Elvis: il nostro camper

Ancora non ho presentato il nostro fidato compagno di avventure: Elvis. E’ un camper BluCamp Sky 22 semintegrale del 2008, lungo 6,60 mt. Come tutti i più bei e magici posti che abbiamo incontrato lungo la nostra strada non è stato cercato, ma è stato lui a trovare noi!

Evoluzione del surfista. Nick ha iniziato circa 12 anni fa a girare e a dormire in auto, nella sua Volvo v70, gli stessi anni in cui iniziava ad andare in windsurf. Dopo weekend passati nel baule super spazioso della sua macchina, ha deciso di passare a un mezzo più comodo e che contenesse tavole e vele senza doverle caricare sul tetto. Passò quindi a un furgone OPEL VIVARO non camperizzato, aveva solo il letto e tutti i suoi accessori per il windsurf, si appoggiava a un campeggio a Torbole, dove si è creata una bella compagnia. Negli anni poi il furgone ha iniziato a servigli anche per lavoro quindi era diventato quasi impossibile riuscire a pulirlo e a usarlo per piacere e per dovere. Stava iniziando a chiedersi se era il caso di prendere un nuovo furgone o se comprarne uno vecchio per il lavoro. Poi, un giorno, ha visto Elvis, era parcheggiato davanti a un meccanico, in vendita. Nick per curiosità è andato a vederlo e la prima porta che ha aperto, è stata quella del gavone (il “garage”) per vedere se ci stavano vele e tavole. E’ STATO AMORE A PRIMA VISTA! Era nuovo,aveva 41mila km e un prezzo d’occasione!

Elvis è stato comprato da Nick ad agosto 2017, io non ero ancora con loro in quel periodo, ancora mi raccontano delle loro avventure insieme in solitaria. Io, che pensavo di essere fatta per una vita in hotel, appena ho iniziato a viaggiare in camper mi sono resa conto di quante cose si perdono rimanendo tra le mura di uno sterile hotel. Svegliarsi guardando l’alba dal nostro oblò della camera da letto, fare colazione vista mare o immersi nel verde di una pineta, respirare aria pulita di luoghi incontaminati, pranzare all’ora che vuoi e come vuoi (e modestie a parte, ci facciamo dei pranzi/cene che, Cracco scansati!), le cene a lume di candela, gli aperitivi con un birra e un pacchetto di patatine, i panorami che si susseguono dal finestrino mentre viaggiamo, svegliarsi in un luogo e andare a dormire in un altro. Per non parlare delle avventure in: MTB, sup, surf, windsurf, ferrate, arrampicate (semplici, per ora) che ci riempiono la giornata. E se questa non è libertà…

Capitolo 6: Sulla via del ritorno

18° GIORNO – 2 SETTEMBRE. La mattina abbiamo fatto un giro dell’area sosta e… con nostra grande sorpresa finalmente un’area comoda alla spiaggia. Inoltre la Francia ci accoglie con sole sole sole e caldo. Un clima quasi mediterraneo! Nick stamattina è entrato in acqua con le gambe che gli tramavano ed è stato bravissimo perché le onde erano veramente grandi e la corrente spaventosa. Nel pomeriggio dopo un ottimo pranzetto (come sempre nel nostro camper, la cucina è super!) siamo andati a fare spesa. La sera prima quando siamo arrivati sembrava un paesino fantasma, nessun ristorante e nessun localino. Invece, durante il nostro giro di ricognizione post spesa, ci siamo resi conto che il lungo mare è pieno di localini e negozietti, tanti ristoranti già chiusi. La stagione sembra termini molto prima che in Italia. Presumo. Dopo la passeggiata siamo tornati in spiaggia. Bellissima spiaggia di sassolini bianchi e conchiglie rotte levigate dalla forza dell’oceano e con una lunghissima passeggiata sul fianco della battigia dove si può correre e fare jogging. Nick è andato un oretta un acqua a surfare e io mi sono goduta il sole francese. Finita la session ci siamo messi in ghingheri e siamo usciti a bere una birretta. Dopo venti giorni di vita selvaggia, ci siamo vestiti bene, io credo di essermi pure truccata un pochino, ho messo una tuta simil elegante che in 20 giorni non è mai stata usata come la maggior parte dei vestiti simil eleganti nella mia valigia. Poi dopo essere stati in mezzo a turisti a bere la birra, più cara del mondo, siamo tornati in camper e abbiamo cenato. Io mi sono fatta servire perchè con una birra a stomaco vuoto non ero più in grado di intendere e di volere. Nel complesso è stata una giornata molto carina, tranquilla e assolata. Per tutto il giorno sole, in 18 giorni non ho ricordi di una giornata di solo sole. Spero in onde più clementi domani per dare un saluto all’oceano prima di ripartire.

19° GIORNO – 3 SETTEMBRE. Stamattina ci siamo svegliati e le onde non erano un granchè quindi ce la siamo presi comoda: shopping per le mie sorelle, Nick si è preso una muta della Deeply (super mute!) al temporary store che c’era sul lungo mare e caffettino in giro. Poi le onde sono arrivate, la marea aveva ordinato il mare, e siamo entrati. Saluto l’Oceano tirando “cancari”(trad. mantovano-italiano:accidenti) e madonne contro la corrente veramente forte che ti trascinava e ti toglieva tutte le forze. Il bello che ho fatto la figa e in men che non si dica mi sono ritrovata sulla line up in mezzo ad altri 20 surfisti come minimo (nota per surfisti: spot affollato), ovviamente cercavo di stare più in disparte possibile per non rompere a quelli più bravi di me ed ho fatto la boa per almeno 10/15 minuti. Quando Nick mi ha urlato di andare in mezzo agli schiumoni e un onda mi ha alzato di due metri dal livello del mare gli ho dato ascolto. Credo di aver fatto 1 oretta a riva in mezzo alle schiume con la mia tavola soft e ho lottato per un oretta con la corrente. Peccato per il mio approccio mentale sbagliato, che non mi permette il più delle volte di divertirmi quanto vorrei, e alla paura della forza del mare che a volte non riesco a controllare, soprattutto quando sento la corrente risucchiarmi. L’unico modo di salvarsi dal maledetto flusso che ti vuole trascinare al largo è nuotare paralleli alla riva e uscire dal canale. Comunque lottare per cambiare il mio atteggiamento mentale è la chiave per migliorare in questo sport e in altro. Vorrei già essere brava, vorrei essere la migliore, senza passare dalla fatica di imparare… Comoda eh?! Avrei voluto stare sulla line up con Nick, dividere le onde con lui e droppare (rubare) le onde a tutte le ragazze fighissime che c’erano sulla line up con la loro muta 1 mm short a fiori e le loro tavole super perfette. Io con il mio tavolone spugnoso enorme e la mia muta 5/3 mi sentivo un ippopotamo! La strada per diventare come loro è super in salita, ma devo riuscire almeno a diventare bravina sul long board. La sensazione dell’ippopotamo credo non me la toglierò mai. Nel pomeriggio siamo partiti destinazione: Carro, paesino a Sud della Francia. Il tempo mentre fai viaggi lunghi non passa mai. E il navigatore continua a cambiare orario di arrivo. Mi sono quasi presa male quando usciti dall’autostrada ci siamo trovati in mezzo al nulla, su una strada buia, dove solo guardando il navigatore capivi che eri su una strada in una lingua di terra tra mare e stagni della Camargue. Non c’era nessuna macchina in giro. Dopo un oretta in mezzo al nulla finalmente siamo arrivati al paesino di Carro. Avevamo quasi perso le speranze. Finchè non si aperto davanti a noi un piccolo porticciolo sui toni del bianco, beige e alla fine del porticciolo un’area sosta piena zeppa di camper. Finalmente al sicuro. Finalmente possiamo dormire.

20° GIORNO – 4 SETTEMBRE. Appena siamo scesi dal camper per controllare la situazione e ancora presi un po’ male dalla sera prima, ci siamo dovuti ricredere. Ci ha accolto un paesino carinissimo, il porticciolo è un gioiellino, anche ieri sera ci ha fatto tirare un sospiro di sollievo. Di fianco all’area camper c’è addirittura il mercato del pesce fresco. Inoltre siamo parcheggiati direttamente fronte mare, vicino a una piccola spiaggia dove si può fare il bagno e dove quando soffia Maestrale escono windsurf. Abbiamo scoperto mentre andavamo a fare la spesa (il supermercato più vicino era a circa 1,5 km) che c’è una vecchia Carro arroccata su un piccolo cucuzzolo, abbiamo trovato una boulangerie dove abbiamo comprato le immancabili baguette e un dolce chiamata Fanny, una bomba di pasta frolla, crema e nutella. Come ogni giro di ricognizione post spesa abbiamo anche scoperto due calette sabbiose con acqua piatta e il mare super trasparente. Era da un bel po’ che non facevo un bagno in acque così tranquille (escluso ovviamente quelle del lago di Garda). Dopo la scarpinata di 3 km per la spesa e vista la temperatura ci siamo fiondati a fare un bel bagno in una di quelle calette deliziose. L’acqua era ghiacciata, non so se sia stato lo sbalzo termico o il fatto che ormai i miei bagni sono tutti con muta e l’unica cosa a cui posso avere freddo sono i piedi. Al secondo approccio siamo riusciti a fare un mini bagno! Questa Carro ci piace sempre di più! Abbiamo pranzato con i tranci di tonno fresco e ci siamo rituffati in acqua. Talmente in astinenza da onde, abbiamo tirato fuori il mio spugnone e abbiamo surfato ondine di 30 cm. Nick ha surfato, io ci ho provato e mi sono aperta la mano cadendo, la prima volta che ho messo i piedi sulla tavola. Il fondale, nella spiaggetta, davanti all’area sosta è un tavolato di roccia. Abbiamo fatto gli stupidi in acqua e ci siamo rilassati nel nostro terrazzino vista mare. Un hotel a 5*. Altro bagnetto, nel calmo ma non caldo Mar Mediterraneo e cenetta. In riva al mare, come il migliore degli hotel, mentre il sole tramonta. Bello scoprire posti che ami e ti colpiscono fin da subito (come il faro San Augustin, in Asturia – lo trovi nel mio articolo https://laragazzadelsurfista.com/2020/03/31/asturia-en-mi-mente/) ma bello anche scoprire luoghi che si danno piano piano. Il piacere di scoprirli poco a poco. La notte quando il buio è arrivato, siamo rimasti nel nostro terrazzino a vedere la luna che si specchiava nel mare e dei signori di un camper poco distante dal nostro hanno cantato e suonato la chitarra tutta sera. Peccato non avere un video di quel momento. Talmente bello ed emozionante da non essere vero.

21° GIORNO – 5 SETTEMBRE. Abbiamo raggiunto il 21° giorno di viaggio. Siamo sopravvissuti a 3 settimane di vacanza in camper e giuro non sarei mai stanca. Dopo 21 giorni di viaggio rientriamo in Italia. Mi chiedo un po’ come sarà rientrare alle vecchie abitudini, alla casa che sembrerà ancora più grande dopo aver passato così tanto tempo in così poco spazio. Vedremo. Di certo rientriamo, io di sicuro, ancora più innamorata di questa vita camperesca, e ancora più innamorata della persona che ho di fianco. Convinta che sia la persona giusta per me sempre.

Questa avventura mi ha fatto capire che ho ancora tanto da imparare da questa vita, ho ancora tanto per essere indipendente come vorrei, devo lavorare su dei lati del mio carattere e sulle mie paure. Adoro viaggiare in camper, adoro vedere spiagge, strade poco trafficate, adoro circondarmi di natura e di vivere tante esperienze tutti i giorni. Quando un giorno è così pieno, a volte sembra che duri di più o comunque che abbia avuto più valore.

Mi spiace lasciare anche il mio diario di viaggio che ci ha accompagnato per tutti i momenti belli e litigiosi di questo viaggio. Di certo nella vita di tutti i giorni non ci saranno così tante avventure da segnare, così tanti posti e avventure da tenere a mente. I paesaggi, le emozioni, i silenzi e le risate, le spiagge semi deserte della Galizia, i tramonti, le chiacchiere, i baci, gli abbracci, i giochi, le persone incontrate. E’ stato un bellissimo viaggio. Il primo di una lunga serie, spero.

TIRIAMO LE SOMME
Km percorsi: 4500 km
Autostrada: 330 euro circa
Gasolio: 500 euro circa
Camping/Aree Sosta: 170 euro

Capitolo 5: Pais Vascos

15° GIORNO – 30 AGOSTO. Abbiamo deciso di togliere un altro po’ di km dal viaggio di ritorno andando verso i Paesi Baschi. Siamo, sopratutto Nick, rimasti scioccati dal traffico nei dintorni di Bilbao. Eravamo abituati alle desolate lande della Galizia, e chi se le scorda più… Sopelana (Sopela in basco) era la prima meta papabile perché a un centinaio di km da Somo e se fossimo arrivati per il tramontino anche una papabile surfata. Come tutti gli spot, che abbiamo incontrato fin ora in Spagna però, le 19 sono ancora un orario ricercato per surfisti e bagnanti, quindi non troviamo posto. Guardiamo la strada e il secondo spot papabile è Zarautz ad altri 100 km di distanza, troppi! Arriveremo se tutto va bene alle 21:30 con la cena ancora da preparare e senza avere la minima idea di dove dormire. Nick è già impazzito per il traffico e il casino, quindi bisogna trovare al più presto una soluzione. Park4night mi segnala un campeggio relativamente vicino alla spiaggia, andiamo subito a chiedere se c’è posto, “ultima parcela disponible!” mi rispondono, “es nuestra!” rispondiamo noi, con il nostro spagnolo-italianizzato senza pensarci due volte! Alla fine non si sta male nemmeno qualche giorno in campeggio. La tranquillità di avere un luogo per noi, la veranda aperta, la doccia luuuuuunga e la lavanderia. Infatti la prima cosa che ho fatto è stata aprire la veranda e mettere sotto sedie e tavolino, la seconda è stata farmi una doccia seria con shampoo e balsamo ai capelli. Ogni tanto si sta bene anche con i capelli che non assomigliano a dei rasta salati. Abbiamo cenato nella nostra terrazza vista mare, con un tramonto pazzesco. Un bel finale di giornata, peccato gli umori un po’ grigi. Festeggiamo il nostro 15° giorno di viaggio con una burrasca serale data dal fatto che Nick perde la testa quando dovrebbe rimanere più lucido. Bisogna scegliere la strada, se andare in campeggio o meno, lui va giù di binario e non ragiona più. Io allora mi incazzo con lui perchè non sopporto quando perde la lucidità per così poco. Adesso è sulle sue, ma va beh, vedremo domani come sono le condizioni di vento e onde, e non parlo del meteo. Ci fossero delle previsioni meteo per i malumori di coppia… almeno saprei come affrontarli! Speriamo che la serata si possa concludere con un bacio e poi a nanna abbracciati.

Sopelana è un sobborgo della città di Bilbao, cresciuto soprattutto grazie al surf. Sopelana è nota per le due spiagge Barinatxe e Arrietara. Info sullo spot: https://it.surf-forecast.com/breaks/Sopelana. Oltre a nuotare nell’oceano, c’è anche la possibilità di galleggiare a mezz’aria con il parapendio grazie alle correnti del golfo di Bizkaia. Essendo molto vicino a Bilbao, si può approfittare della metro e in una mezz’ora sarete davanti al Museo Guggenheim o sopra il ponte di Calatrava a Bilbao o a perdervi tra le Siete Calles del Casco Viejo (il cuore antico e pulsante della città). Il campeggio in cui ci siamo fermati per 2 notti si chiama Camping Sopelana, caruccio rispetto agli standard ma con bagni nuovissimi.

16 AGOSTO – 31 AGOSTO. Oggi siamo rimasti a Sopelana, relax in campeggio. Nella nostra CASA, ormai mi sono abituata a vivere in pochi mt quadrati. Stamattina session per Nick, io me ne sono stata bella bella tranquilla in spiaggia! Condizioni difficili, mare disordinato, fondale con rocce e onde grosse e ovviamente super corrente. Nick è stato in acqua poco, fortunatamente per me. Il meteo oggi è super grigio: nuvolo, nebbia, umidità e pioggia. Una tipica giornata di fine agosto. La spiaggia di Sopelana è una baia riparata da rocce con forma stranissima, stratificata (non ricordo sinceramente l’epoca giurassica al quale appartengono), il colore della sabbia è ocra e con il tempo grigio è difficile vedere i colori del mare. Ci siamo recati al paese per fare un po’ di spesa e siamo tornati per un pranzetto in veranda. Dopo pranzo ci siamo fatti una passeggiata, dalla spiaggia infatti parte un bellissimo sentiero (Paseo de la Galea) che attraversa la costa facendoti perdere nella natura e nelle scogliere a picco sul mare. Siamo tornati in tempo per non prendere la pioggia. Nick si appresta ad uscire con il surf per il tramontino (nascosto dalle nuvole), io invece decido di godermi la mia casa su ruote: doccia, capelli, phon, lavatrice e asciugatrice. Ho addirittura lavato accappatoi e lenzuola. Quando Nick torna avevo appena finito i mestieri casalinghi in camper. Lo vedo, lo saluto, lo bacio ed è asciutto, incredibile penso, mi racconta che è sceso alla spiaggia, mentre scendeva gli si sono rotte le ciabatte (1° brutto segno), le condizioni erano veramente difficili, ha visto un ragazzo in spiaggia con taglio sulla testa e testa fasciata (2° brutto segno), un ragazzo con tavola radicale (tavole da surf per condizioni impegnative) si è fatto il segno della croce prima di entrare (3° brutto segno). Dopo questi 3 segni ha pensato fosse meglio non entrare. Speriamo che domani il mare si ridimensioni così magari riesco ad entrare anche io. Mi spiacerebbe tornare a casa senza la possibilità di entrare e di non tentare un ultima uscita con il surf. La prossima volta se tutto andrà bene sarà tra due mesi… Spero di non dimenticare tutto! Domani abbiamo intenzione di spostarci, vedremo. Intanto ora dormiamo sul nostro letto profumato di bucato.

17 GIORNO – 1° SETTEMBRE. Oggi le condizioni del mare non dicono nulla di buono, troppo incazzato. Abbiamo deciso di spostarci a Zarautz. Abbiamo parcheggiato (guidati da park4night) in una zona che sembrava quasi malfamata, era un grande spiazzo contornato da palazzoni abbastanza fatiscenti ma alla fine si è rivelato comodo al centro e alla spiaggia… Diciamo relativamente comodo alla spiaggia. Siamo arrivati verso mezzogiorno e ci siamo preparati i panini da mangiare in spiaggia. La giornata era grigia e nuvolosa. La spiaggia è ampissima, scopriremo che con l’alta marea non ne rimane che una piccola lingua di sabbia con una fila di ombrelloni bianchi e blu. Nick si fionda subito in acqua e io mi prendo un timido sole e mi faccio addirittura un bagno tra le onde. A un certo punto si alza il vento e il mare si rovina. Ma che facciamo? Nelle mie ricerche avevo letto di un paseo maritimo, una pedonale che portava ad un paesino di pescatori Getaria. La passeggiata è bellissima, circa 4km di spettacolare vista mare, il mare in cui venivano cacciate e pescate le balene. Getaria è un paesino carino si visita in un paio di ore, si è rivelata comunque un ottima soluzione per fare qualche cosa anche con il brutto tempo. Torniamo dalla passeggiata, giusto giusto per beccare un po’ di pioggerellina. Zarautz non ci trattiene, e decidiamo di partire per Biarritz. E’ sera ed ha iniziato a diluviare. Ovviamente, nel tratto di strada più brutto e meno segnalato del mondo. Poi arriviamo in Francia, siamo proprio sulla strada del rientro. E’ ufficiale. Tornerei subito in Asturia e Galizia. Questi paesi baschi li abbiamo visti troppo turistici, troppo edificati non lasciano molto spazio alle bellezze naturali del posto. Abbiamo deciso di parcheggiare in un area sosta a pochi km da Biarritz, nel paese di Anglet. Vedremo la mattina qual’è la situazione!

Chi è la ragazza del surfista?

Mi chiamo Alice, ho deciso di seguire il coniglio bianco ed entrare nel mondo delle meraviglie.

Io, ragazza tranquilla, piena di ansie e di paure mi sono lasciata affascinare da un selvaggio surfista, che mi ha fatto scoprire una vita wild & free.

Amiamo viaggiare sul nostro camper, Elvis, scoprendo posti nuovi guidati dal vento e dalle onde, d’estate ma soprattutto d’inverno, quando le spiagge sono deserte e la sabbia è ancora fredda e quando il nostro mare regala mareggiate.

Sogniamo di vivere una vita colorata, spettinata e a contatto con la natura!

Seguici nelle nostre avventure!

Capitolo 4: Giro di boa

11° GIORNO – 26 AGOSTO. Decidiamo di tornare vero al Cantabria, a malincuore perchè io, nella mia lista delle cose da fare avevo inserito: Capo Finisterre (Cabo Fisterra in galiziano) luogo ritenuto dagli antichi la fine del mondo e km 0 del Cammino di Santiago; Santiago de Compostela per respirare un po’ dell’atmosfera mistica che respirano i pellegrini che arrivano nella piazza dopo tanto peregrinare; le isole Cies, un arcipelago protetto in cui possono entrare solo 2000 visitatori al giorno, hanno spiagge caraibiche e mare verde smeraldo, un paradiso del trekking. Ma per fare un percorso così avremmo dovuto avere più tempo. Purtroppo si deve tornare per impegni lavorativi e fare un viaggio di molti più km non ha senso perché almeno 2-3 giorni in un luogo è bello fermarsi. Ci avviciniamo a casa, putroppo. Siamo in camper da 11 giorni e la vita casalinga non mi manca per niente nonostante abbia i capelli che non vedono uno shampoo da Ribadesella (sento già lo sguardo di disapprovazione di mia sorella che mi guarda schifata mentre leggerà questa cosa) ma purtroppo lavarsi i capelli la sera vuol dire tenerli bagnati quando si va a letto e devo scegliere se morire di cervicali il giorno dopo (le gioie dei 30 anni) o se avere rasta che sanno di salsedine, la tshirt ha almeno 5 giorni di durata e gli short sono con me da inizio viaggio (rinfrescati sotto la doccia a Ribadesella). Sono con me da tutto il viaggio e continueranno a farlo, alla fine cammineranno a mio fianco. Ho preso su una valigia di panni per 3 settimane in hotel 4* ma in camper me ne bastano 1/4. Questa è una cosa che apprezzo. Consumismo al minimo. Apprezzi una doccia calda da 30 secondi (perchè altrimenti “finisciiiiii l’acquaaaaaaaa!”) mentre a casa non te ne basta una da 30 minuti. Sporcare meno stoviglie possibili perché poi al momento di lavarle “finisciiiiii l’acquaaaaaaaa!”. A casa siamo schiavi di queste cose, ogni giorno facciamo andare lavatrici e lavastoviglie piene sbombate. Dopo questo delirio post-cena siamo fermi in un bellissimo posto, scoperto anche questo a caso (grazie Park4Night), su una falesia a picco sul mare e su una spiaggia: la spiaggia di Penarronda a Tapia de Casariego. Vediamo se domani possiamo entrare in acqua, spero, devo buttarmi! Altrimenti non riuscirò mai a superare la fobia dell’oceano. Sono pronta a surfare e a divertirmi!

12° GIORNO – 27 AGOSTO. Stamattina sveglia e colazione, la giornata parte tranquilla, c’è nuvolo ma non eccessivamente freddo. Alle 9 circa arriva un furgoncino che inizia a suonare il clacson: è il panettiere! Mando Nick in avanscoperta e torna con baguette immancabile e una sorta di plumcake al cioccolato con peso specifico di una mattonella, perfetta per la merenda post surf e la colazione. Non durerà molto conoscendoci. E poi… dopo la spesa direttamente vista Oceano ci siamo buttati in acqua! C’era poca gente, poche scuole di surf, onde giuste, non troppo piccole e nemmeno grossissime da farmi paura ma sopratutto non spingevano tantissimo e non erano velocissime quindi avevo un po’ di tempo per imparare il take off (la partenza sull’onda). Mi sono proprio divertita, contenta di come sia andata l’uscita di oggi. E’ andata talmente tanto bene che mi sono divertita anche se in acqua c’erano alghe dappertutto, praticamente delle mangrovie. E quanto può essere piacevole nuotare con cose (che non sai cosa sono) che ti toccano piedi e mani.

Soffro di leggera talassofobia, ovvero una paura dell’acqua, in particolare del mare e delle acque profonde. Sono un “ottima” nuotatrice, ho fatto gare, la mia infanzia e adolescenza le ho passate nell’acqua clorata (complice la piscina a 2 passi da casa). Ma per me tuffarmi da uno scoglio nell’acqua fonda, nuotare nel lago di Garda lontana dalla riva, fare il bagno in mare dove non tocco, fare snorkeling o immersioni è uno sforzo immane. Fare snorkeling poi con i pesci vicino mi mette un ansia tremenda, potrebbero essere pesci pericolosi, velenosi ed attaccarmi. Figuriamoci che film si fanno nella mia mente se qualcosa mi tocca il piede mentre sono in acqua. Diciamo che ci sto lavorando. Già prendere la tavola da surf e affrontare l’acqua alta, le onde, le alghe è una conquista. Piano piano mi vedrete anche tuffarmi da alti scogli nel blu profondo o fare immersione in apnea. Basta la forza di volontà e la testardaggine.

Il cielo nuvoloso non ci ha abbandonato per tutta la giornata, ma almeno fa caldo. Caldo: 20/21° C. Ci siamo fatti una mangiata stratosferica, il surf mette fame, e ripartiamo per tornare verso Liencres. Ci spiace lasciare questo spot e parcheggio perchè veramente tattico. Spot che lavora bene con medium tide. Per info: https://it.surf-forecast.com/breaks/Playade-Penarronda.

13° GIORNO – 27 AGOSTO: Abbiamo passato la notte nel parcheggio della spiaggia di Liencres, alle 7:30 un tipo ha bussato al camper e ci ha intimato di andare via altrimenti avrebbe chiamato la Guardia Civil perché li era vietato dormire… Strani leggi spagnole, una settimana fa abbiamo dormito nello stesso parcheggio e nessuno ci ha mandato via ora invece ci mandano via alle 7 e 30 del mattino… Sarà l’anima latina che fa rispettare le leggi un po’ a catzum, in Italia come in Spagna. In realtà eravamo in torto perchè ci sono i cartelli che indicano che è vietato il campeggio e il pernottamento ma visto il nostro soggiorno di una settimana fa pensavamo di cavarcela. E’ stata una giornata di bomboloni che ci hanno costretto a spostarci per trovare uno spot surfabile. Un amico che abita in Cantabria ci ha suggerito San Vincente della Barquera, e noi senza pensarci 2 volte abbiamo girato il camper di nuovo verso l’Asturia e siamo tornati indietro di 50 km. Siamo partiti con il sole e siamo arrivati a San Vincente con nuvolo e il solito grigio. Abbiamo parcheggiato il camper in uno dei parcheggi antistanti alla spiaggia, in un campo incolto in mezzo al verde. Il problema era la distanza dal mare, almeno 500mt dall’inizio della spiaggia, calcolando che le spiagge sono profondissime per arrivare all’acqua avevi ancora 2 km, comodo con tavola da surf e zaino, fortunatamente non doveva uscire in windsurf. Poi risentiamo il nostro amico che ci indica come punto più surfabile la parte opposta della spiaggia in cui ci eravamo fermati noi. Bene, altri km e km di spiaggia per arrivare al pontile con il faro verde. MAI UNA GIOIA. Ultima sorpresa della mattinata, io avevo felpa, tshirt e braghini corti, nello zaino anche il piumino. Ma non avevo messo il costume. C’era nuvolo e quasi si metteva a piovere quindi ho pensato che avrei avuto freddo. Errata supposizione, il nuvolo e l’umidità hanno creato una cappa di caldo e avrei potuto fare addirittura il bagno. Diciamo bagnare i piedi! Dopo esserci ritrovati in spiaggia, ci siamo rifugiati nel nostro Elvis e siamo tornati a Somo dove abbiamo raggiunto i nostri amici italiani. Il mare era calato anche a Somo e Nick decide di farsi un altra session, è partito poco convinto e ha fatto 2 ore in acqua. Quando tornerà a casa avrà piedi e mani palmate e le branchie. Io solo la panza… continuo a mangiare schifezze mondiali (palmeritas al cacao; napolitane che sono una sorta di saccottino al cioccolato; abbiamo addirittura preso una torta tipica cantabra che non possiamo mangiare perché non abbiamo un forno, a quesada pasiega).

14° GIORNO – 29 AGOSTO: Oggi giornata senza spostamenti. Bagno di prima mattina (orario spagnolo, verso le 11). Le condizioni erano difficili e c’era molta corrente, ho remato per 2 h e ho preso tutte le onde… in testa! Ci siamo poi dedicati a spesa e a lavanderia, abbiamo riconquistato mutande che ormai davamo per disperse…e ne avevamo proprio bisogno di rinnovare la pulizia del guardaroba. Nel pomeriggio 2° bagno per Nick nel pomeriggio, io ho evitato accuratamente, già ho paura, manca solo che mi butti dentro in condizioni difficili o che non riesco a gestire.

15° GIORNO – 30 AGOSTO: Abbiamo passato la mattinata a Somo, purtroppo siamo parcheggiati in strada quindi è un po’ scomodo tenere tutto super sigillato, soprattutto quando fuori c’è il sole, come oggi. Ci sarebbe stato addirittura il pranzo in veranda. Abbiamo fatto un uscitina in surf e mi sono divertita, ho preso ben 1 onda ma le altre non le ho prese in testa e sono arrivata a stare in line up (il punto dove i surfisti si allineano per prendere le onde, proprio dietro la zona dove le onde si rompono). Dopo aver imparato più o meno a stare in piedi, la fase 2 è imparare le tempistiche di un onda: difficile capire dove chiuderà (destra o sinistra) e il timing. Dopo la session Nick si è dedicato all’inverter di Elvis che ci ha lasciato a piedi senza preavviso. Io ho preparato pranzetto e siamo andati in spiaggia. Finalmente un intera giornata di sole, addirittura siamo riusciti a fare il bagno senza muta giocando con le onde. Io pensavo di fare la figa buttandomi in un onda e a momenti mi affogo in 3 centimetri d’acqua. Visto che il vento non calava, le condizioni del mare non erano belle e si era anche annuvolato (una giornata di sole completo è chiedere troppo!) siamo fuggiti da Somo. CIAO CIAO CANTABRIA! CI RIVEDIAMO PRESTO!!!

Capitolo 3: Un canto a Galìcia

“… Teño morriña, hey “Ho nostalgia, hey
Teño saudade sento la malinconia
Porque estou lonxe perchè sono lontano
De eses teus lares …” da questi tuoi bei posti”

Anche Julio Iglesias sentiva la nostalgia della Galizia, dei suoi fiumi, dei suoi laghi, delle sue spiagge e dei suoi bellissimi paesaggi verdi. Talmente tanta saudade da scrivere una canzone. Devo dire che ha veramente ragione, c’è qualcosa di speciale in quella terra. Abbiamo trovato la pace dei sensi li. Lontani dal caos trovato a Somo, lontani dai campeggi dell’Asturia questa volta ci siamo vissuti la libertà della libera a pochi passi dalla spiaggia. Disturbata solo dal via vai di operai che stavano organizzando per il contest di surf che si sarebbe disputato da li a qualche giorno. E’ stata una scoperta piacevolissima e ci siamo ripromessi che la prossima camperata andremo fino in Portogallo così da vederla tutta.

8° GIORNO – 23 AGOSTO: Dopo esserci svegliati all’alba per vedere il sole sorgere dall’Oceano direttamente dall’oblo della camera da letto… come si fa a non amare la vita in camper? Abbiamo bevuto il caffè e ci siamo rimessi in marcia conquistando i 2000 km di viaggio! Durante il viaggio abbiamo trovato addirittura la nebbia. E ci siamo ritrovati un po’ come a casa. Sarà forse per quello che la Galizia ci piace? Siamo arrivati a Pantin che c’era credo la giornata più bella e calda che abbiano mai visto in Galizia. 30° gradi e sole fortissimo. Ovviamente ci siamo subito buttati in acqua per una session di surf, le onde erano perfette, la temperatura esterna era perfetta ma era fin troppo caldo. Infatti appena entrati in acqua abbiamo accusato la differenza tra acqua dell’Oceano e temperatura dell’aria. Era ghiacciata, sono entrata senza scarpette e per una buon quarto d’ora non ho avuto la sensibilità nei piedi poi conquistata quella mi è partito l’udito, avevo le orecchie che mi facevano male. Ma non mi può fermare ne l’acqua ghiacciata nelle orecchie ne i piedi crioterapizzati. Una giornata di sole e caldo così non capita molto spesso. Carpe diem.

9° GIORNO – 24 AGOSTO: Pantin. Ovviamente per questi racconti mi rifaccio al mio diario di viaggio che ho tenuto giorno per giorno quando eravamo in giro, su consiglio di Nick, che ringrazio!!! In questa giornata campale ho scritto solo “mattina nuvolosa, pomeriggio bello assolato. Nick 2 sessioni, io 1 e paurosa. Blocco psicologico del surf”. C’è dentro tutto? Non credete?! Come quando chiedete a una ragazza “cos’hai?” e lei ti risponde “niente”. In questa ventina di parole è racchiuso tutto il mio astio contro il surf. Non temete, va a giornate, oggi ci vado d’accordo, domani ci litigo pesantemente. Il problema è che io vorrei già essere capace e invece il surf è uno sport di costanza, di tenacia. Provi, riprovi e riprovi ancora finché non raggiungi un piccolissimo step. Devi stare in acqua, sentirla e lo stesso sarà sempre la prima volta. Quasi un gioco dell’oca. Raggiungi una casella e magari ti tocca tornare indietro all’inizio, fai qualche passettino avanti e poi ti devi fermare un giro. Ovviamente il colpo di culo di trovare la casellina che dall’inizio ti manda fino alla fine, al livello pro, non c’è. Te le devi sudare le onde, anche per arrivare sul picco, devi prendere schiumoni in testa e sberle in faccia. Il surf come stile di vita, il surf come la vita.

10° GIORNO – 25 AGOSTO: Ancora Pantin. Ci siamo svegliati e Nick è andato a vedere le onde come ogni mattina. Questa mattina è la mia mattina. Onde glassy, piccole e perfette. Non potenti. E’ a casellina del gioco dell’oca che ti fa ripetere il lancio dei dadi. Il cielo era nuvoloso e in acqua eravamo io e altre due ragazze. Nick mi guardava e mi dava indicazioni dalla spiaggia, non aveva voglia di bagnare la muta. Maledetto! Ero in crisi surfistica, avevo paura a stare dentro da sola, avevo paura delle onde, di un eventuale squalo, di qualsiasi cosa. Poi, mentre Nicola mi dava un grande supporto emotivo “Adesso basta, esci da li, non è il tuo sport, non ti diverti, smettila” io ho ripreso il coraggio e ho surfato qualche ondina. Un po’ di allenamento per migliorare. Ringrazio vivamente il mio coach che mi motiva sempre! Nel pomeriggio abbiamo conosciuto due italiani in van. Siamo stati insieme tutto il pomeriggio. Ci siamo spostati nella bellissima baia di San Xurxo, una spiaggia piena di dune che mi ricorda molto la Sardegna, Nick è uscito in windsurf e io mi sono messa a prendere il sole tra le dune, perfetti paravento naturali che mi proteggono dal NordEst freddo e pungente. La sera decidiamo di andare fuori a cena con i nostri nuovi amici, in uno dei pochi ristoranti della zona. Ci fermiamo a Doninos in un ristorante panoramico. Pulpo a la Galega, solomillo de cerdo per nick e come contorno pimiento del paron, peperoni fritti in sostanza. Abbiamo concluso la serata con un liquore al latte, dicono, tipico della zona. Dopo svariati bicchierini di liquore offerto siamo andati a nanna nel nostro Elvis.

i primi passi in acqua
i primi passi in acqua 2

11 GIORNO – 26 AGOSTO: Abbiamo passato la notte al Doninos perchè la mattina dovevamo in teoria uscire per una session di surf. Quindi sveglia, colazione leggera ( altrimenti poi chi entra in acqua? ) e siamo andati a vedere il mare. Sole, onde perfette. Risaliamo, cerchiamo di capire se rifarà vento perchè la scimmia del windsurf chiama, e ci prepariamo per la nostra session di surf. Sarà epica, sono carica! Oggi mi diverto! Affrontiamo quel km di dune che ci separano dal mare, immutati e intavolati (e il mio spugnone – tavola da principianti in spugna, che ti permette di non uccidere nessuno se dovesse inavvertitamente scappare – non è proprio comodissimo da trasportare) e… il mare è una merda. Onde giga enormi che chiudevano direttamente a riva (shore-break). Quindi abbiamo preso su la nostra tavola e siamo tornati al camper con le pive nel sacco, dispiaciuti di aver perso questa bella occasione. Ma per fortuna non abbiamo bagnato la muta. Sarebbe stato un problema maggiore perchè con il clima spagnolo non è che le mute si asciughino tanto facilmente. La mattina iniziata male, continua male: c’era vento ma non troppo (appena sufficiente per alzare l’ala del kite) e il mare era tutto rovinato. Alla fine abbiamo dovuto lasciar perdere. Ma ormai è troppo che siamo fermi in un posto, anche se si sta bene qui… si sta talmente bene che se dovessimo partire per un viaggio a tempo indeterminato starei qui ferma tra Doninos, San Xurxo e Pantin almeno 1 mese. I mesi in cui si sta meglio sono sicuramente luglio e agosto, le temperature non sono mai sgradevolmente alte (come succede da noi in Pianura Padana, dove per almeno un mese ti sembra di vivere in un forno) e nemmeno eccessivamente basse e la piovosità è limitata. Nella zona de La Coruña, dove ci siamo fermati noi, le medie stagionali indicano min 16°C e max 23°C con una piovosità di circa 6 giorni in un mese e una temperatura dell’acqua di circa 18°/19°C. (Capite perchè il giorno che siamo arrivati a Pantin e siamo andati a surfare abbiamo accusato lo sbalzo termico). Consigliato a tutti quelli che amano posti isolati, a contatto con natura rigogliosa e con un clima mite. Ma purtroppo La Coruña è il posto più lontano da casa di tutto il nostro viaggio, il giro di boa. Decidiamo di partire per tornare verso la Cantabria.

Ciao Galizia!

Capitolo 2: Asturia en mi mente

Respira, concentrati sul respiro, lascia andare tutto, tu sei qui, tu sei nel momento presente… A volte è veramente difficile stare nel momento presente, stare da solo, seduto, ad occhi chiusi e concentrarsi solo sul respiro. Quando sei in mood positivo è tutto semplice…Ma quando sono più di due settimane che sei chiuso in casa fai un po’ fatica a rimanere su con il morale, sopratutto se per fare dei passi diversi dal solito avanti indietro in casa sei costretto a fare mezz’ora di scale, perché hanno tolto perfino le passeggiate. Però è importante concentrarsi su qui e ora per non perdere la testa. Programmare la giornata, sognando le nuove avventure che verranno e ricordando le vecchie. Ci stiamo facendo una cultura di video di fulltimers, ragazzi che vivono in camper tutto il tempo dell’anno e girano Americhe, Europa, Asia… Un sogno. Chissà che non ci dia delle idee per cambiare vita. Ma torniamo ai ricordi della nostra più lunga vacanza camperizzata.

5° GIORNO: 20 AGOSTO 2019. Nella mattinata abbiamo salutato Somo con una session di surf,tutti e due insieme. E’stato molto divertente! 2 h di tuffi e di frullate sott’acqua. L’oceano ha una forza incredibile. Sposta masse d’acqua spaventose. Incredibile se ci si pensa. A Somo siamo sempre stati parcheggiati in strada, nei posteggi per le auto. Fortunatamente il nord della Spagna è Camper Friendly quindi è possibile davvero parcheggiarsi ovunque (ad agosto, figurarsi in bassa stagione), si trovano camper e furgoni parcheggiati in ogni dove. L’unica pecca è che parcheggiando in un posto auto non potevamo aprire finestre e oblò quindi asciugare mute e asciugamani era un po’ difficoltoso. Ma siamo sopravvissuti anche alla libera in una cittadina. Somo è veramente carina, una mecca del surf, onde per tutti i gusti e tutti i livelli. Infatti sulla spiaggia si trovano decine e decine di scuole di surf. Insomma non proprio una spiaggia deserta, ma diciamo che in 7 km di battigia la folla non è mai troppa. Ne in acqua, ne fuori. Nel pomeriggio abbiamo deciso di sportarci verso l’Asturia, quindi verso nord-ovest. Io sono per le strade normali, passare nei paesini, scoprire i vecchi borghi, magari fermarsi in una bella locanda a mangiare cose tipiche, quindi io avrei voluto fare tutto il nostro giro camperesco utilizzando solo strade normali, al massimo super strade. Un super viaggio itinerante. Nick invece è più pratico e ha bocciato la mia idea delle strade normali, troppo lente. Avremmo dovuto rinunciare a molte tappe del nostro viaggio se avessimo fatto solo strade normali. Ma, almeno per il primo tratto Cantabria – Asturia mi ha accontentato. Abbiamo passato paesini stupendi, incrociando pellegrini a piedi che percorrevano il Cammino di Santiago (https://laragazzadelsurfista.home.blog/2019/06/12/cammino-di-santiago/), il vero viaggio. Durante il percorso abbiamo fatto una deviazione e ci siamo fermati in un piccolo paesino chiamato Celorio che si affaccia in un insenatura in cui si trovano due spiagge Playa de Colombina e Playa de la Camaras, sono divise da promontori che si possono facilmente scoprire con delle passeggiate. Sosta foto e per una breve camminata per sgranchire le gambe, alla scoperta delle spiaggette e ripartiamo. La destinazione doveva essere Playa De Vega, parcheggiati direttamente sulla spiaggia o se volevamo in un camping carinissimo, immerso nel verde a pochi passi dalla spiaggia.

Dove ho trovato i posti in cui dormire da questo punto in poi? Dovete sapere che prima del viaggio, su indicazione di Nick ho fatto una ricerca. Per ogni “regione” spagnola, che poi regione non è la parola esatta perché Cantabria, Asturia e Galizia sono comunità autonome, Asturia è addirittura un principato, sono andata a cercare sui vari blog di viaggio e su i vari siti di surf posti che potevano essere degli ottimi spot di surf e dei parcheggi/aree sosta e/o campeggi in cui sostare di modo da non partire troppo alla cieca. Magari camperisti wild e fulltimers non approveranno ma essendo il nostro primo viaggio fuori Italia con camper volevamo comunque avere un paracadute di emergenza nel caso ci fossimo trovati in difficoltà. Inoltre ho scaricato una app che si chiama Park4Night anche qui i camperisti wild magari storceranno un po’ il naso ma sinceramente la trovo molto utile in un agosto abbastanza trafficato. La mappa di Park4night ti indica i luoghi per dormire (in libera o in area sosta o in campeggio), carico e scarico e lavanderie. Il tutto condito da foto e commenti di persone che sono già state li. Il sito è: https://park4night.com/.

Purtroppo però il nostro bellissimo punto di arrivo era pieno… Il parcheggio in spiaggia non consentiva la sosta notturna quindi su consiglio del signore del campeggio ci siamo spostati a Ribadesella, diretti al Camping Los Sauces. Il primo impatto è stato terribile, lontano dal mare, in una zona semi in costruzione e semi residenziale, anni 80 ruggenti e anche un po’ fatiscente. Ma alla fine quando c’è una doccia calda e sopratutto con acqua illimitata ad aspettarti, tutto il resto scompare. Nel frattempo tra noi l’aria era diventata vento di bufera. I primi giorni di convivenza 24 h su 24 si facevano sentire. Nick va in para per niente, c’è gente in giro, effettivamente troppa, rispetto alla sardegna di dicembre, ma si deve rimanere calmi e risolvere la situazione trovando escamotage e alla fine questa Ribadesella si rivelato un ottimo piano B. Siamo andati a fare una passeggiata verso il mare e il paesino ci ha ricordato subito Levanto. Un golfo riparato da piante di eucalipti, una bellissima passeggiata che costeggia tutta la spiaggia e un centro carinissimo dove abbiamo provato il Sidro, una cosa che non si può non assaggiare se si va in Asturia. In realtà, in confronto al nostro vino non ha niente da paragonare, e nemmeno alla birra, ma era giusto assaggiarlo. Viene servito nelle sidrerie con camerieri che te lo servono a caduta, quindi tengono la bottiglia in una mano, braccio teso sopra la testa e il bicchiere nell’altra mano questa volta con braccio totalmente abbassato, nel gesto chiamato “escanciar”. Questo metodo permette al sidro di schiumare ed è proprio in quel momento che bisogna berlo. Noi purtroppo non avevamo i camerieri che versavano il sidro a cascata ma avevamo un attrezzo che doveva fornire la stessa funzione. Sidro accompagnato da rabas fritas e “tipico” piatto asturiano: 2 uova, carne macinata e patatine fritte. Diciamo che a piatto asturiano tipico poi ci siamo rifatti con la fabada presa al supermercato: zuppa di fagioli bianchi con l’aggiunta di salsiccia, chorizo, morcilla asturiana(sanguinaccio) e altri tagli grassi del maiale, un piatto alla Bud Spencer insomma. Abbiamo fatto la nostra passeggiata di 1 h per rientrare al campeggio e siamo andati a dormire.

6° GIORNO: 21 AGOSTO. Oggi ancora aria di tempesta dentro Elvis, fuori il sole ed una bellissima giornata. Nick è andato a correre e io mi sono fatta una tranquilla colazione. Quando il mio pazzo furioso è tornato, abbiamo deciso di fare un giro in bici (parlerò in un articoletto di quante cose avevamo dentro il gavone o garage di Elvis) per liberarci un po’ della tristezza delle ultime due giornate un po’ litigarelle. Si sa lo sport aiuta la mente. Siamo partiti con la voglia di andare a vedere Playa de Vega e la “forra” (la strada passa in una spaccatura della roccia immersa nel verde di eucalipti) che c’è poco distante dalla spiaggia. Abbiamo percorso stradine isolate, su e giù per colli in mezzo alle mucche, un paesaggio montano a picco sull’oceano. Prati verdi, fiori di campo gialli e viola, ortensie, meleti e limoni e il cielo azzurro. Come si fa a rimanere arrabbiati in un tripudio di colori e di bellezza. Abbiamo raggiunto la spiaggia e siamo finiti a mangiare una super baguette con jamon picniccando su un tavolino in mezzo alla forra. Abbiamo fatto una tappa al campeggio a lavarci e a lavare un po’ di cose e poi di nuovo in spiaggia a Ribadesella. Dove io mi sono dedicata al “sunbath” (come direbbe la mia amica Patty) e Nick ha fatto il suo 3° sport della giornata con una bella session di surf. Mentre prendevo il sole però, ho spiato una maestra di una scuola di surf per cercare di apprendere qualche segreto in più, visto che da Nick non mi arriva nemmeno un consiglio. La sera abbiamo fatto un aperitivo in camper e ci siamo fatti una cenetta sotto la veranda in tranquillità. Pero alle 22 è arrivato il freddo umido della notte. E’ ora di andare a letto.

7° GIORNO: 22 AGOSTO. Dopo due giorni in campeggio avevamo voglia di cambiare aria, siamo tornati a Playa de Vega poi in serata ci sposteremo. Nei weekend di alta stagione è consigliato starsene in un luogo fermi perchè gira più gente. Oggi super surfata, 2h in acqua la mattina e 1 oretta al pomeriggio e sono riuscita a surfare ben 3 onde. Le onde dell’oceano sono così potenti e il più delle volte mi fanno paura, sono sberle non indifferenti quanto ti arrivano in faccia. In poche onde surfate, ho bevuto, il leash cadendo mi si è legato alla gamba e al dito e mi ha strappato il dito che a momenti mi si stacca. Un casino. E poi c’è gente che dice che è divertente… Sarà… Forse quando sei sulla tavola al salvo… 🙂 Il problema fondamentale della mia paura è che le enormi onde potenti e assassine sono onde che viste da fuori fanno ridere. Decine di cm non centinaia. Di certo a forza di prendere delle schiume in faccia e delle onde in testa diventerò meno paurosa e più intraprendente. Ma non mi vedrete mai surfare le onde a Supertubos, Pipeline o Nazarè, a meno che non ci siano condizioni da longboard. Dopo un pranzo a base di hamburger cucinati sul momento strabuoni, birra media per Nick e un mojito strabuono per me (compreso di balla della sottoscritta) , bagnetto, salutiamo la spiaggia con la promessa che ci torneremo, perchè veramente carina. Decidiamo di spostarci in Galizia per evitare il caos del weekend. Sulla strada per la Galizia avevo in mente di fare una deviazione a Praia das Catedrais, ma il tramonto ha avuto la meglio. Io purtroppo non ho potuto vederla perché Nick ha la frenesia da onda che magicamente cancella tutti i luoghi che non hanno a che fare direttamente con surf o windsurf, purtroppo chi è una “ragazza del surfista” sa di cosa parlo. Praia das catedrais è una spiaggia il cui nome deriva da particolari conformazioni della roccia ed a archi naturali (alti fino a 10 mt) che ricordano una cattedrale. Si possono visitare con bassa marea direttamente accedendo alla spiaggia mentre durante l’alta marea c’è un sentiero panoramico che costeggia tutta la spiaggia. Eventualmente prima di andare consultate le maree, ovvio dire che i momenti più magici sono tramonto e alba. Ultima info: durante l’estate si deve prenotare l’ingresso perché il numero di visite è limitato. Quindi rimandata per la prossima volta la gita alla spiaggia della cattedrale, Nick ha proposto di uscire a un uscita a caso dell’autostrada e io non ho potuto tirarmi indietro, con una proposta così non posso che essere d’accordo. Ho cercato su Park4night un posto sicuro dove fermarci e abbiamo trovato un tesoro nascosto, una chicca pazzesca,un parcheggio per 3 camper un un promontorio con un faro. Il faro di San Augustin. Siamo arrivati giusto giusto mentre il sole si tuffava nell’oceano, uno spettacolo pazzesco, colori stupendi, paesino da fiaba e fiori di un blu cangiante. Tutto era magia. Era quello che aspettavo da questo viaggio, un posto incantato trovato al di fuori dai percorsi stabiliti e turistici, fuori da qualsiasi programma. Questo posticino non l’abbiamo cercato ma lui ci ha trovato. Per concludere questa serata in bellezza serviva del buon vino, un bel piatto di pesce e la notte stellata ad abbracciarci, purtroppo avevamo solo delle bistecchine di maiale dure come il cemento, insalata e birra, per fortuna le stelle ad abbracciarci c’erano. E cullati da una notte stellata ci addormentiamo. La Galizia ci aspetta.

Capitolo 1: Cantabria

Sarò strana ma io sto bene in questa quarantena. La cosa che apprezzo di più è il tempo che questo isolamento forzato mi sta regalando. Ho tempo di fare tutte le cose che avrei sempre voluto fare: tempo per imparare lo yoga, tempo per concentrarmi sulla meditazione, tempo per ritrovare me stessa. Poi lo studio per il mio futuro, allenamenti per tenermi in forma e non ingrassare visto che un altro hobby della quarantena è cucinare manicaretti. Non ho mai avuto hobby, passatempi, passo tutto il tempo della giornata a correre. Passiamo in realtà, penso di non essere l’unica. Passo finalmente del tempo con Nick, 24h su 24 7/7 e non 3 ore la sera stanchi e distrutti dalla giornata lavorativa. Questo non vuol dire che io non sia preoccupata della Pandemia in corso, che non mi chieda quando mai finirà e potrò tornare a riabbracciare i miei, le mie sorelle e i miei nonni. Ma invece di concentrarmi sul futuro, ho deciso di concentrarmi (come non ho mai fatto) sul presente. Sulla giornata… Sul respiro… Come la meditazione e lo yoga insegnano. E’ un altra cosa positiva di questa prigionia forzata, durante la quotidianità sono sempre stata abituata a pensare, dal mio risveglio la mattina, a quello che verrà dopo: alle 12:30 devo correre a fare crossfit, domani devo correre a fare la spesa prima che vengano ospiti a cena, mercoledì sera ho la cena con i miei, giovedì cena con i suoi, venerdì mi devo preparare per andare via con Elvis, dove si andrà?cosa devo mettere in borsa? e la domenica a pensare che il giorno dopo sarebbe ricominciato tutto da capo: lavoro, corse, palestra, poco tempo per le persone care e per le cose importanti. Questa situazione rivoluzionerà il modo di pensare di tanti, il mio l’ha già rivoluzionato. In attesa di tornare a viaggiare, spero di allietare anche la vostra quarantena, raccontandovi il nostro viaggio più lungo (fino ad ora) fatto con Elvis.

1° giorno – 16 agosto. SI PARTE!!!! Usciamo da casa alle 3:40 di notte, anche il nostro Elvis è pronto alla partenza, abbiamo impiegato 2 giorni per caricare tutto il necessario, nessuna dimenticanza, si spera! Facciamo 2 km e… “Nick non trovo il cellulare”… panico da parte mia, rabbia e frustrazione da parte di Nick… Se va come è andata la partenza … Siamo in una botte di ferro! Si riparte… Ho mappa cartacea, navigatore TomTom e Google Maps per la strada. Si procede senza particolari intoppi, passiamo la Liguria senza problemi. Io incredibilmente riesco a stare sveglia e a far compagnia a Nick, ci fermiamo in un area sosta per un caffè e si riparte! Arriviamo in Francia di prima mattina. Passiamo Monaco, Nizza, Cannes, Frejus. L’adrenalina e la voglia di iniziare questo viaggio ci caricano e non vediamo l’ora di toccare l’oceano. Il piano è guidare fino a Biarritz e fermarci per la notte nei dintorni e l’indomani svegliarci con il mare. Il piano non solo è stato vanificato, ma è stato distrutto e disintegrato. Un castello di sabbia schiacciato dal piede di bambino dispettoso. Durante la marcia sento alla radio la voce della speaker che parla di “trafic” “circulation dense”, allarmata guardo google maps e la scoperta è traumatica. Code da Aix-En-Provence a Montpellier. Un incidente dopo l’altro, una coda dopo l’altra. Un lungo serpentone di macchine ferme su carreggiate di 4/5 corsie. Tratti fatti uscendo dall’autostrada seguendo Google Maps recuperando non si sa , sinceramente, quanti minuti. Abbiamo fatto una sosta per pranzetto veloce in un area sosta in quel tratto di strada e non ci siamo nemmeno potuti rilassare. Nick ha dormito una decina di minuti e io sono rimasta sveglia a controllare il perimetro del camper. Su ogni forum di camperisti in cui si capita, mentre si organizza il viaggio, il monito è lo stesso “mai fermarsi nelle aree soste nel sud della Francia, mai dormire di notte in una di quelle aree sosta”. Il rischio è che ti portino via anche il camper e ti lascino su una panchina a dormire sul materasso. Quindi praticamente in quella mezz’ora che ci siamo fermati io ho studiato qualsiasi persona si aggirasse per quell’area sosta cercando persone sospette. Una sosta veramente riposante. Ripartiamo e ormai la coda è infinita, io non ce la faccio più dopo 14/15 h di camper (senza guidare) sono distrutta, immagino Nick. Passiamo Carcassonne verso le 16:00, ormai l’obiettivo “oceano” è irraggiungibile quindi cerchiamo di avvicinarci il più possibile a Tolosa, in modo che il giorno dopo saremmo partiti presto senza preoccuparsi del traffico della città. Come insegna il manuale del buon camperista la sosta notturna si fa fuori dall’autostrada, quindi usciamo a caso seguendo l’app Park4night che ci segnala un area sosta vicino all’uscita dell’autostrada. Ci troviamo a Castelnaudary, una cittadina carinissima. Purtroppo non siamo riusciti a vedere molto perché siamo arrivati al tramonto e siamo ripartiti all’alba. Ma abbiamo fatto una camminata (per sgranchire le gambe) lungo il romantico Canal di Midi, un canale artificiale che collega il fiume Garonna al mar Mediterraneo. E’ una delle vie navigabili più famose al mondo. Mentre passeggiavamo sul canale abbiamo visto chiatte bellissime con biciclette a bordo e abbiamo sognato per un attimo di stare su una di quelle. In tutto il caos della giornata immaginarci su una chiatta che procede lenta lungo il fiume è stato quasi rigenerante. Un ottima idea di vacanza alternativa, la vita che scorre con il lento scorrere del fiume e trovarti ogni giorno in una cittadina differente: Carcassone, Narbona, Beziers, Sete, Tolosa. Tutto il Canal du Midi è costeggiato da ciclabili dove il tempo scorre con la stessa velocità delle barche che navigano sul fiume. A Tolosa si collega la ciclabile dei due mari che prosegue per Bordeaux e collega il mar Mediterraneo con l’oceano Atlantico, oltre 500 km di vecchi canali, ex ferrovie e strade bianche. Questo gioiellino di posto ci ha dato già due bellissime idee di viaggio insoliti. All’area di sosta non c’era posto e nemmeno nel campeggio comunale ma gentilmente il parcheggio ci ha fatto sostare nel parcheggio esterno. Abbiamo cenato con 4 birre e pommes frites grande gentilmente riforniti da Lilly, la signora che aveva un piccolo baracchino di street food all’interno del campeggio.

2° GIORNO – 17 agosto. Sveglia h 5:00 e ripartiamo! Il mio cervello non è abituato a dormire così poco, Nick sembra che dopo le 15h guidate e 5 h di sonno della notte prima non faccia nemmeno una piega. Non sapevamo bene dove eravamo diretti, non avevamo ben chiaro dove volevamo fermarci. Avevamo solo un obiettivo toccare l’Oceano. Siamo arrivati all’Oceano, a Liencres, a Playa De Valdearenas (Cantabria) alle 13:00. Siamo arrivati sabato 17 agosto, con sole e una bellissima giornata, il giorno più trafficato del mondo. Pensavo che il ferragosto fosse una cosa tipicamente italiana ma mi sbagliavo! Erano tutti in spiaggia, i posti nei parcheggi vicini e lontani dalla spiaggia erano occupati, c’erano macchine ovunque, anche lungo la strada. Eravamo stanchi, sconfortati e delusi. Ci aspettavamo poca gente, la spiaggia tutta per noi come l’avevamo vista a settembre. Abbiamo impiegato un attimo per capire cosa fare e poi abbiamo deciso, abbiamo parcheggiato il camper a 4/5 km di distanza e ce la siamo fatta tutta a piedi… Nick con tavola e muta sottobraccio. E’ stato uno spettacolo passare tutta la pineta e trovarsi una spiaggia ampissima davanti agli occhi. La temperatura era perfetta, basta caldi soffocanti della pianura padana! E noi stentiamo a riconoscere la Cantabria! Nick si tuffa per una session, io rimango a guardarlo e a sonnecchiare. Ho perso neuroni per la mancanza di sonno, non so più in che lingua devo parlare e sono abbastanza rincretinita. Abbiamo fatto un bagnetto, giocando con le onde e un aperitivo con una birretta ghiacciata. Decidiamo di tornare al camper, dobbiamo fare spesa per la serata e dobbiamo tornare ad accaparrarci un posto per la notte nel parcheggio vicino alla spiaggia. Alle 19:30 siamo riusciti a trovare un posticino per Elvis, Nick si spara un’altra oretta in acqua e io lo aspetto in spiaggia. Vedere il tramonto alle 21 di sera non ha prezzo, è spettacolare. Finalmente siamo arrivati al punto di partenza del nostro viaggio!

3° GIORNO: 18 AGOSTO. Svegliarsi ad un orario decente non ha prezzo. Coccolarsi e andare a vedere il mare appena svegli nemmeno. Adoro tutto questo! Sopratutto se il tempo è nuvoloso e fresco. Niente sole, niente caos, niente spagnoli in gita. Che pace! Abbiamo fatto una bellissima passeggiata sotto una pioggerellina fine e diventata poi pioggia tra le dune del parco di Liencres. Poi abbiamo fatto un po’ di vita campereccia. Una giornata così in relax ci voleva proprio! Il pomeriggio ci siamo spostati a Somo (paesino vicino Santander), una destinazione per noi già amica. Ci ha accolto con pioggia e vento e poche onde. Abbiamo incontrato ragazzi che venivano dal nord Italia e un amico che abita la. Abbiamo bevuto una birra o due e ci siamo mangiati un tipico Hamburger spagnolo. Non è vero, non c’era niente di tipico. Era solo un hamburger molto buono. La notte dormiremo nelle vie del paese di Somo, sperando che l’indomani il tempo sia migliore e magari ci siano anche un po’ di onde.

4° GIORNO: 19 AGOSTO. Ci siamo svegliati di buon ora e abbiamo fatto addirittura colazione al bar con una gustosa ed enorme napoletana: un fagottino ripieno di cioccolato. Una super goduria. La giusta carica per entrare in acqua! E’ si, perché oggi non si perde tempo e si entra in acqua! E’ stata un uscita sfiancante, condizioni difficili e mare incasinato. La prima uscita mi ha messo KO. Nick si è fatto un altra session nel pomeriggio ma io ero talmente cotta che sarei affogata o uscita sputata fuori da un onda. Ci sarà tempo per risalire sulla tavola, il fatto è che mi sento proprio brocca. Speriamo di s-broccarmi. Nel frattempo ho passato il pomeriggio in spiaggia a vedere il mio surfista cavalcare le onde poi birrettina e spesa per la cena. Si passa la sera tranquilla con Elvis, bisogna iniziare a mettere dei punti sulla nostra cartina stradale. Prossima tappa: Asturia.

Arrivederci! (Sardegna parte 4)

1 gennaio. La mattina ci siamo svegliati all’alba. Con la nostalgia di un anno appena finito e la smania di sapere cosa succederà in questo 2020. Sarà un anno di cambiamento, perché io non ho ancora trovato me stessa e sto ancora cercando la mia strada. Non sarà una strada battuta, asfaltata, segnata sulle mappe è più un percorso in mountain bike ma di quelli che non sei certo di dove andrai a finire. Con un bello sterrato impegnativo. Mi sto allenando per affrontarla!

Primo gennaio 2020

Dopo questi ultimi cambiamenti mondiali questa strada è ancora più delineata davanti a me. Basta perdere tempo. Non ce n’è abbastanza. Mai. Chi si aspettava ,quando brindavamo (alle 21, da buoni camperisti tedeschi) a un bellissimo 2020, un epidemia globale? Una malattia che ci costringesse a casa per giorni. Una malattia che ci facesse preoccupare per noi e per i nostri cari. Una malattia che oltre a chiudere le frontiere chiude i paesi, le città vicine a noi. Nessun viaggio in Europa ma nemmeno nella nostra cara Torbole, Levanto, Malcesine o Sirolo. Imprigionati a casa senza più libertà.

Torneremo a viaggiare e allora, sarà per sempre.

La prima mattina del 2020 ci siamo svegliati all’alba, ci siamo fatti una colazioncina, preparati con tutta calma e siamo andati in spiaggia. La spiaggia era deserta. Abbiamo fatto i pazzi scattando foto cretine e ci siamo goduti il sole caldo. Poi è arrivata la Patty e ci ha fatto notare che poteva essere un ottima giornata per il sup. Grazie Patty, se non ci fossi tu a darci queste belle idee! È giunta l’ora di gonfiare il mio nuovo sup e di testarlo. Gonfiaggio con cambio della guardia meglio di un pit stop della Ferrari, ci ho impiegato di più a mettere la muta. Sole caldo, mare con ondine di 30/40 cm e niente vento, condizioni perfette! Mi sono surfata le ondine, ho fatto 500 cadute in acqua ed è stato super divertente. Nick vedendo quanto ci divertiamo io e Patty non ha resistito e si è fatto prestare il sup da Valerio. Alla fine la mattina è passata tra ondine surfate e una bella suppata alle scogliere che costeggiavano la spiaggia. Rilassante la suppata, ma la mia comfort zone è stata bypassata quando ci siamo allontanati dalla riva di 150 mt. Quando l’acqua dal cristallino è diventata smeraldo intenso, ecco, li ho desiderato, pregato di non cadere dal SUP! Alla fine è stata una bellissima esperienza! La spiaggia nel frattempo si era ripopolata purtroppo, invece, i nostri amici fenicotteri dopo i botti della notte prima non avevano ancora fatto ritorno allo stagno. Al loro posto ho trovato delle piume rosa che porterò sempre con me. È stato un bel regalo di addio da parte loro.

La mia prima onda con sup

La mattina dopo abbiamo deciso di risalire la Sardegna e tornare al nord, tappa: Alghero! Salutiamo Patty e Valerio che sono stati degli ottimi compagni di viaggio e ci rimettiamo in strada. Per fortuna questa volta la strada per risalire è tutta dritta, bella scorrevole e poco trafficata. Abbiamo proprio voglia di vedere la nostra Alghero! Ma prima di arrivare alla nostra città preferita della Sardegna siamo passati per Porto Ferro. Abbiamo fatto una bellissima passeggiata che parte dalla torre sud della baia. Un sentiero vista mare per raggiungere calette e falesie sperdute, il tutto condito da rosmarini fioriti e fiori gialli qui e là. È stata una giornata stupenda, con sole e caldo primaverile. Avevamo deciso di concludere la serata in un ristorantino di pesce per mangiare la fregola sarda ma non c’era niente di aperto. Abbiamo deviato su un aperitivo a Sardoa (localino carinissimo dove fanno dei mojitos da paura). Atmosfera basca in una città con origini catalane. La serata si è conclusa con una pizza che di sardo non aveva niente e una seadas che non mi è rimasta molto impressa. Una delusione. A volte penso che siamo più bravi noi a fare da mangiare! Siamo troppo sul pezzo con la cucina.

Porto Ferro
Alghero by night
Mojito del Sardoa

Oggi da bravi algheresi siamo andati a Crossfit Jailbreak Alghero ad allenarci. Io non avevo per niente voglia, entrata nel mood vacanze faccio sempre un po’ fatica a fare fatica. Nick mi ha praticamente trascinata e costretta ad andare e devo dire che è sempre un piacere tornare lì. Ottimi wod e ottima compagnia. È come sentirsi a casa.

Ma è già tempo di ripartire. Alghero non ha onde e non ha vento per i prossimi giorni e la Ciaccia si. Quindi si riparte! Il pomeriggio è trascorso tranquillo, il tempo era nuvolo e fresco quindi non invogliava ad uscire. Dopo essere arrivati alla Ciaccia però abbiamo ripreso la ricerca interrotta. La sera prima ci siamo dovuti arrendere perché non c’era un locale aperto ad Alghero. Stasera i nostri eroi riusciranno a mangiare sardo? Pesce o porceddu! Quello che c’è non abbiamo preferenze questa volta! Ho trovato un agriturismo su una collina vista mare, cena completa a 30€ e fanno il porceddu! Proviamo! Arriviamo all’ingresso della strada sterrata che porta all’agriturismo, la strada oltre ad essere sterrata ha anche una bella pendenza. Con il camper è un rischio. Andiamo a vedere a piedi, tanto è solo 1 km. Alla fine abbiamo scoperto che il km dei sardi non è il km del continente perché abbiamo continuato a camminare fino a che non abbiamo intravisto dove poteva essere l’agriturismo. Con camper strada però infattibile. Una volta scesi dalla scarpinata e tornati al camper abbiamo incrociato il proprietario dell’agriturismo che ci dice che, ovviamente , sono chiusi. Niente porceddu, niente fregola, niente cannonau, niente pecorino. Una settimana in Sardegna e non ho assaporato niente di sardo, se non una seada che sapeva di fritto misto. Che tristezza! Alla fine però quando ormai avevamo perso le speranze eccola, un osteria, vicino alla Ciaccia e con un ampio parcheggio per il camper. Chiamiamo e….. È aperta!!! Stasera si mangia fuori siiiii! L’osteria era molto chic tutta sui toni del bianco, con un illuminazione soft molto carina abbiamo mangiato antipasti misti con carciofini sott’aceto (che sono tipici della zona), salumi, spaghetti broccoletti salsiccia sarda e gorgo piccante, di dolce ovviamente seada. Tutto molto buono anche se non proprio tipicamente sardo. (Osteria Dei Poeti a Muddizza).

Ed è arrivata la fine anche di questa vacanzina. Il cielo è grigio e malinconico come noi. C’è anche freschino. La giornata si svolge tranquilla in camper, con pulizie prepartenza e sonnecchiamento generale. Nick però è riuscito a uscire in surf e si è fatto un ora in acqua. Ha dato un super saluto alla nostra amica Sardegna.

Ciao Ciaccia, è un arrivederci!
Surfing in La Ciaccia

Partiti h 16 per Olbia per imbarcarsi, siamo arrivati giusti giusti per salire sulla nave. Niente regalini per i parenti! Niente pane carasau come scorta per quando torniamo a casa. Un disastro! E mi riduco ogni volta all’ultimo. Questo è un monito per tutti quelli come me che pensano sempre alle cose l’ultimo giorno, in ritardo invece di pensarci all’inizio della vacanza.

Siamo tornati a casa il 5 gennaio dopo aver percorso 1890 km su e giù per la Sardegna. Siamo arrivati a casa con la promessa che saremmo tornati magari in primavera per vedere la Sardegna con altri colori e magari con un altro clima. La promessa non si potrà mantenere, visto le news dell’ultimo mese. Ma rimarrà un bel progetto da realizzare al più presto.

Buon 2020! (Sardegna parte 3)

Quale occasione migliore di una quarantena per finire il mio racconto sulla Sardegna? Quale occasione migliore per viaggiare con la mente quando si ha il corpo incatenato in un posto? Nella speranza che arrivino di nuovo i giorni in cui potremo ancora viaggiare e riempirci gli occhi di tramonti infuocati, oceani infiniti e natura rigogliosa.

Al risveglio, guardo come ogni mattina fuori dall’oblo della camera da letto e vedo il mare… Allora tutta la strada disastrata della sera prima ha dato i suoi frutti… La spiaggia di Funtana Meiga c’è ma manca il vento per un uscita di windsurf! Quindi decidiamo, dopo una bella colazione, di farci una camminata fino all’area archeologica di Tharros e San Giovanni Sinis dove abbiamo addirittura trovato un bar aperto (civiltaaaaà). Una bellissima passeggiata tutta in riva al mare e un bellissimo paesino tipico quello di San Giovanni Sinis pieno di storia, fosse stato aperto qualcosa sarebbe stato bello andare a visitarlo e a scoprire meglio la storia. Poi è arrivato il vento e quando il vento chiama Nick risponde! Quindi siamo tornati al camper e ovviamente si è fiondato in acqua! Tanto è legato alla sua muta che ha addirittura comperato del formaggio da un pastore ancora con la muta bagnata addosso. Ok, il formaggio ce l’abbiamo, il problema è che siamo senza cibo e se per pranzo abbiamo ripiegato su tonno e fagioli la cena dobbiamo assolutamente procacciarla! Decidiamo che è ora di ripartire, il vento è finito e noi abbiamo fame di onde! Prossima fermata Buggerru ma per la sera ci fermiamo a Guspiri, le strade sono ancora un incubo!

Tharros
Funtana Meiga dintorni
Windsurfing in Funtana Meiga

Abbiamo passato la notte parcheggiati in una stazione di servizio fuori da Guspini, per fortuna erano con noi i nostri amici. In due ci si fa forza! “Orario Malcesine” che vuol dire verso le 6 di mattina (perché a Malcesine, nota località del lago di Garda, d’estate, il peler, vento da nord, arriva alla mattina presto) siamo ripartiti direzione Buggerru! Per fortuna l’abbiamo fatta la mattina, credo che sia la strada più tortuosa del mondo, tutta in mezzo ai monti e al verde sardo. Quando abbiamo visto il mare non ci credevamo, pensavamo di essere stati catapultati in Trentino! Buggerru è un paesino che mi è piaciuto molto, caratteristico per la sua posizione incastrata tra i monti e davanti un mare con dei colori stupendi. È un paesino che ha visto la sua espansione in epoca mineraria (1900) ed è stato teatro di un ingiusto eccidio. Bello vedere che è ancora presente la storia mineraria di un paesino che è nato solamente per il lavoro. Sarebbe stato bello visitare la miniera con il trenino elettrico ma ovviamente in bassa stagione non funzionava. (L’unico lato negativo del viaggiare in bassissima stagione). Le onde però c’erano, per la prima volta il Mediterraneo mi sembrava Oceano, onde potenti e ripide, quasi tubanti. Uno spettacolo anche per chi non entrava in acqua. Nick si è sparato due session. Condizioni impegnative, tutta gente brava, corrente a lato del molo e a centro baia che ti portava fuori. Per i bravi una giostra, per me un incubo! Ci ho provato, ci abbiamo provato io e la Patty ad entrare per surfare gli schiumoni ma non siamo riuscite a fare nulla. Peccato! Abbiamo fatto un giretto la sera in centro, ma poi siamo tornati ad ubriacarci in camper. Vino cannonau e pane carasau come se piovesse.

Carovana on the road
Panoramica Buggerru
Una delle onde di Nick
Buggerru by night

Di fianco a noi, seduti su Elvis al caldo con la stufetta che va, c’era un furgonato con dei ragazzi tedeschi, surfisti anche loro, con bimbi piccoli. Loro cenavano fuori, al freddo, attorno a un fuoco acceso con delle sterpaglie trovate intorno all’area sosta. Li ammiro, ammiro il loro vivere wild & free, il loro stare bene con la natura, all’aria aperta qualsiasi sia la stagione. Adoro il fatto che i bimbi vengano educati senza troppe paturnie, adoro che vengano educati allo “stare fuori”, al vivere l’esterno senza problematica di meteo, clima e temperatura. Non ho mai visto un bimbo da una famiglia di tedeschi furgonati o con camper con in mano uno smartphone, un tablet ne durante il giorno, ne durante i pranzi e le cene per tenerlo calmo. Mangiano, giocano, si sporcano e stanno fuori, ci sia caldo freddo, faccia vento o piova. Da ammirare veramente.

La mattinata seguente ci siamo svegliati e niente onde… Noooooo e io che volevo entrare con una scadutina!! Aspettiamo il sole che arriva alle 10/10:30, fino ad allora l’area sosta è una ghiacciaia! E decidiamo di spostarci a Chia alla ricerca di qualche ondina… E alla ricerca di nuovi posti da visitare! Si parte… Patty e Vale in pole position e noi li seguiamo! Con doppio navigatore (telefono e specifico per camper) riusciamo ad allungare la strada di non so quanti km. Curve su curve, un calvario… Se potessero srotolare queste stradine verrebbe fuori una strada lunga quanto l’Italia! Abbiamo deciso di fare una sosta al tempio di Anthas, tempio punico romano bene conservato. Sosta durata il tempo di 2 foto e siamo ripartiti. Di nuovo curve. Tutte quelle curve non le fai nemmeno se fai il sellaronda in bicicletta. Siamo arrivati a Chia distrutti, sembrava di aver fatto Mantova-Biarritz invece avevamo fatto nemmeno metà Sardegna. Abbiamo trovato un area sosta stupenda a ridosso di uno stagno di acqua salata abitato da fenicotteri rosa. E noi con Elvis ci siamo parcheggiati proprio a ridosso dello stagno e dall’oblo vediamo anche il mare. Abbiamo fatto una passeggiata in spiaggia giusto per muoversi in po’. Per fortuna qui le spiaggie sono lunghe e belle ampie, la passeggiata al tramonto ci stava tutta. Da bravi e tipici camperisti tedeschi h 18:30 cena e poi alle 22 a letto!

Tempio di Antas
La vista dalla nostra casa
Fenicotteri al tramonto

Siamo arrivati all’ottavo giorno di viaggio e oggi sembra che le onde siano quasi carine. Sentiamo altri due amici trovati per caso a Chia e ci diamo appuntamento ad un secret spot. Lo swell non è ancora dei migliori quindi perdiamo un po di tempo tra bar e spesa e passeggiata a Pula. Poi torniamo alla spiaggia nel pomeriggio, la situazione sembra migliorata e si decide di entrare. Entro anche io, le onde non mi sembrano tostissime. Prima di entrare Nick mi guarda e mi chiede “sei sicura di entrare, le onde sono grandi!”… Gli uomini e il loro savoir-faire, le cose giuste dette al momento giusto. Vagli a spiegare che mi ha fatto passare tutta la poesia con quelle 3 parole, vagli a spiegare che la mia convinzione di entrare sì e sciolta come neve al sole. Niente, con muta, rimango fuori a guardare gli altri e dopo aver studiato al meglio la situazione decido di entrare sfruttando Nick che è tornato a riva a prendere la corrente che porta fuori. Maledetta corrente e maledetto mare. Non si vede un accidente e le Poseidonie si attaccano dovunque. Il mare ne è pieno! Le onde mi sembrano così grandi che non ho nemmeno il coraggio di prenderne una. Ah, il fondale è di roccia. Ah, e l’unico modo per tornare a riva e prendere un onda ed arrivare a riva perché c’è corrente! Quando mai sono uscita! Ma mi faccio coraggio, trovo la MIA onda, remo, salgo, mi alzo e … Non mi godo nemmeno l’onda! Ero talmente agitata che il mio unico pensiero era quella di toccare la riva. Bello surfare direte voi! Si, quando riuscirò a trovare la mia dimensione in acqua sarà bellissimo. Vorrei rifarlo ma il pensiero di ritrovarmi di nuovo allo stesso posto di prima mi blocca, per oggi mi fermo qui, un onda presa, mezz’ora in acqua a guardare gli altri. Hey, è anche così che si impara! Birretta con gli altri post session e arriviamo in camper alle 19. Oggi addirittura mangiamo ad orario italiano!

Nei dintorni di Pula

Ultimo dell’anno e la Sardegna ci ha regalato onde anche oggi! Abbiamo trovato uno spot carinissimo, mare smeraldo e ondine che si srotolato glassy. Io mi sono dedicata alle schiume. Dopo la mattina di onde e centrifugate siamo andati a farci una bellissima passeggiata sulla spiaggia fino alla torre di Chia e siamo tornati al nostro campo base, il nostro posto riservato vista flamingos, la nostra casa nella prateria. Ci siamo preparati per il grande cenone di fine anno e alle 22 eravamo a letto, Nick con la febbre che delirava non ha nemmeno sentito i botti e i fuochi d’artificio che scoppiavano nei dintorni. Incredibile allora c’è gente anche qui! BUON 2020!

Vista di Chia
Ultimo tramonto 2019!
Culurgiones