCETTATA! ERO DENTRO! Una delle più grandi soddisfazioni della mia vita. Ho studiato materie che non avevo mai preso in considerazione, 13 anni dopo l’esame di maturità (dove già la voglia di studiare era già un ricordo delle medie). E’ stato complicato, impegnativo, gli ultimi giorni intenso ma ce l’ho fatta.  Dal tanto che ero incredula ho fatto lo screenshot della graduatoria e ogni due secondi andavo a controllare se era vero oltre ad averla fatta controllare a Nick parecchie volte. Non volevo illudermi per poi capire che in realtà mi ero sbagliata a leggere. Questa mia incredulità è andata avanti fino a che non ho fatto l’iscrizione e mi è arrivata la conferma. Per festeggiare siamo subito andati a surfare, non era un granchè il mare ma non mi interessava. Fino a che non è cambiata la marea ed è aumentato il mare, e mi sono ritrovata a scappare da onde enormi. Raggiunta la riva senza particolari evoluzioni, dovevamo risolvere un problema prima di iniziare a festeggiare per la mia piccola vittoria personale. Era almeno un paio di giorni che cercavamo di limitare i danni ma purtroppo ormai, il problema, era diventato troppo impegnativo. Dovevamo scaricare, il wc chimico ormai era al collasso. Non avevamo più scelte, o trovavamo un area carico/scarico o… Saremmo stati sommersi di liquido di provenienza biologica. E visto che la fortuna mi aveva già baciato facendomi passare l’esame di ammissione facevamo senza tutta quella cacca. Durante il carico delle acque chiare abbiamo scoperto che abbiamo perso o ci hanno rubato il tappo del serbatoio dell’acqua, ma abbiamo risolto con un galleggiante da pesca ritrovato in mare da Nick nei giorni scorsi. Senza farlo apposta si incastrava perfettamente. Nastro americano per sigillare e non rischiare che ci volasse via durante la marcia, et voilà! Chiamateci Mc Gyver.

-2 al rientro. Abbiamo festeggiato bevendo almeno un bicchiere di troppo di vino tinto e la mattina si sentiva tutto. Abbiamo guardato il mare e Nick ha deciso di buttarsi per riprendersi dal post sbornia io valuto che le onde sono un po’ troppo cattive per me e decido di stare all’asciutto. Ho fatto le pulizie del camper, soprattutto del bagno che era pieno di sabbia e sono andata in spiaggia a prendere il sole, mentre ricontrollavo per l’ennesima volta il sito dell’università e le graduatorie. Ultimo giorno in spiaggia qui in Spagna, anzi ultima mattina. Infatti ,dopo pranzo, decidiamo di partire per Anglet (già vista l’anno scorso), giusto una tappa per dividere il viaggio di rientro. Siamo arrivati ad Anglet per il tramonto ma ne io ne Nick ha avuto il coraggio di entrare in acqua. Beh io… Era scontato! Bellissime onde che srotolavano perfettamente. Il problema era arrivare in line up abbiamo contato le bracciate fatte da un tizio per raggiungerla: 150 bracciate circa. Su neanche 50 MT di distanza. Sicuramente un bel allenamento. Se non ti sputa fuori prima l’oceano.

-1 al rientro. Ultimo giorno di surf purtroppo. Lascio gli onori a Nick e io lo seguo dalla spiaggia. Mentre scatto le foto mi rendo conto di una cosa: nell’altra baia sento le trombe tipiche di una gara di surf, punto l’obbiettivo della macchina fotografica su  una boa appena fuori dal pontile che costeggia la baia e leggo wsl. Apro Instagram e guardo sulla pagina del world surf league e c’è una manifestazione proprio qui! Ci sono i grandi del surf che si stanno affrontando a colpi di 360 e aereal nelle stesse onde di Nick. Mamma chissà quanto si gasa quando glielo dico! Insomma è come se mi allenassi di fianco a un’atleta del crossfit come la Dottir, sarebbe una figata pazzesca! Nel pomeriggio siamo andati a fare una passeggiata per la promenade per cercare di vedere un po’ di evoluzioni dei pro ma era tutto super blindato e c’era un po’ troppa folla per i nostri gusti. Arrivati in camper giusto il momento prima che iniziasse a piovere. Sentiamo che non abbiamo più niente da fare, ormai sappiamo di dover tornare e che ci aspettano svariate ore di camper quindi decidiamo di ripartire. Ci siamo fermati per una sosta cena e dormita nei pressi di Carcassonne in un parcheggio carinissimo trovato su Park4night. Abbiamo mangiato hamburger con camembert e cipolla. Super! Sembrava tutto tranquillo, fino al momento in cui ho deciso di andare a dormire. Troviamo una piccola pozzanghera vicino al frigo, penso inizialmente che sia caduto qualcosa mentre lavavamo i piatti quindi asciugo ma dopo pochi minuti eccola di nuovo, la piccola pozzanghera ci guarda. Nick, è impazzito, io ho preso la scala e mi sono messa a letto. In questi momenti in cui la follia “aggiustacamper” prende il sopravvento io devo fare una cosa soltanto levarmi dalle scatole e sparire. Ogni 10 minuti chiedevo se aveva bisogno di una mano, mi sono addirittura proposta di andare ad aiutarlo fuori sotto l’acqua battente, sapevo già la risposta “faccio da solo!”… Ecco bravissimo! Il problema principale era capire da dove veniva l’acqua e fermare la perdita! Inizialmente è stata data la colpa all’acquazzone che veniva e al vento che faceva incanalare alcune gocce dal frigo e uscire nella giunzione tra frigo e salotto poi Nick Aggiustatutto si è accorto che forse c’era anche una piccolissima perdita nei tubi dell’acqua che dal boiler andavano al lavandino ma decide quello di aggiustarlo una volta a casa. Per risolvere l’effetto cascata dal frigo abbiamo spendo il gas, inserito una pezza di stoffa a protezione della grata di areazione del frigo e sigillato con nastro americano. Povero Elvis tornava a casa con più toppe di nastro americano che cose intere. Alle 3 di notte Nick si è svegliato per controllare la situazione e sceso dalla scala si è trovato con il pavimento completamente bagnato. Forse il problema non era nella grata di areazione del frigo ma nel raccordo che avevamo snobbato. Io non so quanto ci abbia impiegato perché, visto che per queste operazioni io non servo a niente, e mi sono rimessa a dormire. Mi ha svegliato alle 5:30 che voleva partire ed andare a casa. Ok, andiamo. Sono scesa dalla scala del letto e mi sono ritrovata pezzi di legno, polvere e pezzi di camper buttati per terra. C’era stata una guerra ed aveva vinto Nick! Aveva fatto tornare Elvis in ottima forma. Sono andata a mettermi al mio posto passeggero con il mio cuscino da viaggio e mi sono sparata altre 2 ore di riposino. La sveglia alle 5 è illegale.

CASA. Dopo un’altra giornata di camper siamo tornati nella bassa, nella pianura padana che non ci era affatto mancata. È sempre triste tornare a casa perché Elvis è casa… Non mi manca il divano, la TV, la doccia calda e lunghissima, gli spazi enormi di casa, non mi manca niente delle 4 mura. Sento che la mia vita è più equilibrata quando sono nella mia casa su ruote, sento che sono diversa, godo delle piccole cose, adoro stare all’aperto, adoro uscire per skate-are di notte. Io sono io quando sono su Elvis.

In evidenza

4° parte – Nebbia

“Quand’è che siamo arrivati in Scozia?”

Dopo il uovagate ci siamo risvegliati avvolti da una coltre di nebbia, umido e freddo, tipico clima cantabro che non mi mancava affatto. Nick ha approfittato di onde umane per fare l’immancabile session del mattino, io la mattina con un clima così faccio fatica ad andare in acqua… Anche se so che è solo una cosa mentale, in realtà l’acqua rispetto alla temperatura esterna è calda ed è super piacevole, mi sono tuffata in Sardegna a dicembre con temperature dell’acqua ben peggiori. Ma tuffarmi con la nebbia non ce la faccio, mi ricorda Mantova, il brutto tempo, il freddo, l’inverno…. rabbrividisco! Vado nel mio posto riservato per le foto, sul cucuzzolo di una collinetta che domina il mare, e tento di fare le foto ai surfer, ma non si vede niente. Troppa nebbia. Decido quindi di farmi una passeggiata sulla spiaggia, e sono rimasta affascinata dagli effetti della bassa marea quando il mare si ritira: piccole pozzanghere di acqua salata, fiumiciattoli che riportano l’acqua al mare e vere e proprie piscine naturali dove potersi immergere, facendo il bagno con i piccoli pesci che rimangono ad aspettare che il mare li venga a riprendere. Alghe che vivono metà del loro tempo sotto l’acqua e l’altra metà in superficie. Il fenomeno delle maree da queste parti è veramente accentuato con escursioni di -1.5 mt circa con bassa marea e +1.5mt circa con alta marea. Quindi anche la spiaggia cambia veramente tanto tra un passaggio e l’altro. Divertente quando lasci l’asciugamano in un punto e torni dopo 2 ore e te lo trovi così distante da te che ti chiedi che fine abbia fatto. E no, l’asciugamano non ha le gambe, è solo il mare che si è ritirato. Alla fine quando la nebbia alle 11 circa ha iniziato a diradarsi sono riuscita a scattare due foto al mio surfer preferito.

Ci siamo spostati a Somo nel pomeriggio e al tramonto sono entrata a fare surf anche io, controvoglissima perchè avevo freddo e non avevo assolutamente voglia di bagnarmi i capelli. Sono un diesel, ho bisogno di scaldarmi prima di carburare, quindi la prima mezzora ho fatto la boa poi ho iniziato a prendere confidenza e sono partita. Alla fine, sono sempre quella “aspetto l’ultima e poi salgo!”  e l’ultima per una ragione o per l’altra non arriva mai. Abbiamo deciso di farci un cheat meal per recuperare le calorie bruciate e siamo andati a mangiare un hamburger all’Iron, un hamburgeria che ricorda un po’ i tipici fast food degli anni 50, però a tema surf. Hamburger con cotoletta di pollo per me, doppio hamburger con salsa barbeque per Nick e credo un kg di patatine fritte. In realtà per bruciare le calorie di una cena così serve almeno una settimana di surf, interrotto! Dopo la cena ci siamo fiondati con il nostro surfskate comprato a Capbreton nello skatepark per imparare ad usarlo un po’. E’ stata una bella serata. Una di quelle che passi veramente spensierata, senza pensare a niente, in pace con il mondo e con te stessa.  A volte basta veramente poco, un ottima compagnia, una notte stellata, uno skate.

Scrivere questo capitolo del blog mi sta mettendo un po’ in difficoltà. Da qui in poi,fino al rientro è stato un girare tra Somo e Liencres. Per Nick due sessioni  di surf al giorno (mattina e sera) per me a seconda dei giorni. Insomma niente di fantasmagorico, niente di incredibile, niente di eclatante. Solo noi, le nostre giornate passate tra un bagno e una camminata e una capatina al supermercato a fare spesa. Cose che vi possono interessare? Non lo so. Mi chiedo se mi sottovaluto io, se sottovaluto la nostra strana (per alcuni) concezione di vita: quella per cui vale la pena prendere su il camper ogni qualvolta il mondo ce lo consente e scappare da una società che poco ha a che fare con i nostri ideali. Ma non voglio nemmeno sopravvalutarlo, nel senso che non voglio essere quella che passa per una esaltata perché scrive per piacere personale le sue piccole avventure. Cerco di farmi capire meglio, facendo un esempio concreto. Oggi siamo bombardati sui social da immagini sempre perfette, visi perfetti, fisici perfetti, vite perfette. Parlando di van life: basta aprire instagram e scrivere un ashtag qualsiasi che si aprono foto di una bellezza impressionante, furgoni vista via lattea, risvegli bevendo un caffè vista mare su una scogliera isolati dal mondo (con un VW Westfalia super stiloso e completamente rifatto), dronate pazzesce su foreste incantate.  Parlando di active lifestyle poi, la concorrenza è spietata, e ti ritrovi in profili che fanno veramente cose incredibili: salti da scogliere pazzesche, discese in bici da perdere il fiato solo a guardarle, surf nei posti più incredibili del mondo. Io cos’ho da offrire a chi mi legge? Alla fine si tratta della nostra quotidianità senza sensazionalismi e senza infighettamenti. Siamo io, Nick e il nostro Elvis che ha un bellissimo oblo panoramico, un bagno spaziosissimo, due finestre sulla camera da letto, che è super accogliente e che per me è casa. Ma non regge il confronto con un VW T1 infighettato. Io e Nick amiamo girare in camper ma a parte due o tre posti fighissimi dove ci siamo fermati a dormire, il resto erano parcheggi normalissimi in mezzo ad altri normalissimi camper. Ci piace stare in mezzo alla natura, vivere avventure, ma personalmente la scogliera più alta dalla quale mi sono buttata sarà stata 8 mt e stavo facendo un canyoning guidato… Nick sicuramente dal punto di vista “sport addicted” è sicuramente più portato di me che sono da sempre considerata una scansafatiche. 

Forse dovrei semplicemente spegnere i social e smettere di fare paragoni. Perché alla fine quello che conta siamo noi, la nostra vita, il nostro modo di vivere, le nostre scelte. Non è giusto offuscare la propria felicità solamente perché non ci si sente abbastanza rispetto ad altri.

Di certo questo blog fa bene a me. Scrivendolo mi rendo conto di quanto vorrei essere libera da tutto e mi ritrovo prigioniera di pregiudizi, di programmi, di aspettative e di confronti.

In evidenza

3° parte – San Vincente de la Barquera

Abbiamo deciso di non andare in Galizia ma questo non vuol dire che non possiamo spostarci da qui per trovare altri spot. Soprattutto quando c’è una grossa mareggiata in arrivo e lo swell (direzione dell’onda) non è proprio giusto per Liencres. Ci spostiamo a San Vincente de la Barquera, a circa 50 km a Ovest da dove eravamo posizionati con il camper. Eravamo già stati l’anno scorso per lo stesso motivo, mareggiata impegnativa e unico spot surfabile era “Sanvi”. L’anno scorso però eravamo rimasti solo il tempo di una surfata.

Arriviamo al mattino abbastanza presto, sulla strada incontriamo nebbia e campi a perdita d’occhio. Parcheggiamo in una area sosta, che più che area sosta è un campo adibito a pascolo, adibito a parcheggio con zona di carico e scarico e giusto, credo, 2 bagni e due docce. Una cosa un po’ raffazzonata ma veramente carina. Siamo arrivati che c’era ancora la rugiada sull’erba, le mucche e le pecore nei campi vicini che ci guardavano. Ci siamo sistemati e siamo andati in spiaggia fiduciosi che le condizioni del mare fossero buone. L’unica nota negativa di questa bellissima area sosta/parcheggio/fattoria è la lontananza dal punto in cui si trovano le onde migliori, ovvero vicino al molo con il faro verde. Ma va benissimo come riscaldamento! Io carichissima per la session di surf mi sono smontata in due secondi, quando ho iniziato a vedere i surfisti veri avere la cresta dell’onda sopra la testa… Per evitare di bagnare la muta ho deciso di starmene sulla battigia e di non provare nemmeno ad entrare. Sono rimasta un ora e mezza a sgolosare le onde, segnando l’aumento della marea spostando la mia tavola. Il momento in cui il mare calava e io entravo non è arrivato. Me ne torno al camper con le pive nel sacco. Il pomeriggio passa lento tra un sonnellino pomeridiano e una battuta di pesca finita miseramente. Nick si rifà della pesca andata a male con un’altra session di surf. Io non faccio nemmeno lo sforzo di camminare alla spiaggia, preferisco stare sotto la veranda a leggere un libro e a farmi una session di yoga e meditazione. Un oretta e mezza dedicata a me era quello che ci voleva.

È lunedì e nell’area sosta non c’è più nessuno. Siamo rimasti in 5 camper e 2 o 3 van, in uno campo che contiene minimo 100 camper, uno spettacolo. Ci siamo svegliati con l’alba ( che in spagna è verso le 8) e guardando fuori vediamo solo la nebbiolina del mattino e le mucche al pascolo, ma come si fa ad abbandonare questo angolo di paradiso? Ma today is my day, me lo sento… Oggi si surfa! Quindi mi metto la muta, paraffina sulla tavola e 1 km a piedi per arrivare allo spot, Nick durante la piacevole passeggiata con tavola sottobraccio mi avvisa “guarda che sono grandi anche oggi!”

… … … (momento di silenzio e di riflessione) Io non capisco perché ogni volta mi deve avvisare che le onde sono grosse e impegnative, piuttosto preferisco il silenzio, un religioso silenzio che già dice tutto. D’altronde noi donne capiamo anche i silenzi e poi, che sono grandi me ne accorgo anche io. Fossi una ragazza che rischia, impulsiva e senza paura allora magari le parole potrebbero fare la differenza. Ma io sono la persona più fifona e cagasotto del mondo, fai senza farmi venire ulteriori ripensamenti. A volte penso che sia tutta una trovata per non farmi entrare in acqua, così lui si diverte, prende le onde e non si deve preoccupare della piccola otaria parcheggiata sulla line up. Ma arriverà il giorno in cui ti ruberò tutte le onde e questa me la pagherai.

Questa volta però non posso fare come ieri, non posso prepararmi, spararmi passeggiata con tavola sottobraccio e non bagnarmi neanche. Entro, sono visibilmente qualche millimetro in meno di ieri. L’ho già detto, quando sei fuori e le guardi sembrano sempre più piccole di quello che sembrano, in realtà quando entri e devi affrontarle, cambia nettamente il punto di vista. Alla fine quando sei in acqua che pagai sulla tavola le vedi arrivare dal basso all’alto e fanno tutto un altro effetto. Mi faccio strada tra schiume, e corrente, prendo 4 bombe in testa che mi danno il buongiorno, un altro sforzo e… Arrivo sulla line up. Quando ho remato? Mi sembra di aver fatto 3 km, guardo la spiaggia e sarà forse a 300 metri. Comunque ora sono “al sicuro”, le onde sfilano sotto la mia tavola e io potrei stare qui a guardare la trasparenza e il colore del mare per un sacco. Un pesce addirittura salta tra la mia tavola e quella di Nick. “Wow” grida Nick “hai visto che figo, un pesce è saltato a pochissimo da noi, era grandissimo”, io con gli occhi del terrore mi immagino già che il pesce è saltato per salvarsi dal predatore che lo stava cacciando ed in automatico tiro fuori dall’acqua le gambe e controllo che non ci siano ombre strane sotto il pelo dell’acqua. Capite, la ragazza che non deve chiedere mai, ecco, non sono io. Eravamo rimasti al mio arrivo sulla line up e oltre a preoccuparmi del pesce che si è sentito per un attimo delfino, devo ovviamente riprendere fiato dallo sforzo fatto per risalire le onde, tenere d’occhio gli altri che mi sono vicini non devo essere d’impiccio in partenze/non devo rubare le onde/devo rispettare le precedenze/guardare dove rompe l’onda , vedere di non farmi spostare troppo dalla corrente (trovare sempre un punto di riferimento che posso vedere dalla spiaggia aiuta a capire se la corrente ti sta trascinando via o no), e per ultimo devo cercare di non farmi sputare fuori dall’oceano incazzato. In tutto questo ambaradan di cose a cui pensare, non so come ma riesco a prendere un onda, ma poi per la tensione e per paura invece che alzarmi in piedi finisco sulle ginocchia. Nooooooo… Avevo tutto sotto controllo eppure sta benedetta fifa di finire nella lavatrice dell’onda mi ha fatto sbagliare! Una partenza con il botto. Ho preso un onda, male e sono nel punto in cui si tutte le onde si infrangono, ora devo risalire e tornare dove ci sono gli altri. Cercando di non essere di impiccio agli altri che prendono l’onda, perché chi sta surfando ha la precedenza su quello che la sta risalendo. Quindi se sei in traettoria o ti sposti o rischi una tavola in testa. A ogni onda che mi viene addosso ripeto il mio motto del giorno “a cazzo duro” che è volgare ma rende l’idea. Sembra comunque che non sortisca alcun effetto. Anzi, arrivano 3 bombe che mi si rompono in testa, tento di non perdere posizione ma mi fanno indietreggiare di 2 metri. Mi sa che per oggi mi accontento, allenamento per la posizione sulla tavola e per la remata l’ho fatto, ora l’oceano mi sta gentilmente accompagnando alla porta. Grazie caro, è stato breve ma intenso. Sto sulla spiaggia a fissare per un po’ il mare abbatacchiata ma poi rispetto a ieri c’è più grinta e più convinzione e decido di rientrare, vedo infatti un signore che sta imparando la partenza tra le schiume e decido di andargli a fare compagnia. Di certo non è che impari tantissimo, anzi è un tornare indietro ma almeno sto ancora in acqua e di sicuro mi diverto di più che stare insieme a surfisti più esperti a fare la boa.

Dopo la session surfesca mattutina, abbiamo una cosa importantissima da fare, procacciarci il cibo… E visto che abbiamo appurato che la pesca a spinning qui non produce risultati decidiamo di andare in un supermercato a 1 km e mezzo dall’area camper, abbiamo borsa in tela grande, zaino capiente di modo da essere anche plastic free e non chiedere nemmeno una borsina. Google segnava negozio aperto dalle 10 alle 21, quando arriviamo davanti al supermercato ci rendiamo conto di quanto Google sbagli a volte. Apertura h 16:30. Abbiamo aspettato 1 ora facendo una passeggiata in spiaggia e nei dintorni del market. Un ora praticamente persa. Alle h 16:35 è ancora chiuso, vuol dire che per non si sa quale motivo il negozio oggi è chiuso. (Tra l’altro non un cartello sulla saracinesca che indicasse orari e giorni di apertura, uno deve andare a caso, se ha fortuna becca aperto). Gli altri market purtroppo sono distanti almeno 2 o 3 km per cui dobbiamo prendere assolutamente il camper per spostarci. L’unico paese turistico che ha 3 supermercatini in croce. Smontiamo l’accampamento e andiamo a cercare cibo. Nell’ora persa ad aspettare l’apertura del negozio abbiamo scoperto esserci un parcheggio immenso direttamente sulla spiaggia dove c’è lo spot di surf (Playa Meron), pieno di camper e furgoni decidiamo quindi di ritorno dalla spesa di fermarci lì e fare libera nel parcheggio. Dopo aver fatto spesa nel supermercato più schifoso di tutta Sanvi, andiamo verso il nuovo posto per la notte e passiamo di fianco al market carinissimo che avevamo trovato chiuso ed… è aperto. Maledetti orari spagnoli: noi apriamo 5 minuti prima dell’orario di apertura indicato, loro 15 dopo. Per un lombardo efficente questo è uno scompenso insormontabile. Nick va a farsi una surfata e io sto in relax in spiaggia, volevo fare yoga ma avevo troppa gente intorno per cui ho optato per una meditazione veloce. Finita la session di Nick, ci prepariamo per la doccia, sistemiamo per la cena e ci vengono a rompere le uova nel paniere, la guardia civil passa per tutti i van e i camper parcheggiati avvisando che qui non si può dormire. Benissimo, non ci mettiamo molto a decidere dove passare la notte. La nostra casa nella prateria ci aspetta! Domani il mare dovrebbe calare per dispiacere di Nick e per gioia mia, dita incrociate.

Sto entrando nella mentalità del surfista… il surf è sofferenza per dieci uscite e 1 di incredibile gioia. Oggi finalmente c’è stata una gioia! Ondine giuste, fatica giusta per arrivare alla line up, partenze non troppo veloci, non troppo affollamento in acqua, nessun pesce che si crede un delfino e il buonumore che si irradia per tutta la spiaggia. Già mi vedo, anche oggi pomeriggio a surfare ondine bellissime e super ordinate. Ma… Noi no, non riusciamo a stare fermi e dopo la session del mattino e un pranzetto con spaghetti alle vongole in camper (si, ci trattiamo bene) abbiamo deciso di spostarci a Liencres, si, il posto con le onde mangia uomini. Abbandoniamo Sanvi che stava iniziando a piacermi, il nostro “locus amoeno” che ci dava un senso di pace e di relax, forse perché ci teneva fuori dal caos della strada, della spiaggia e per questi pochi momenti ci siamo circondati di natura più che di persone. Stare a contatto con la natura penso che sia il regalo più bello che possiamo farci, guardare rapaci che volano liberi in cielo, il contatto dei piedi con l’erba bagnata di rugiada, il rinfrescarsi dell’aria quando scende la sera, il fatto di esserci solo noi che possiamo godere di un tramonto su di una scogliera. In questo viaggio c’è un po’ mancato questo lato wild, ma direi che qui almeno un po’ ce lo siamo goduti! Mentre ci allontaniamo da Sanvi, guardo le onde che si infrangono in spiaggia e sono spettacolari. Liscie, senza vento, giornata di sole e acqua super trasparente. Ancora ci penso a quelle onde che avrei potuto surfarmi. Vabbè, sfruttiamo il fatto che ci spostiamo per fare un po’ di spesa e per fare diesel, ho perso delle onde perfette almeno impieghiamo bene questo tempo. Ma nemmeno quello ci va bene, oggi, 15 settembre è festa della Cantabria, nessuno lavora. Niente spesa, ma per fortuna, dico a Nick, abbiamo ancora le uova prese in quel market schifoso. Liencres ci dà il bentornato con un mare incazzato, mi sembra giusto, andiamo via da uno spot dove c’erano onde da copertina e arriviamo qui con onde mangia uomini. Nick entra per una sunset session che va tanto di moda tra surfisti, io vado in spiaggia a godermi il sole. Al tramonto un deejay, dal bar direttamente sulla spiaggia, inizia a mettere su della musica, e devo dire che un tramonto con colonna sonora non è male. Soprattutto quando la colonna sonora ti fa capire di essere nel luogo giusto al momento giusto, grazie a Vasco e al deejay forse italiano: “Una splendida giornata/ Stravissuta, straviziata, stralunata/Una splendida giornata/Sempre con il sole in faccia fino a sera/Finché la sera di nuovo sarà”

P.s. Quando è ora di preparare la cena scopriamo che… Le uova non ci sono. Disastro! Eravamo convinti di averle messe nel carrello invece non ci sono. Ancora ci chiediamo se Nick le abbia messe nel carrello di qualcun’altro o se le abbiamo lasciate la in cassa pagate. Rimarrà un mistero. Per fortuna abbiamo sempre una scatola di fagioli a salvare la cena!

2° parte – le cose non sempre vanno come vogliamo…

In evidenza

Quando arriviamo in Spagna, l’obiettivo è solo uno, la Galizia e perché no, il nord del Portogallo. Della Galizia ci siamo innamorati lo scorso anno, pascoli verdi, foreste di eucalipti, spiaggie semi deserte, parcheggi vista oceano e pochissimo turismo, per non parlare ovviamente dei bellissimi spot di surf. Decidiamo, però, di fare una sosta in Cantabria, per dividere il viaggio e non perdere una giornata in camper. Una giornata significano almeno 2/3 session di surf, non possiamo assolutamente perdere tempo prezioso.

Cantabria per noi significa Somo e dintorni: un sacco di spot di surf a pochi km uno dall’altro, e a Somo ho fatto il primo primo surftrip quando non avevo ancora la minima idea di cosa potesse significare fare un viaggio che abbia come unico scopo il surf. Quell’anno ho noleggiato la tavola e sono entrata un paio di volte testando le mie maldestre doti di equilibrio e stabilità in acqua, ho convissuto per 5 giorni con uomini con la scimmia del surf e lo tornerei a rifare mille volte quel viaggio. Mi sono innamorata dell’atmosfera di un surf trip, dei panorami della Spagna del nord, delle spiaggie che risentono incredibilmente di cambi di marea pazzeschi, della simbiosi che si vive con l’oceano.

Tornando al viaggio: siamo arrivati a Loredo, il paesino a est di Somo, con il quale condivide la lunghissima e larghissima spiaggia. Abbiamo trovato un parcheggio e siamo andati subito a vedere il mare, non abbiamo resistito alla tentazione di provare la mia tavola e anche se le onde sembravano piccole ci siamo buttati. Beh, mi sono divertita un sacco, la mia nuova tavola è una bomba e mi ha dato un sacco di soddisfazioni, poi acqua limpida, onde divertenti e non impegnative e sole caldo. Finalmente una gioia nel surf dopo tanti santi tirati giù dal cielo! Abbiamo festeggiato bevendo una birretta fresca e mangiando patatine sul nostro telo in spiaggia, guardando un tramonto infuocato. Ma che sensazione è quella che si prova quando si fanno esperienze del genere? Un aperitivo home made sulla spiaggia, noi, il sole che si tuffa nell’oceano. Benessere e pace dei sensi.

L’indomani mattina la scimmia del surf ha svegliato presto Nick, che dopo una sola session di ieri sera aveva bisogno di onde serie. A Somo, il mare non dava soddisfazione, quindi abbiamo deciso di spostarci a Liencres, alla Playa di Valdearenas, una bellissima spiaggia contornata da una duna e un immensa pineta. Abbiamo fatto spesa per il weekend di modo da non spostarsi più, per non rischiare di non trovare poi posti parcheggio. Liencres non l’ho mai visto tranquillo e non mi ha smentito nemmeno questa volta, onde grandi e che mangiavano i surfisti per me, perfette per Nick. Oltre all’altezza, che dalla spiaggia sembrano sempre ondine tranquille poi quando si è in acqua coricati sulla tavola sono tutta un altra cosa, bisogna vedere anche che potenza e che frequenza ha l’onda. Più è distanziata e più avrà acqua dietro di sé. Quindi se un onda di investe, ci saranno più frullate sott’acqua. Nick, è stato bravissimo ed ha fatto una session super, con documentazione fotografica della sottoscritta appollaiata su una roccia a riva.

Le foto al momento non sono disponibili ma appena scarico e post-produco (un parolone, diciamo, modifico un attimino) le caricherò sicuramente.

Dopo un pranzetto light e ci ributtiamo in spiaggia. Mi metto protezione 30/50 da brava ragazza con incarnato nordico che si brucia anche con un secondo di sole, mi stendo e… inizia il vento. Sabbia che vola e io divento una cotoletta impanata. Avevo della sabbia in testa, nei capelli, nelle orecchie, ovunque! Appena il vento ha rinforzato kiter e windsurfer hanno tirato fuori l’attrezzatura e sono usciti! Tutti tranne uno, Nick è rimasto a guardare la situazione sperando in una diminuzione delle onde, ma più aspettava più il vento gonfiava le onde e più le condizioni diventavano impegnative. Come dicevo prima mai sottovalutare la potenza dell’oceano, le onde erano alte, un errore e devi buttare l’attrezzatura. A fine serata facendo un giro abbiamo trovato la vela di un windsurf nella spazzatura, non deve aver passato un bel quarto d’ora il proprietario. Per fare passare il malumore a Nick, perché ovviamente poi finito i momenti concitati ti chiedi se le condizioni erano davvero ostiche come ti è sembrato oppure era soltanto il timore che parlava, ci siamo seduti vicini al nostro camper vista oceano e abbiamo fatto un aperitivo con patatine e una bottiglia di prosecco che non è arrivata alla fine del tramonto indenne. Un altro giorno vista sole che si tuffa nell’oceano. Non mi godo così i tramonti quando sono a casa.

Le condizioni sono ottime qui dove siamo quindi: Liencres sia, anche oggi. Alla fine non siamo nemmeno sistemati male: siamo in un mega parcheggio con altri van e furgoni, abbiamo posto per tirare fuori sedie e goderci dei bellissimi tramonti, siamo attaccati alla spiaggia e abbiamo una fontana d’acqua potabile. Abbiamo tutto ciò che ci serve, anche riserve di cibo! Session mattutina per Nick che trova ondone ma line up abbastanza affollata. Purtroppo io non sono riuscita a fare grandi foto a causa della lontananza dalla riva e dell’affollamento. Individuare Nick così lontano e metterlo a fuoco ogni volta che prendeva un onda mi stava portando a perdere la vista. Dura la vita da fotografa con obiettivi buoni ma non perfetti. Poi nel pomeriggio c’è stata la rivincita di Nick che ha preso coraggio e si è lanciato in acqua con windsurf. Anche qui la fotografa non si è fatta mancare due o tre scatti che arriveranno più avanti. Adoro scattare foto della session perché sono bei ricordi del momento, oltre al fatto che vedersi in foto ti fa capire magari posizioni errate o il giusto assetto sulla tavola. Io ho visto delle mie foto sulla tavola da surf e ho chiesto che non mi vengano più fatte. Avete presente i post su facebook o su Instagram “come mi vedo io” / “come mi vede mia madre”/ “come mi vede il mio moroso”/”come mi vedono gli altri”, ecco, io sulla tavola mi sento bene, stabile, con una posizione da perfetta surfista figa come quelle che si vedono nei video e soprattutto mi sento come se stessi surfando una montagna d’acqua. Nella foto invece la magra verità, una piccola otaria che tenta di stare in equilibrio sulla tavola e surfa onde di mezzo centimetro. Triste verità. Quindi preferisco continuare a pensarmi Giulia Calcaterra, figa sulla sua tavola da surf anche se la verità è tutta un altra.

A questo punto del viaggio saremmo dovuti ripartire per la Galizia ma il meteo non è stato dalla nostra parte. Un fronte di mal tempo di almeno una settimana ci ha bloccato. Una settimana, 10 giorni di acqua incessante non ce la siamo sentiti di prenderla, voleva dire freddo, grigio e mute che non si asciugano mai. Purtroppo il meteo della Galizia è quasi come quello inglese: nuvolo, freddo, pioggia, nebbia e pochi giorni di sole. L’anno scorso alla fine ci era andata bene, anche se almeno una mezza giornata grigia e di pioggia non ce la toglieva nessuno, ma era agosto. Settembre sicuramente è peggio e viste le previsioni meteo decidiamo di non proseguire. Questa decisione però, ci lascia un po’ di amaro in bocca. Ci eravamo segnati un sacco di spot da andare a testare. Avevamo voglia di stare più isolati, di respirare ancora più libertà.

Adesso mi rendo conto che abbiamo sbagliato una sola cosa: abbiamo programmato. Fino all’ultimo non sapevamo dove saremmo andati ma poi quando abbiamo deciso la destinazione avevamo già un piano, delle tappe prefissate, dei punti da toccare, dei luoghi da fare nostri. Ma programmare significa anche darsi delle aspettative, programmare significa pensare al futuro, andare avanti con la mente e quindi, non vivere il presente. Siamo caduti, come tante volte ci succede, nello schema mentale dell’uomo moderno. Svegliarsi la mattina e pensare a cosa mangerò stasera, alla palestra delle 18, alla cena delle 20 e alla serie Netflix del dopo cena… Tra i mille impegni perdiamo il senso “del qui e l’ora”. Ma il viaggio va vissuto ora per ora, istante per istante. Altrimenti i momenti passeranno via tra le dita senza accorgersene ed il viaggio prenderà un retro gusto amaro.

Difficile staccarsi da questo modo di pensare ma è così che forse riusciremo a ritrovare il gusto fresco che aveva inizialmente il nostro surftrip.

Un weekend… Relax a Porto Garibaldi (Lidi Ferraresi)

Ma cosa fa il surfista quando non ci sono onde e vento e il richiamo del mare è più forte di qualsiasi cosa? Va al mare e fa per una volta “la vita da pensionato”. Ogni tanto, tra le nostre avventure capita, raramente, di fermarci e rilassarci, per fortuna mia e per grande disagio di Nick, che vorrebbe sempre essere sul pezzo. In realtà, siamo dei sensibiloni e i nostri amici del Lago di Garda, che non vediamo dall’autunno scorso, hanno organizzato un weekend al mare e abbiamo veramente voglia di vederli e passare un po’ di tempo in loro compagnia.

Partiamo giovedì sera direzione: Lidi Ferraresi. Per la precisione, Porto Garibaldi. Arriviamo la sera tardi, giusto il tempo di trovare un ottimo parcheggio per dormire, grazie a Caramaps che ci ha indirizzato, e grazie al fatto che arrivati alle coordinate ci siamo trovati davanti un enorme spiazzo pieno di camper di ogni tipo e dimensione. Nessun dubbio, stasera dormiamo qui.

La mattina seguente, dopo una colazione leggera a base di french toast dopo aver avuto a che fare con il “camperista che nessun camperista vorrebbe a fianco”: colui che utilizza il generatore a qualsiasi ora del giorno e della notte (fortunatamente la notte non ce n’è stato bisogno), abbiamo fatto una bellissima passeggiata in spiaggia, fino al canale. Dove ci siamo gustati un caffè guardando i pescatori che rientrano alla base dopo una nottata passata in mezzo al mare, scopriamo quasi troppo tardi che i pescherecci attraccavano li vicino e che esponevano il loro pescato proprio sulla banchina del canale. Abbiamo trovato dei gamberoni fantastici e abbiamo deciso che quello sarebbe stato il nostro pranzo, annaffiato da una fresca bottiglia di vino bianco fermo. Non è affatto male la vita da pensionato! Da bravi anzianotti ci siamo sparati un riposino pomeridiano e siamo tornati alla spiaggia per fare un bagnetto nell’acqua colore verde smeraldo. Verde militare forse è il colore più corretto. Diciamo che il mare non è il punto forte dei lidi ferraresi, hanno tante altre buonissime qualità! Per aspettare la cena ci siamo allenati: Nick si è fatto una corsetta di 10 km nei dintorni della spiaggia, io, purtroppo, ferita al piede doppiamente (N.B. mai andare in skate a piedi nudi, soprattutto se non siete esperti) mi sono dilettata con due workout di crossfit. Prima il dovere e poi il piacere…. Infatti la sera siamo andati a mangiare il miglior fritto che io abbia mai mangiato in un localino di fianco al canale. OTTIMO!

Ci ritroviamo dopo tanto tempo con i nostri amici ed è sempre un piacere sentirli sparare una marea di cagate al secondo. Sono fantastici! Nick gli vuole bene e io pure. Il giorno del grande giro in barca è arrivato! Delta del Po arrivano “quei de Torbole”! Chiamati così perché la compagnia è nata a Torbole, baciati dal lago di Garda, forgiati dal windsurf, dai giri in MTB e dalla baldoria post sport, tutti ovviamente wild: furgonati, camperisti, solo auto o tende. Oggi l’unico sport sarà quello di partire dal parcheggio del camper e arrivare alla barca e ritorno. Ma ci divertiremo, ne sono sicura.

Arriviamo alla motonave “Albatros”, e ci sistemiamo nelle nostre postazioni, e salpiamo. Io ho un debole per i viaggi itineranti questo è certo e viaggiare su una barca mi ha sempre affascinato. Diciamo che questo tipo di barca non ha tutto l’allure di una barca a vela ma mi accontento. Ho la possibilità di testare anche la mia nuova ottica Tamron e testarmi soprattutto come fotografa super amatoriale. La nave salpa alle 9/9:30 e si dirige verso nord, si passano i lidi ancora poco affollati fino ad arrivare al lido di Volano, dove scompare il turismo tipico della riviera romagnola e il paesaggio è molto più selvaggio. Passiamo nella Sacca di Goro, una grande secca profonda meno di un metro in alcuni punti, dove si trovano allevamenti di vongole veraci. Arriviamo poi alla foce del Po di Volano, il ramo più a sud del delta. Costeggiamo l’Isola dell’Amore (Scanno di Goro), lembo di spiaggia lungo 8 km con il suo romantico farò ed entriamo nel grande fiume. Il Po di Goro separa Veneto e Emilia Romagna e colpisce per i suoi canneti e l’incontro tra le due acque quella dolce del fiume e quella salata del mare. Si incontrano senza mischiarsi, lo si vede anche ad occhio nudo, i cigni fanno il bagno, una grande quantità di gabbiani ci svolazza intorno. Interessante vedere come ambiente marino e fluviale si uniscono. Ritorniamo all’Isola dell’Amore, circumnavigando un isoletta fluviale, per fare una sosta bagno. Sbarchiamo e ci facciamo strada in un sentiero ancora poco battuto (causa Covid), che ha reso il tutto più avventuroso! Leggendo commenti e esperienze varie sui vari siti, tutti raccontano l’arrivo su questa spiaggia come un’esperienza addirittura mistica, emozionante, che rimane impressa nella memoria. L’unica cosa che mi è rimasto nella memoria non è la spiaggia di sabbia bianca, contornata da una flora rigogliosa, piena di tronchi d’alberi portati al mare dalla corrente del fiume e levigati dalla forza dell’acqua. Ho visto, per l’ennesima volta, la mano dell’uomo che distrugge: oltre infatti a tantissimi alberi dalle forme tortuose e bellissimi, tantissima spazzatura, bottiglie di plastica, vetri rotti, addirittura una lavatrice e un frigo. Ho fatto il bagno e sono tornata alla barca con un po’ di amaro in bocca. Abbiamo pranzato a bordo della motonave degli squisiti piatti cucinati dal cuoco e proprietario con la moglie della motonave. Ci allontaniamo dalla foce del Po e facciamo ritorno alla base, il vino mi ha fatto dimenticare per un attimo lo spettacolo della spiaggia, i gabbiani ci inseguono e danno spettacolo attirati dal cuoco che sta gettando a loro un po’ di pane rimasto dal pranzo e noi iniziamo a danzare sulle note delle canzoni anni 80/90. Sulle note di “Non succederà più” torniamo al Porto. Che sia un segno?!

(Parcheggio Porto Garibaldi: viale Alfonso La Marmora 45, 44029 Porto Garibaldi)

(Friggitoria El Puerto, Via Caduti del Mare, 64, 44029 Porto Garibaldi)

(Motonave Albatros https://www.motonavealbatros.it/it/)

In evidenza

Cosa non manca mai nel nostro Elvis?

Il quiver

Ogni volta che Nick vede questa foto ci tiene a sottolineare che “manca qualcosa!”, effettivamente manca il sup gonfiabile e una tavola da surf. Uno dei motivi per il quale Elvis doveva essere super capiente è questo, abbiamo un po’di tavole da portare in viaggio. Inoltre ci piacciono un sacco di altri sport e Elvis deve permetterci di inserire tutto all’interno per evitare furti o la scomodità di andare sul tetto ogni volta a prendere qualcosa, anche se credo prima o poi qualcosa sul tetto ci toccherà mettere.

SURF & WINDSURF. Abbiamo, come potete vedere, un quiver (dizionario surfista-italiano: collezione di tavole) fornito con tavole di ogni litraggio e forma. L’ultimo acquisto sono stati i SUP: gonfiabile per me, uno STARBOARD 10″ usato ma tenuto benissimo e un sup rigido RRD 8″ per Nick, che abbiamo comprato solo quando abbiamo avuto la sicurezza che ci fosse stato nel garage di Elvis. Ovviamente non portiamo tutte le tavole da surf e windsurf con noi, altrimenti dovremmo dormire con tavole anche nel letto. Nell’ultimo surf trip nel gavone avevamo 1 tavola da windsurf (wave), 3 vele e tutti gli accessori per il windsurf (albero, boma, piedino d’albero, etc ), 3 tavole rigide e 1 spugnone 8″ (il tavolone azzurro e giallo). Per chi vuole iniziare a fare surf avere il softboard 7″6 o meglio 8″ è il massimo, ti permette di riuscire a prendere le schiume a riva e di iniziare a salire sulla tavola in equilibrio precario, inoltre se ti dovesse malauguratamente scappare dalle mani o dai piedi non uccidi nessuno perché è in spugna e le pinne sono in gomma morbida. Insomma ti permette di avere più stabilità e sicurezza.

MUTE. Ne basterebbe una per l’estate e una per l’inverno. Ma Nick odia mettere la muta bagnata tra una session e l’altra e non posso non comprenderlo… Rimettersi una muta bagnata, fredda e con la sabbiolina ancora attaccata è una esperienza da brividi. Per sviare il problema … abbiamo mute per tutte le temperature e Nick anche doppie! C’è solo l’imbarazzo della scelta. La mia shorty 1mm e la mia 3/2 (entrambe Deeply) sono ancora con il cartellino, chissà quando potrò usarle! Oltre alle mute ovviamente abbiamo scarpette per ogni temperatura e cappucci per le session più fredde in inverno.

BICI. Quando siamo a Torbole (la nostra seconda casa nei weekend in cui non ci sono onde) ci piace prendere le nostre bici e scoprirei bellissimi panorami dei dintorni. Abbiamo due MTB da cross country da 29″. Lago di Ledro, Pregasina (con mangiata di pasta che “man vs food scansati”), Punta Larici, Capanna Grassi, Lago di Toblino, Le Marocche ci sono un sacco di stupendi percorsi ciclabili che si possono fare. Nel nostro surf trip in Spagna, abbiamo potuto scoprire strade e percorsi del cammino di Santiago, ed è stato magico.

BOX PER ARRAMPICATA E FERRATA. Con ferrate e arrampicate sono alle prime armi. Anche perché è lo sport che teniamo come “ruota di scorta”. Se non c’è vento, se non abbiamo voglia di correre o di andare in bici oppure semplicemente per cambiare da tutte le attività che facciamo.

TAVOLINO E SEDIE. Immancabili, tavolino e sedie per l’esterno. Adoro mangiare fuori, fare colazione in campeggio a Torbole con il Peler frizzantino, pranzare all’ombra delle piante rigorosamente ad orari a caso, e cenare a lume di candela (perché ancora, non abbiamo la luce esterna). Il tutto è più bello quando si è in compagnia. Al momento abbiamo un tavolino e due sedie “da regista” comprate alla decatlhon. Ovviamente, abbiamo bisogno di accessori che chiusi non occupino molto posto. Per cui, preferiamo tralasciare un po’ l’aspetto comodità per l’aspetto pratico di inserimento nel gavone.

BOX ACCESSORI. Visti gli svariati sport che pratichiamo abbiamo casse in plastica che contengono accessori per ogni attività. Per la bici c’è un box dedicato a scarpette, caschi, borracce e inoltre una piccola officina portatile con i vari attrezzi. Per il surf abbiamo wax (paraffina), leash di scorta e le varie pinne delle tavole, brugole, nastro americano e solarez, tubetti di resina pronta all’uso, si applica e dopo pochi minuti al sole si è pronti per rituffarsi in acqua e ricominciare la session. Qui il link dove troverete il mini kit che abbiamo anche noi: https://amzn.to/2xiytVb . Inoltre, ultimo non meno importante, il box “manutenzione del camper” che contiene: raccordi per l’impianto idrico, una pompa di scorta, fascette, chiavi, cacciaviti e brugole. Questo è fondamentale perché ci siamo trovati l’anno scorso in Sardegna, il giorno di Santo Stefano, con una perdita d’acqua difficile da trovare. Nick ha smontato il camper con un solo cacciavite. Altro che MacGyver! Questo ci ha salvato il soggiorno in Sardegna, altrimenti avremmo dovuto anticipare il nostro biglietto e tornare a casa.

Importante per chi prevede di fare libera per tanti giorni: avere una tanichetta dell’acqua anche da 5 lt e magari delle bottiglie di plastica da poter riempire. Purtroppo non è sempre semplice raggiungere aree carico-scarico (ad esempio in Sardegna fuori stagione) e per fare acqua si devono sfruttare le fontanelle che si trovano in paese.

E per voi, cosa non può mancare nel vostro camper?

In evidenza

Elvis: il nostro camper

Ancora non ho presentato il nostro fidato compagno di avventure: Elvis. E’ un camper BluCamp Sky 22 semintegrale del 2008, lungo 6,60 mt. Come tutti i più bei e magici posti che abbiamo incontrato lungo la nostra strada non è stato cercato, ma è stato lui a trovare noi!

Evoluzione del surfista. Nick ha iniziato circa 12 anni fa a girare e a dormire in auto, nella sua Volvo v70, gli stessi anni in cui iniziava ad andare in windsurf. Dopo weekend passati nel baule super spazioso della sua macchina, ha deciso di passare a un mezzo più comodo e che contenesse tavole e vele senza doverle caricare sul tetto. Passò quindi a un furgone OPEL VIVARO non camperizzato, aveva solo il letto e tutti i suoi accessori per il windsurf, si appoggiava a un campeggio a Torbole, dove si è creata una bella compagnia. Negli anni poi il furgone ha iniziato a servigli anche per lavoro quindi era diventato quasi impossibile riuscire a pulirlo e a usarlo per piacere e per dovere. Stava iniziando a chiedersi se era il caso di prendere un nuovo furgone o se comprarne uno vecchio per il lavoro. Poi, un giorno, ha visto Elvis, era parcheggiato davanti a un meccanico, in vendita. Nick per curiosità è andato a vederlo e la prima porta che ha aperto, è stata quella del gavone (il “garage”) per vedere se ci stavano vele e tavole. E’ STATO AMORE A PRIMA VISTA! Era nuovo,aveva 41mila km e un prezzo d’occasione!

Elvis è stato comprato da Nick ad agosto 2017, io non ero ancora con loro in quel periodo, ancora mi raccontano delle loro avventure insieme in solitaria. Io, che pensavo di essere fatta per una vita in hotel, appena ho iniziato a viaggiare in camper mi sono resa conto di quante cose si perdono rimanendo tra le mura di uno sterile hotel. Svegliarsi guardando l’alba dal nostro oblò della camera da letto, fare colazione vista mare o immersi nel verde di una pineta, respirare aria pulita di luoghi incontaminati, pranzare all’ora che vuoi e come vuoi (e modestie a parte, ci facciamo dei pranzi/cene che, Cracco scansati!), le cene a lume di candela, gli aperitivi con un birra e un pacchetto di patatine, i panorami che si susseguono dal finestrino mentre viaggiamo, svegliarsi in un luogo e andare a dormire in un altro. Per non parlare delle avventure in: MTB, sup, surf, windsurf, ferrate, arrampicate (semplici, per ora) che ci riempiono la giornata. E se questa non è libertà…