Capitolo 3: Un canto a Galìcia

“… Teño morriña, hey “Ho nostalgia, hey
Teño saudade sento la malinconia
Porque estou lonxe perchè sono lontano
De eses teus lares …” da questi tuoi bei posti”

Anche Julio Iglesias sentiva la nostalgia della Galizia, dei suoi fiumi, dei suoi laghi, delle sue spiagge e dei suoi bellissimi paesaggi verdi. Talmente tanta saudade da scrivere una canzone. Devo dire che ha veramente ragione, c’è qualcosa di speciale in quella terra. Abbiamo trovato la pace dei sensi li. Lontani dal caos trovato a Somo, lontani dai campeggi dell’Asturia questa volta ci siamo vissuti la libertà della libera a pochi passi dalla spiaggia. Disturbata solo dal via vai di operai che stavano organizzando per il contest di surf che si sarebbe disputato da li a qualche giorno. E’ stata una scoperta piacevolissima e ci siamo ripromessi che la prossima camperata andremo fino in Portogallo così da vederla tutta.

8° GIORNO – 23 AGOSTO: Dopo esserci svegliati all’alba per vedere il sole sorgere dall’Oceano direttamente dall’oblo della camera da letto… come si fa a non amare la vita in camper? Abbiamo bevuto il caffè e ci siamo rimessi in marcia conquistando i 2000 km di viaggio! Durante il viaggio abbiamo trovato addirittura la nebbia. E ci siamo ritrovati un po’ come a casa. Sarà forse per quello che la Galizia ci piace? Siamo arrivati a Pantin che c’era credo la giornata più bella e calda che abbiano mai visto in Galizia. 30° gradi e sole fortissimo. Ovviamente ci siamo subito buttati in acqua per una session di surf, le onde erano perfette, la temperatura esterna era perfetta ma era fin troppo caldo. Infatti appena entrati in acqua abbiamo accusato la differenza tra acqua dell’Oceano e temperatura dell’aria. Era ghiacciata, sono entrata senza scarpette e per una buon quarto d’ora non ho avuto la sensibilità nei piedi poi conquistata quella mi è partito l’udito, avevo le orecchie che mi facevano male. Ma non mi può fermare ne l’acqua ghiacciata nelle orecchie ne i piedi crioterapizzati. Una giornata di sole e caldo così non capita molto spesso. Carpe diem.

9° GIORNO – 24 AGOSTO: Pantin. Ovviamente per questi racconti mi rifaccio al mio diario di viaggio che ho tenuto giorno per giorno quando eravamo in giro, su consiglio di Nick, che ringrazio!!! In questa giornata campale ho scritto solo “mattina nuvolosa, pomeriggio bello assolato. Nick 2 sessioni, io 1 e paurosa. Blocco psicologico del surf”. C’è dentro tutto? Non credete?! Come quando chiedete a una ragazza “cos’hai?” e lei ti risponde “niente”. In questa ventina di parole è racchiuso tutto il mio astio contro il surf. Non temete, va a giornate, oggi ci vado d’accordo, domani ci litigo pesantemente. Il problema è che io vorrei già essere capace e invece il surf è uno sport di costanza, di tenacia. Provi, riprovi e riprovi ancora finché non raggiungi un piccolissimo step. Devi stare in acqua, sentirla e lo stesso sarà sempre la prima volta. Quasi un gioco dell’oca. Raggiungi una casella e magari ti tocca tornare indietro all’inizio, fai qualche passettino avanti e poi ti devi fermare un giro. Ovviamente il colpo di culo di trovare la casellina che dall’inizio ti manda fino alla fine, al livello pro, non c’è. Te le devi sudare le onde, anche per arrivare sul picco, devi prendere schiumoni in testa e sberle in faccia. Il surf come stile di vita, il surf come la vita.

10° GIORNO – 25 AGOSTO: Ancora Pantin. Ci siamo svegliati e Nick è andato a vedere le onde come ogni mattina. Questa mattina è la mia mattina. Onde glassy, piccole e perfette. Non potenti. E’ a casellina del gioco dell’oca che ti fa ripetere il lancio dei dadi. Il cielo era nuvoloso e in acqua eravamo io e altre due ragazze. Nick mi guardava e mi dava indicazioni dalla spiaggia, non aveva voglia di bagnare la muta. Maledetto! Ero in crisi surfistica, avevo paura a stare dentro da sola, avevo paura delle onde, di un eventuale squalo, di qualsiasi cosa. Poi, mentre Nicola mi dava un grande supporto emotivo “Adesso basta, esci da li, non è il tuo sport, non ti diverti, smettila” io ho ripreso il coraggio e ho surfato qualche ondina. Un po’ di allenamento per migliorare. Ringrazio vivamente il mio coach che mi motiva sempre! Nel pomeriggio abbiamo conosciuto due italiani in van. Siamo stati insieme tutto il pomeriggio. Ci siamo spostati nella bellissima baia di San Xurxo, una spiaggia piena di dune che mi ricorda molto la Sardegna, Nick è uscito in windsurf e io mi sono messa a prendere il sole tra le dune, perfetti paravento naturali che mi proteggono dal NordEst freddo e pungente. La sera decidiamo di andare fuori a cena con i nostri nuovi amici, in uno dei pochi ristoranti della zona. Ci fermiamo a Doninos in un ristorante panoramico. Pulpo a la Galega, solomillo de cerdo per nick e come contorno pimiento del paron, peperoni fritti in sostanza. Abbiamo concluso la serata con un liquore al latte, dicono, tipico della zona. Dopo svariati bicchierini di liquore offerto siamo andati a nanna nel nostro Elvis.

i primi passi in acqua
i primi passi in acqua 2

11 GIORNO – 26 AGOSTO: Abbiamo passato la notte al Doninos perchè la mattina dovevamo in teoria uscire per una session di surf. Quindi sveglia, colazione leggera ( altrimenti poi chi entra in acqua? ) e siamo andati a vedere il mare. Sole, onde perfette. Risaliamo, cerchiamo di capire se rifarà vento perchè la scimmia del windsurf chiama, e ci prepariamo per la nostra session di surf. Sarà epica, sono carica! Oggi mi diverto! Affrontiamo quel km di dune che ci separano dal mare, immutati e intavolati (e il mio spugnone – tavola da principianti in spugna, che ti permette di non uccidere nessuno se dovesse inavvertitamente scappare – non è proprio comodissimo da trasportare) e… il mare è una merda. Onde giga enormi che chiudevano direttamente a riva (shore-break). Quindi abbiamo preso su la nostra tavola e siamo tornati al camper con le pive nel sacco, dispiaciuti di aver perso questa bella occasione. Ma per fortuna non abbiamo bagnato la muta. Sarebbe stato un problema maggiore perchè con il clima spagnolo non è che le mute si asciughino tanto facilmente. La mattina iniziata male, continua male: c’era vento ma non troppo (appena sufficiente per alzare l’ala del kite) e il mare era tutto rovinato. Alla fine abbiamo dovuto lasciar perdere. Ma ormai è troppo che siamo fermi in un posto, anche se si sta bene qui… si sta talmente bene che se dovessimo partire per un viaggio a tempo indeterminato starei qui ferma tra Doninos, San Xurxo e Pantin almeno 1 mese. I mesi in cui si sta meglio sono sicuramente luglio e agosto, le temperature non sono mai sgradevolmente alte (come succede da noi in Pianura Padana, dove per almeno un mese ti sembra di vivere in un forno) e nemmeno eccessivamente basse e la piovosità è limitata. Nella zona de La Coruña, dove ci siamo fermati noi, le medie stagionali indicano min 16°C e max 23°C con una piovosità di circa 6 giorni in un mese e una temperatura dell’acqua di circa 18°/19°C. (Capite perchè il giorno che siamo arrivati a Pantin e siamo andati a surfare abbiamo accusato lo sbalzo termico). Consigliato a tutti quelli che amano posti isolati, a contatto con natura rigogliosa e con un clima mite. Ma purtroppo La Coruña è il posto più lontano da casa di tutto il nostro viaggio, il giro di boa. Decidiamo di partire per tornare verso la Cantabria.

Ciao Galizia!

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