Un weekend… Relax a Porto Garibaldi (Lidi Ferraresi)

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Ma cosa fa il surfista quando non ci sono onde e vento e il richiamo del mare è più forte di qualsiasi cosa? Va al mare e fa per una volta “la vita da pensionato”. Ogni tanto, tra le nostre avventure capita, raramente, di fermarci e rilassarci, per fortuna mia e per grande disagio di Nick, che vorrebbe sempre essere sul pezzo. In realtà, siamo dei sensibiloni e i nostri amici del Lago di Garda, che non vediamo dall’autunno scorso, hanno organizzato un weekend al mare e abbiamo veramente voglia di vederli e passare un po’ di tempo in loro compagnia.

Partiamo giovedì sera direzione: Lidi Ferraresi. Per la precisione, Porto Garibaldi. Arriviamo la sera tardi, giusto il tempo di trovare un ottimo parcheggio per dormire, grazie a Caramaps che ci ha indirizzato, e grazie al fatto che arrivati alle coordinate ci siamo trovati davanti un enorme spiazzo pieno di camper di ogni tipo e dimensione. Nessun dubbio, stasera dormiamo qui.

La mattina seguente, dopo una colazione leggera a base di french toast dopo aver avuto a che fare con il “camperista che nessun camperista vorrebbe a fianco”: colui che utilizza il generatore a qualsiasi ora del giorno e della notte (fortunatamente la notte non ce n’è stato bisogno), abbiamo fatto una bellissima passeggiata in spiaggia, fino al canale. Dove ci siamo gustati un caffè guardando i pescatori che rientrano alla base dopo una nottata passata in mezzo al mare, scopriamo quasi troppo tardi che i pescherecci attraccavano li vicino e che esponevano il loro pescato proprio sulla banchina del canale. Abbiamo trovato dei gamberoni fantastici e abbiamo deciso che quello sarebbe stato il nostro pranzo, annaffiato da una fresca bottiglia di vino bianco fermo. Non è affatto male la vita da pensionato! Da bravi anzianotti ci siamo sparati un riposino pomeridiano e siamo tornati alla spiaggia per fare un bagnetto nell’acqua colore verde smeraldo. Verde militare forse è il colore più corretto. Diciamo che il mare non è il punto forte dei lidi ferraresi, hanno tante altre buonissime qualità! Per aspettare la cena ci siamo allenati: Nick si è fatto una corsetta di 10 km nei dintorni della spiaggia, io, purtroppo, ferita al piede doppiamente (N.B. mai andare in skate a piedi nudi, soprattutto se non siete esperti) mi sono dilettata con due workout di crossfit. Prima il dovere e poi il piacere…. Infatti la sera siamo andati a mangiare il miglior fritto che io abbia mai mangiato in un localino di fianco al canale. OTTIMO!

Ci ritroviamo dopo tanto tempo con i nostri amici ed è sempre un piacere sentirli sparare una marea di cagate al secondo. Sono fantastici! Nick gli vuole bene e io pure. Il giorno del grande giro in barca è arrivato! Delta del Po arrivano “quei de Torbole”! Chiamati così perché la compagnia è nata a Torbole, baciati dal lago di Garda, forgiati dal windsurf, dai giri in MTB e dalla baldoria post sport, tutti ovviamente wild: furgonati, camperisti, solo auto o tende. Oggi l’unico sport sarà quello di partire dal parcheggio del camper e arrivare alla barca e ritorno. Ma ci divertiremo, ne sono sicura.

Arriviamo alla motonave “Albatros”, e ci sistemiamo nelle nostre postazioni, e salpiamo. Io ho un debole per i viaggi itineranti questo è certo e viaggiare su una barca mi ha sempre affascinato. Diciamo che questo tipo di barca non ha tutto l’allure di una barca a vela ma mi accontento. Ho la possibilità di testare anche la mia nuova ottica Tamron e testarmi soprattutto come fotografa super amatoriale. La nave salpa alle 9/9:30 e si dirige verso nord, si passano i lidi ancora poco affollati fino ad arrivare al lido di Volano, dove scompare il turismo tipico della riviera romagnola e il paesaggio è molto più selvaggio. Passiamo nella Sacca di Goro, una grande secca profonda meno di un metro in alcuni punti, dove si trovano allevamenti di vongole veraci. Arriviamo poi alla foce del Po di Volano, il ramo più a sud del delta. Costeggiamo l’Isola dell’Amore (Scanno di Goro), lembo di spiaggia lungo 8 km con il suo romantico farò ed entriamo nel grande fiume. Il Po di Goro separa Veneto e Emilia Romagna e colpisce per i suoi canneti e l’incontro tra le due acque quella dolce del fiume e quella salata del mare. Si incontrano senza mischiarsi, lo si vede anche ad occhio nudo, i cigni fanno il bagno, una grande quantità di gabbiani ci svolazza intorno. Interessante vedere come ambiente marino e fluviale si uniscono. Ritorniamo all’Isola dell’Amore, circumnavigando un isoletta fluviale, per fare una sosta bagno. Sbarchiamo e ci facciamo strada in un sentiero ancora poco battuto (causa Covid), che ha reso il tutto più avventuroso! Leggendo commenti e esperienze varie sui vari siti, tutti raccontano l’arrivo su questa spiaggia come un’esperienza addirittura mistica, emozionante, che rimane impressa nella memoria. L’unica cosa che mi è rimasto nella memoria non è la spiaggia di sabbia bianca, contornata da una flora rigogliosa, piena di tronchi d’alberi portati al mare dalla corrente del fiume e levigati dalla forza dell’acqua. Ho visto, per l’ennesima volta, la mano dell’uomo che distrugge: oltre infatti a tantissimi alberi dalle forme tortuose e bellissimi, tantissima spazzatura, bottiglie di plastica, vetri rotti, addirittura una lavatrice e un frigo. Ho fatto il bagno e sono tornata alla barca con un po’ di amaro in bocca. Abbiamo pranzato a bordo della motonave degli squisiti piatti cucinati dal cuoco e proprietario con la moglie della motonave. Ci allontaniamo dalla foce del Po e facciamo ritorno alla base, il vino mi ha fatto dimenticare per un attimo lo spettacolo della spiaggia, i gabbiani ci inseguono e danno spettacolo attirati dal cuoco che sta gettando a loro un po’ di pane rimasto dal pranzo e noi iniziamo a danzare sulle note delle canzoni anni 80/90. Sulle note di “Non succederà più” torniamo al Porto. Che sia un segno?!

(Parcheggio Porto Garibaldi: viale Alfonso La Marmora 45, 44029 Porto Garibaldi)

(Friggitoria El Puerto, Via Caduti del Mare, 64, 44029 Porto Garibaldi)

(Motonave Albatros https://www.motonavealbatros.it/it/)

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Liguria. Il mare nei capelli, l’odore dell’estate nelle vene, e le bougainville negli occhi. (Fabrizio Caramagna)

Ragazzi, io sono innamorata di Levanto. La nostra prima vacanza al mare con camper, il mio primo approccio con il mondo del surf e le onde. È stato amore a prima vista: il suo borgo, il centro raccolto, le sue imponenti ville terrazzate sul mare piene di bouganville colorate, i tramonti invernali pazzeschi e il profumo dell’aria che ogni volta ti inebria.

Quando si scorge Levanto dall’alto, arrivando dall’autostrada, ci si rende conto subito che è una perla incastonata tra le montagne. Punta Mesco da una parte e punta Levanto dall’altra, davanti l’azzurro del mare e tutto intorno il verde della vegetazione. Meta ideale per la vacanza attiva: percorsi di MTB (che ancora non ho avuto il piacere di fare), tantissimi percorsi di trekking più o meno impegnativi in mezzo a boschi silenziosi, con scorci su calette deserte e panorami mozzafiato. È addirittura possibile raggiungere le Cinque Terre, tramite i sentieri segnalatissimi, partendo direttamente dal centro di Levanto. Se poi si è troppo stanchi per farsi a piedi anche il ritorno c’è il treno che collega levanto a tutte le Cinque Terre. Bellissima passeggiata per niente impegnativa, da fare, anche in skate o con i pattini è quella per Bonassola e Framura collegate a Levanto tramite una pista ciclo-pedonale ricavata sfruttando un viadotto ferroviario realizzato a fine ‘800. Passeggiata che alterna momenti al chiuso nella galleria e tratti con bellissime viste a picco sul mare. 5km è il percorso tra Levanto/Bonassola e ritorno e 10 km il percorso per andare a Framura e ritorno. Super, per chi si vuole fare una corsetta, visto che il dislivello è praticamente nullo.

Ovviamente, non posso parlare di Levanto senza parlare di surf. È bellissimo vedere il parcheggio davanti al mare riempirsi di surfisti provenienti dall’Italia e dall’estero. Tutti con i loro van aperti, mute ad asciugare e tavole da surf sparse per tutta la passeggiata. Peccato non poter parcheggiare anche il nostro Elvis li, insieme a loro. Camper e Levanto non vanno molto d’accordo, è vietato il parcheggio di camper dappertutto tranne nell’area sosta comunale che è quasi un invito ai camperisti ad andarsene perché non ben accetti: scomoda al centro e al mare, in una zona triste all’ingresso di Levanto, attaccata a una pompa di benzina e alla ferrovia con traffico merci notturno, e la sosta la si paga fior fior di quattrini: 3€ l’ora, 24€ per 12h e 36€ per 24h. La soluzione ideale è il campeggio, che per la stessa cifra (dipende poi da bassa/media/alta stagione) ti offre corrente e tutti i servizi. Se cercate un campeggio comodo al mare e al centro, immerso nel verde e nella pace più completa consiglio il campeggio Acquadolce. Siamo stati i primi a varcare il cancello dopo il lockdown e sono stati veramente carinissimi.

Una mareggiata a Levanto, post lockdown era quello che ci serviva. Onde perfette, sia per Nick che per me. Abbiamo fatto due session insieme sulla line up. Mille cadute, mille frullate ma rispetto all’oceano frullatine piacevoli e divertenti. Solitamente affollata ,la line up, ma questo weekend sono riuscita a trovare i miei spazi.

Il surfista in quarantena è tornato a respirare la libertà che tanto desidera. La ragazza del surfista pure. Finalmente abbiamo ritrovato la nostra natura, le nostre avventure. Ed è stato addirittura meglio dell’ultima volta che siamo usciti con il camper. Forse una pausa ci voleva, per apprezzare ancora di più questo stile di vita. Per farci capire che queste sono le nostre coordinate per la felicità.

Il libro “Le coordinate della felicità” di Gianluca Gotto lo trovate qui: https://amzn.to/2AUA2tN .

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Surfista in quarantena

Un giorno senza surf è un giorno perso. Partiamo da questo concetto base. Il surf è qualcosa di più dello sport, di un hobby, è un pensiero, una filosofia di vita, è libertà. E’ ribellione, amore per la natura e l’aria aperta. E’ rinunciare alla vita come tutti la intendono per dedicarsi il più possibile a questo stile di vita. Ribellarsi alle catene che la società ti impone e fregarsene dei commenti o dei giudizi degli altri. Cogliere l’attimo, il surf ti insegna anche questo. Le onde vanno e vengono e quando ci sono bisogna assolutamente buttarsi in acqua!

Pensate a un surfista libero, indipendente e ribelle obbligato a stare segregato in casa in quarantena. Per 60 giorni circa. Non lo nascondo, intrattenerlo per 2 mesi circa è stato provante. Ho cercato di spronarlo, incitarlo, incoraggiarlo, tirarlo su di morale, distrarlo ma è stato un lavoro 24/7. Mi sembrava di stare sulle montagne russe, un momento era di buon umore e un momento dopo guardava video di onde su Instagram e su YouTube piangendo. Abbiamo visto qualsiasi Vlog di viaggiatori fulltimers (grazie Yari Ghidone https://www.youtube.com/channel/UC13nR-TN03WJFvn1V53TIwA e Vivere in camper: machitelofaffa https://www.youtube.com/channel/UClNzo49WW7uS-lV0FjfNsGA/about) e qualsiasi film sul surf (film famosi e docu film), abbiamo studiato qualsiasi video di surfisti in Italia cercando di geo-localizzare gli spot che ancora non conoscevamo. Viaggiare, costantemente, anche con la mente. E’ stata una parentesi strana, si passava da giornate vissute come se fossimo in vacanza e giornate vissute con una certa angoscia del futuro. Ma giornate volate via senza lasciare un segno secondo Nick. Io invece credo che mi abbiano lasciato più segno 60 giorni in quarantena che 60 giorni tra lavoro e affari di casa. Ci siamo dedicati a nostri obiettivi, a passioni nuove, come la cucina e vecchie come lo sport (crossfit ha salvato la nostra forma fisica e mentale). Per allietare le giornate al mio surfista in crisi ho addirittura comprato una balance board per allenarsi e per arrivare pronto al momento in cui rientrerà in acqua.

Ma la cosa che più ci ha salvato è stato viaggiare con la mente. L’anno scorso mentre programmavo le mappe del viaggio in Spagna del Nord e Francia mi sono imbattuta nel sito di CaraMaps (https://www.caramaps.com/) utilissimo per programmare i viaggi itineranti ma soprattutto per quando si è in viaggio! Sul sito, infatti, si trova la mappa delle aree sosta, parcheggi, campeggi e aree di carico/scarico inoltre tutte le info su queste: indirizzo, telefono, mail, coordinate Gps, prezzi e addirittura il meteo del giorno ma, fondamentale per me, sono le foto e le recensioni di chi c’è già stato. Sapere più o meno dove dovrò dormire ha la sua importanza sopratutto in libera, quando non hai un “posto sicuro” come il campeggio dove fermarti. Dormire in libera significa dormire in strada, in parcheggi non custoditi, in parchi isolati o vicinissimi alle spiagge. Bellissimo ma rischioso se parcheggi in un parco dove la sera trovi personaggi pericolosi. Quindi affidarci a questo tipo di app ci tranquillizza e finora ci ha sempre fatto passare notti tranquille. Foto e recensioni si sono sempre rivelate super coerenti con la realtà. Si può, in caso di iscrizione al sito, postare foto, recensioni, aggiornare ed aggiungere luoghi, quindi è un sistema in continua evoluzione, questo ti farà guadagnare punti caras nella classifica generale della community (un incentivo per tenere sempre aggiornato i vari luoghi che si visitano). Un ottimo strumento è “pianifica un itinerario” dove puoi andare ad inserire ogni sosta con tanto di chilometraggio tra una tappa e l’altra. Se invece non hai idea di dove fare il prossimo viaggio ci sono tantissime idee nella sezione viaggi tematici. L’app per il cellulare, è utilissima nel viaggio vero e proprio nel caso si volesse trovare un posto dove sostare all’ultimo momento, oppure nel caso l’area sosta/campeggio prefissato fosse full (come ci è successo a Ribadesella o a Levanto), con 60mila luoghi registrati c’è l’imbarazzo della scelta. L’app di CaraMaps ha anche una chat che ti mette in contatto con i membri della community vicino a te. Con un investimento irrisorio (se pensiamo ai prezzi dei navigatori per camper che molte volte danno i numeri), ci si iscrive a PREMIUM con 9,99 euro all’anno e hai a disposizione elenco di circuiti tematici, la possibilità di navigare offline nelle mappe (super importante se sei all’estero e i giga sono limitati), navigatore GPS integrato e la possibilità di avere illimitati filtri nella ricerca.

Ora il lock-down si è allentato, abbiamo ripreso la routine fatta di lavoro e incombenze purtroppo però essendo surfisti lombardi abbiamo ancora limitazioni per lo spostarci tra regioni, inoltre le spiagge del Lago di Garda (parte Lombarda) hanno tutte l’accesso interdetto . Quindi il surfista è ancora più sotto pressione, vede i suoi amici veneti che hanno accesso a Malcesine e a Sottomarina per il windsurf (abbiamo aspettato la Bora tutta inverno e arriva a maggio), i surfisti Liguri che hanno la fortuna di avere delle mareggiate in questo periodo, e i surfisti della Riviera che si divertono con ondine da longboard super divertenti. Per lenire alle ferite della prigionia il surfista si sta dedicando al camper nella speranza che presto riaprano le porte anche a noi. Abbiamo già i motori che scalpitano. Siamo pronti per nuove avventure!

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BALEAL

Ottobre 2019, è arrivato in un attimo. Dopo il ritorno dal lungo viaggio dalla Spagna del Nord eravamo tornati al nostro lavoro e al solito tram tram di tutti i giorni. Aspettavamo il weekend per ripartire con il nostro camperino, come i bimbi aspettano il Natale. Ma avevamo nostalgia dell’Oceano e delle sue onde, delle sue spiagge ampie e desolate. A tirarci su di morale, oltre alle gite fuori porta con Elvis, c’era anche un biglietto aereo Ryanair, prenotato non ricordo nemmeno quando. Destinazione Baleal, un paesino a nord di Lisbona (1 oretta di macchina), una delle mete per chi vuole fare una cosa sola nella sua vacanza: SURFARE!

Non ho passato un bel periodo dal ritorno dalla Spagna e al momento della partenza ero ancora in uno stato mentale molto brutto. Speravo che la compagnia di Nick e dei suoi amici surfisti mi facessero tornare un po’ di buon umore, e che questa vacanza potesse, come dire, lenire le ferite della mia mente. Diciamo che il 2019 è stato un anno impegnativo dal punto di vista “progetti lavorativi”, anno che sembrava partire alla grande con un lavoro diverso ma che poi subito si è rivelato una catastrofe dal punto di vista del carico di stress, decisi allora di cercare altro, e trovai quello che mi sembrava un occasione unica, con un piccolo investimento ho iniziato, ma poi sono crollata psicologicamente. Un altro fallimento. Quante volte devo cadere e quante devo rialzarmi? Non ho ancora imparato la regola del “mai una gioia” della vita.

Prendiamo il volo, dopo un anno dall’ultimo aereo preso, sempre un emozione (per me terrorizzante) volare, ma pur sempre una grande emozione. Arriviamo a Lisbona nel primo pomeriggio, attendiamo che scarichino le nostre tavole e ci dirigiamo verso l’autonoleggio a ritirare i nostri super mezzi. I ragazzi non stanno nella pelle, hanno voglia di tuffarsi nell’Oceano e appena finiamo il disbrigo di tutti i moduli dell’autonoleggio partiamo in direzione Carcavelos, una spiaggia a 12 km a Ovest da Lisbona. Mangiamo qualcosa in un baretto sulla spiaggia e poi i ragazzi si cambiano ed entrano in acqua. Cosa c’è di meglio di inaugurare un surf trip se non con una session ancora prima di arrivare a destinazione?

Finita la session partiamo in direzione Baleal (Peniche). Dopo un oretta e mezza di strada arriviamo alla nostra villetta per la settimana, che figata! Una splendida villetta in stile moderno, in un quartiere tranquillissimo, a picco sul mare. La casa è fantastica, una cucina enorme, un patio fuori dove poter addirittura mangiare e fare grigliate, ogni stanza ha il suo bagno e , lasciatemelo dire, questa per me è stata una magnifica notizia! Il problema fondamentale di dividere la casa con altri 6 uomini era esclusivamente l’uso del bagno in comune.

Non vi starò a descrivere giorno per giorno che cosa abbiamo fatto… Perché nel surf trip esiste solo: l’Oceano, la compagnia e le onde! Ogni mattina ci svegliavamo tranquillamente, lo chef della casa (menzione di onore per lui che ogni giorno ci ha preparato colazioni, pranzi e cene squisite) faceva trovare pancake, crepes e caffè americano già pronti per essere divorati, poi insieme si partiva alla ricerca dello spot migliore, quello con il giusto swell, la giusta marea, la condizione perfetta! Era tutto un girare su e giù per la costa. Alla fine si entrava più o meno sempre negli stessi spot. Un modo come un altro per conoscere il territorio. Per fortuna a riva le condizioni erano adatte anche a me super principiante.

I giorni sono passati riempiendoci gli occhi di panorami stupendi, dell’azzurro del cielo, del blu dell’Oceano, del bianco della sabbia e del verde dell’erba. Per non parlare del rosso-marrone delle dune di sabbia e terra che si trovano a Playa Almagreira. Dune che ospitavano un sacco di surfisti in van e in furgone. Che invidia! Elvis, preparati che il prossimo viaggio portiamo anche te!

L’incubo peggiore di un surfista in surf trip è ovviamente quella di beccare anche solo una giornata di calma piatta. In quelle poche ore vedrete il ragazzo svuotato, smarrito, senza più uno scopo nella vita. Inizia la ricerca disperata di un onda anche di pochi centimetri da surfare, un appiglio per poter salvare la giornata. Un giorno senza surf, è un giorno perso! L’Oceano ci ha fregato e ci ha regalato una giornata di piatta totale, i surfisti in astinenza erano più di uno e si doveva trovare una soluzione. Prendiamo mute, tavole da surf e macchine e si parte, tutte le webcam dei dintorni danno condizioni “flat” ma i surfisti non ci credono e devono andare a vedere di persone! Nel pellegrinaggio per trovare “l’onda perfetta” siamo finiti nello spot che produce le onde più grandi del mondo: Nazaré. Abbiamo visitato il magnifico faro che si staglia tra le onde enormi. Guardando l’orizzonte risulta impossibile immaginare che davanti a quel faro si possano formare onde altre 30 metri, 9/10 piani di un abitazione. Ed è assurdo pensare che ci sia gente così matta da surfare quelle onde. Dentro il faro troviamo un piccolo museo con le foto delle onde più spaventose, le tavole che sono riuscite a surfare quelle onde (integre o rotte, amputate) e la muta che indossano i big wave rider con imbottiture per proteggersi dall’enorme forza dell’acqua. Vi giuro, non vorrei mai essere al loro posto!

Ma poi le onde sono tornate e i nostri eroi surfisti hanno potuto tornare a surfare! E abbiamo potuto addirittura vedere i surfer professionisti disputare il Meo RipCurl PRO (mi scuso per la qualità pessima del video, stiamo lavorando per un bel cannone più professional). E’ stata veramente una figata pazzesca! Abbiamo respirato un atmosfera magica e piena di positive vibe e ho sognato, per un attimo, che un giorno sarei stata figa come le ragazze che disputavano la gara.

Ragazzi, io non lo dico perché sono fidanzata con un surfista maaaaa… quanto sono fighi? Stilosi, abbronzati, sempre con i capelli arruffati, con l’oceano nel sangue e la libertà ai piedi. Non vedo l’ora di partire per un nuovo surf trip!

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Cosa non manca mai nel nostro Elvis?

Il quiver

Ogni volta che Nick vede questa foto ci tiene a sottolineare che “manca qualcosa!”, effettivamente manca il sup gonfiabile e una tavola da surf. Uno dei motivi per il quale Elvis doveva essere super capiente è questo, abbiamo un po’di tavole da portare in viaggio. Inoltre ci piacciono un sacco di altri sport e Elvis deve permetterci di inserire tutto all’interno per evitare furti o la scomodità di andare sul tetto ogni volta a prendere qualcosa, anche se credo prima o poi qualcosa sul tetto ci toccherà mettere.

SURF & WINDSURF. Abbiamo, come potete vedere, un quiver (dizionario surfista-italiano: collezione di tavole) fornito con tavole di ogni litraggio e forma. L’ultimo acquisto sono stati i SUP: gonfiabile per me, uno STARBOARD 10″ usato ma tenuto benissimo e un sup rigido RRD 8″ per Nick, che abbiamo comprato solo quando abbiamo avuto la sicurezza che ci fosse stato nel garage di Elvis. Ovviamente non portiamo tutte le tavole da surf e windsurf con noi, altrimenti dovremmo dormire con tavole anche nel letto. Nell’ultimo surf trip nel gavone avevamo 1 tavola da windsurf (wave), 3 vele e tutti gli accessori per il windsurf (albero, boma, piedino d’albero, etc ), 3 tavole rigide e 1 spugnone 8″ (il tavolone azzurro e giallo). Per chi vuole iniziare a fare surf avere il softboard 7″6 o meglio 8″ è il massimo, ti permette di riuscire a prendere le schiume a riva e di iniziare a salire sulla tavola in equilibrio precario, inoltre se ti dovesse malauguratamente scappare dalle mani o dai piedi non uccidi nessuno perché è in spugna e le pinne sono in gomma morbida. Insomma ti permette di avere più stabilità e sicurezza.

MUTE. Ne basterebbe una per l’estate e una per l’inverno. Ma Nick odia mettere la muta bagnata tra una session e l’altra e non posso non comprenderlo… Rimettersi una muta bagnata, fredda e con la sabbiolina ancora attaccata è una esperienza da brividi. Per sviare il problema … abbiamo mute per tutte le temperature e Nick anche doppie! C’è solo l’imbarazzo della scelta. La mia shorty 1mm e la mia 3/2 (entrambe Deeply) sono ancora con il cartellino, chissà quando potrò usarle! Oltre alle mute ovviamente abbiamo scarpette per ogni temperatura e cappucci per le session più fredde in inverno.

BICI. Quando siamo a Torbole (la nostra seconda casa nei weekend in cui non ci sono onde) ci piace prendere le nostre bici e scoprirei bellissimi panorami dei dintorni. Abbiamo due MTB da cross country da 29″. Lago di Ledro, Pregasina (con mangiata di pasta che “man vs food scansati”), Punta Larici, Capanna Grassi, Lago di Toblino, Le Marocche ci sono un sacco di stupendi percorsi ciclabili che si possono fare. Nel nostro surf trip in Spagna, abbiamo potuto scoprire strade e percorsi del cammino di Santiago, ed è stato magico.

BOX PER ARRAMPICATA E FERRATA. Con ferrate e arrampicate sono alle prime armi. Anche perché è lo sport che teniamo come “ruota di scorta”. Se non c’è vento, se non abbiamo voglia di correre o di andare in bici oppure semplicemente per cambiare da tutte le attività che facciamo.

TAVOLINO E SEDIE. Immancabili, tavolino e sedie per l’esterno. Adoro mangiare fuori, fare colazione in campeggio a Torbole con il Peler frizzantino, pranzare all’ombra delle piante rigorosamente ad orari a caso, e cenare a lume di candela (perché ancora, non abbiamo la luce esterna). Il tutto è più bello quando si è in compagnia. Al momento abbiamo un tavolino e due sedie “da regista” comprate alla decatlhon. Ovviamente, abbiamo bisogno di accessori che chiusi non occupino molto posto. Per cui, preferiamo tralasciare un po’ l’aspetto comodità per l’aspetto pratico di inserimento nel gavone.

BOX ACCESSORI. Visti gli svariati sport che pratichiamo abbiamo casse in plastica che contengono accessori per ogni attività. Per la bici c’è un box dedicato a scarpette, caschi, borracce e inoltre una piccola officina portatile con i vari attrezzi. Per il surf abbiamo wax (paraffina), leash di scorta e le varie pinne delle tavole, brugole, nastro americano e solarez, tubetti di resina pronta all’uso, si applica e dopo pochi minuti al sole si è pronti per rituffarsi in acqua e ricominciare la session. Qui il link dove troverete il mini kit che abbiamo anche noi: https://amzn.to/2xiytVb . Inoltre, ultimo non meno importante, il box “manutenzione del camper” che contiene: raccordi per l’impianto idrico, una pompa di scorta, fascette, chiavi, cacciaviti e brugole. Questo è fondamentale perché ci siamo trovati l’anno scorso in Sardegna, il giorno di Santo Stefano, con una perdita d’acqua difficile da trovare. Nick ha smontato il camper con un solo cacciavite. Altro che MacGyver! Questo ci ha salvato il soggiorno in Sardegna, altrimenti avremmo dovuto anticipare il nostro biglietto e tornare a casa.

Importante per chi prevede di fare libera per tanti giorni: avere una tanichetta dell’acqua anche da 5 lt e magari delle bottiglie di plastica da poter riempire. Purtroppo non è sempre semplice raggiungere aree carico-scarico (ad esempio in Sardegna fuori stagione) e per fare acqua si devono sfruttare le fontanelle che si trovano in paese.

E per voi, cosa non può mancare nel vostro camper?

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Elvis: il nostro camper

Ancora non ho presentato il nostro fidato compagno di avventure: Elvis. E’ un camper BluCamp Sky 22 semintegrale del 2008, lungo 6,60 mt. Come tutti i più bei e magici posti che abbiamo incontrato lungo la nostra strada non è stato cercato, ma è stato lui a trovare noi!

Evoluzione del surfista. Nick ha iniziato circa 12 anni fa a girare e a dormire in auto, nella sua Volvo v70, gli stessi anni in cui iniziava ad andare in windsurf. Dopo weekend passati nel baule super spazioso della sua macchina, ha deciso di passare a un mezzo più comodo e che contenesse tavole e vele senza doverle caricare sul tetto. Passò quindi a un furgone OPEL VIVARO non camperizzato, aveva solo il letto e tutti i suoi accessori per il windsurf, si appoggiava a un campeggio a Torbole, dove si è creata una bella compagnia. Negli anni poi il furgone ha iniziato a servigli anche per lavoro quindi era diventato quasi impossibile riuscire a pulirlo e a usarlo per piacere e per dovere. Stava iniziando a chiedersi se era il caso di prendere un nuovo furgone o se comprarne uno vecchio per il lavoro. Poi, un giorno, ha visto Elvis, era parcheggiato davanti a un meccanico, in vendita. Nick per curiosità è andato a vederlo e la prima porta che ha aperto, è stata quella del gavone (il “garage”) per vedere se ci stavano vele e tavole. E’ STATO AMORE A PRIMA VISTA! Era nuovo,aveva 41mila km e un prezzo d’occasione!

Elvis è stato comprato da Nick ad agosto 2017, io non ero ancora con loro in quel periodo, ancora mi raccontano delle loro avventure insieme in solitaria. Io, che pensavo di essere fatta per una vita in hotel, appena ho iniziato a viaggiare in camper mi sono resa conto di quante cose si perdono rimanendo tra le mura di uno sterile hotel. Svegliarsi guardando l’alba dal nostro oblò della camera da letto, fare colazione vista mare o immersi nel verde di una pineta, respirare aria pulita di luoghi incontaminati, pranzare all’ora che vuoi e come vuoi (e modestie a parte, ci facciamo dei pranzi/cene che, Cracco scansati!), le cene a lume di candela, gli aperitivi con un birra e un pacchetto di patatine, i panorami che si susseguono dal finestrino mentre viaggiamo, svegliarsi in un luogo e andare a dormire in un altro. Per non parlare delle avventure in: MTB, sup, surf, windsurf, ferrate, arrampicate (semplici, per ora) che ci riempiono la giornata. E se questa non è libertà…

Capitolo 4: Giro di boa

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11° GIORNO – 26 AGOSTO. Decidiamo di tornare vero al Cantabria, a malincuore perchè io, nella mia lista delle cose da fare avevo inserito: Capo Finisterre (Cabo Fisterra in galiziano) luogo ritenuto dagli antichi la fine del mondo e km 0 del Cammino di Santiago; Santiago de Compostela per respirare un po’ dell’atmosfera mistica che respirano i pellegrini che arrivano nella piazza dopo tanto peregrinare; le isole Cies, un arcipelago protetto in cui possono entrare solo 2000 visitatori al giorno, hanno spiagge caraibiche e mare verde smeraldo, un paradiso del trekking. Ma per fare un percorso così avremmo dovuto avere più tempo. Purtroppo si deve tornare per impegni lavorativi e fare un viaggio di molti più km non ha senso perché almeno 2-3 giorni in un luogo è bello fermarsi. Ci avviciniamo a casa, putroppo. Siamo in camper da 11 giorni e la vita casalinga non mi manca per niente nonostante abbia i capelli che non vedono uno shampoo da Ribadesella (sento già lo sguardo di disapprovazione di mia sorella che mi guarda schifata mentre leggerà questa cosa) ma purtroppo lavarsi i capelli la sera vuol dire tenerli bagnati quando si va a letto e devo scegliere se morire di cervicali il giorno dopo (le gioie dei 30 anni) o se avere rasta che sanno di salsedine, la tshirt ha almeno 5 giorni di durata e gli short sono con me da inizio viaggio (rinfrescati sotto la doccia a Ribadesella). Sono con me da tutto il viaggio e continueranno a farlo, alla fine cammineranno a mio fianco. Ho preso su una valigia di panni per 3 settimane in hotel 4* ma in camper me ne bastano 1/4. Questa è una cosa che apprezzo. Consumismo al minimo. Apprezzi una doccia calda da 30 secondi (perchè altrimenti “finisciiiiii l’acquaaaaaaaa!”) mentre a casa non te ne basta una da 30 minuti. Sporcare meno stoviglie possibili perché poi al momento di lavarle “finisciiiiii l’acquaaaaaaaa!”. A casa siamo schiavi di queste cose, ogni giorno facciamo andare lavatrici e lavastoviglie piene sbombate. Dopo questo delirio post-cena siamo fermi in un bellissimo posto, scoperto anche questo a caso (grazie Park4Night), su una falesia a picco sul mare e su una spiaggia: la spiaggia di Penarronda a Tapia de Casariego. Vediamo se domani possiamo entrare in acqua, spero, devo buttarmi! Altrimenti non riuscirò mai a superare la fobia dell’oceano. Sono pronta a surfare e a divertirmi!

12° GIORNO – 27 AGOSTO. Stamattina sveglia e colazione, la giornata parte tranquilla, c’è nuvolo ma non eccessivamente freddo. Alle 9 circa arriva un furgoncino che inizia a suonare il clacson: è il panettiere! Mando Nick in avanscoperta e torna con baguette immancabile e una sorta di plumcake al cioccolato con peso specifico di una mattonella, perfetta per la merenda post surf e la colazione. Non durerà molto conoscendoci. E poi… dopo la spesa direttamente vista Oceano ci siamo buttati in acqua! C’era poca gente, poche scuole di surf, onde giuste, non troppo piccole e nemmeno grossissime da farmi paura ma sopratutto non spingevano tantissimo e non erano velocissime quindi avevo un po’ di tempo per imparare il take off (la partenza sull’onda). Mi sono proprio divertita, contenta di come sia andata l’uscita di oggi. E’ andata talmente tanto bene che mi sono divertita anche se in acqua c’erano alghe dappertutto, praticamente delle mangrovie. E quanto può essere piacevole nuotare con cose (che non sai cosa sono) che ti toccano piedi e mani.

Soffro di leggera talassofobia, ovvero una paura dell’acqua, in particolare del mare e delle acque profonde. Sono un “ottima” nuotatrice, ho fatto gare, la mia infanzia e adolescenza le ho passate nell’acqua clorata (complice la piscina a 2 passi da casa). Ma per me tuffarmi da uno scoglio nell’acqua fonda, nuotare nel lago di Garda lontana dalla riva, fare il bagno in mare dove non tocco, fare snorkeling o immersioni è uno sforzo immane. Fare snorkeling poi con i pesci vicino mi mette un ansia tremenda, potrebbero essere pesci pericolosi, velenosi ed attaccarmi. Figuriamoci che film si fanno nella mia mente se qualcosa mi tocca il piede mentre sono in acqua. Diciamo che ci sto lavorando. Già prendere la tavola da surf e affrontare l’acqua alta, le onde, le alghe è una conquista. Piano piano mi vedrete anche tuffarmi da alti scogli nel blu profondo o fare immersione in apnea. Basta la forza di volontà e la testardaggine.

Il cielo nuvoloso non ci ha abbandonato per tutta la giornata, ma almeno fa caldo. Caldo: 20/21° C. Ci siamo fatti una mangiata stratosferica, il surf mette fame, e ripartiamo per tornare verso Liencres. Ci spiace lasciare questo spot e parcheggio perchè veramente tattico. Spot che lavora bene con medium tide. Per info: https://it.surf-forecast.com/breaks/Playade-Penarronda.

13° GIORNO – 27 AGOSTO: Abbiamo passato la notte nel parcheggio della spiaggia di Liencres, alle 7:30 un tipo ha bussato al camper e ci ha intimato di andare via altrimenti avrebbe chiamato la Guardia Civil perché li era vietato dormire… Strani leggi spagnole, una settimana fa abbiamo dormito nello stesso parcheggio e nessuno ci ha mandato via ora invece ci mandano via alle 7 e 30 del mattino… Sarà l’anima latina che fa rispettare le leggi un po’ a catzum, in Italia come in Spagna. In realtà eravamo in torto perchè ci sono i cartelli che indicano che è vietato il campeggio e il pernottamento ma visto il nostro soggiorno di una settimana fa pensavamo di cavarcela. E’ stata una giornata di bomboloni che ci hanno costretto a spostarci per trovare uno spot surfabile. Un amico che abita in Cantabria ci ha suggerito San Vincente della Barquera, e noi senza pensarci 2 volte abbiamo girato il camper di nuovo verso l’Asturia e siamo tornati indietro di 50 km. Siamo partiti con il sole e siamo arrivati a San Vincente con nuvolo e il solito grigio. Abbiamo parcheggiato il camper in uno dei parcheggi antistanti alla spiaggia, in un campo incolto in mezzo al verde. Il problema era la distanza dal mare, almeno 500mt dall’inizio della spiaggia, calcolando che le spiagge sono profondissime per arrivare all’acqua avevi ancora 2 km, comodo con tavola da surf e zaino, fortunatamente non doveva uscire in windsurf. Poi risentiamo il nostro amico che ci indica come punto più surfabile la parte opposta della spiaggia in cui ci eravamo fermati noi. Bene, altri km e km di spiaggia per arrivare al pontile con il faro verde. MAI UNA GIOIA. Ultima sorpresa della mattinata, io avevo felpa, tshirt e braghini corti, nello zaino anche il piumino. Ma non avevo messo il costume. C’era nuvolo e quasi si metteva a piovere quindi ho pensato che avrei avuto freddo. Errata supposizione, il nuvolo e l’umidità hanno creato una cappa di caldo e avrei potuto fare addirittura il bagno. Diciamo bagnare i piedi! Dopo esserci ritrovati in spiaggia, ci siamo rifugiati nel nostro Elvis e siamo tornati a Somo dove abbiamo raggiunto i nostri amici italiani. Il mare era calato anche a Somo e Nick decide di farsi un altra session, è partito poco convinto e ha fatto 2 ore in acqua. Quando tornerà a casa avrà piedi e mani palmate e le branchie. Io solo la panza… continuo a mangiare schifezze mondiali (palmeritas al cacao; napolitane che sono una sorta di saccottino al cioccolato; abbiamo addirittura preso una torta tipica cantabra che non possiamo mangiare perché non abbiamo un forno, a quesada pasiega).

14° GIORNO – 29 AGOSTO: Oggi giornata senza spostamenti. Bagno di prima mattina (orario spagnolo, verso le 11). Le condizioni erano difficili e c’era molta corrente, ho remato per 2 h e ho preso tutte le onde… in testa! Ci siamo poi dedicati a spesa e a lavanderia, abbiamo riconquistato mutande che ormai davamo per disperse…e ne avevamo proprio bisogno di rinnovare la pulizia del guardaroba. Nel pomeriggio 2° bagno per Nick nel pomeriggio, io ho evitato accuratamente, già ho paura, manca solo che mi butti dentro in condizioni difficili o che non riesco a gestire.

15° GIORNO – 30 AGOSTO: Abbiamo passato la mattinata a Somo, purtroppo siamo parcheggiati in strada quindi è un po’ scomodo tenere tutto super sigillato, soprattutto quando fuori c’è il sole, come oggi. Ci sarebbe stato addirittura il pranzo in veranda. Abbiamo fatto un uscitina in surf e mi sono divertita, ho preso ben 1 onda ma le altre non le ho prese in testa e sono arrivata a stare in line up (il punto dove i surfisti si allineano per prendere le onde, proprio dietro la zona dove le onde si rompono). Dopo aver imparato più o meno a stare in piedi, la fase 2 è imparare le tempistiche di un onda: difficile capire dove chiuderà (destra o sinistra) e il timing. Dopo la session Nick si è dedicato all’inverter di Elvis che ci ha lasciato a piedi senza preavviso. Io ho preparato pranzetto e siamo andati in spiaggia. Finalmente un intera giornata di sole, addirittura siamo riusciti a fare il bagno senza muta giocando con le onde. Io pensavo di fare la figa buttandomi in un onda e a momenti mi affogo in 3 centimetri d’acqua. Visto che il vento non calava, le condizioni del mare non erano belle e si era anche annuvolato (una giornata di sole completo è chiedere troppo!) siamo fuggiti da Somo. CIAO CIAO CANTABRIA! CI RIVEDIAMO PRESTO!!!

Capitolo 6: Sulla via del ritorno

18° GIORNO – 2 SETTEMBRE. La mattina abbiamo fatto un giro dell’area sosta e… con nostra grande sorpresa finalmente un’area comoda alla spiaggia. Inoltre la Francia ci accoglie con sole sole sole e caldo. Un clima quasi mediterraneo! Nick stamattina è entrato in acqua con le gambe che gli tramavano ed è stato bravissimo perché le onde erano veramente grandi e la corrente spaventosa. Nel pomeriggio dopo un ottimo pranzetto (come sempre nel nostro camper, la cucina è super!) siamo andati a fare spesa. La sera prima quando siamo arrivati sembrava un paesino fantasma, nessun ristorante e nessun localino. Invece, durante il nostro giro di ricognizione post spesa, ci siamo resi conto che il lungo mare è pieno di localini e negozietti, tanti ristoranti già chiusi. La stagione sembra termini molto prima che in Italia. Presumo. Dopo la passeggiata siamo tornati in spiaggia. Bellissima spiaggia di sassolini bianchi e conchiglie rotte levigate dalla forza dell’oceano e con una lunghissima passeggiata sul fianco della battigia dove si può correre e fare jogging. Nick è andato un oretta un acqua a surfare e io mi sono goduta il sole francese. Finita la session ci siamo messi in ghingheri e siamo usciti a bere una birretta. Dopo venti giorni di vita selvaggia, ci siamo vestiti bene, io credo di essermi pure truccata un pochino, ho messo una tuta simil elegante che in 20 giorni non è mai stata usata come la maggior parte dei vestiti simil eleganti nella mia valigia. Poi dopo essere stati in mezzo a turisti a bere la birra, più cara del mondo, siamo tornati in camper e abbiamo cenato. Io mi sono fatta servire perchè con una birra a stomaco vuoto non ero più in grado di intendere e di volere. Nel complesso è stata una giornata molto carina, tranquilla e assolata. Per tutto il giorno sole, in 18 giorni non ho ricordi di una giornata di solo sole. Spero in onde più clementi domani per dare un saluto all’oceano prima di ripartire.

19° GIORNO – 3 SETTEMBRE. Stamattina ci siamo svegliati e le onde non erano un granchè quindi ce la siamo presi comoda: shopping per le mie sorelle, Nick si è preso una muta della Deeply (super mute!) al temporary store che c’era sul lungo mare e caffettino in giro. Poi le onde sono arrivate, la marea aveva ordinato il mare, e siamo entrati. Saluto l’Oceano tirando “cancari”(trad. mantovano-italiano:accidenti) e madonne contro la corrente veramente forte che ti trascinava e ti toglieva tutte le forze. Il bello che ho fatto la figa e in men che non si dica mi sono ritrovata sulla line up in mezzo ad altri 20 surfisti come minimo (nota per surfisti: spot affollato), ovviamente cercavo di stare più in disparte possibile per non rompere a quelli più bravi di me ed ho fatto la boa per almeno 10/15 minuti. Quando Nick mi ha urlato di andare in mezzo agli schiumoni e un onda mi ha alzato di due metri dal livello del mare gli ho dato ascolto. Credo di aver fatto 1 oretta a riva in mezzo alle schiume con la mia tavola soft e ho lottato per un oretta con la corrente. Peccato per il mio approccio mentale sbagliato, che non mi permette il più delle volte di divertirmi quanto vorrei, e alla paura della forza del mare che a volte non riesco a controllare, soprattutto quando sento la corrente risucchiarmi. L’unico modo di salvarsi dal maledetto flusso che ti vuole trascinare al largo è nuotare paralleli alla riva e uscire dal canale. Comunque lottare per cambiare il mio atteggiamento mentale è la chiave per migliorare in questo sport e in altro. Vorrei già essere brava, vorrei essere la migliore, senza passare dalla fatica di imparare… Comoda eh?! Avrei voluto stare sulla line up con Nick, dividere le onde con lui e droppare (rubare) le onde a tutte le ragazze fighissime che c’erano sulla line up con la loro muta 1 mm short a fiori e le loro tavole super perfette. Io con il mio tavolone spugnoso enorme e la mia muta 5/3 mi sentivo un ippopotamo! La strada per diventare come loro è super in salita, ma devo riuscire almeno a diventare bravina sul long board. La sensazione dell’ippopotamo credo non me la toglierò mai. Nel pomeriggio siamo partiti destinazione: Carro, paesino a Sud della Francia. Il tempo mentre fai viaggi lunghi non passa mai. E il navigatore continua a cambiare orario di arrivo. Mi sono quasi presa male quando usciti dall’autostrada ci siamo trovati in mezzo al nulla, su una strada buia, dove solo guardando il navigatore capivi che eri su una strada in una lingua di terra tra mare e stagni della Camargue. Non c’era nessuna macchina in giro. Dopo un oretta in mezzo al nulla finalmente siamo arrivati al paesino di Carro. Avevamo quasi perso le speranze. Finchè non si aperto davanti a noi un piccolo porticciolo sui toni del bianco, beige e alla fine del porticciolo un’area sosta piena zeppa di camper. Finalmente al sicuro. Finalmente possiamo dormire.

20° GIORNO – 4 SETTEMBRE. Appena siamo scesi dal camper per controllare la situazione e ancora presi un po’ male dalla sera prima, ci siamo dovuti ricredere. Ci ha accolto un paesino carinissimo, il porticciolo è un gioiellino, anche ieri sera ci ha fatto tirare un sospiro di sollievo. Di fianco all’area camper c’è addirittura il mercato del pesce fresco. Inoltre siamo parcheggiati direttamente fronte mare, vicino a una piccola spiaggia dove si può fare il bagno e dove quando soffia Maestrale escono windsurf. Abbiamo scoperto mentre andavamo a fare la spesa (il supermercato più vicino era a circa 1,5 km) che c’è una vecchia Carro arroccata su un piccolo cucuzzolo, abbiamo trovato una boulangerie dove abbiamo comprato le immancabili baguette e un dolce chiamata Fanny, una bomba di pasta frolla, crema e nutella. Come ogni giro di ricognizione post spesa abbiamo anche scoperto due calette sabbiose con acqua piatta e il mare super trasparente. Era da un bel po’ che non facevo un bagno in acque così tranquille (escluso ovviamente quelle del lago di Garda). Dopo la scarpinata di 3 km per la spesa e vista la temperatura ci siamo fiondati a fare un bel bagno in una di quelle calette deliziose. L’acqua era ghiacciata, non so se sia stato lo sbalzo termico o il fatto che ormai i miei bagni sono tutti con muta e l’unica cosa a cui posso avere freddo sono i piedi. Al secondo approccio siamo riusciti a fare un mini bagno! Questa Carro ci piace sempre di più! Abbiamo pranzato con i tranci di tonno fresco e ci siamo rituffati in acqua. Talmente in astinenza da onde, abbiamo tirato fuori il mio spugnone e abbiamo surfato ondine di 30 cm. Nick ha surfato, io ci ho provato e mi sono aperta la mano cadendo, la prima volta che ho messo i piedi sulla tavola. Il fondale, nella spiaggetta, davanti all’area sosta è un tavolato di roccia. Abbiamo fatto gli stupidi in acqua e ci siamo rilassati nel nostro terrazzino vista mare. Un hotel a 5*. Altro bagnetto, nel calmo ma non caldo Mar Mediterraneo e cenetta. In riva al mare, come il migliore degli hotel, mentre il sole tramonta. Bello scoprire posti che ami e ti colpiscono fin da subito (come il faro San Augustin, in Asturia – lo trovi nel mio articolo https://laragazzadelsurfista.com/2020/03/31/asturia-en-mi-mente/) ma bello anche scoprire luoghi che si danno piano piano. Il piacere di scoprirli poco a poco. La notte quando il buio è arrivato, siamo rimasti nel nostro terrazzino a vedere la luna che si specchiava nel mare e dei signori di un camper poco distante dal nostro hanno cantato e suonato la chitarra tutta sera. Peccato non avere un video di quel momento. Talmente bello ed emozionante da non essere vero.

21° GIORNO – 5 SETTEMBRE. Abbiamo raggiunto il 21° giorno di viaggio. Siamo sopravvissuti a 3 settimane di vacanza in camper e giuro non sarei mai stanca. Dopo 21 giorni di viaggio rientriamo in Italia. Mi chiedo un po’ come sarà rientrare alle vecchie abitudini, alla casa che sembrerà ancora più grande dopo aver passato così tanto tempo in così poco spazio. Vedremo. Di certo rientriamo, io di sicuro, ancora più innamorata di questa vita camperesca, e ancora più innamorata della persona che ho di fianco. Convinta che sia la persona giusta per me sempre.

Questa avventura mi ha fatto capire che ho ancora tanto da imparare da questa vita, ho ancora tanto per essere indipendente come vorrei, devo lavorare su dei lati del mio carattere e sulle mie paure. Adoro viaggiare in camper, adoro vedere spiagge, strade poco trafficate, adoro circondarmi di natura e di vivere tante esperienze tutti i giorni. Quando un giorno è così pieno, a volte sembra che duri di più o comunque che abbia avuto più valore.

Mi spiace lasciare anche il mio diario di viaggio che ci ha accompagnato per tutti i momenti belli e litigiosi di questo viaggio. Di certo nella vita di tutti i giorni non ci saranno così tante avventure da segnare, così tanti posti e avventure da tenere a mente. I paesaggi, le emozioni, i silenzi e le risate, le spiagge semi deserte della Galizia, i tramonti, le chiacchiere, i baci, gli abbracci, i giochi, le persone incontrate. E’ stato un bellissimo viaggio. Il primo di una lunga serie, spero.

TIRIAMO LE SOMME
Km percorsi: 4500 km
Autostrada: 330 euro circa
Gasolio: 500 euro circa
Camping/Aree Sosta: 170 euro

Capitolo 5: Pais Vascos

15° GIORNO – 30 AGOSTO. Abbiamo deciso di togliere un altro po’ di km dal viaggio di ritorno andando verso i Paesi Baschi. Siamo, sopratutto Nick, rimasti scioccati dal traffico nei dintorni di Bilbao. Eravamo abituati alle desolate lande della Galizia, e chi se le scorda più… Sopelana (Sopela in basco) era la prima meta papabile perché a un centinaio di km da Somo e se fossimo arrivati per il tramontino anche una papabile surfata. Come tutti gli spot, che abbiamo incontrato fin ora in Spagna però, le 19 sono ancora un orario ricercato per surfisti e bagnanti, quindi non troviamo posto. Guardiamo la strada e il secondo spot papabile è Zarautz ad altri 100 km di distanza, troppi! Arriveremo se tutto va bene alle 21:30 con la cena ancora da preparare e senza avere la minima idea di dove dormire. Nick è già impazzito per il traffico e il casino, quindi bisogna trovare al più presto una soluzione. Park4night mi segnala un campeggio relativamente vicino alla spiaggia, andiamo subito a chiedere se c’è posto, “ultima parcela disponible!” mi rispondono, “es nuestra!” rispondiamo noi, con il nostro spagnolo-italianizzato senza pensarci due volte! Alla fine non si sta male nemmeno qualche giorno in campeggio. La tranquillità di avere un luogo per noi, la veranda aperta, la doccia luuuuuunga e la lavanderia. Infatti la prima cosa che ho fatto è stata aprire la veranda e mettere sotto sedie e tavolino, la seconda è stata farmi una doccia seria con shampoo e balsamo ai capelli. Ogni tanto si sta bene anche con i capelli che non assomigliano a dei rasta salati. Abbiamo cenato nella nostra terrazza vista mare, con un tramonto pazzesco. Un bel finale di giornata, peccato gli umori un po’ grigi. Festeggiamo il nostro 15° giorno di viaggio con una burrasca serale data dal fatto che Nick perde la testa quando dovrebbe rimanere più lucido. Bisogna scegliere la strada, se andare in campeggio o meno, lui va giù di binario e non ragiona più. Io allora mi incazzo con lui perchè non sopporto quando perde la lucidità per così poco. Adesso è sulle sue, ma va beh, vedremo domani come sono le condizioni di vento e onde, e non parlo del meteo. Ci fossero delle previsioni meteo per i malumori di coppia… almeno saprei come affrontarli! Speriamo che la serata si possa concludere con un bacio e poi a nanna abbracciati.

Sopelana è un sobborgo della città di Bilbao, cresciuto soprattutto grazie al surf. Sopelana è nota per le due spiagge Barinatxe e Arrietara. Info sullo spot: https://it.surf-forecast.com/breaks/Sopelana. Oltre a nuotare nell’oceano, c’è anche la possibilità di galleggiare a mezz’aria con il parapendio grazie alle correnti del golfo di Bizkaia. Essendo molto vicino a Bilbao, si può approfittare della metro e in una mezz’ora sarete davanti al Museo Guggenheim o sopra il ponte di Calatrava a Bilbao o a perdervi tra le Siete Calles del Casco Viejo (il cuore antico e pulsante della città). Il campeggio in cui ci siamo fermati per 2 notti si chiama Camping Sopelana, caruccio rispetto agli standard ma con bagni nuovissimi.

16 AGOSTO – 31 AGOSTO. Oggi siamo rimasti a Sopelana, relax in campeggio. Nella nostra CASA, ormai mi sono abituata a vivere in pochi mt quadrati. Stamattina session per Nick, io me ne sono stata bella bella tranquilla in spiaggia! Condizioni difficili, mare disordinato, fondale con rocce e onde grosse e ovviamente super corrente. Nick è stato in acqua poco, fortunatamente per me. Il meteo oggi è super grigio: nuvolo, nebbia, umidità e pioggia. Una tipica giornata di fine agosto. La spiaggia di Sopelana è una baia riparata da rocce con forma stranissima, stratificata (non ricordo sinceramente l’epoca giurassica al quale appartengono), il colore della sabbia è ocra e con il tempo grigio è difficile vedere i colori del mare. Ci siamo recati al paese per fare un po’ di spesa e siamo tornati per un pranzetto in veranda. Dopo pranzo ci siamo fatti una passeggiata, dalla spiaggia infatti parte un bellissimo sentiero (Paseo de la Galea) che attraversa la costa facendoti perdere nella natura e nelle scogliere a picco sul mare. Siamo tornati in tempo per non prendere la pioggia. Nick si appresta ad uscire con il surf per il tramontino (nascosto dalle nuvole), io invece decido di godermi la mia casa su ruote: doccia, capelli, phon, lavatrice e asciugatrice. Ho addirittura lavato accappatoi e lenzuola. Quando Nick torna avevo appena finito i mestieri casalinghi in camper. Lo vedo, lo saluto, lo bacio ed è asciutto, incredibile penso, mi racconta che è sceso alla spiaggia, mentre scendeva gli si sono rotte le ciabatte (1° brutto segno), le condizioni erano veramente difficili, ha visto un ragazzo in spiaggia con taglio sulla testa e testa fasciata (2° brutto segno), un ragazzo con tavola radicale (tavole da surf per condizioni impegnative) si è fatto il segno della croce prima di entrare (3° brutto segno). Dopo questi 3 segni ha pensato fosse meglio non entrare. Speriamo che domani il mare si ridimensioni così magari riesco ad entrare anche io. Mi spiacerebbe tornare a casa senza la possibilità di entrare e di non tentare un ultima uscita con il surf. La prossima volta se tutto andrà bene sarà tra due mesi… Spero di non dimenticare tutto! Domani abbiamo intenzione di spostarci, vedremo. Intanto ora dormiamo sul nostro letto profumato di bucato.

17 GIORNO – 1° SETTEMBRE. Oggi le condizioni del mare non dicono nulla di buono, troppo incazzato. Abbiamo deciso di spostarci a Zarautz. Abbiamo parcheggiato (guidati da park4night) in una zona che sembrava quasi malfamata, era un grande spiazzo contornato da palazzoni abbastanza fatiscenti ma alla fine si è rivelato comodo al centro e alla spiaggia… Diciamo relativamente comodo alla spiaggia. Siamo arrivati verso mezzogiorno e ci siamo preparati i panini da mangiare in spiaggia. La giornata era grigia e nuvolosa. La spiaggia è ampissima, scopriremo che con l’alta marea non ne rimane che una piccola lingua di sabbia con una fila di ombrelloni bianchi e blu. Nick si fionda subito in acqua e io mi prendo un timido sole e mi faccio addirittura un bagno tra le onde. A un certo punto si alza il vento e il mare si rovina. Ma che facciamo? Nelle mie ricerche avevo letto di un paseo maritimo, una pedonale che portava ad un paesino di pescatori Getaria. La passeggiata è bellissima, circa 4km di spettacolare vista mare, il mare in cui venivano cacciate e pescate le balene. Getaria è un paesino carino si visita in un paio di ore, si è rivelata comunque un ottima soluzione per fare qualche cosa anche con il brutto tempo. Torniamo dalla passeggiata, giusto giusto per beccare un po’ di pioggerellina. Zarautz non ci trattiene, e decidiamo di partire per Biarritz. E’ sera ed ha iniziato a diluviare. Ovviamente, nel tratto di strada più brutto e meno segnalato del mondo. Poi arriviamo in Francia, siamo proprio sulla strada del rientro. E’ ufficiale. Tornerei subito in Asturia e Galizia. Questi paesi baschi li abbiamo visti troppo turistici, troppo edificati non lasciano molto spazio alle bellezze naturali del posto. Abbiamo deciso di parcheggiare in un area sosta a pochi km da Biarritz, nel paese di Anglet. Vedremo la mattina qual’è la situazione!

Chi è la ragazza del surfista?

Mi chiamo Alice, ho deciso di seguire il coniglio bianco ed entrare nel mondo delle meraviglie.

Io, ragazza tranquilla, piena di ansie e di paure mi sono lasciata affascinare da un selvaggio surfista, che mi ha fatto scoprire una vita wild & free.

Amiamo viaggiare sul nostro camper, Elvis, scoprendo posti nuovi guidati dal vento e dalle onde, d’estate ma soprattutto d’inverno, quando le spiagge sono deserte e la sabbia è ancora fredda e quando il nostro mare regala mareggiate.

Sogniamo di vivere una vita colorata, spettinata e a contatto con la natura!

Seguici nelle nostre avventure!