L’abbraccio del mare: Levanto (parte 1)

Finalmente, è arrivato, un week-end in cui possiamo uscire dalla regione ed è prevista una mareggiata! Questo significa una sola cosa: si va al mare finalmente. Preparo tutte le cose da mettere sul camper e fidatevi, ogni volta è un piccolo trasloco: coperte, lenzuola, asciugamani e poi generi alimentari, acqua, vino, skate, tavole da surf, SUP, mute di vario spessore e attrezzattura varia da campeggio. Nicola è il designato del carico/scarico attrezzature sport e camping, e puntualmente dimentica a casa qualcosa, io ovviamente lo sgrido ma so nel profondo che se organizzassi io le cose sarebbero metà cose caricate e metà lasciate a casa. Io mi occupo della parte cucina, che onestamente mi viene piuttosto bene. Io lascio a casa volontariamente delle cose (tipo biscotti) che poi puntualmente però prendiamo nel luogo di arrivo. Non è vita in camper senza biscottini come dolce.

Partiamo pomeriggio tardi e arriviamo a Levanto appena prima del coprifuoco, decidiamo per la notte di dormire in un parcheggio lontano dal mare (anche perché nel parcheggio fronte mare sono vietati i camper), ma prima di andarci a sistemare nel parcheggio decidiamo di andare a respirare un po’ di aria di mare. Dopo praticamente 5 mesi, abbiamo potuto rivedere il mare, annusare il suo profumo, lasciarci cullare dal suo sciabordio, l’umidità dell’aria di mare si è subito adagiata su di noi come in un abbraccio. Ciao mare, a domani!

La mattina dopo, ci svegliamo di buon ora e ci dirigiamo subito verso il campeggio, ma prima di nuovo sosta sulla terrazza vista mare a contemplare il mare calmissimo. C’erano dei ragazzi, su un pontile che facevano strane cose con candele e fuoco, poi si lui si è inchinato sulle ginocchia, la ragazza era incredula, si sono abbracciati e baciati e lui pieno di felicità ha urlato al mondo “ha detto SI”. Io, sono un inguaribile romantica e benché il mio romanticismo non mi sia stato molto d’aiuto o comunque non ha funzionato molto bene, per queste cose mi fanno sciogliere come neve al sole. Mi sono commossa e ho applaudito dalla terrazza per questo bellissimo gesto d’amore. E’ proprio bello lasciarsi trasportare e commuoversi per la felicità di altri, anche se non li hai mai visti prima.

Ci sistemiamo in campeggio su una terrazza bellissima, tutti i bestioni bianchi sono sistemati piano terra e invece il nostro Elvis è riuscito a fare una bella salitina e ha portarci in questo magnifico posto. Il camping è bellissimo, docce sempre calde pulite, attenti alla pulizia e immerso nel verde. Ci sono un sacco di gattini che girano per i vari camper ormai abituati al via e vai di turisti. Ho subito pensato a Luigi, la gattina che mi ha tenuto compagnia mentre studiavo per l’esame di ammissione all’università, chissà se verrà a trovarmi?! Mentre prepariamo tutto il nostro giardino privato con sedie e tavolino, ecco che si avvicina un micio grigio e rosso. LUIGI c’era ancora e mi è subito venuto a dare il “bentornata”, gli ho dato subito una doppia dose di coccole e attenzioni poi abbiamo fatto colazione e abbiamo preparato i SUP. Non è tempo di sentimentalismi, Luigi, il mare ci aspetta!

Non ho mai avuto il piacere di vedere le acque di Levanto così limpide: l’azzurro intenso dell’acqua andava a braccetto con la roccia scura e la vegetazione lussureggiante. Uno spettacolo per gli occhi, per la mente e per il cuore. Ti senti davvero appagato da tutta questa bellezza. Ogni volta che faccio queste cose che mi fanno sentire bene mi viene sempre in mente la canzone “una splendida giornata” di Vasco Rossi e me la canticchio mentre il remo scorre nell’acqua. Abbiamo trovato un perfetto trampolino per una sessione di tuffi, l’acqua era fresca ma con la muta non ci spaventa niente. Stavo talmente bene alla fine, che sarei più uscita dall’acqua.

La mareggiata è arrivata. Mi sveglio alle 6 di mattina carichissima senza sveglia, questo per una persona come Nicola è abitudine per me è straordinario. Io sto a letto anche 10 h e faccio fatica a svegliarmi, mi sta venendo il grande dubbio che sia per il fatto che mi sveglio in una landa depressa e desolata. 6.30 ci rechiamo alla spiaggia, vado a chiamare i nostri compagni di avventura che ci hanno raggiunto, Agata e Andrea e si va in acqua. Andrea e Nicola dove ci sono onde più impegnative, Agata e io andiamo sulle ondine più semplici. Avere un’amica sulle onde è stato divertente, ci spronavamo, chiacchieravamo, ci divertivamo. Saliti, abbiamo fatto una sostanziosa colazione al bar, i nostri amici ci hanno lasciato nel primo pomeriggio e noi ci siamo fatti un bellissimo sonnellino ristoratore. Dopo la sveglia così presto ci stava alla grande.

Il giorno dopo, ancora onde, questa volta la mia faccia era un po’ più contrita, la sveglia non è proprio stata carica del giorno prima ma ero pronta per tornare in acqua. C’era una bellissima giornata ed entrare presto mi avrebbe permesso di surfare con poche persone al fianco. Sono stata abituata troppo bene a Chia, quando eravamo solo in due in acqua. In realtà mi sento un pericolo perché ancora non ho la completa gestione della tavola quindi se c’è tanta gente non entro piuttosto. Mai decisione fu presa meglio, tutti i surfisti entravano a centro baia dove c’era Nick e io ho surfato per un ora e mezza praticamente sola. Poi sono arrivati un gruppo di ragazzi urlatori che mi hanno rovinato tutta la magia della session e ho deciso di uscire dall’acqua. Il surf quando vuole riesce a metterti davvero di buon umore. Alcune volte, non so se succede anche ai pro o ai più bravi, vorresti prendere la tavola spaccarla a metà e non salirci più, altre io mi arrabbio tantissimo con me stessa perché magari continuo a cadere e non riuscire a stare in piedi. Ma il “problema” del surf è che diversamente dalle altre discipline che pratico o ho praticato come nuoto o crossfit, chi comanda è il mare e non c’è una condizione standard con cui confrontarsi. E’ sempre diversa, cambiando spot (luogo) o anche rimanendo nello stesso. Le condizioni del mare variano, le condizioni del vento variano e quindi ogni volta è sempre una volta nuova. Aggiungiamo il fatto che non è un allenamento giornaliero ma saltuario e che purtroppo il mare non lo vedo così spesso complica ancora di più le cose.

Il surf però è qualcosa di più grande del solo atto sportivo, quando non sei connesso con il momento, quando stai pensando ad altro o hai in mente solo la performance allora molto probabilmente sarà una session terribile. Quando invece sei pronto a seguire il flow, quando sei pronto a connetterti con la natura, hai la mente libera e aperta allora riesci a cogliere il potere del surf. Il cielo ti sembrerà più azzurro (anche se magari sta piovendo a dirotto), l’acqua più amica e anche prendersi delle sberle dalle onde in faccia sarà piacevole.

Ecco la versione video del racconto. Cosa preferite?

Pensieri al vento

Sono passati 4 mesi e mezzo dalla Sardegna e non ricordo nemmeno più quanto dalle ultime gite in Lombardia per il weekend e sono bastati questi pochi mesi per annientarmi psicologicamente. Ogni volta mentre passeggiavo, o mentre andavo verso Verona, guardavo le montagne e mi sembravano così irraggiungibili. Erano così vicine, fino a 1 anno fa ed adesso sembrano così distanti. Come un carcerato ,mi immagino, che guardi dalle grate della sua finestra il mondo che vive, anche a me sembrava di essere in stand by. Pochi mesi di clausura che però mi sembrano anni. Sono scivolati via dalle mani come la sabbia leggera del deserto, giorni persi perché vuoti di significato. Si, vivo insieme a Nick e stiamo bene anche se passiamo 24su24 insieme, si, ho l’impegno dell’università che mi porta ad essere concentrata su un obiettivo. Ma arrivi ad un punto che non ti basta più nemmeno quello. Le passeggiate diventano tutte uguali, i giorni diventano tutti uguali, la pianura è sempre più piatta e noiosa. E i granelli di sabbia sfuggono tra le dita. E non tornano.

Non mi viene nemmeno voglia di scrivere, non mi viene voglia di allenarmi, non mi viene voglia di vivere. A un certo punto è come se questa non vita ti abbracciasse in un abbraccio soporifero. Ti sussurra: “non andare a camminare? Tanto la fuori è tutto uguale. Stai in casa.”, “non ti allenare, si fa fatica, e lo fai per niente! Siediti sul divano, guardati un film, dormi”. Sono le sirene di Ulisse, cercano di tirarti a se con la promessa che se non farai più niente allora starai bene.

Io ci sono caduta in questa anestesia dei sensi, tanto che non ricordavo più come era vivere la mia vita di prima, quella di viandanti del tempo libero, quella dove ogni weekend si partiva per una nuova meta. E me ne rendo conto ora, che sono coricata su un prato di fianco al nostro Elvis in un campeggio di Torbole. Quando sono arrivata e sono corsa davanti al lago non ci credevo, mi sembrava veramente passata una vita dall’ultima volta che l’avevo visto. Ero in braghini corti e camicia e il vento da Sud (Ora) era fastidiosissimo perché molto forte. Ma non mi importava. La fiammella che si era spenta nel mio cuore si è riaccesa in un attimo. Una fiammata. I brutti pensieri, l’ansia, la sensazione di non essere presente, la sensazione che tutto sia impalpabile, sono spariti. Spazzati via da quel vento. Oggi siamo andati a fare un giro in bici fino a Toblino e ancora più in su, ho fatto fatica tra salite e discese ma ero estasiata dal panorama.

Questo lo scrivo come monito a me, da leggere nei momenti che verranno di buio. QUESTA È LA TUA VITA, continua a lavorare per poterla avere. All’inizio magari pochi giorni poi per arrivare ad averne sempre di più. Non ti fare ingannare dalle sirene di Ulisse, per avere la vita che vuoi, bisogna alzarsi dal divano e prenderla di petto. Tu sei questa: creativa, positiva, sorridente e positiva. Non dimenticarlo!

Lockdown in Sardegna. Il nostro angolo di paradiso: Chia

Immaginate un piccolo laghetto abitato da fenicotteri rosa, un camper parcheggiato a ridosso del laghetto e se si sposta lo sguardo un po’ più in la oltre al laghetto, il mare.

Abbiamo vissuto in questo posto da sogno per quasi 3 settimane, dopo essere stati a S’Archittu, infatti, abbiamo deciso di spostarci verso sud, all’interno di un area sosta che ci permettesse di poter vivere in serenità i giorni di lockdown natalizio. In un area sosta infatti avevamo la possibilità di caricare acqua senza doverla cercare ed inoltre non ci sarebbero stati problemi di batteria perché attaccati alla colonnina della luce. Siamo arrivati nel primo pomeriggio nell’area sosta che si trova a pochi passi dalla spiaggia di Su Giudeu, una delle più belle di Chia, e ci siamo subito sistemati in una posizione perfetta. A ridosso dello stagno, vista mare e sul fianco avevamo un piccolo giardino privato circondato da una siepe. Una casa perfetta. Avevamo anche dei vicini (oltre a fenicotteri starnazzanti): una coppia di ragazzi con due cagnoline, Laila e Luna che animavano quell’oasi di pace e che ci hanno tenuto molta compagnia con la loro vivacità di cucciolone cresciute, Sono stati gli unici contatti con umani in 21 giorni di vacanza oltre a quelli con i cassieri del supermercato. Se non ci fossero stati loro forse avremmo dipinto una palla, e l’avremmo chiamata Wilson. Giusto per farvi capire che li il distanziamento sociale non era affatto un problema.

Le nostre attività sono state svariate, e trovo un po’ di difficoltà a raccontarle. Non era più una vacanza, ma una nuova quotidianità, e devo dire che non ho faticato ad abituarmi. Io dovevo studiare per la sessione invernale degli esami quindi per gran parte del giorno mi ricavavo momenti in cui o in camper (in compagnia di una stufetta elettrica comprata) o nel mio giardino privato ripetevo i miei appunti e fissavo gli argomenti. Ero spaventata su come sarebbe stato studiare in Sardegna in camper con distrazioni, nessuna postazione di lavoro, Nick che doveva magari rimanere in camper e subire argomenti ripetuti a voce alta, mi ero detta che se questi esami non fossero andati bene, l’avrei accettato e capito senza incazzarmi più di tanto… Alla fine mi sono resa conto che anche in quel caso il camper è stato, come sempre, meglio di casa. D’altronde, dopo lo studio avevo voglia di staccare la mente? Una spiaggia deserta mi attendeva a pochi passi dal camper, le onde erano pronte a cullarmi sulla tavola da surf. Se ci ripenso mi viene il magone. Soffro terribilmente essere chiusa in queste 4 mura di mattoni, i soliti giri, le solite passeggiate che mi attendono, le solite serate passate tra cellulare e tv. Nel camper è tutto completamente diverso, il telefono a volte non prende (e in quelle occasioni capisco quanto io ne sia dipendente), non abbiamo la tv quindi non ci rimane che accendere un sottofondo musicale, parlare, scherzare, giocare a carte, andare a letto presto per svegliarci poi all’alba la mattina dopo e goderci tutta la giornata con tutte le avventure che ci aspettano. Un altra VITA.

Oltre allo studio, c’era il surf. Nicola si è fatto praticamente tutti i giorni in acqua a surfare, le condizioni erano sempre bellissime che ci fosse 1 metro, 80 cm o 2 metri. Il colore del mare e la sua trasparenza ti lasciavano senza fiato (anche la temperatura, a volte!). Un giorno abbiamo surfato sotto la pioggia, con il sole che appariva e scompariva tra le nuvole, formando arcobaleni. Un giorno il mare era completamente piatto e abbiamo usato il SUP, andando ad esplorare le calette nei dintorni della nostra spiaggia, la visibilità del fondo era talmente nitida che si vedevano pesci e dune di sabbia sul fondale. I colori del mare passano dall’azzurro chiaro, al verde, al blu profondo e mi sembrava di essere in un quadro. Li hai veramente la possibilità di vivere una vita a colori. Mentre noi sguazziamo, in pianura, sempre nei soliti.

Nick si è dato alla pesca, portando da casa una canna da spinning, una da fondo. Quando siamo arrivati a Chia, dopo aver visto un ragazzo che praticava pesca subacquea, ha deciso di comprarsi anche un fucile. Io ero tra l’incredulo e lo shockato, uno si sveglia una mattina e senza mai aver praticato una cosa si prende l’attrezzatura. La prima volta che l’ha utilizzato avevo paura che si auto-arpionasse, che avrebbe perso la punta in qualche scoglio o chissà che altro. Invece il mio Mac Gyver è riuscito ad usare anche quello al primo colpo. E’ tornato dalla prima pesca subacquea con 2 pesciolini e 1 polpo. Finiti della fregola sarda della sera. E’ stata una soddisfazione mangiare qualcosa che non hai dovuto comprare al banco pesce del supermercato. Una connessione in più con la natura. E’ sceso solo una o due volte a pescare perché purtroppo non aveva la muta apposta per andare in subacquea ma utilizzava quella da surf, che purtroppo non aveva a stessa tenuta e lo stesso spessore che avrebbe dovuto avere una muta “specializzata”. Ha detto che se la procurerà per la prossima avventura. Tra poco toccherà prendere il camper più grosso per farci entrare le nostre (soprattutto le sue) mille mila passioni.

Abbiamo fatto lunghe passeggiate sulla spiaggia e nei dintorni scoprendo altre calette come Cala Cipolla e Cala del morto. Il primo dell’anno, dopo una colazione fatta in giardino, abbiamo fatto una passeggiata fino a raggiungere il faro che si trova al di sopra della spiaggia di Su Giudeu, il faro Spartivento. Faro che è stato riqualificato e trasformato in una struttura ricettiva veramente molto cool, con piscina a sfioro e ambienti raffinati. A testimoniare la storia del faro, si trovano ancora segni delle mitragliate degli aerei americani, della seconda guerra mondiale. Continuando per il sentiero siamo giunti a un casolare dove abbiamo avuto il piacere di ammirare un bellissimo panorama: a sinistra la spiaggia di Su Giudeu, a destra la spiaggia di Tueredda e in lontananza Capo Teulada. Scesi dalla stazione panoramica di capo Spartivento eravamo leggermente accaldati e io, indecisa fino all’ultimo, ho deciso di fare un piccolo bagnetto vestita. Ed è stata una sensazione stupenda. Mi sono sentita libera, selvatica, fuori dalle regole, dai “quello non lo puoi fare”, sbloccata, e slegata da tutti i preconcetti e i pensieri.

La Sardegna mi ha anche regalato la visione delle stellate più belle della mia vita, con tanto, una sera, di stella cadente. La prima volta che sono uscita dal camper, in una sera serena e ho guardato verso l’alto sono rimasta meravigliata. Una coperta di velluto nero piena di Swarovski, alcuni più piccoli, altri più grandi, ma tutti dotati di una luminosità speciale. Un momento magico che mi ha fatto sentire parte di qualcosa.

I giorni prima della ripartenza ho pianto più volte, mi sono commossa, non mi sembrava vero di dover tornare a casa. Come faccio a vivere la mia solita vita quando so cosa mi perdo?! Quando so che le cose che mi circondano a casa non mi emozionano e non mi toccano il cuore come quelle che ho trovato in Sardegna? Mi sono emozionata per il surf sotto la pioggia, per i tramonti, per le passeggiate, per il volo dei fenicotteri, persino per le rondini che volavano sopra il laghetto, mi sono emozionata per la potenza del vento e del mare e per i colori vividi, per la solitudine e per la compagnia dell’unico umano che posso sopportare 24/24 e 7/7. Ho adorato alzarmi al mattino quando il sole sorge, le colazioni sotto la veranda, i pranzi sotto il sole e le cene al calduccio del nostro camper.

Poi si torna a casa e di queste sensazioni rimane un ricordo, il fuoco che si era acceso alimentato dalle esperienze e dalle emozioni di quei giorni piano piano si spegne e non vedi l’ora di ripartire per riattizzare quel fuoco. Al momento rimangono solo i tizzoni ardenti.

Guarda il nostro video sull’avventura in Sardegna e le altre avventure:

Lockdown in Sardegna

Tanto ci siamo chiesti se valeva la pena partire come ogni anno per la Sardegna, avevamo voglia di evadere, avevamo voglia di mare, di sole e di colori. Avevo perso la voglia di fare tutto, persino di fare la passeggiata giornaliera intorno alle campagne di casa mia.

I dubbi si sono sciolti come neve al sole dopo che ho dato il mio ultimo esame universitario prima delle feste di Natale. Il pomeriggio dopo pranzo, alla Tv si parlava solo di chiusure, di colori, di giorni, di regole, di proibizioni. E noi dobbiamo evadere da questa situazione che ormai sembra un film di fantascienza! Abbiamo acquistato il biglietto per il traghetto 8 ore prima della partenza, senza farci influenzare da quello che dicevano tg, ansa e news. Per la prima volta abbiamo prenotato la cabina per la traversata, che non è nello stile surfista “wild”, ma ci sentivamo sicuramente più tranquilli, pochi contatti con umani. Ormai siamo diventati misantropi. Ci siamo resi conto, arrivati a bordo del traghetto, che la cabina era stata la soluzione migliore: i divanetti dove di solito dormivamo erano tutti transennati, oltre il fatto che  non c’è nessuna fretta di salire a bordo per prendere i divanetti per dormire, dormi comodo, hai un bagno privato in cui al rientro puoi usare tutta l’acqua che vuoi per farti una doccia calda, e se ti porti del buon vino, si può anche trasformare in un ottimo bar privato.

Trascorsa la notte tranquilla, liberiamo la cabina appena prima che aprano i nostri garage e andiamo a prendere il nostro Elvis che scalpita per l’avventura, la nave è vuota e scendiamo velocemente, passiamo i controlli in cui misurano la febbre e come ogni anno abbassiamo i finestrini… e annusiamo l’aria salmastra. Quest’anno però ad accoglierci c’è la nebbia, c’è buio, è tutto grigio ed umido, sembra di colpo di essere stati rimbalzati a Mantova. Come nel gioco dell’oca quando c’è la casellina “torna alla partenza”. Durante la strada la nebbia si dirada, e compaiono i colori dell’alba che ci fanno improvvisamente vedere pascoli verdi, alberi di sughero e il cielo azzurro. Azzurro, come non lo vedevamo, non ricordo nemmeno da quando. Perché in pianura anche quando c’è sereno, il cielo, fateci caso, non è mai azzurro, ha sempre toni sul grigio, biancastro. Nemmeno il cielo ha colore. Durante il tragitto facciamo una sosta al bar, dopo 1 mese e mezzo di zona arancio non ci sembra vero di bere un cappuccino e divorarci una brioche seduti ai tavoli dell’autogrill. Come cambiano le percezioni di normalità, quando ti cambia il mondo intorno. Ci incamminiamo di nuovo ed arriviamo ad Alghero, Nicola, che è l’uomo delle mille passioni ha deciso che quest’anno provvederà alla nostra cena andando a pesca, quindi si fionda in un negozietto di pesca a prendere delle esche vive da portare con noi nella nostra avventura. Prima di raggiungere la spiaggia di Porto Ferro dove avremmo passato il pomeriggio, veniamo fermati da un pastore sardo che vende formaggi car by car e ci appioppa una bella forma di pecorino da 1,7 kg. Ottimo, mi ci voleva proprio per completare il piatto del pranzo: culurgionis (tipica pasta sarda) con sugo al pomodoro e grattugiata di formaggio pecorino come se piovesse. Arriviamo al parcheggio e corro subito in spiaggia a vedere il mare. La baia di Porto Ferro mi si apre davanti agli occhi, il mare è calmo, e trasparente, vado subito a sentire la temperatura dell’acqua con le mani, fredda, ma non troppo, giusta per un bel giro in sup nel pomeriggio. Mi sono seduta sulle rocce e ho respirato a pieni polmoni l’aria e mi sono sentita presente, al posto giusto e al momento giusto. Il costante senso di incertezza e inconsistenza che sento nella casa di mattoni e nella quotidianità scompare appena monto sulla nostra casa su ruote. Pensandoci bene dovrebbe essere un controsenso eppure per la mia anima non lo è. Sul nostro Elvis mi sento presente, centrata, VIVA. Il mio animo gipsy sembra nutristi della libertà che respiro quando cavachiamo le strade (ridin’roads), del contatto con il mare, con i venti, con la sabbia, la terra con gli elementi. Elvis poi mi fa sentire protetta, in un abbraccio, ho tutto ciò di cui ho bisogno: bagno, cucina e piccola camera da letto con 2 finestre che ogni mattina mi permettono di vedere l’alba. E poi, ormai lo sapete, amo passare del tempo con il mio partner in crime, e il camper ci permette di vivere fianco a fianco ma anche di prenderci spazi quando lo desideriamo.

Nel pomeriggio ho convinto Nick ad andare a fare un giro in Sup, l’intenzione era quella di fare una “passeggiata” tra le calette nei dintorni di Porto Ferro, in realtà ci siamo fermati al di sotto della rocca dove si sviluppavano delle ondine di 20/30 cm e ci siamo divertiti per ore e ore a cavalcare queste mini onde. Il clima era piacevolissimo, primavera inoltrata  e il sole era caldo. Credo di essere stata più in acqua che sulla tavola tra cadute e tuffi, è stato un bellissimo benvenuto dall’isola. La sera ci siamo poi spostati a dormire in una zona più appartata, sempre vista mare. La luna si specchiava nel mare e il rumore delle onde che si infrangevano sulla battigia erano la ninna nanna per la nostra prima notte in camper dopo tanto.

Il giorno dopo abbiamo deciso di spostarci a sud, il nostro piano era quello di arrivare a Chia, sistemarci in un area camper e di passare i giorni arancio e rossi all’interno dell’area sosta così da evitare problemi di multe o contestazioni. Le condizioni del mare promettevano bene, sarebbe stato dalla nostra parte e avremmo potuto surfare per molti giorni. Siamo scesi per la strada costiera che arriva a Bosa che offre sempre dei bellissimi panorami sulle coste frastagliate dell’algherese, sosta a Bosa per un caffè vista mare e siamo ripartiti direzione S’Archittu. S’Archittu è un meraviglioso borghetto nella costa centro occidentale, noto per la roccia di origine calcarea che forma un arco ed impreziosisce le spiaggette del borgo. Abbiamo trovato con difficoltà un posticino per posteggiarci, ma quando ci siamo parcheggiati ci sembrava di vivere in un sogno: parcheggio piccolissimo, su una lingua di terra che univa la terra ferma a un piccolo promontorio. Nick ha voluto subito buttare la canna in acqua per tentare di pescare la cena (per fortuna avevamo il frigorifero pieno di deliziosi manicaretti) io invece ho preferito rilassarmi cullata dal rumore del mare. L’intenzione era quella di andare a fare il giro intorno all’arco di pietra ma purtroppo Nick non aveva tanta voglia e io da sola, non mi fidavo. Il fondale della baia era tappezzato da ricci e non avevo voglia di passare le sera a togliere spine nella malaugurata evenienza che fossi caduta in acqua. Mi sono seduta su una roccia e ho contemplato il tramonto, ho guardato il sole che andava lentamente a spegnersi nel mare, un altro giorno era finito e non avevo niente da rimpiangere. Ero grata di tutte le cose che questa giornata mi aveva offerto. E di quello che stava per venire. La sera abbiamo cenato (non grazie al pesce che ha procurato Nick) con la vista del piccolo borgo illuminato che si rifretteva nel mare.

#blessed

Seguirà nuovo episodio del blog ⟶⟶⟶⟶

Il video della nostra avventura: https://youtu.be/94NTD9FrBlw

Il rientro

Purtroppo il lavoro chiamava al rapporto prima della data in cui avevamo in mente di tornare. Dovevamo tornare a casa e non ne avevamo alcuna voglia, abbiamo pensato di rimanere nei dintorni di Santander visto che le condizioni meteo non erano affatto male e l’oceano regalava ogni giorno onde più o meno grosse. Mancava una settimana al nostro rientro e avevamo voglia di goderci tutto quanto!

-7 al rientro. Abbiamo deciso, dopo aver visto il mare, di spostarci da Somo a Liencres alla ricerca di ondine un po’ più consistenti e magari meno gente in acqua. Siamo arrivati alla spiaggia “delle onde mangia uomini” e decido di buttarmi in acqua anche io, non che la voglia sia tanta visto che devo indossare la muta di ieri ancora bagnata fradicia e non c’è caldissimo. Mentre la indosso la mia mente e il mio corpo mi chiedono perché non sia rimasta al calduccio nel mio camper, magari a fare i mestieri, a farmi colazione con calma oppure semplicemente sotto le coperte a letto… Ma una vocina mi dice “ogni lasciata è persa!”, al momento le condizioni sono belle ma ogni minuto varia la marea e cambiano le condizioni del mare. Poi sono venuta qui per questo, per surfare, per divertirmi, per stare bene e non per rimanere a letto! Ogni remata contro le onde, che mi si infrangono in faccia, è un imprecazione ma alla fine arrivo in mezzo a una decina di surfisti… tutti più esperti di me, lo si vede solo da come stanno seduti sulla tavola o da come risalgono le onde. Inizia anche a piovigginare e seduta sulla tavola mi godo il momento: cullata dalle onde, un mix di colori che sono incredibilmente in palette l’uno con l’altro: azzurro talco del mare, grigio delle nuvole, ocra e verde delle scogliere che contornano la spiaggia. Abbiamo passato all’incirca un ora e mezza in acqua e ho preso la bellezza di 3 onde, di cui una droppata (rubata) a un local che, forse, mosso da pietà, mi ha sorriso carinamente quando gli ho chiesto scusa. A mia discolpa, ero stra-convinta che dietro le mie spalle ci fosse Nick a surfare l’onda con me, l’ho visto remare con me ma poi si è fermato perché la precedenza era del local, dice anche di avermi urlato ma quando sto prendendo le onde sono talmente concentrata che non mi rendo conto di niente. Devo pensare a troppe cose: la posizione, come alzarmi, dove andare, non cadere, come cadere… non sono multi-tasking per quanto riguarda il surf! Nel pomeriggio abbiamo di nuovo provato a pescarci la cena, ma la missione è fallita.

-6 al rientro. Nottata calda, che nemmeno ad agosto l’anno scorso abbiamo avuto così caldo. Prima di partire per il viaggio, memore delle temperature dello scorso anno, avevamo caricato coperte di pile, di lana, cappotti, piumini leggeri, felpe, cuffie e sciarpe. Non credo di aver usato niente di quello che avevamo preparato, a parte la cuffia che uso per asciugarmi i capelli la sera (la uso tipo casco, capelli bagnati tutti dentro nella cuffia e vado a dormire così. Il mio modo per sopravvivere ai capelli bagnati la sera quando c’è più umido e freddo). Il vento che ha soffiato tutta notte impedendoci di aprire gli oblò e cercare un po’di refrigerio, ha rovinato le onde, quindi Nick decide di fare una corsetta e io mi perdo tra blog e faccende di “casa”. Già vi ho detto quanto ami fare le pulizie in camper! Ora che abbiamo comprato un piccolo aspirapolvere portatile poi è il massimo! Passiamo la mattina a chiederci se rimanere a Liencres o spostarci a Somo, la nostra frenesia di spostarci forse è data dal nostro spirito nomade che vorrebbe spostarsi, macinare chilometri e andare a scoprire nuovi luoghi magari deserti e senza ressa. Siamo talmente indecisi che quando Nick torna dalla corsa settiamo il camper come se dovessimo partire (gas spento, pompa idraulica spenta, tutti ciò che può volare in curva sistemato, oblò chiusi) e poi rimaniamo fermi nel parcheggio ai posti di comando in attesa di ispirazione. Alla fine decidiamo pranzare con una pasta, sicuramente a stomaco pieno si ragiona meglio. Abbiamo di nuovo riguardato il mare e le condizioni sembravano piano piano migliorare, temperatura estiva e sole ci hanno convinti a rimanere. Abbiamo fatto benissimo, siamo entrati in acqua ed eravamo da soli. Una session divertente e con ondine di una giusta grandezza e senza essere eccessivamente potenti. Oggi esco dall’acqua soddisfatta. Un po’ di miglioramenti sento che li sto facendo. Purtroppo, dopo un oretta in acqua l’affollamento sulla line up era diventato insostenibile e le onde erano peggiorate quindi siamo usciti. Mi sono talmente divertita che, ho lasciato la tavola in spiaggia e ho fatto un bagno tra le onde. Acqua cristallina, oceano caldo e sole che splendeva e riscaldava tutto, non capita spesso ma quando capita è veramente uno SPETTACOLO! La pacchia per i surfisti inesperti e amanti delle onde tenerine e carine termina qui, l’indomani le previsioni mettono una swell grossa in arrivo, chissà quando ricapiterò in acqua in condizioni semplici.

-5 al rientro. La mattina Nick si è svegliato prestissimo per buttarsi dentro prima che il mare diventasse troppo potente ma purtroppo a Liencres era già oversize! Siamo arrivati a Somo e sono rimasta scioccata dalle onde che arrivavano, e soprattutto dalla frequenza con le quali arrivavano. Periodo 19-20 secondi da un onda all’altra, il periodo molto lungo aumenta il volume di un onda. Si alternavano momenti di mare piatto e tranquillo e momenti in cui arrivavano onde che sembravano treni merci che quando si chiudevano lasciavano 1.5mt di schiuma. Condizioni epiche per i bravi surfisti! Oltre al cambio di condizioni dal punto di vista del mare in meno di 12 h c’era stato anche un repentino cambio di temperatura: ieri estate e oggi autunno: pioggia, nuvolo, grigio e temperatura di circa 14-15°C. Pioggia fino al tardo pomeriggio quando per fortuna ha smesso e siamo potuti andare a fare una passeggiata sulla spiaggia. Per fortuna perché Nick dopo una giornata passata in camper stava iniziando ad essere insofferente. Quindi via dotati di ombrello, piumino e maglione pesante siamo andati a farci una passeggiata di 7 km sulla spiaggia, eravamo solo io, l’insofferente, il vento e il freddo. Dopo la passeggiata ci siamo fermati ad ammirare i treni merci marittimi che continuavano a comparire come magicamente da un mare stranamente piatto. C’erano quelli che quei treni li sapevano pilotare e altri che non sapevano nemmeno come montarci su ma incredibilmente riuscivano a sopravvivere. Surfisti che sapevano fare il loro mestiere e ragazzi che invece entravano in acqua totalmente inesperti e cercavano di portare a casa la pelle. Un po’ invidio questa loro spavalderia (inconsapevolezza forse?) io mi faccio sempre un sacco di paranoie e a volte per non rischiare non ci provo nemmeno. Come allo skate park la stessa sera, c’erano diversi ragazzi bravissimi che facevano dei numeri coreografici e io e Nick siamo rimasti tutta la sera a guardarli sperando che a una certa ora andassero a casa e lasciassero il campo a due ragazzini cresciuti.

-4 al rientro. Sveglia presto per Nick perché ci sono condizioni epiche, io dopo aver visto le “condizioni epiche” decido di fare colazione e poi vado in spiaggia a scattare qualche foto. Incredibile come tra tanti surfisti in acqua io riesca a trovare sempre Nick, come se ci fosse un filo invisibile che ci lega anche quando siamo lontani, quando è in una massa indistinguibile di piccole foche su tavole io lo sento ancora prima di vederlo. La trovo una cosa molto romantica e spero di non perdere mai questo filo invisibile. Dopo un pranzetto veloce andiamo in spiaggia a goderci il sole, oggi è tornata l’estate. Il mio umore non è un granché oggi e spero che un bagno con la tavola da surf mi possa aiutare. Che errore! Entro in acqua già in down, sono arrivata in line up, ho preso un onda e sono tornata in spiaggia, poi ho fatto 1 ora e mezza seduta sulla battigia a guardare i ragazzi della scuola di surf che esaltati prendevano le loro prime schiume. Per fortuna la sera ci ha pensato il vino tinto a tirarmi su il morale e dopo una mezza bottiglia ho iniziato a cantare e ballare sul camper, per concludere in bellezza siamo andati allo skatepark sperando fosse libero ma ovviamente era pieno di ragazzini. Battiamo la ritirata, andiamo a letto!

-3 al rientro. La mattina le condizioni da fuori non sembravano un granché per cui ci siamo persi un po’ via tra colazione e un giro al supermercato. Poi decidiamo di entrare, eravamo in acqua in 4 ed è stato veramente piacevole surfare praticamente in solitudine. Purtroppo siamo riusciti a fare solo un oretta in acqua perché poi è cambiata la marea e le condizioni del mare sono peggiorate. Abbiamo preso un bel po’ di onde e questo è stra-allenante! Pranzo in camper e sonnellino in spiaggia. Prima della session di surf pomeridiana decido di dare un occhiata (come facevo ogni giorno -anche più volte al giorno-da praticamente inizio vacanza) al sito dell’Università di Verona. Prima di partire per il viaggio, esattamente la mattina stessa della partenza, ho provato l’esame di ammissione per entrare a Igiene Dentale ed l’attesa era ormai diventata insostenibile. Da quello dipendevano tante cose e forse era per quello che nei giorni precedenti ero stata un po’ nervosa. Il mio futuro in mano a 60 domande. Sono andata sul sito e erano uscite le graduatorie e non ci potevo credere… il mio nome era in verde, in una lista di rossi. ENTRATA, AMMESSA, ACCETTATA! ERO DENTRO! Una delle più grandi soddisfazioni della mia vita. Ho studiato materie che non avevo mai preso in considerazione, 13 anni dopo l’esame di maturità (dove già la voglia di studiare era già un ricordo delle medie). E’ stato complicato, impegnativo, gli ultimi giorni intenso ma ce l’ho fatta.  Dal tanto che ero incredula ho fatto lo screenshot della graduatoria e ogni due secondi andavo a controllare se era vero oltre ad averla fatta controllare a Nick parecchie volte. Non volevo illudermi per poi capire che in realtà mi ero sbagliata a leggere. Questa mia incredulità è andata avanti fino a che non ho fatto l’iscrizione e mi è arrivata la conferma. Per festeggiare siamo subito andati a surfare, non era un granchè il mare ma non mi interessava. Fino a che non è cambiata la marea ed è aumentato il mare, e mi sono ritrovata a scappare da onde enormi. Raggiunta la riva senza particolari evoluzioni, dovevamo risolvere un problema prima di iniziare a festeggiare per la mia piccola vittoria personale. Era almeno un paio di giorni che cercavamo di limitare i danni ma purtroppo ormai, il problema, era diventato troppo impegnativo. Dovevamo scaricare, il wc chimico ormai era al collasso. Non avevamo più scelte, o trovavamo un area carico/scarico o… Saremmo stati sommersi di liquido di provenienza biologica. E visto che la fortuna mi aveva già baciato facendomi passare l’esame di ammissione facevamo senza tutta quella cacca. Durante il carico delle acque chiare abbiamo scoperto che abbiamo perso o ci hanno rubato il tappo del serbatoio dell’acqua, ma abbiamo risolto con un galleggiante da pesca ritrovato in mare da Nick nei giorni scorsi. Senza farlo apposta si incastrava perfettamente. Nastro americano per sigillare e non rischiare che ci volasse via durante la marcia, et voilà! Chiamateci Mc Gyver.

-2 al rientro. Abbiamo festeggiato bevendo almeno un bicchiere di troppo di vino tinto e la mattina si sentiva tutto. Abbiamo guardato il mare e Nick ha deciso di buttarsi per riprendersi dal post sbornia io valuto che le onde sono un po’ troppo cattive per me e decido di stare all’asciutto. Ho fatto le pulizie del camper, soprattutto del bagno che era pieno di sabbia e sono andata in spiaggia a prendere il sole, mentre ricontrollavo per l’ennesima volta il sito dell’università e le graduatorie. Ultimo giorno in spiaggia qui in Spagna, anzi ultima mattina. Infatti ,dopo pranzo, decidiamo di partire per Anglet (già vista l’anno scorso), giusto una tappa per dividere il viaggio di rientro. Siamo arrivati ad Anglet per il tramonto ma ne io ne Nick ha avuto il coraggio di entrare in acqua. Beh io… Era scontato! Bellissime onde che srotolavano perfettamente. Il problema era arrivare in line up abbiamo contato le bracciate fatte da un tizio per raggiungerla: 150 bracciate circa. Su neanche 50 MT di distanza. Sicuramente un bel allenamento. Se non ti sputa fuori prima l’oceano.

-1 al rientro. Ultimo giorno di surf purtroppo. Lascio gli onori a Nick e io lo seguo dalla spiaggia. Mentre scatto le foto mi rendo conto di una cosa: nell’altra baia sento le trombe tipiche di una gara di surf, punto l’obbiettivo della macchina fotografica su  una boa appena fuori dal pontile che costeggia la baia e leggo wsl. Apro Instagram e guardo sulla pagina del world surf league e c’è una manifestazione proprio qui! Ci sono i grandi del surf che si stanno affrontando a colpi di 360 e aereal nelle stesse onde di Nick. Mamma chissà quanto si gasa quando glielo dico! Insomma è come se mi allenassi di fianco a un’atleta del crossfit come la Dottir, sarebbe una figata pazzesca! Nel pomeriggio siamo andati a fare una passeggiata per la promenade per cercare di vedere un po’ di evoluzioni dei pro ma era tutto super blindato e c’era un po’ troppa folla per i nostri gusti. Arrivati in camper giusto il momento prima che iniziasse a piovere. Sentiamo che non abbiamo più niente da fare, ormai sappiamo di dover tornare e che ci aspettano svariate ore di camper quindi decidiamo di ripartire. Ci siamo fermati per una sosta cena e dormita nei pressi di Carcassonne in un parcheggio carinissimo trovato su Park4night. Abbiamo mangiato hamburger con camembert e cipolla. Super! Sembrava tutto tranquillo, fino al momento in cui ho deciso di andare a dormire. Troviamo una piccola pozzanghera vicino al frigo, penso inizialmente che sia caduto qualcosa mentre lavavamo i piatti quindi asciugo ma dopo pochi minuti eccola di nuovo, la piccola pozzanghera ci guarda. Nick, è impazzito, io ho preso la scala e mi sono messa a letto. In questi momenti in cui la follia “aggiustacamper” prende il sopravvento io devo fare una cosa soltanto levarmi dalle scatole e sparire. Ogni 10 minuti chiedevo se aveva bisogno di una mano, mi sono addirittura proposta di andare ad aiutarlo fuori sotto l’acqua battente, sapevo già la risposta “faccio da solo!”… Ecco bravissimo! Il problema principale era capire da dove veniva l’acqua e fermare la perdita! Inizialmente è stata data la colpa all’acquazzone che veniva e al vento che faceva incanalare alcune gocce dal frigo e uscire nella giunzione tra frigo e salotto poi Nick Aggiustatutto si è accorto che forse c’era anche una piccolissima perdita nei tubi dell’acqua che dal boiler andavano al lavandino ma decide quello di aggiustarlo una volta a casa. Per risolvere l’effetto cascata dal frigo abbiamo spendo il gas, inserito una pezza di stoffa a protezione della grata di areazione del frigo e sigillato con nastro americano. Povero Elvis tornava a casa con più toppe di nastro americano che cose intere. Alle 3 di notte Nick si è svegliato per controllare la situazione e sceso dalla scala si è trovato con il pavimento completamente bagnato. Forse il problema non era nella grata di areazione del frigo ma nel raccordo che avevamo snobbato. Io non so quanto ci abbia impiegato perché, visto che per queste operazioni io non servo a niente, e mi sono rimessa a dormire. Mi ha svegliato alle 5:30 che voleva partire ed andare a casa. Ok, andiamo. Sono scesa dalla scala del letto e mi sono ritrovata pezzi di legno, polvere e pezzi di camper buttati per terra. C’era stata una guerra ed aveva vinto Nick! Aveva fatto tornare Elvis in ottima forma. Sono andata a mettermi al mio posto passeggero con il mio cuscino da viaggio e mi sono sparata altre 2 ore di riposino. La sveglia alle 5 è illegale.

CASA. Dopo un’altra giornata di camper siamo tornati nella bassa, nella pianura padana che non ci era affatto mancata. È sempre triste tornare a casa perché Elvis è casa… Non mi manca il divano, la TV, la doccia calda e lunghissima, gli spazi enormi di casa, non mi manca niente delle 4 mura. Sento che la mia vita è più equilibrata quando sono nella mia casa su ruote, sento che sono diversa, godo delle piccole cose, adoro stare all’aperto, adoro uscire per skate-are di notte. Io sono io quando sono su Elvis.

4° parte – Nebbia

“Quand’è che siamo arrivati in Scozia?”

Dopo il uovagate ci siamo risvegliati avvolti da una coltre di nebbia, umido e freddo, tipico clima cantabro che non mi mancava affatto. Nick ha approfittato di onde umane per fare l’immancabile session del mattino, io la mattina con un clima così faccio fatica ad andare in acqua… Anche se so che è solo una cosa mentale, in realtà l’acqua rispetto alla temperatura esterna è calda ed è super piacevole, mi sono tuffata in Sardegna a dicembre con temperature dell’acqua ben peggiori. Ma tuffarmi con la nebbia non ce la faccio, mi ricorda Mantova, il brutto tempo, il freddo, l’inverno…. rabbrividisco! Vado nel mio posto riservato per le foto, sul cucuzzolo di una collinetta che domina il mare, e tento di fare le foto ai surfer, ma non si vede niente. Troppa nebbia. Decido quindi di farmi una passeggiata sulla spiaggia, e sono rimasta affascinata dagli effetti della bassa marea quando il mare si ritira: piccole pozzanghere di acqua salata, fiumiciattoli che riportano l’acqua al mare e vere e proprie piscine naturali dove potersi immergere, facendo il bagno con i piccoli pesci che rimangono ad aspettare che il mare li venga a riprendere. Alghe che vivono metà del loro tempo sotto l’acqua e l’altra metà in superficie. Il fenomeno delle maree da queste parti è veramente accentuato con escursioni di -1.5 mt circa con bassa marea e +1.5mt circa con alta marea. Quindi anche la spiaggia cambia veramente tanto tra un passaggio e l’altro. Divertente quando lasci l’asciugamano in un punto e torni dopo 2 ore e te lo trovi così distante da te che ti chiedi che fine abbia fatto. E no, l’asciugamano non ha le gambe, è solo il mare che si è ritirato. Alla fine quando la nebbia alle 11 circa ha iniziato a diradarsi sono riuscita a scattare due foto al mio surfer preferito.

Ci siamo spostati a Somo nel pomeriggio e al tramonto sono entrata a fare surf anche io, controvoglissima perchè avevo freddo e non avevo assolutamente voglia di bagnarmi i capelli. Sono un diesel, ho bisogno di scaldarmi prima di carburare, quindi la prima mezzora ho fatto la boa poi ho iniziato a prendere confidenza e sono partita. Alla fine, sono sempre quella “aspetto l’ultima e poi salgo!”  e l’ultima per una ragione o per l’altra non arriva mai. Abbiamo deciso di farci un cheat meal per recuperare le calorie bruciate e siamo andati a mangiare un hamburger all’Iron, un hamburgeria che ricorda un po’ i tipici fast food degli anni 50, però a tema surf. Hamburger con cotoletta di pollo per me, doppio hamburger con salsa barbeque per Nick e credo un kg di patatine fritte. In realtà per bruciare le calorie di una cena così serve almeno una settimana di surf, interrotto! Dopo la cena ci siamo fiondati con il nostro surfskate comprato a Capbreton nello skatepark per imparare ad usarlo un po’. E’ stata una bella serata. Una di quelle che passi veramente spensierata, senza pensare a niente, in pace con il mondo e con te stessa.  A volte basta veramente poco, un ottima compagnia, una notte stellata, uno skate.

Scrivere questo capitolo del blog mi sta mettendo un po’ in difficoltà. Da qui in poi,fino al rientro è stato un girare tra Somo e Liencres. Per Nick due sessioni  di surf al giorno (mattina e sera) per me a seconda dei giorni. Insomma niente di fantasmagorico, niente di incredibile, niente di eclatante. Solo noi, le nostre giornate passate tra un bagno e una camminata e una capatina al supermercato a fare spesa. Cose che vi possono interessare? Non lo so. Mi chiedo se mi sottovaluto io, se sottovaluto la nostra strana (per alcuni) concezione di vita: quella per cui vale la pena prendere su il camper ogni qualvolta il mondo ce lo consente e scappare da una società che poco ha a che fare con i nostri ideali. Ma non voglio nemmeno sopravvalutarlo, nel senso che non voglio essere quella che passa per una esaltata perché scrive per piacere personale le sue piccole avventure. Cerco di farmi capire meglio, facendo un esempio concreto. Oggi siamo bombardati sui social da immagini sempre perfette, visi perfetti, fisici perfetti, vite perfette. Parlando di van life: basta aprire instagram e scrivere un ashtag qualsiasi che si aprono foto di una bellezza impressionante, furgoni vista via lattea, risvegli bevendo un caffè vista mare su una scogliera isolati dal mondo (con un VW Westfalia super stiloso e completamente rifatto), dronate pazzesce su foreste incantate.  Parlando di active lifestyle poi, la concorrenza è spietata, e ti ritrovi in profili che fanno veramente cose incredibili: salti da scogliere pazzesche, discese in bici da perdere il fiato solo a guardarle, surf nei posti più incredibili del mondo. Io cos’ho da offrire a chi mi legge? Alla fine si tratta della nostra quotidianità senza sensazionalismi e senza infighettamenti. Siamo io, Nick e il nostro Elvis che ha un bellissimo oblo panoramico, un bagno spaziosissimo, due finestre sulla camera da letto, che è super accogliente e che per me è casa. Ma non regge il confronto con un VW T1 infighettato. Io e Nick amiamo girare in camper ma a parte due o tre posti fighissimi dove ci siamo fermati a dormire, il resto erano parcheggi normalissimi in mezzo ad altri normalissimi camper. Ci piace stare in mezzo alla natura, vivere avventure, ma personalmente la scogliera più alta dalla quale mi sono buttata sarà stata 8 mt e stavo facendo un canyoning guidato… Nick sicuramente dal punto di vista “sport addicted” è sicuramente più portato di me che sono da sempre considerata una scansafatiche. 

Forse dovrei semplicemente spegnere i social e smettere di fare paragoni. Perché alla fine quello che conta siamo noi, la nostra vita, il nostro modo di vivere, le nostre scelte. Non è giusto offuscare la propria felicità solamente perché non ci si sente abbastanza rispetto ad altri.

Di certo questo blog fa bene a me. Scrivendolo mi rendo conto di quanto vorrei essere libera da tutto e mi ritrovo prigioniera di pregiudizi, di programmi, di aspettative e di confronti.

3° parte – San Vincente de la Barquera

Abbiamo deciso di non andare in Galizia ma questo non vuol dire che non possiamo spostarci da qui per trovare altri spot. Soprattutto quando c’è una grossa mareggiata in arrivo e lo swell (direzione dell’onda) non è proprio giusto per Liencres. Ci spostiamo a San Vincente de la Barquera, a circa 50 km a Ovest da dove eravamo posizionati con il camper. Eravamo già stati l’anno scorso per lo stesso motivo, mareggiata impegnativa e unico spot surfabile era “Sanvi”. L’anno scorso però eravamo rimasti solo il tempo di una surfata.

Arriviamo al mattino abbastanza presto, sulla strada incontriamo nebbia e campi a perdita d’occhio. Parcheggiamo in una area sosta, che più che area sosta è un campo adibito a pascolo, adibito a parcheggio con zona di carico e scarico e giusto, credo, 2 bagni e due docce. Una cosa un po’ raffazzonata ma veramente carina. Siamo arrivati che c’era ancora la rugiada sull’erba, le mucche e le pecore nei campi vicini che ci guardavano. Ci siamo sistemati e siamo andati in spiaggia fiduciosi che le condizioni del mare fossero buone. L’unica nota negativa di questa bellissima area sosta/parcheggio/fattoria è la lontananza dal punto in cui si trovano le onde migliori, ovvero vicino al molo con il faro verde. Ma va benissimo come riscaldamento! Io carichissima per la session di surf mi sono smontata in due secondi, quando ho iniziato a vedere i surfisti veri avere la cresta dell’onda sopra la testa… Per evitare di bagnare la muta ho deciso di starmene sulla battigia e di non provare nemmeno ad entrare. Sono rimasta un ora e mezza a sgolosare le onde, segnando l’aumento della marea spostando la mia tavola. Il momento in cui il mare calava e io entravo non è arrivato. Me ne torno al camper con le pive nel sacco. Il pomeriggio passa lento tra un sonnellino pomeridiano e una battuta di pesca finita miseramente. Nick si rifà della pesca andata a male con un’altra session di surf. Io non faccio nemmeno lo sforzo di camminare alla spiaggia, preferisco stare sotto la veranda a leggere un libro e a farmi una session di yoga e meditazione. Un oretta e mezza dedicata a me era quello che ci voleva.

È lunedì e nell’area sosta non c’è più nessuno. Siamo rimasti in 5 camper e 2 o 3 van, in uno campo che contiene minimo 100 camper, uno spettacolo. Ci siamo svegliati con l’alba ( che in spagna è verso le 8) e guardando fuori vediamo solo la nebbiolina del mattino e le mucche al pascolo, ma come si fa ad abbandonare questo angolo di paradiso? Ma today is my day, me lo sento… Oggi si surfa! Quindi mi metto la muta, paraffina sulla tavola e 1 km a piedi per arrivare allo spot, Nick durante la piacevole passeggiata con tavola sottobraccio mi avvisa “guarda che sono grandi anche oggi!”

… … … (momento di silenzio e di riflessione) Io non capisco perché ogni volta mi deve avvisare che le onde sono grosse e impegnative, piuttosto preferisco il silenzio, un religioso silenzio che già dice tutto. D’altronde noi donne capiamo anche i silenzi e poi, che sono grandi me ne accorgo anche io. Fossi una ragazza che rischia, impulsiva e senza paura allora magari le parole potrebbero fare la differenza. Ma io sono la persona più fifona e cagasotto del mondo, fai senza farmi venire ulteriori ripensamenti. A volte penso che sia tutta una trovata per non farmi entrare in acqua, così lui si diverte, prende le onde e non si deve preoccupare della piccola otaria parcheggiata sulla line up. Ma arriverà il giorno in cui ti ruberò tutte le onde e questa me la pagherai.

Questa volta però non posso fare come ieri, non posso prepararmi, spararmi passeggiata con tavola sottobraccio e non bagnarmi neanche. Entro, sono visibilmente qualche millimetro in meno di ieri. L’ho già detto, quando sei fuori e le guardi sembrano sempre più piccole di quello che sembrano, in realtà quando entri e devi affrontarle, cambia nettamente il punto di vista. Alla fine quando sei in acqua che pagai sulla tavola le vedi arrivare dal basso all’alto e fanno tutto un altro effetto. Mi faccio strada tra schiume, e corrente, prendo 4 bombe in testa che mi danno il buongiorno, un altro sforzo e… Arrivo sulla line up. Quando ho remato? Mi sembra di aver fatto 3 km, guardo la spiaggia e sarà forse a 300 metri. Comunque ora sono “al sicuro”, le onde sfilano sotto la mia tavola e io potrei stare qui a guardare la trasparenza e il colore del mare per un sacco. Un pesce addirittura salta tra la mia tavola e quella di Nick. “Wow” grida Nick “hai visto che figo, un pesce è saltato a pochissimo da noi, era grandissimo”, io con gli occhi del terrore mi immagino già che il pesce è saltato per salvarsi dal predatore che lo stava cacciando ed in automatico tiro fuori dall’acqua le gambe e controllo che non ci siano ombre strane sotto il pelo dell’acqua. Capite, la ragazza che non deve chiedere mai, ecco, non sono io. Eravamo rimasti al mio arrivo sulla line up e oltre a preoccuparmi del pesce che si è sentito per un attimo delfino, devo ovviamente riprendere fiato dallo sforzo fatto per risalire le onde, tenere d’occhio gli altri che mi sono vicini non devo essere d’impiccio in partenze/non devo rubare le onde/devo rispettare le precedenze/guardare dove rompe l’onda , vedere di non farmi spostare troppo dalla corrente (trovare sempre un punto di riferimento che posso vedere dalla spiaggia aiuta a capire se la corrente ti sta trascinando via o no), e per ultimo devo cercare di non farmi sputare fuori dall’oceano incazzato. In tutto questo ambaradan di cose a cui pensare, non so come ma riesco a prendere un onda, ma poi per la tensione e per paura invece che alzarmi in piedi finisco sulle ginocchia. Nooooooo… Avevo tutto sotto controllo eppure sta benedetta fifa di finire nella lavatrice dell’onda mi ha fatto sbagliare! Una partenza con il botto. Ho preso un onda, male e sono nel punto in cui si tutte le onde si infrangono, ora devo risalire e tornare dove ci sono gli altri. Cercando di non essere di impiccio agli altri che prendono l’onda, perché chi sta surfando ha la precedenza su quello che la sta risalendo. Quindi se sei in traettoria o ti sposti o rischi una tavola in testa. A ogni onda che mi viene addosso ripeto il mio motto del giorno “a cazzo duro” che è volgare ma rende l’idea. Sembra comunque che non sortisca alcun effetto. Anzi, arrivano 3 bombe che mi si rompono in testa, tento di non perdere posizione ma mi fanno indietreggiare di 2 metri. Mi sa che per oggi mi accontento, allenamento per la posizione sulla tavola e per la remata l’ho fatto, ora l’oceano mi sta gentilmente accompagnando alla porta. Grazie caro, è stato breve ma intenso. Sto sulla spiaggia a fissare per un po’ il mare abbatacchiata ma poi rispetto a ieri c’è più grinta e più convinzione e decido di rientrare, vedo infatti un signore che sta imparando la partenza tra le schiume e decido di andargli a fare compagnia. Di certo non è che impari tantissimo, anzi è un tornare indietro ma almeno sto ancora in acqua e di sicuro mi diverto di più che stare insieme a surfisti più esperti a fare la boa.

Dopo la session surfesca mattutina, abbiamo una cosa importantissima da fare, procacciarci il cibo… E visto che abbiamo appurato che la pesca a spinning qui non produce risultati decidiamo di andare in un supermercato a 1 km e mezzo dall’area camper, abbiamo borsa in tela grande, zaino capiente di modo da essere anche plastic free e non chiedere nemmeno una borsina. Google segnava negozio aperto dalle 10 alle 21, quando arriviamo davanti al supermercato ci rendiamo conto di quanto Google sbagli a volte. Apertura h 16:30. Abbiamo aspettato 1 ora facendo una passeggiata in spiaggia e nei dintorni del market. Un ora praticamente persa. Alle h 16:35 è ancora chiuso, vuol dire che per non si sa quale motivo il negozio oggi è chiuso. (Tra l’altro non un cartello sulla saracinesca che indicasse orari e giorni di apertura, uno deve andare a caso, se ha fortuna becca aperto). Gli altri market purtroppo sono distanti almeno 2 o 3 km per cui dobbiamo prendere assolutamente il camper per spostarci. L’unico paese turistico che ha 3 supermercatini in croce. Smontiamo l’accampamento e andiamo a cercare cibo. Nell’ora persa ad aspettare l’apertura del negozio abbiamo scoperto esserci un parcheggio immenso direttamente sulla spiaggia dove c’è lo spot di surf (Playa Meron), pieno di camper e furgoni decidiamo quindi di ritorno dalla spesa di fermarci lì e fare libera nel parcheggio. Dopo aver fatto spesa nel supermercato più schifoso di tutta Sanvi, andiamo verso il nuovo posto per la notte e passiamo di fianco al market carinissimo che avevamo trovato chiuso ed… è aperto. Maledetti orari spagnoli: noi apriamo 5 minuti prima dell’orario di apertura indicato, loro 15 dopo. Per un lombardo efficente questo è uno scompenso insormontabile. Nick va a farsi una surfata e io sto in relax in spiaggia, volevo fare yoga ma avevo troppa gente intorno per cui ho optato per una meditazione veloce. Finita la session di Nick, ci prepariamo per la doccia, sistemiamo per la cena e ci vengono a rompere le uova nel paniere, la guardia civil passa per tutti i van e i camper parcheggiati avvisando che qui non si può dormire. Benissimo, non ci mettiamo molto a decidere dove passare la notte. La nostra casa nella prateria ci aspetta! Domani il mare dovrebbe calare per dispiacere di Nick e per gioia mia, dita incrociate.

Sto entrando nella mentalità del surfista… il surf è sofferenza per dieci uscite e 1 di incredibile gioia. Oggi finalmente c’è stata una gioia! Ondine giuste, fatica giusta per arrivare alla line up, partenze non troppo veloci, non troppo affollamento in acqua, nessun pesce che si crede un delfino e il buonumore che si irradia per tutta la spiaggia. Già mi vedo, anche oggi pomeriggio a surfare ondine bellissime e super ordinate. Ma… Noi no, non riusciamo a stare fermi e dopo la session del mattino e un pranzetto con spaghetti alle vongole in camper (si, ci trattiamo bene) abbiamo deciso di spostarci a Liencres, si, il posto con le onde mangia uomini. Abbandoniamo Sanvi che stava iniziando a piacermi, il nostro “locus amoeno” che ci dava un senso di pace e di relax, forse perché ci teneva fuori dal caos della strada, della spiaggia e per questi pochi momenti ci siamo circondati di natura più che di persone. Stare a contatto con la natura penso che sia il regalo più bello che possiamo farci, guardare rapaci che volano liberi in cielo, il contatto dei piedi con l’erba bagnata di rugiada, il rinfrescarsi dell’aria quando scende la sera, il fatto di esserci solo noi che possiamo godere di un tramonto su di una scogliera. In questo viaggio c’è un po’ mancato questo lato wild, ma direi che qui almeno un po’ ce lo siamo goduti! Mentre ci allontaniamo da Sanvi, guardo le onde che si infrangono in spiaggia e sono spettacolari. Liscie, senza vento, giornata di sole e acqua super trasparente. Ancora ci penso a quelle onde che avrei potuto surfarmi. Vabbè, sfruttiamo il fatto che ci spostiamo per fare un po’ di spesa e per fare diesel, ho perso delle onde perfette almeno impieghiamo bene questo tempo. Ma nemmeno quello ci va bene, oggi, 15 settembre è festa della Cantabria, nessuno lavora. Niente spesa, ma per fortuna, dico a Nick, abbiamo ancora le uova prese in quel market schifoso. Liencres ci dà il bentornato con un mare incazzato, mi sembra giusto, andiamo via da uno spot dove c’erano onde da copertina e arriviamo qui con onde mangia uomini. Nick entra per una sunset session che va tanto di moda tra surfisti, io vado in spiaggia a godermi il sole. Al tramonto un deejay, dal bar direttamente sulla spiaggia, inizia a mettere su della musica, e devo dire che un tramonto con colonna sonora non è male. Soprattutto quando la colonna sonora ti fa capire di essere nel luogo giusto al momento giusto, grazie a Vasco e al deejay forse italiano: “Una splendida giornata/ Stravissuta, straviziata, stralunata/Una splendida giornata/Sempre con il sole in faccia fino a sera/Finché la sera di nuovo sarà”

P.s. Quando è ora di preparare la cena scopriamo che… Le uova non ci sono. Disastro! Eravamo convinti di averle messe nel carrello invece non ci sono. Ancora ci chiediamo se Nick le abbia messe nel carrello di qualcun’altro o se le abbiamo lasciate la in cassa pagate. Rimarrà un mistero. Per fortuna abbiamo sempre una scatola di fagioli a salvare la cena!

2° parte – le cose non sempre vanno come vogliamo…

Quando arriviamo in Spagna, l’obiettivo è solo uno, la Galizia e perché no, il nord del Portogallo. Della Galizia ci siamo innamorati lo scorso anno, pascoli verdi, foreste di eucalipti, spiaggie semi deserte, parcheggi vista oceano e pochissimo turismo, per non parlare ovviamente dei bellissimi spot di surf. Decidiamo, però, di fare una sosta in Cantabria, per dividere il viaggio e non perdere una giornata in camper. Una giornata significano almeno 2/3 session di surf, non possiamo assolutamente perdere tempo prezioso.

Cantabria per noi significa Somo e dintorni: un sacco di spot di surf a pochi km uno dall’altro, e a Somo ho fatto il primo primo surftrip quando non avevo ancora la minima idea di cosa potesse significare fare un viaggio che abbia come unico scopo il surf. Quell’anno ho noleggiato la tavola e sono entrata un paio di volte testando le mie maldestre doti di equilibrio e stabilità in acqua, ho convissuto per 5 giorni con uomini con la scimmia del surf e lo tornerei a rifare mille volte quel viaggio. Mi sono innamorata dell’atmosfera di un surf trip, dei panorami della Spagna del nord, delle spiaggie che risentono incredibilmente di cambi di marea pazzeschi, della simbiosi che si vive con l’oceano.

Tornando al viaggio: siamo arrivati a Loredo, il paesino a est di Somo, con il quale condivide la lunghissima e larghissima spiaggia. Abbiamo trovato un parcheggio e siamo andati subito a vedere il mare, non abbiamo resistito alla tentazione di provare la mia tavola e anche se le onde sembravano piccole ci siamo buttati. Beh, mi sono divertita un sacco, la mia nuova tavola è una bomba e mi ha dato un sacco di soddisfazioni, poi acqua limpida, onde divertenti e non impegnative e sole caldo. Finalmente una gioia nel surf dopo tanti santi tirati giù dal cielo! Abbiamo festeggiato bevendo una birretta fresca e mangiando patatine sul nostro telo in spiaggia, guardando un tramonto infuocato. Ma che sensazione è quella che si prova quando si fanno esperienze del genere? Un aperitivo home made sulla spiaggia, noi, il sole che si tuffa nell’oceano. Benessere e pace dei sensi.

L’indomani mattina la scimmia del surf ha svegliato presto Nick, che dopo una sola session di ieri sera aveva bisogno di onde serie. A Somo, il mare non dava soddisfazione, quindi abbiamo deciso di spostarci a Liencres, alla Playa di Valdearenas, una bellissima spiaggia contornata da una duna e un immensa pineta. Abbiamo fatto spesa per il weekend di modo da non spostarsi più, per non rischiare di non trovare poi posti parcheggio. Liencres non l’ho mai visto tranquillo e non mi ha smentito nemmeno questa volta, onde grandi e che mangiavano i surfisti per me, perfette per Nick. Oltre all’altezza, che dalla spiaggia sembrano sempre ondine tranquille poi quando si è in acqua coricati sulla tavola sono tutta un altra cosa, bisogna vedere anche che potenza e che frequenza ha l’onda. Più è distanziata e più avrà acqua dietro di sé. Quindi se un onda di investe, ci saranno più frullate sott’acqua. Nick, è stato bravissimo ed ha fatto una session super, con documentazione fotografica della sottoscritta appollaiata su una roccia a riva.

Le foto al momento non sono disponibili ma appena scarico e post-produco (un parolone, diciamo, modifico un attimino) le caricherò sicuramente.

Dopo un pranzetto light e ci ributtiamo in spiaggia. Mi metto protezione 30/50 da brava ragazza con incarnato nordico che si brucia anche con un secondo di sole, mi stendo e… inizia il vento. Sabbia che vola e io divento una cotoletta impanata. Avevo della sabbia in testa, nei capelli, nelle orecchie, ovunque! Appena il vento ha rinforzato kiter e windsurfer hanno tirato fuori l’attrezzatura e sono usciti! Tutti tranne uno, Nick è rimasto a guardare la situazione sperando in una diminuzione delle onde, ma più aspettava più il vento gonfiava le onde e più le condizioni diventavano impegnative. Come dicevo prima mai sottovalutare la potenza dell’oceano, le onde erano alte, un errore e devi buttare l’attrezzatura. A fine serata facendo un giro abbiamo trovato la vela di un windsurf nella spazzatura, non deve aver passato un bel quarto d’ora il proprietario. Per fare passare il malumore a Nick, perché ovviamente poi finito i momenti concitati ti chiedi se le condizioni erano davvero ostiche come ti è sembrato oppure era soltanto il timore che parlava, ci siamo seduti vicini al nostro camper vista oceano e abbiamo fatto un aperitivo con patatine e una bottiglia di prosecco che non è arrivata alla fine del tramonto indenne. Un altro giorno vista sole che si tuffa nell’oceano. Non mi godo così i tramonti quando sono a casa.

Le condizioni sono ottime qui dove siamo quindi: Liencres sia, anche oggi. Alla fine non siamo nemmeno sistemati male: siamo in un mega parcheggio con altri van e furgoni, abbiamo posto per tirare fuori sedie e goderci dei bellissimi tramonti, siamo attaccati alla spiaggia e abbiamo una fontana d’acqua potabile. Abbiamo tutto ciò che ci serve, anche riserve di cibo! Session mattutina per Nick che trova ondone ma line up abbastanza affollata. Purtroppo io non sono riuscita a fare grandi foto a causa della lontananza dalla riva e dell’affollamento. Individuare Nick così lontano e metterlo a fuoco ogni volta che prendeva un onda mi stava portando a perdere la vista. Dura la vita da fotografa con obiettivi buoni ma non perfetti. Poi nel pomeriggio c’è stata la rivincita di Nick che ha preso coraggio e si è lanciato in acqua con windsurf. Anche qui la fotografa non si è fatta mancare due o tre scatti che arriveranno più avanti. Adoro scattare foto della session perché sono bei ricordi del momento, oltre al fatto che vedersi in foto ti fa capire magari posizioni errate o il giusto assetto sulla tavola. Io ho visto delle mie foto sulla tavola da surf e ho chiesto che non mi vengano più fatte. Avete presente i post su facebook o su Instagram “come mi vedo io” / “come mi vede mia madre”/ “come mi vede il mio moroso”/”come mi vedono gli altri”, ecco, io sulla tavola mi sento bene, stabile, con una posizione da perfetta surfista figa come quelle che si vedono nei video e soprattutto mi sento come se stessi surfando una montagna d’acqua. Nella foto invece la magra verità, una piccola otaria che tenta di stare in equilibrio sulla tavola e surfa onde di mezzo centimetro. Triste verità. Quindi preferisco continuare a pensarmi Giulia Calcaterra, figa sulla sua tavola da surf anche se la verità è tutta un altra.

A questo punto del viaggio saremmo dovuti ripartire per la Galizia ma il meteo non è stato dalla nostra parte. Un fronte di mal tempo di almeno una settimana ci ha bloccato. Una settimana, 10 giorni di acqua incessante non ce la siamo sentiti di prenderla, voleva dire freddo, grigio e mute che non si asciugano mai. Purtroppo il meteo della Galizia è quasi come quello inglese: nuvolo, freddo, pioggia, nebbia e pochi giorni di sole. L’anno scorso alla fine ci era andata bene, anche se almeno una mezza giornata grigia e di pioggia non ce la toglieva nessuno, ma era agosto. Settembre sicuramente è peggio e viste le previsioni meteo decidiamo di non proseguire. Questa decisione però, ci lascia un po’ di amaro in bocca. Ci eravamo segnati un sacco di spot da andare a testare. Avevamo voglia di stare più isolati, di respirare ancora più libertà.

Adesso mi rendo conto che abbiamo sbagliato una sola cosa: abbiamo programmato. Fino all’ultimo non sapevamo dove saremmo andati ma poi quando abbiamo deciso la destinazione avevamo già un piano, delle tappe prefissate, dei punti da toccare, dei luoghi da fare nostri. Ma programmare significa anche darsi delle aspettative, programmare significa pensare al futuro, andare avanti con la mente e quindi, non vivere il presente. Siamo caduti, come tante volte ci succede, nello schema mentale dell’uomo moderno. Svegliarsi la mattina e pensare a cosa mangerò stasera, alla palestra delle 18, alla cena delle 20 e alla serie Netflix del dopo cena… Tra i mille impegni perdiamo il senso “del qui e l’ora”. Ma il viaggio va vissuto ora per ora, istante per istante. Altrimenti i momenti passeranno via tra le dita senza accorgersene ed il viaggio prenderà un retro gusto amaro.

Difficile staccarsi da questo modo di pensare ma è così che forse riusciremo a ritrovare il gusto fresco che aveva inizialmente il nostro surftrip.

L’inizio di una nuova avventura – 1 ° tappa Capbreton

La programmazione si sa, non è di casa. Il surfista fino all’ultimo momento potrebbe cambiare tutto. Come il vento, può cambiare direzione quando meno te lo aspetti. Quindi, niente di prefissato, si parte così, ad un ora a caso del pomeriggio e la destinazione l’abbiamo decisa quando l’abbiamo impostata sul navigatore. Avevamo un po’ di remore, il periodo non è dei migliori per andare all’estero e la destinazione in cui avremmo voluto tornare, la Spagna, da quello che dicono le notizie italiane non è proprio consigliata. Ma alla fine noi siamo in camper, la nostra casa su ruote, non facciamo vita sociale e abbiamo una grande scorta di disinfettante e mascherine. Quindi, ci assumiamo la nostra dose di rischio e partiamo!

Sinceramente, siamo stati presi così tanto dal lavoro e da progetti che, fino a che non abbiamo caricato l’ultimo bagaglio in camper e abbiamo acceso il motore nessuno dei due credeva che saremmo partiti finalmente per un viaggio lungo con il nostro Elvis. La quarantena, le libertà personali imprigionate, tanti pensieri e tante priorità cambiate. Si era detto che dopo questa quarantena saremmo stati tutti un po’ diversi, più attenti al nostro tempo, più buoni, tante liste dei buoni propositi. La maggior parte strappate appena si è ricominciato a lavorare. Ma covid dovrebbe averci fatto capire che in un attimo tutto può cambiare, senza che noi possiamo fare niente, senza opporci: la salute, la malattia, un ordine mondiale o chissà che altra cosa. CARPE DIEM, allora.

Partiamo alle 16, dopo aver caricato il camper con tutto! (A parte il carica batterie della mia go pro, dannata testina!) Impostiamo il navigatore su una tappa intermedia, la stessa dell’anno scorso, Castelnaudery, ora di arrivo 1:30. Siamo sempre molto positivi sul fattore traffico e ogni volta poi rimaniamo intasati in qualche colonna. Questa volta non è la Francia che ci frega ma l’Italia, per la precisione la Liguria, con 45 minuti di coda a Genova e mille e un lavori stradali e cambi di corsia. A mezzanotte eravamo nei dintorni di Montpellier e io cercavo come una disperata su Park4night/caramaps un posto tranquillo dove fermarsi la notte. Purtroppo, la Francia del sud, soprattutto tra Marsiglia e Montpellier non è molto sicura ed è un problema cercare un porto sicuro in cui fermarsi. Abbiamo trovato un parcheggio in una zona residenziale a pochi km dall’uscita dell’autostrada. Silenzioso, tranquillo e fuori dalle scatole, eravamo da soli e questo fa sempre un po’ tenere le orecchie drizzate quando si dorme, ma la stanchezza prende il sopravvento. Ci abbandoniamo, lasciandoci alle spalle una giornata importante. Sveglia fissata tra poche ore per ripartire.

5.30 del mattino, Nick scatta come una molla giù dal letto e si prepara un caffè. Io sono ancora troppo in coma per fare qualsiasi cosa e mi limito a scendere dal letto per andare a posizionarmi sul mio posto di passeggiero. Nuova destinazione sul navigatore: Capbreton. Ora di arrivo mezzogiorno. “Perfetto, giusto per ora di pranzo” penso io, “Perfetto, così mi faccio 2 surfate: la surfatina  di primo pomeriggio e poi tramontino” pensa lui. Differenze di vedute.

Puntuali siamo arrivati a Capbreton e ci siamo fiondati a vedere il mare… Che spettacolo! Onde che srotolavano perfette, colori da copertina, uno spiaggione infinito. Inizio a realizzare che sono davvero qui, che non è un miraggio quello che vedo, a un anno e un mese di distanza sono tornata a fare un viaggio serio con il camper! Pranziamo leggeri e ci buttiamo in acqua, non si perde tempo, l’oceano chiama! Io, arrugginita faccio fatica a prendere le onde soprattutto perché Nick per una questione di spazio (ha usato questa scusa) non mi ha voluto prendere su il mio spugnone quindi mi ritrovo con una tavola con un po’ troppo poco volume sotto le chiappe. Per chi non mastica “surfense”: le tavole più hanno volume/ litri, e più sono lunghe più sono facili da utilizzare, per quello ai novizi dello sport si dà lo spugnone. Tanto volume, stabile se arriva in testa non fa male. Se ti arriva in testa una hardboard invece, la senti eccome e le pinne tagliano come rasoi. Vere armi contundenti. La prima session è stata insoddisfacente per me, Nick come da suoi programmi mentali si è sparato due sessioni. La fortuna di cui sa già andare… La sera passa tranquilla, nell’area sosta a pochi metri dalla duna di Capbreton e dalla spiaggia. Chissà dove ci porterà il vento domani?

Le condizioni della mattina successiva non sono per niente buone, tantissimo vento e poca onda. Quindi decidiamo di ripartire. Capbreton è molto carina e mi sarebbe piaciuta vederne un po’ di più, ma le onde chiamano e adesso abbiamo la frenesia di macinare km. Comodissima e a buon mercato (12€ al giorno) l’area sosta direttamente sulla spiaggia, con allaccio corrente e carico/scarico, vicinissima a centro e a 2km si trova anche un supermercato. Prima di arrivare in territorio spagnolo però abbiamo una missione: shopping negli outlet di Hossegor. Outlet di tutte le marche per surfisti: rip curl, billabong, etc etc dove si trovano costumi, mute, accessori vari, vestiario, skate e tavole. Un capannone pieno di tavole. Ci ritroviamo nell’angolo principianti a guardare una piccola softboard per me per ridurre le dimensioni della tavola e tenere qualcosa di stabile e sicuro per me e per gli altri. Sono uscita con il mio nuovo giocattolino, un hard board fish 7’2 della Torq, una sacca nuova per proteggerlo e uno surf skate. Io, che mi faceva peccato spendere 39€ per un costume, di cui ho quasi bisogno. Le priorità, quelle sconosciute. Adesso siamo davvero pronti per la Spagna! Au revoir France! È stato breve ma intenso.

Un weekend… Relax a Porto Garibaldi (Lidi Ferraresi)

Ma cosa fa il surfista quando non ci sono onde e vento e il richiamo del mare è più forte di qualsiasi cosa? Va al mare e fa per una volta “la vita da pensionato”. Ogni tanto, tra le nostre avventure capita, raramente, di fermarci e rilassarci, per fortuna mia e per grande disagio di Nick, che vorrebbe sempre essere sul pezzo. In realtà, siamo dei sensibiloni e i nostri amici del Lago di Garda, che non vediamo dall’autunno scorso, hanno organizzato un weekend al mare e abbiamo veramente voglia di vederli e passare un po’ di tempo in loro compagnia.

Partiamo giovedì sera direzione: Lidi Ferraresi. Per la precisione, Porto Garibaldi. Arriviamo la sera tardi, giusto il tempo di trovare un ottimo parcheggio per dormire, grazie a Caramaps che ci ha indirizzato, e grazie al fatto che arrivati alle coordinate ci siamo trovati davanti un enorme spiazzo pieno di camper di ogni tipo e dimensione. Nessun dubbio, stasera dormiamo qui.

La mattina seguente, dopo una colazione leggera a base di french toast dopo aver avuto a che fare con il “camperista che nessun camperista vorrebbe a fianco”: colui che utilizza il generatore a qualsiasi ora del giorno e della notte (fortunatamente la notte non ce n’è stato bisogno), abbiamo fatto una bellissima passeggiata in spiaggia, fino al canale. Dove ci siamo gustati un caffè guardando i pescatori che rientrano alla base dopo una nottata passata in mezzo al mare, scopriamo quasi troppo tardi che i pescherecci attraccavano li vicino e che esponevano il loro pescato proprio sulla banchina del canale. Abbiamo trovato dei gamberoni fantastici e abbiamo deciso che quello sarebbe stato il nostro pranzo, annaffiato da una fresca bottiglia di vino bianco fermo. Non è affatto male la vita da pensionato! Da bravi anzianotti ci siamo sparati un riposino pomeridiano e siamo tornati alla spiaggia per fare un bagnetto nell’acqua colore verde smeraldo. Verde militare forse è il colore più corretto. Diciamo che il mare non è il punto forte dei lidi ferraresi, hanno tante altre buonissime qualità! Per aspettare la cena ci siamo allenati: Nick si è fatto una corsetta di 10 km nei dintorni della spiaggia, io, purtroppo, ferita al piede doppiamente (N.B. mai andare in skate a piedi nudi, soprattutto se non siete esperti) mi sono dilettata con due workout di crossfit. Prima il dovere e poi il piacere…. Infatti la sera siamo andati a mangiare il miglior fritto che io abbia mai mangiato in un localino di fianco al canale. OTTIMO!

Ci ritroviamo dopo tanto tempo con i nostri amici ed è sempre un piacere sentirli sparare una marea di cagate al secondo. Sono fantastici! Nick gli vuole bene e io pure. Il giorno del grande giro in barca è arrivato! Delta del Po arrivano “quei de Torbole”! Chiamati così perché la compagnia è nata a Torbole, baciati dal lago di Garda, forgiati dal windsurf, dai giri in MTB e dalla baldoria post sport, tutti ovviamente wild: furgonati, camperisti, solo auto o tende. Oggi l’unico sport sarà quello di partire dal parcheggio del camper e arrivare alla barca e ritorno. Ma ci divertiremo, ne sono sicura.

Arriviamo alla motonave “Albatros”, e ci sistemiamo nelle nostre postazioni, e salpiamo. Io ho un debole per i viaggi itineranti questo è certo e viaggiare su una barca mi ha sempre affascinato. Diciamo che questo tipo di barca non ha tutto l’allure di una barca a vela ma mi accontento. Ho la possibilità di testare anche la mia nuova ottica Tamron e testarmi soprattutto come fotografa super amatoriale. La nave salpa alle 9/9:30 e si dirige verso nord, si passano i lidi ancora poco affollati fino ad arrivare al lido di Volano, dove scompare il turismo tipico della riviera romagnola e il paesaggio è molto più selvaggio. Passiamo nella Sacca di Goro, una grande secca profonda meno di un metro in alcuni punti, dove si trovano allevamenti di vongole veraci. Arriviamo poi alla foce del Po di Volano, il ramo più a sud del delta. Costeggiamo l’Isola dell’Amore (Scanno di Goro), lembo di spiaggia lungo 8 km con il suo romantico farò ed entriamo nel grande fiume. Il Po di Goro separa Veneto e Emilia Romagna e colpisce per i suoi canneti e l’incontro tra le due acque quella dolce del fiume e quella salata del mare. Si incontrano senza mischiarsi, lo si vede anche ad occhio nudo, i cigni fanno il bagno, una grande quantità di gabbiani ci svolazza intorno. Interessante vedere come ambiente marino e fluviale si uniscono. Ritorniamo all’Isola dell’Amore, circumnavigando un isoletta fluviale, per fare una sosta bagno. Sbarchiamo e ci facciamo strada in un sentiero ancora poco battuto (causa Covid), che ha reso il tutto più avventuroso! Leggendo commenti e esperienze varie sui vari siti, tutti raccontano l’arrivo su questa spiaggia come un’esperienza addirittura mistica, emozionante, che rimane impressa nella memoria. L’unica cosa che mi è rimasto nella memoria non è la spiaggia di sabbia bianca, contornata da una flora rigogliosa, piena di tronchi d’alberi portati al mare dalla corrente del fiume e levigati dalla forza dell’acqua. Ho visto, per l’ennesima volta, la mano dell’uomo che distrugge: oltre infatti a tantissimi alberi dalle forme tortuose e bellissimi, tantissima spazzatura, bottiglie di plastica, vetri rotti, addirittura una lavatrice e un frigo. Ho fatto il bagno e sono tornata alla barca con un po’ di amaro in bocca. Abbiamo pranzato a bordo della motonave degli squisiti piatti cucinati dal cuoco e proprietario con la moglie della motonave. Ci allontaniamo dalla foce del Po e facciamo ritorno alla base, il vino mi ha fatto dimenticare per un attimo lo spettacolo della spiaggia, i gabbiani ci inseguono e danno spettacolo attirati dal cuoco che sta gettando a loro un po’ di pane rimasto dal pranzo e noi iniziamo a danzare sulle note delle canzoni anni 80/90. Sulle note di “Non succederà più” torniamo al Porto. Che sia un segno?!

(Parcheggio Porto Garibaldi: viale Alfonso La Marmora 45, 44029 Porto Garibaldi)

(Friggitoria El Puerto, Via Caduti del Mare, 64, 44029 Porto Garibaldi)

(Motonave Albatros https://www.motonavealbatros.it/it/)