BALEAL

Ottobre 2019, è arrivato in un attimo. Dopo il ritorno dal lungo viaggio dalla Spagna del Nord eravamo tornati al nostro lavoro e al solito tram tram di tutti i giorni. Aspettavamo il weekend per ripartire con il nostro camperino, come i bimbi aspettano il Natale. Ma avevamo nostalgia dell’Oceano e delle sue onde, delle sue spiagge ampie e desolate. A tirarci su di morale, oltre alle gite fuori porta con Elvis, c’era anche un biglietto aereo Ryanair, prenotato non ricordo nemmeno quando. Destinazione Baleal, un paesino a nord di Lisbona (1 oretta di macchina), una delle mete per chi vuole fare una cosa sola nella sua vacanza: SURFARE!

Non ho passato un bel periodo dal ritorno dalla Spagna e al momento della partenza ero ancora in uno stato mentale molto brutto. Speravo che la compagnia di Nick e dei suoi amici surfisti mi facessero tornare un po’ di buon umore, e che questa vacanza potesse, come dire, lenire le ferite della mia mente. Diciamo che il 2019 è stato un anno impegnativo dal punto di vista “progetti lavorativi”, anno che sembrava partire alla grande con un lavoro diverso ma che poi subito si è rivelato una catastrofe dal punto di vista del carico di stress, decisi allora di cercare altro, e trovai quello che mi sembrava un occasione unica, con un piccolo investimento ho iniziato, ma poi sono crollata psicologicamente. Un altro fallimento. Quante volte devo cadere e quante devo rialzarmi? Non ho ancora imparato la regola del “mai una gioia” della vita.

Prendiamo il volo, dopo un anno dall’ultimo aereo preso, sempre un emozione (per me terrorizzante) volare, ma pur sempre una grande emozione. Arriviamo a Lisbona nel primo pomeriggio, attendiamo che scarichino le nostre tavole e ci dirigiamo verso l’autonoleggio a ritirare i nostri super mezzi. I ragazzi non stanno nella pelle, hanno voglia di tuffarsi nell’Oceano e appena finiamo il disbrigo di tutti i moduli dell’autonoleggio partiamo in direzione Carcavelos, una spiaggia a 12 km a Ovest da Lisbona. Mangiamo qualcosa in un baretto sulla spiaggia e poi i ragazzi si cambiano ed entrano in acqua. Cosa c’è di meglio di inaugurare un surf trip se non con una session ancora prima di arrivare a destinazione?

Finita la session partiamo in direzione Baleal (Peniche). Dopo un oretta e mezza di strada arriviamo alla nostra villetta per la settimana, che figata! Una splendida villetta in stile moderno, in un quartiere tranquillissimo, a picco sul mare. La casa è fantastica, una cucina enorme, un patio fuori dove poter addirittura mangiare e fare grigliate, ogni stanza ha il suo bagno e , lasciatemelo dire, questa per me è stata una magnifica notizia! Il problema fondamentale di dividere la casa con altri 6 uomini era esclusivamente l’uso del bagno in comune.

Non vi starò a descrivere giorno per giorno che cosa abbiamo fatto… Perché nel surf trip esiste solo: l’Oceano, la compagnia e le onde! Ogni mattina ci svegliavamo tranquillamente, lo chef della casa (menzione di onore per lui che ogni giorno ci ha preparato colazioni, pranzi e cene squisite) faceva trovare pancake, crepes e caffè americano già pronti per essere divorati, poi insieme si partiva alla ricerca dello spot migliore, quello con il giusto swell, la giusta marea, la condizione perfetta! Era tutto un girare su e giù per la costa. Alla fine si entrava più o meno sempre negli stessi spot. Un modo come un altro per conoscere il territorio. Per fortuna a riva le condizioni erano adatte anche a me super principiante.

I giorni sono passati riempiendoci gli occhi di panorami stupendi, dell’azzurro del cielo, del blu dell’Oceano, del bianco della sabbia e del verde dell’erba. Per non parlare del rosso-marrone delle dune di sabbia e terra che si trovano a Playa Almagreira. Dune che ospitavano un sacco di surfisti in van e in furgone. Che invidia! Elvis, preparati che il prossimo viaggio portiamo anche te!

L’incubo peggiore di un surfista in surf trip è ovviamente quella di beccare anche solo una giornata di calma piatta. In quelle poche ore vedrete il ragazzo svuotato, smarrito, senza più uno scopo nella vita. Inizia la ricerca disperata di un onda anche di pochi centimetri da surfare, un appiglio per poter salvare la giornata. Un giorno senza surf, è un giorno perso! L’Oceano ci ha fregato e ci ha regalato una giornata di piatta totale, i surfisti in astinenza erano più di uno e si doveva trovare una soluzione. Prendiamo mute, tavole da surf e macchine e si parte, tutte le webcam dei dintorni danno condizioni “flat” ma i surfisti non ci credono e devono andare a vedere di persone! Nel pellegrinaggio per trovare “l’onda perfetta” siamo finiti nello spot che produce le onde più grandi del mondo: Nazaré. Abbiamo visitato il magnifico faro che si staglia tra le onde enormi. Guardando l’orizzonte risulta impossibile immaginare che davanti a quel faro si possano formare onde altre 30 metri, 9/10 piani di un abitazione. Ed è assurdo pensare che ci sia gente così matta da surfare quelle onde. Dentro il faro troviamo un piccolo museo con le foto delle onde più spaventose, le tavole che sono riuscite a surfare quelle onde (integre o rotte, amputate) e la muta che indossano i big wave rider con imbottiture per proteggersi dall’enorme forza dell’acqua. Vi giuro, non vorrei mai essere al loro posto!

Ma poi le onde sono tornate e i nostri eroi surfisti hanno potuto tornare a surfare! E abbiamo potuto addirittura vedere i surfer professionisti disputare il Meo RipCurl PRO (mi scuso per la qualità pessima del video, stiamo lavorando per un bel cannone più professional). E’ stata veramente una figata pazzesca! Abbiamo respirato un atmosfera magica e piena di positive vibe e ho sognato, per un attimo, che un giorno sarei stata figa come le ragazze che disputavano la gara.

Ragazzi, io non lo dico perché sono fidanzata con un surfista maaaaa… quanto sono fighi? Stilosi, abbronzati, sempre con i capelli arruffati, con l’oceano nel sangue e la libertà ai piedi. Non vedo l’ora di partire per un nuovo surf trip!

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