3° parte – San Vincente de la Barquera

Abbiamo deciso di non andare in Galizia ma questo non vuol dire che non possiamo spostarci da qui per trovare altri spot. Soprattutto quando c’è una grossa mareggiata in arrivo e lo swell (direzione dell’onda) non è proprio giusto per Liencres. Ci spostiamo a San Vincente de la Barquera, a circa 50 km a Ovest da dove eravamo posizionati con il camper. Eravamo già stati l’anno scorso per lo stesso motivo, mareggiata impegnativa e unico spot surfabile era “Sanvi”. L’anno scorso però eravamo rimasti solo il tempo di una surfata.

Arriviamo al mattino abbastanza presto, sulla strada incontriamo nebbia e campi a perdita d’occhio. Parcheggiamo in una area sosta, che più che area sosta è un campo adibito a pascolo, adibito a parcheggio con zona di carico e scarico e giusto, credo, 2 bagni e due docce. Una cosa un po’ raffazzonata ma veramente carina. Siamo arrivati che c’era ancora la rugiada sull’erba, le mucche e le pecore nei campi vicini che ci guardavano. Ci siamo sistemati e siamo andati in spiaggia fiduciosi che le condizioni del mare fossero buone. L’unica nota negativa di questa bellissima area sosta/parcheggio/fattoria è la lontananza dal punto in cui si trovano le onde migliori, ovvero vicino al molo con il faro verde. Ma va benissimo come riscaldamento! Io carichissima per la session di surf mi sono smontata in due secondi, quando ho iniziato a vedere i surfisti veri avere la cresta dell’onda sopra la testa… Per evitare di bagnare la muta ho deciso di starmene sulla battigia e di non provare nemmeno ad entrare. Sono rimasta un ora e mezza a sgolosare le onde, segnando l’aumento della marea spostando la mia tavola. Il momento in cui il mare calava e io entravo non è arrivato. Me ne torno al camper con le pive nel sacco. Il pomeriggio passa lento tra un sonnellino pomeridiano e una battuta di pesca finita miseramente. Nick si rifà della pesca andata a male con un’altra session di surf. Io non faccio nemmeno lo sforzo di camminare alla spiaggia, preferisco stare sotto la veranda a leggere un libro e a farmi una session di yoga e meditazione. Un oretta e mezza dedicata a me era quello che ci voleva.

È lunedì e nell’area sosta non c’è più nessuno. Siamo rimasti in 5 camper e 2 o 3 van, in uno campo che contiene minimo 100 camper, uno spettacolo. Ci siamo svegliati con l’alba ( che in spagna è verso le 8) e guardando fuori vediamo solo la nebbiolina del mattino e le mucche al pascolo, ma come si fa ad abbandonare questo angolo di paradiso? Ma today is my day, me lo sento… Oggi si surfa! Quindi mi metto la muta, paraffina sulla tavola e 1 km a piedi per arrivare allo spot, Nick durante la piacevole passeggiata con tavola sottobraccio mi avvisa “guarda che sono grandi anche oggi!”

… … … (momento di silenzio e di riflessione) Io non capisco perché ogni volta mi deve avvisare che le onde sono grosse e impegnative, piuttosto preferisco il silenzio, un religioso silenzio che già dice tutto. D’altronde noi donne capiamo anche i silenzi e poi, che sono grandi me ne accorgo anche io. Fossi una ragazza che rischia, impulsiva e senza paura allora magari le parole potrebbero fare la differenza. Ma io sono la persona più fifona e cagasotto del mondo, fai senza farmi venire ulteriori ripensamenti. A volte penso che sia tutta una trovata per non farmi entrare in acqua, così lui si diverte, prende le onde e non si deve preoccupare della piccola otaria parcheggiata sulla line up. Ma arriverà il giorno in cui ti ruberò tutte le onde e questa me la pagherai.

Questa volta però non posso fare come ieri, non posso prepararmi, spararmi passeggiata con tavola sottobraccio e non bagnarmi neanche. Entro, sono visibilmente qualche millimetro in meno di ieri. L’ho già detto, quando sei fuori e le guardi sembrano sempre più piccole di quello che sembrano, in realtà quando entri e devi affrontarle, cambia nettamente il punto di vista. Alla fine quando sei in acqua che pagai sulla tavola le vedi arrivare dal basso all’alto e fanno tutto un altro effetto. Mi faccio strada tra schiume, e corrente, prendo 4 bombe in testa che mi danno il buongiorno, un altro sforzo e… Arrivo sulla line up. Quando ho remato? Mi sembra di aver fatto 3 km, guardo la spiaggia e sarà forse a 300 metri. Comunque ora sono “al sicuro”, le onde sfilano sotto la mia tavola e io potrei stare qui a guardare la trasparenza e il colore del mare per un sacco. Un pesce addirittura salta tra la mia tavola e quella di Nick. “Wow” grida Nick “hai visto che figo, un pesce è saltato a pochissimo da noi, era grandissimo”, io con gli occhi del terrore mi immagino già che il pesce è saltato per salvarsi dal predatore che lo stava cacciando ed in automatico tiro fuori dall’acqua le gambe e controllo che non ci siano ombre strane sotto il pelo dell’acqua. Capite, la ragazza che non deve chiedere mai, ecco, non sono io. Eravamo rimasti al mio arrivo sulla line up e oltre a preoccuparmi del pesce che si è sentito per un attimo delfino, devo ovviamente riprendere fiato dallo sforzo fatto per risalire le onde, tenere d’occhio gli altri che mi sono vicini non devo essere d’impiccio in partenze/non devo rubare le onde/devo rispettare le precedenze/guardare dove rompe l’onda , vedere di non farmi spostare troppo dalla corrente (trovare sempre un punto di riferimento che posso vedere dalla spiaggia aiuta a capire se la corrente ti sta trascinando via o no), e per ultimo devo cercare di non farmi sputare fuori dall’oceano incazzato. In tutto questo ambaradan di cose a cui pensare, non so come ma riesco a prendere un onda, ma poi per la tensione e per paura invece che alzarmi in piedi finisco sulle ginocchia. Nooooooo… Avevo tutto sotto controllo eppure sta benedetta fifa di finire nella lavatrice dell’onda mi ha fatto sbagliare! Una partenza con il botto. Ho preso un onda, male e sono nel punto in cui si tutte le onde si infrangono, ora devo risalire e tornare dove ci sono gli altri. Cercando di non essere di impiccio agli altri che prendono l’onda, perché chi sta surfando ha la precedenza su quello che la sta risalendo. Quindi se sei in traettoria o ti sposti o rischi una tavola in testa. A ogni onda che mi viene addosso ripeto il mio motto del giorno “a cazzo duro” che è volgare ma rende l’idea. Sembra comunque che non sortisca alcun effetto. Anzi, arrivano 3 bombe che mi si rompono in testa, tento di non perdere posizione ma mi fanno indietreggiare di 2 metri. Mi sa che per oggi mi accontento, allenamento per la posizione sulla tavola e per la remata l’ho fatto, ora l’oceano mi sta gentilmente accompagnando alla porta. Grazie caro, è stato breve ma intenso. Sto sulla spiaggia a fissare per un po’ il mare abbatacchiata ma poi rispetto a ieri c’è più grinta e più convinzione e decido di rientrare, vedo infatti un signore che sta imparando la partenza tra le schiume e decido di andargli a fare compagnia. Di certo non è che impari tantissimo, anzi è un tornare indietro ma almeno sto ancora in acqua e di sicuro mi diverto di più che stare insieme a surfisti più esperti a fare la boa.

Dopo la session surfesca mattutina, abbiamo una cosa importantissima da fare, procacciarci il cibo… E visto che abbiamo appurato che la pesca a spinning qui non produce risultati decidiamo di andare in un supermercato a 1 km e mezzo dall’area camper, abbiamo borsa in tela grande, zaino capiente di modo da essere anche plastic free e non chiedere nemmeno una borsina. Google segnava negozio aperto dalle 10 alle 21, quando arriviamo davanti al supermercato ci rendiamo conto di quanto Google sbagli a volte. Apertura h 16:30. Abbiamo aspettato 1 ora facendo una passeggiata in spiaggia e nei dintorni del market. Un ora praticamente persa. Alle h 16:35 è ancora chiuso, vuol dire che per non si sa quale motivo il negozio oggi è chiuso. (Tra l’altro non un cartello sulla saracinesca che indicasse orari e giorni di apertura, uno deve andare a caso, se ha fortuna becca aperto). Gli altri market purtroppo sono distanti almeno 2 o 3 km per cui dobbiamo prendere assolutamente il camper per spostarci. L’unico paese turistico che ha 3 supermercatini in croce. Smontiamo l’accampamento e andiamo a cercare cibo. Nell’ora persa ad aspettare l’apertura del negozio abbiamo scoperto esserci un parcheggio immenso direttamente sulla spiaggia dove c’è lo spot di surf (Playa Meron), pieno di camper e furgoni decidiamo quindi di ritorno dalla spesa di fermarci lì e fare libera nel parcheggio. Dopo aver fatto spesa nel supermercato più schifoso di tutta Sanvi, andiamo verso il nuovo posto per la notte e passiamo di fianco al market carinissimo che avevamo trovato chiuso ed… è aperto. Maledetti orari spagnoli: noi apriamo 5 minuti prima dell’orario di apertura indicato, loro 15 dopo. Per un lombardo efficente questo è uno scompenso insormontabile. Nick va a farsi una surfata e io sto in relax in spiaggia, volevo fare yoga ma avevo troppa gente intorno per cui ho optato per una meditazione veloce. Finita la session di Nick, ci prepariamo per la doccia, sistemiamo per la cena e ci vengono a rompere le uova nel paniere, la guardia civil passa per tutti i van e i camper parcheggiati avvisando che qui non si può dormire. Benissimo, non ci mettiamo molto a decidere dove passare la notte. La nostra casa nella prateria ci aspetta! Domani il mare dovrebbe calare per dispiacere di Nick e per gioia mia, dita incrociate.

Sto entrando nella mentalità del surfista… il surf è sofferenza per dieci uscite e 1 di incredibile gioia. Oggi finalmente c’è stata una gioia! Ondine giuste, fatica giusta per arrivare alla line up, partenze non troppo veloci, non troppo affollamento in acqua, nessun pesce che si crede un delfino e il buonumore che si irradia per tutta la spiaggia. Già mi vedo, anche oggi pomeriggio a surfare ondine bellissime e super ordinate. Ma… Noi no, non riusciamo a stare fermi e dopo la session del mattino e un pranzetto con spaghetti alle vongole in camper (si, ci trattiamo bene) abbiamo deciso di spostarci a Liencres, si, il posto con le onde mangia uomini. Abbandoniamo Sanvi che stava iniziando a piacermi, il nostro “locus amoeno” che ci dava un senso di pace e di relax, forse perché ci teneva fuori dal caos della strada, della spiaggia e per questi pochi momenti ci siamo circondati di natura più che di persone. Stare a contatto con la natura penso che sia il regalo più bello che possiamo farci, guardare rapaci che volano liberi in cielo, il contatto dei piedi con l’erba bagnata di rugiada, il rinfrescarsi dell’aria quando scende la sera, il fatto di esserci solo noi che possiamo godere di un tramonto su di una scogliera. In questo viaggio c’è un po’ mancato questo lato wild, ma direi che qui almeno un po’ ce lo siamo goduti! Mentre ci allontaniamo da Sanvi, guardo le onde che si infrangono in spiaggia e sono spettacolari. Liscie, senza vento, giornata di sole e acqua super trasparente. Ancora ci penso a quelle onde che avrei potuto surfarmi. Vabbè, sfruttiamo il fatto che ci spostiamo per fare un po’ di spesa e per fare diesel, ho perso delle onde perfette almeno impieghiamo bene questo tempo. Ma nemmeno quello ci va bene, oggi, 15 settembre è festa della Cantabria, nessuno lavora. Niente spesa, ma per fortuna, dico a Nick, abbiamo ancora le uova prese in quel market schifoso. Liencres ci dà il bentornato con un mare incazzato, mi sembra giusto, andiamo via da uno spot dove c’erano onde da copertina e arriviamo qui con onde mangia uomini. Nick entra per una sunset session che va tanto di moda tra surfisti, io vado in spiaggia a godermi il sole. Al tramonto un deejay, dal bar direttamente sulla spiaggia, inizia a mettere su della musica, e devo dire che un tramonto con colonna sonora non è male. Soprattutto quando la colonna sonora ti fa capire di essere nel luogo giusto al momento giusto, grazie a Vasco e al deejay forse italiano: “Una splendida giornata/ Stravissuta, straviziata, stralunata/Una splendida giornata/Sempre con il sole in faccia fino a sera/Finché la sera di nuovo sarà”

P.s. Quando è ora di preparare la cena scopriamo che… Le uova non ci sono. Disastro! Eravamo convinti di averle messe nel carrello invece non ci sono. Ancora ci chiediamo se Nick le abbia messe nel carrello di qualcun’altro o se le abbiamo lasciate la in cassa pagate. Rimarrà un mistero. Per fortuna abbiamo sempre una scatola di fagioli a salvare la cena!

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