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Pensieri al vento

Sono passati 4 mesi e mezzo dalla Sardegna e non ricordo nemmeno più quanto dalle ultime gite in Lombardia per il weekend e sono bastati questi pochi mesi per annientarmi psicologicamente. Ogni volta mentre passeggiavo, o mentre andavo verso Verona, guardavo le montagne e mi sembravano così irraggiungibili. Erano così vicine, fino a 1 anno fa ed adesso sembrano così distanti. Come un carcerato ,mi immagino, che guardi dalle grate della sua finestra il mondo che vive, anche a me sembrava di essere in stand by. Pochi mesi di clausura che però mi sembrano anni. Sono scivolati via dalle mani come la sabbia leggera del deserto, giorni persi perché vuoti di significato. Si, vivo insieme a Nick e stiamo bene anche se passiamo 24su24 insieme, si, ho l’impegno dell’università che mi porta ad essere concentrata su un obiettivo. Ma arrivi ad un punto che non ti basta più nemmeno quello. Le passeggiate diventano tutte uguali, i giorni diventano tutti uguali, la pianura è sempre più piatta e noiosa. E i granelli di sabbia sfuggono tra le dita. E non tornano.

Non mi viene nemmeno voglia di scrivere, non mi viene voglia di allenarmi, non mi viene voglia di vivere. A un certo punto è come se questa non vita ti abbracciasse in un abbraccio soporifero. Ti sussurra: “non andare a camminare? Tanto la fuori è tutto uguale. Stai in casa.”, “non ti allenare, si fa fatica, e lo fai per niente! Siediti sul divano, guardati un film, dormi”. Sono le sirene di Ulisse, cercano di tirarti a se con la promessa che se non farai più niente allora starai bene.

Io ci sono caduta in questa anestesia dei sensi, tanto che non ricordavo più come era vivere la mia vita di prima, quella di viandanti del tempo libero, quella dove ogni weekend si partiva per una nuova meta. E me ne rendo conto ora, che sono coricata su un prato di fianco al nostro Elvis in un campeggio di Torbole. Quando sono arrivata e sono corsa davanti al lago non ci credevo, mi sembrava veramente passata una vita dall’ultima volta che l’avevo visto. Ero in braghini corti e camicia e il vento da Sud (Ora) era fastidiosissimo perché molto forte. Ma non mi importava. La fiammella che si era spenta nel mio cuore si è riaccesa in un attimo. Una fiammata. I brutti pensieri, l’ansia, la sensazione di non essere presente, la sensazione che tutto sia impalpabile, sono spariti. Spazzati via da quel vento. Oggi siamo andati a fare un giro in bici fino a Toblino e ancora più in su, ho fatto fatica tra salite e discese ma ero estasiata dal panorama.

Questo lo scrivo come monito a me, da leggere nei momenti che verranno di buio. QUESTA È LA TUA VITA, continua a lavorare per poterla avere. All’inizio magari pochi giorni poi per arrivare ad averne sempre di più. Non ti fare ingannare dalle sirene di Ulisse, per avere la vita che vuoi, bisogna alzarsi dal divano e prenderla di petto. Tu sei questa: creativa, positiva, sorridente e positiva. Non dimenticarlo!

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Lockdown in Sardegna. Il nostro angolo di paradiso: Chia

Immaginate un piccolo laghetto abitato da fenicotteri rosa, un camper parcheggiato a ridosso del laghetto e se si sposta lo sguardo un po’ più in la oltre al laghetto, il mare.

Abbiamo vissuto in questo posto da sogno per quasi 3 settimane, dopo essere stati a S’Archittu, infatti, abbiamo deciso di spostarci verso sud, all’interno di un area sosta che ci permettesse di poter vivere in serenità i giorni di lockdown natalizio. In un area sosta infatti avevamo la possibilità di caricare acqua senza doverla cercare ed inoltre non ci sarebbero stati problemi di batteria perché attaccati alla colonnina della luce. Siamo arrivati nel primo pomeriggio nell’area sosta che si trova a pochi passi dalla spiaggia di Su Giudeu, una delle più belle di Chia, e ci siamo subito sistemati in una posizione perfetta. A ridosso dello stagno, vista mare e sul fianco avevamo un piccolo giardino privato circondato da una siepe. Una casa perfetta. Avevamo anche dei vicini (oltre a fenicotteri starnazzanti): una coppia di ragazzi con due cagnoline, Laila e Luna che animavano quell’oasi di pace e che ci hanno tenuto molta compagnia con la loro vivacità di cucciolone cresciute, Sono stati gli unici contatti con umani in 21 giorni di vacanza oltre a quelli con i cassieri del supermercato. Se non ci fossero stati loro forse avremmo dipinto una palla, e l’avremmo chiamata Wilson. Giusto per farvi capire che li il distanziamento sociale non era affatto un problema.

Le nostre attività sono state svariate, e trovo un po’ di difficoltà a raccontarle. Non era più una vacanza, ma una nuova quotidianità, e devo dire che non ho faticato ad abituarmi. Io dovevo studiare per la sessione invernale degli esami quindi per gran parte del giorno mi ricavavo momenti in cui o in camper (in compagnia di una stufetta elettrica comprata) o nel mio giardino privato ripetevo i miei appunti e fissavo gli argomenti. Ero spaventata su come sarebbe stato studiare in Sardegna in camper con distrazioni, nessuna postazione di lavoro, Nick che doveva magari rimanere in camper e subire argomenti ripetuti a voce alta, mi ero detta che se questi esami non fossero andati bene, l’avrei accettato e capito senza incazzarmi più di tanto… Alla fine mi sono resa conto che anche in quel caso il camper è stato, come sempre, meglio di casa. D’altronde, dopo lo studio avevo voglia di staccare la mente? Una spiaggia deserta mi attendeva a pochi passi dal camper, le onde erano pronte a cullarmi sulla tavola da surf. Se ci ripenso mi viene il magone. Soffro terribilmente essere chiusa in queste 4 mura di mattoni, i soliti giri, le solite passeggiate che mi attendono, le solite serate passate tra cellulare e tv. Nel camper è tutto completamente diverso, il telefono a volte non prende (e in quelle occasioni capisco quanto io ne sia dipendente), non abbiamo la tv quindi non ci rimane che accendere un sottofondo musicale, parlare, scherzare, giocare a carte, andare a letto presto per svegliarci poi all’alba la mattina dopo e goderci tutta la giornata con tutte le avventure che ci aspettano. Un altra VITA.

Oltre allo studio, c’era il surf. Nicola si è fatto praticamente tutti i giorni in acqua a surfare, le condizioni erano sempre bellissime che ci fosse 1 metro, 80 cm o 2 metri. Il colore del mare e la sua trasparenza ti lasciavano senza fiato (anche la temperatura, a volte!). Un giorno abbiamo surfato sotto la pioggia, con il sole che appariva e scompariva tra le nuvole, formando arcobaleni. Un giorno il mare era completamente piatto e abbiamo usato il SUP, andando ad esplorare le calette nei dintorni della nostra spiaggia, la visibilità del fondo era talmente nitida che si vedevano pesci e dune di sabbia sul fondale. I colori del mare passano dall’azzurro chiaro, al verde, al blu profondo e mi sembrava di essere in un quadro. Li hai veramente la possibilità di vivere una vita a colori. Mentre noi sguazziamo, in pianura, sempre nei soliti.

Nick si è dato alla pesca, portando da casa una canna da spinning, una da fondo. Quando siamo arrivati a Chia, dopo aver visto un ragazzo che praticava pesca subacquea, ha deciso di comprarsi anche un fucile. Io ero tra l’incredulo e lo shockato, uno si sveglia una mattina e senza mai aver praticato una cosa si prende l’attrezzatura. La prima volta che l’ha utilizzato avevo paura che si auto-arpionasse, che avrebbe perso la punta in qualche scoglio o chissà che altro. Invece il mio Mac Gyver è riuscito ad usare anche quello al primo colpo. E’ tornato dalla prima pesca subacquea con 2 pesciolini e 1 polpo. Finiti della fregola sarda della sera. E’ stata una soddisfazione mangiare qualcosa che non hai dovuto comprare al banco pesce del supermercato. Una connessione in più con la natura. E’ sceso solo una o due volte a pescare perché purtroppo non aveva la muta apposta per andare in subacquea ma utilizzava quella da surf, che purtroppo non aveva a stessa tenuta e lo stesso spessore che avrebbe dovuto avere una muta “specializzata”. Ha detto che se la procurerà per la prossima avventura. Tra poco toccherà prendere il camper più grosso per farci entrare le nostre (soprattutto le sue) mille mila passioni.

Abbiamo fatto lunghe passeggiate sulla spiaggia e nei dintorni scoprendo altre calette come Cala Cipolla e Cala del morto. Il primo dell’anno, dopo una colazione fatta in giardino, abbiamo fatto una passeggiata fino a raggiungere il faro che si trova al di sopra della spiaggia di Su Giudeu, il faro Spartivento. Faro che è stato riqualificato e trasformato in una struttura ricettiva veramente molto cool, con piscina a sfioro e ambienti raffinati. A testimoniare la storia del faro, si trovano ancora segni delle mitragliate degli aerei americani, della seconda guerra mondiale. Continuando per il sentiero siamo giunti a un casolare dove abbiamo avuto il piacere di ammirare un bellissimo panorama: a sinistra la spiaggia di Su Giudeu, a destra la spiaggia di Tueredda e in lontananza Capo Teulada. Scesi dalla stazione panoramica di capo Spartivento eravamo leggermente accaldati e io, indecisa fino all’ultimo, ho deciso di fare un piccolo bagnetto vestita. Ed è stata una sensazione stupenda. Mi sono sentita libera, selvatica, fuori dalle regole, dai “quello non lo puoi fare”, sbloccata, e slegata da tutti i preconcetti e i pensieri.

La Sardegna mi ha anche regalato la visione delle stellate più belle della mia vita, con tanto, una sera, di stella cadente. La prima volta che sono uscita dal camper, in una sera serena e ho guardato verso l’alto sono rimasta meravigliata. Una coperta di velluto nero piena di Swarovski, alcuni più piccoli, altri più grandi, ma tutti dotati di una luminosità speciale. Un momento magico che mi ha fatto sentire parte di qualcosa.

I giorni prima della ripartenza ho pianto più volte, mi sono commossa, non mi sembrava vero di dover tornare a casa. Come faccio a vivere la mia solita vita quando so cosa mi perdo?! Quando so che le cose che mi circondano a casa non mi emozionano e non mi toccano il cuore come quelle che ho trovato in Sardegna? Mi sono emozionata per il surf sotto la pioggia, per i tramonti, per le passeggiate, per il volo dei fenicotteri, persino per le rondini che volavano sopra il laghetto, mi sono emozionata per la potenza del vento e del mare e per i colori vividi, per la solitudine e per la compagnia dell’unico umano che posso sopportare 24/24 e 7/7. Ho adorato alzarmi al mattino quando il sole sorge, le colazioni sotto la veranda, i pranzi sotto il sole e le cene al calduccio del nostro camper.

Poi si torna a casa e di queste sensazioni rimane un ricordo, il fuoco che si era acceso alimentato dalle esperienze e dalle emozioni di quei giorni piano piano si spegne e non vedi l’ora di ripartire per riattizzare quel fuoco. Al momento rimangono solo i tizzoni ardenti.

Guarda il nostro video sull’avventura in Sardegna e le altre avventure:

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Lockdown in Sardegna

Tanto ci siamo chiesti se valeva la pena partire come ogni anno per la Sardegna, avevamo voglia di evadere, avevamo voglia di mare, di sole e di colori. Avevo perso la voglia di fare tutto, persino di fare la passeggiata giornaliera intorno alle campagne di casa mia.

I dubbi si sono sciolti come neve al sole dopo che ho dato il mio ultimo esame universitario prima delle feste di Natale. Il pomeriggio dopo pranzo, alla Tv si parlava solo di chiusure, di colori, di giorni, di regole, di proibizioni. E noi dobbiamo evadere da questa situazione che ormai sembra un film di fantascienza! Abbiamo acquistato il biglietto per il traghetto 8 ore prima della partenza, senza farci influenzare da quello che dicevano tg, ansa e news. Per la prima volta abbiamo prenotato la cabina per la traversata, che non è nello stile surfista “wild”, ma ci sentivamo sicuramente più tranquilli, pochi contatti con umani. Ormai siamo diventati misantropi. Ci siamo resi conto, arrivati a bordo del traghetto, che la cabina era stata la soluzione migliore: i divanetti dove di solito dormivamo erano tutti transennati, oltre il fatto che  non c’è nessuna fretta di salire a bordo per prendere i divanetti per dormire, dormi comodo, hai un bagno privato in cui al rientro puoi usare tutta l’acqua che vuoi per farti una doccia calda, e se ti porti del buon vino, si può anche trasformare in un ottimo bar privato.

Trascorsa la notte tranquilla, liberiamo la cabina appena prima che aprano i nostri garage e andiamo a prendere il nostro Elvis che scalpita per l’avventura, la nave è vuota e scendiamo velocemente, passiamo i controlli in cui misurano la febbre e come ogni anno abbassiamo i finestrini… e annusiamo l’aria salmastra. Quest’anno però ad accoglierci c’è la nebbia, c’è buio, è tutto grigio ed umido, sembra di colpo di essere stati rimbalzati a Mantova. Come nel gioco dell’oca quando c’è la casellina “torna alla partenza”. Durante la strada la nebbia si dirada, e compaiono i colori dell’alba che ci fanno improvvisamente vedere pascoli verdi, alberi di sughero e il cielo azzurro. Azzurro, come non lo vedevamo, non ricordo nemmeno da quando. Perché in pianura anche quando c’è sereno, il cielo, fateci caso, non è mai azzurro, ha sempre toni sul grigio, biancastro. Nemmeno il cielo ha colore. Durante il tragitto facciamo una sosta al bar, dopo 1 mese e mezzo di zona arancio non ci sembra vero di bere un cappuccino e divorarci una brioche seduti ai tavoli dell’autogrill. Come cambiano le percezioni di normalità, quando ti cambia il mondo intorno. Ci incamminiamo di nuovo ed arriviamo ad Alghero, Nicola, che è l’uomo delle mille passioni ha deciso che quest’anno provvederà alla nostra cena andando a pesca, quindi si fionda in un negozietto di pesca a prendere delle esche vive da portare con noi nella nostra avventura. Prima di raggiungere la spiaggia di Porto Ferro dove avremmo passato il pomeriggio, veniamo fermati da un pastore sardo che vende formaggi car by car e ci appioppa una bella forma di pecorino da 1,7 kg. Ottimo, mi ci voleva proprio per completare il piatto del pranzo: culurgionis (tipica pasta sarda) con sugo al pomodoro e grattugiata di formaggio pecorino come se piovesse. Arriviamo al parcheggio e corro subito in spiaggia a vedere il mare. La baia di Porto Ferro mi si apre davanti agli occhi, il mare è calmo, e trasparente, vado subito a sentire la temperatura dell’acqua con le mani, fredda, ma non troppo, giusta per un bel giro in sup nel pomeriggio. Mi sono seduta sulle rocce e ho respirato a pieni polmoni l’aria e mi sono sentita presente, al posto giusto e al momento giusto. Il costante senso di incertezza e inconsistenza che sento nella casa di mattoni e nella quotidianità scompare appena monto sulla nostra casa su ruote. Pensandoci bene dovrebbe essere un controsenso eppure per la mia anima non lo è. Sul nostro Elvis mi sento presente, centrata, VIVA. Il mio animo gipsy sembra nutristi della libertà che respiro quando cavachiamo le strade (ridin’roads), del contatto con il mare, con i venti, con la sabbia, la terra con gli elementi. Elvis poi mi fa sentire protetta, in un abbraccio, ho tutto ciò di cui ho bisogno: bagno, cucina e piccola camera da letto con 2 finestre che ogni mattina mi permettono di vedere l’alba. E poi, ormai lo sapete, amo passare del tempo con il mio partner in crime, e il camper ci permette di vivere fianco a fianco ma anche di prenderci spazi quando lo desideriamo.

Nel pomeriggio ho convinto Nick ad andare a fare un giro in Sup, l’intenzione era quella di fare una “passeggiata” tra le calette nei dintorni di Porto Ferro, in realtà ci siamo fermati al di sotto della rocca dove si sviluppavano delle ondine di 20/30 cm e ci siamo divertiti per ore e ore a cavalcare queste mini onde. Il clima era piacevolissimo, primavera inoltrata  e il sole era caldo. Credo di essere stata più in acqua che sulla tavola tra cadute e tuffi, è stato un bellissimo benvenuto dall’isola. La sera ci siamo poi spostati a dormire in una zona più appartata, sempre vista mare. La luna si specchiava nel mare e il rumore delle onde che si infrangevano sulla battigia erano la ninna nanna per la nostra prima notte in camper dopo tanto.

Il giorno dopo abbiamo deciso di spostarci a sud, il nostro piano era quello di arrivare a Chia, sistemarci in un area camper e di passare i giorni arancio e rossi all’interno dell’area sosta così da evitare problemi di multe o contestazioni. Le condizioni del mare promettevano bene, sarebbe stato dalla nostra parte e avremmo potuto surfare per molti giorni. Siamo scesi per la strada costiera che arriva a Bosa che offre sempre dei bellissimi panorami sulle coste frastagliate dell’algherese, sosta a Bosa per un caffè vista mare e siamo ripartiti direzione S’Archittu. S’Archittu è un meraviglioso borghetto nella costa centro occidentale, noto per la roccia di origine calcarea che forma un arco ed impreziosisce le spiaggette del borgo. Abbiamo trovato con difficoltà un posticino per posteggiarci, ma quando ci siamo parcheggiati ci sembrava di vivere in un sogno: parcheggio piccolissimo, su una lingua di terra che univa la terra ferma a un piccolo promontorio. Nick ha voluto subito buttare la canna in acqua per tentare di pescare la cena (per fortuna avevamo il frigorifero pieno di deliziosi manicaretti) io invece ho preferito rilassarmi cullata dal rumore del mare. L’intenzione era quella di andare a fare il giro intorno all’arco di pietra ma purtroppo Nick non aveva tanta voglia e io da sola, non mi fidavo. Il fondale della baia era tappezzato da ricci e non avevo voglia di passare le sera a togliere spine nella malaugurata evenienza che fossi caduta in acqua. Mi sono seduta su una roccia e ho contemplato il tramonto, ho guardato il sole che andava lentamente a spegnersi nel mare, un altro giorno era finito e non avevo niente da rimpiangere. Ero grata di tutte le cose che questa giornata mi aveva offerto. E di quello che stava per venire. La sera abbiamo cenato (non grazie al pesce che ha procurato Nick) con la vista del piccolo borgo illuminato che si rifretteva nel mare.

#blessed

Seguirà nuovo episodio del blog ⟶⟶⟶⟶

Il video della nostra avventura: https://youtu.be/94NTD9FrBlw

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Il rientro

Purtroppo il lavoro chiamava al rapporto prima della data in cui avevamo in mente di tornare. Dovevamo tornare a casa e non ne avevamo alcuna voglia, abbiamo pensato di rimanere nei dintorni di Santander visto che le condizioni meteo non erano affatto male e l’oceano regalava ogni giorno onde più o meno grosse. Mancava una settimana al nostro rientro e avevamo voglia di goderci tutto quanto!

-7 al rientro. Abbiamo deciso, dopo aver visto il mare, di spostarci da Somo a Liencres alla ricerca di ondine un po’ più consistenti e magari meno gente in acqua. Siamo arrivati alla spiaggia “delle onde mangia uomini” e decido di buttarmi in acqua anche io, non che la voglia sia tanta visto che devo indossare la muta di ieri ancora bagnata fradicia e non c’è caldissimo. Mentre la indosso la mia mente e il mio corpo mi chiedono perché non sia rimasta al calduccio nel mio camper, magari a fare i mestieri, a farmi colazione con calma oppure semplicemente sotto le coperte a letto… Ma una vocina mi dice “ogni lasciata è persa!”, al momento le condizioni sono belle ma ogni minuto varia la marea e cambiano le condizioni del mare. Poi sono venuta qui per questo, per surfare, per divertirmi, per stare bene e non per rimanere a letto! Ogni remata contro le onde, che mi si infrangono in faccia, è un imprecazione ma alla fine arrivo in mezzo a una decina di surfisti… tutti più esperti di me, lo si vede solo da come stanno seduti sulla tavola o da come risalgono le onde. Inizia anche a piovigginare e seduta sulla tavola mi godo il momento: cullata dalle onde, un mix di colori che sono incredibilmente in palette l’uno con l’altro: azzurro talco del mare, grigio delle nuvole, ocra e verde delle scogliere che contornano la spiaggia. Abbiamo passato all’incirca un ora e mezza in acqua e ho preso la bellezza di 3 onde, di cui una droppata (rubata) a un local che, forse, mosso da pietà, mi ha sorriso carinamente quando gli ho chiesto scusa. A mia discolpa, ero stra-convinta che dietro le mie spalle ci fosse Nick a surfare l’onda con me, l’ho visto remare con me ma poi si è fermato perché la precedenza era del local, dice anche di avermi urlato ma quando sto prendendo le onde sono talmente concentrata che non mi rendo conto di niente. Devo pensare a troppe cose: la posizione, come alzarmi, dove andare, non cadere, come cadere… non sono multi-tasking per quanto riguarda il surf! Nel pomeriggio abbiamo di nuovo provato a pescarci la cena, ma la missione è fallita.

-6 al rientro. Nottata calda, che nemmeno ad agosto l’anno scorso abbiamo avuto così caldo. Prima di partire per il viaggio, memore delle temperature dello scorso anno, avevamo caricato coperte di pile, di lana, cappotti, piumini leggeri, felpe, cuffie e sciarpe. Non credo di aver usato niente di quello che avevamo preparato, a parte la cuffia che uso per asciugarmi i capelli la sera (la uso tipo casco, capelli bagnati tutti dentro nella cuffia e vado a dormire così. Il mio modo per sopravvivere ai capelli bagnati la sera quando c’è più umido e freddo). Il vento che ha soffiato tutta notte impedendoci di aprire gli oblò e cercare un po’di refrigerio, ha rovinato le onde, quindi Nick decide di fare una corsetta e io mi perdo tra blog e faccende di “casa”. Già vi ho detto quanto ami fare le pulizie in camper! Ora che abbiamo comprato un piccolo aspirapolvere portatile poi è il massimo! Passiamo la mattina a chiederci se rimanere a Liencres o spostarci a Somo, la nostra frenesia di spostarci forse è data dal nostro spirito nomade che vorrebbe spostarsi, macinare chilometri e andare a scoprire nuovi luoghi magari deserti e senza ressa. Siamo talmente indecisi che quando Nick torna dalla corsa settiamo il camper come se dovessimo partire (gas spento, pompa idraulica spenta, tutti ciò che può volare in curva sistemato, oblò chiusi) e poi rimaniamo fermi nel parcheggio ai posti di comando in attesa di ispirazione. Alla fine decidiamo pranzare con una pasta, sicuramente a stomaco pieno si ragiona meglio. Abbiamo di nuovo riguardato il mare e le condizioni sembravano piano piano migliorare, temperatura estiva e sole ci hanno convinti a rimanere. Abbiamo fatto benissimo, siamo entrati in acqua ed eravamo da soli. Una session divertente e con ondine di una giusta grandezza e senza essere eccessivamente potenti. Oggi esco dall’acqua soddisfatta. Un po’ di miglioramenti sento che li sto facendo. Purtroppo, dopo un oretta in acqua l’affollamento sulla line up era diventato insostenibile e le onde erano peggiorate quindi siamo usciti. Mi sono talmente divertita che, ho lasciato la tavola in spiaggia e ho fatto un bagno tra le onde. Acqua cristallina, oceano caldo e sole che splendeva e riscaldava tutto, non capita spesso ma quando capita è veramente uno SPETTACOLO! La pacchia per i surfisti inesperti e amanti delle onde tenerine e carine termina qui, l’indomani le previsioni mettono una swell grossa in arrivo, chissà quando ricapiterò in acqua in condizioni semplici.

-5 al rientro. La mattina Nick si è svegliato prestissimo per buttarsi dentro prima che il mare diventasse troppo potente ma purtroppo a Liencres era già oversize! Siamo arrivati a Somo e sono rimasta scioccata dalle onde che arrivavano, e soprattutto dalla frequenza con le quali arrivavano. Periodo 19-20 secondi da un onda all’altra, il periodo molto lungo aumenta il volume di un onda. Si alternavano momenti di mare piatto e tranquillo e momenti in cui arrivavano onde che sembravano treni merci che quando si chiudevano lasciavano 1.5mt di schiuma. Condizioni epiche per i bravi surfisti! Oltre al cambio di condizioni dal punto di vista del mare in meno di 12 h c’era stato anche un repentino cambio di temperatura: ieri estate e oggi autunno: pioggia, nuvolo, grigio e temperatura di circa 14-15°C. Pioggia fino al tardo pomeriggio quando per fortuna ha smesso e siamo potuti andare a fare una passeggiata sulla spiaggia. Per fortuna perché Nick dopo una giornata passata in camper stava iniziando ad essere insofferente. Quindi via dotati di ombrello, piumino e maglione pesante siamo andati a farci una passeggiata di 7 km sulla spiaggia, eravamo solo io, l’insofferente, il vento e il freddo. Dopo la passeggiata ci siamo fermati ad ammirare i treni merci marittimi che continuavano a comparire come magicamente da un mare stranamente piatto. C’erano quelli che quei treni li sapevano pilotare e altri che non sapevano nemmeno come montarci su ma incredibilmente riuscivano a sopravvivere. Surfisti che sapevano fare il loro mestiere e ragazzi che invece entravano in acqua totalmente inesperti e cercavano di portare a casa la pelle. Un po’ invidio questa loro spavalderia (inconsapevolezza forse?) io mi faccio sempre un sacco di paranoie e a volte per non rischiare non ci provo nemmeno. Come allo skate park la stessa sera, c’erano diversi ragazzi bravissimi che facevano dei numeri coreografici e io e Nick siamo rimasti tutta la sera a guardarli sperando che a una certa ora andassero a casa e lasciassero il campo a due ragazzini cresciuti.

-4 al rientro. Sveglia presto per Nick perché ci sono condizioni epiche, io dopo aver visto le “condizioni epiche” decido di fare colazione e poi vado in spiaggia a scattare qualche foto. Incredibile come tra tanti surfisti in acqua io riesca a trovare sempre Nick, come se ci fosse un filo invisibile che ci lega anche quando siamo lontani, quando è in una massa indistinguibile di piccole foche su tavole io lo sento ancora prima di vederlo. La trovo una cosa molto romantica e spero di non perdere mai questo filo invisibile. Dopo un pranzetto veloce andiamo in spiaggia a goderci il sole, oggi è tornata l’estate. Il mio umore non è un granché oggi e spero che un bagno con la tavola da surf mi possa aiutare. Che errore! Entro in acqua già in down, sono arrivata in line up, ho preso un onda e sono tornata in spiaggia, poi ho fatto 1 ora e mezza seduta sulla battigia a guardare i ragazzi della scuola di surf che esaltati prendevano le loro prime schiume. Per fortuna la sera ci ha pensato il vino tinto a tirarmi su il morale e dopo una mezza bottiglia ho iniziato a cantare e ballare sul camper, per concludere in bellezza siamo andati allo skatepark sperando fosse libero ma ovviamente era pieno di ragazzini. Battiamo la ritirata, andiamo a letto!

-3 al rientro. La mattina le condizioni da fuori non sembravano un granché per cui ci siamo persi un po’ via tra colazione e un giro al supermercato. Poi decidiamo di entrare, eravamo in acqua in 4 ed è stato veramente piacevole surfare praticamente in solitudine. Purtroppo siamo riusciti a fare solo un oretta in acqua perché poi è cambiata la marea e le condizioni del mare sono peggiorate. Abbiamo preso un bel po’ di onde e questo è stra-allenante! Pranzo in camper e sonnellino in spiaggia. Prima della session di surf pomeridiana decido di dare un occhiata (come facevo ogni giorno -anche più volte al giorno-da praticamente inizio vacanza) al sito dell’Università di Verona. Prima di partire per il viaggio, esattamente la mattina stessa della partenza, ho provato l’esame di ammissione per entrare a Igiene Dentale ed l’attesa era ormai diventata insostenibile. Da quello dipendevano tante cose e forse era per quello che nei giorni precedenti ero stata un po’ nervosa. Il mio futuro in mano a 60 domande. Sono andata sul sito e erano uscite le graduatorie e non ci potevo credere… il mio nome era in verde, in una lista di rossi. ENTRATA, AMMESSA, ACCETTATA! ERO DENTRO! Una delle più grandi soddisfazioni della mia vita. Ho studiato materie che non avevo mai preso in considerazione, 13 anni dopo l’esame di maturità (dove già la voglia di studiare era già un ricordo delle medie). E’ stato complicato, impegnativo, gli ultimi giorni intenso ma ce l’ho fatta.  Dal tanto che ero incredula ho fatto lo screenshot della graduatoria e ogni due secondi andavo a controllare se era vero oltre ad averla fatta controllare a Nick parecchie volte. Non volevo illudermi per poi capire che in realtà mi ero sbagliata a leggere. Questa mia incredulità è andata avanti fino a che non ho fatto l’iscrizione e mi è arrivata la conferma. Per festeggiare siamo subito andati a surfare, non era un granchè il mare ma non mi interessava. Fino a che non è cambiata la marea ed è aumentato il mare, e mi sono ritrovata a scappare da onde enormi. Raggiunta la riva senza particolari evoluzioni, dovevamo risolvere un problema prima di iniziare a festeggiare per la mia piccola vittoria personale. Era almeno un paio di giorni che cercavamo di limitare i danni ma purtroppo ormai, il problema, era diventato troppo impegnativo. Dovevamo scaricare, il wc chimico ormai era al collasso. Non avevamo più scelte, o trovavamo un area carico/scarico o… Saremmo stati sommersi di liquido di provenienza biologica. E visto che la fortuna mi aveva già baciato facendomi passare l’esame di ammissione facevamo senza tutta quella cacca. Durante il carico delle acque chiare abbiamo scoperto che abbiamo perso o ci hanno rubato il tappo del serbatoio dell’acqua, ma abbiamo risolto con un galleggiante da pesca ritrovato in mare da Nick nei giorni scorsi. Senza farlo apposta si incastrava perfettamente. Nastro americano per sigillare e non rischiare che ci volasse via durante la marcia, et voilà! Chiamateci Mc Gyver.

-2 al rientro. Abbiamo festeggiato bevendo almeno un bicchiere di troppo di vino tinto e la mattina si sentiva tutto. Abbiamo guardato il mare e Nick ha deciso di buttarsi per riprendersi dal post sbornia io valuto che le onde sono un po’ troppo cattive per me e decido di stare all’asciutto. Ho fatto le pulizie del camper, soprattutto del bagno che era pieno di sabbia e sono andata in spiaggia a prendere il sole, mentre ricontrollavo per l’ennesima volta il sito dell’università e le graduatorie. Ultimo giorno in spiaggia qui in Spagna, anzi ultima mattina. Infatti ,dopo pranzo, decidiamo di partire per Anglet (già vista l’anno scorso), giusto una tappa per dividere il viaggio di rientro. Siamo arrivati ad Anglet per il tramonto ma ne io ne Nick ha avuto il coraggio di entrare in acqua. Beh io… Era scontato! Bellissime onde che srotolavano perfettamente. Il problema era arrivare in line up abbiamo contato le bracciate fatte da un tizio per raggiungerla: 150 bracciate circa. Su neanche 50 MT di distanza. Sicuramente un bel allenamento. Se non ti sputa fuori prima l’oceano.

-1 al rientro. Ultimo giorno di surf purtroppo. Lascio gli onori a Nick e io lo seguo dalla spiaggia. Mentre scatto le foto mi rendo conto di una cosa: nell’altra baia sento le trombe tipiche di una gara di surf, punto l’obbiettivo della macchina fotografica su  una boa appena fuori dal pontile che costeggia la baia e leggo wsl. Apro Instagram e guardo sulla pagina del world surf league e c’è una manifestazione proprio qui! Ci sono i grandi del surf che si stanno affrontando a colpi di 360 e aereal nelle stesse onde di Nick. Mamma chissà quanto si gasa quando glielo dico! Insomma è come se mi allenassi di fianco a un’atleta del crossfit come la Dottir, sarebbe una figata pazzesca! Nel pomeriggio siamo andati a fare una passeggiata per la promenade per cercare di vedere un po’ di evoluzioni dei pro ma era tutto super blindato e c’era un po’ troppa folla per i nostri gusti. Arrivati in camper giusto il momento prima che iniziasse a piovere. Sentiamo che non abbiamo più niente da fare, ormai sappiamo di dover tornare e che ci aspettano svariate ore di camper quindi decidiamo di ripartire. Ci siamo fermati per una sosta cena e dormita nei pressi di Carcassonne in un parcheggio carinissimo trovato su Park4night. Abbiamo mangiato hamburger con camembert e cipolla. Super! Sembrava tutto tranquillo, fino al momento in cui ho deciso di andare a dormire. Troviamo una piccola pozzanghera vicino al frigo, penso inizialmente che sia caduto qualcosa mentre lavavamo i piatti quindi asciugo ma dopo pochi minuti eccola di nuovo, la piccola pozzanghera ci guarda. Nick, è impazzito, io ho preso la scala e mi sono messa a letto. In questi momenti in cui la follia “aggiustacamper” prende il sopravvento io devo fare una cosa soltanto levarmi dalle scatole e sparire. Ogni 10 minuti chiedevo se aveva bisogno di una mano, mi sono addirittura proposta di andare ad aiutarlo fuori sotto l’acqua battente, sapevo già la risposta “faccio da solo!”… Ecco bravissimo! Il problema principale era capire da dove veniva l’acqua e fermare la perdita! Inizialmente è stata data la colpa all’acquazzone che veniva e al vento che faceva incanalare alcune gocce dal frigo e uscire nella giunzione tra frigo e salotto poi Nick Aggiustatutto si è accorto che forse c’era anche una piccolissima perdita nei tubi dell’acqua che dal boiler andavano al lavandino ma decide quello di aggiustarlo una volta a casa. Per risolvere l’effetto cascata dal frigo abbiamo spendo il gas, inserito una pezza di stoffa a protezione della grata di areazione del frigo e sigillato con nastro americano. Povero Elvis tornava a casa con più toppe di nastro americano che cose intere. Alle 3 di notte Nick si è svegliato per controllare la situazione e sceso dalla scala si è trovato con il pavimento completamente bagnato. Forse il problema non era nella grata di areazione del frigo ma nel raccordo che avevamo snobbato. Io non so quanto ci abbia impiegato perché, visto che per queste operazioni io non servo a niente, e mi sono rimessa a dormire. Mi ha svegliato alle 5:30 che voleva partire ed andare a casa. Ok, andiamo. Sono scesa dalla scala del letto e mi sono ritrovata pezzi di legno, polvere e pezzi di camper buttati per terra. C’era stata una guerra ed aveva vinto Nick! Aveva fatto tornare Elvis in ottima forma. Sono andata a mettermi al mio posto passeggero con il mio cuscino da viaggio e mi sono sparata altre 2 ore di riposino. La sveglia alle 5 è illegale.

CASA. Dopo un’altra giornata di camper siamo tornati nella bassa, nella pianura padana che non ci era affatto mancata. È sempre triste tornare a casa perché Elvis è casa… Non mi manca il divano, la TV, la doccia calda e lunghissima, gli spazi enormi di casa, non mi manca niente delle 4 mura. Sento che la mia vita è più equilibrata quando sono nella mia casa su ruote, sento che sono diversa, godo delle piccole cose, adoro stare all’aperto, adoro uscire per skate-are di notte. Io sono io quando sono su Elvis.

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4° parte – Nebbia

“Quand’è che siamo arrivati in Scozia?”

Dopo il uovagate ci siamo risvegliati avvolti da una coltre di nebbia, umido e freddo, tipico clima cantabro che non mi mancava affatto. Nick ha approfittato di onde umane per fare l’immancabile session del mattino, io la mattina con un clima così faccio fatica ad andare in acqua… Anche se so che è solo una cosa mentale, in realtà l’acqua rispetto alla temperatura esterna è calda ed è super piacevole, mi sono tuffata in Sardegna a dicembre con temperature dell’acqua ben peggiori. Ma tuffarmi con la nebbia non ce la faccio, mi ricorda Mantova, il brutto tempo, il freddo, l’inverno…. rabbrividisco! Vado nel mio posto riservato per le foto, sul cucuzzolo di una collinetta che domina il mare, e tento di fare le foto ai surfer, ma non si vede niente. Troppa nebbia. Decido quindi di farmi una passeggiata sulla spiaggia, e sono rimasta affascinata dagli effetti della bassa marea quando il mare si ritira: piccole pozzanghere di acqua salata, fiumiciattoli che riportano l’acqua al mare e vere e proprie piscine naturali dove potersi immergere, facendo il bagno con i piccoli pesci che rimangono ad aspettare che il mare li venga a riprendere. Alghe che vivono metà del loro tempo sotto l’acqua e l’altra metà in superficie. Il fenomeno delle maree da queste parti è veramente accentuato con escursioni di -1.5 mt circa con bassa marea e +1.5mt circa con alta marea. Quindi anche la spiaggia cambia veramente tanto tra un passaggio e l’altro. Divertente quando lasci l’asciugamano in un punto e torni dopo 2 ore e te lo trovi così distante da te che ti chiedi che fine abbia fatto. E no, l’asciugamano non ha le gambe, è solo il mare che si è ritirato. Alla fine quando la nebbia alle 11 circa ha iniziato a diradarsi sono riuscita a scattare due foto al mio surfer preferito.

Ci siamo spostati a Somo nel pomeriggio e al tramonto sono entrata a fare surf anche io, controvoglissima perchè avevo freddo e non avevo assolutamente voglia di bagnarmi i capelli. Sono un diesel, ho bisogno di scaldarmi prima di carburare, quindi la prima mezzora ho fatto la boa poi ho iniziato a prendere confidenza e sono partita. Alla fine, sono sempre quella “aspetto l’ultima e poi salgo!”  e l’ultima per una ragione o per l’altra non arriva mai. Abbiamo deciso di farci un cheat meal per recuperare le calorie bruciate e siamo andati a mangiare un hamburger all’Iron, un hamburgeria che ricorda un po’ i tipici fast food degli anni 50, però a tema surf. Hamburger con cotoletta di pollo per me, doppio hamburger con salsa barbeque per Nick e credo un kg di patatine fritte. In realtà per bruciare le calorie di una cena così serve almeno una settimana di surf, interrotto! Dopo la cena ci siamo fiondati con il nostro surfskate comprato a Capbreton nello skatepark per imparare ad usarlo un po’. E’ stata una bella serata. Una di quelle che passi veramente spensierata, senza pensare a niente, in pace con il mondo e con te stessa.  A volte basta veramente poco, un ottima compagnia, una notte stellata, uno skate.

Scrivere questo capitolo del blog mi sta mettendo un po’ in difficoltà. Da qui in poi,fino al rientro è stato un girare tra Somo e Liencres. Per Nick due sessioni  di surf al giorno (mattina e sera) per me a seconda dei giorni. Insomma niente di fantasmagorico, niente di incredibile, niente di eclatante. Solo noi, le nostre giornate passate tra un bagno e una camminata e una capatina al supermercato a fare spesa. Cose che vi possono interessare? Non lo so. Mi chiedo se mi sottovaluto io, se sottovaluto la nostra strana (per alcuni) concezione di vita: quella per cui vale la pena prendere su il camper ogni qualvolta il mondo ce lo consente e scappare da una società che poco ha a che fare con i nostri ideali. Ma non voglio nemmeno sopravvalutarlo, nel senso che non voglio essere quella che passa per una esaltata perché scrive per piacere personale le sue piccole avventure. Cerco di farmi capire meglio, facendo un esempio concreto. Oggi siamo bombardati sui social da immagini sempre perfette, visi perfetti, fisici perfetti, vite perfette. Parlando di van life: basta aprire instagram e scrivere un ashtag qualsiasi che si aprono foto di una bellezza impressionante, furgoni vista via lattea, risvegli bevendo un caffè vista mare su una scogliera isolati dal mondo (con un VW Westfalia super stiloso e completamente rifatto), dronate pazzesce su foreste incantate.  Parlando di active lifestyle poi, la concorrenza è spietata, e ti ritrovi in profili che fanno veramente cose incredibili: salti da scogliere pazzesche, discese in bici da perdere il fiato solo a guardarle, surf nei posti più incredibili del mondo. Io cos’ho da offrire a chi mi legge? Alla fine si tratta della nostra quotidianità senza sensazionalismi e senza infighettamenti. Siamo io, Nick e il nostro Elvis che ha un bellissimo oblo panoramico, un bagno spaziosissimo, due finestre sulla camera da letto, che è super accogliente e che per me è casa. Ma non regge il confronto con un VW T1 infighettato. Io e Nick amiamo girare in camper ma a parte due o tre posti fighissimi dove ci siamo fermati a dormire, il resto erano parcheggi normalissimi in mezzo ad altri normalissimi camper. Ci piace stare in mezzo alla natura, vivere avventure, ma personalmente la scogliera più alta dalla quale mi sono buttata sarà stata 8 mt e stavo facendo un canyoning guidato… Nick sicuramente dal punto di vista “sport addicted” è sicuramente più portato di me che sono da sempre considerata una scansafatiche. 

Forse dovrei semplicemente spegnere i social e smettere di fare paragoni. Perché alla fine quello che conta siamo noi, la nostra vita, il nostro modo di vivere, le nostre scelte. Non è giusto offuscare la propria felicità solamente perché non ci si sente abbastanza rispetto ad altri.

Di certo questo blog fa bene a me. Scrivendolo mi rendo conto di quanto vorrei essere libera da tutto e mi ritrovo prigioniera di pregiudizi, di programmi, di aspettative e di confronti.

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3° parte – San Vincente de la Barquera

Abbiamo deciso di non andare in Galizia ma questo non vuol dire che non possiamo spostarci da qui per trovare altri spot. Soprattutto quando c’è una grossa mareggiata in arrivo e lo swell (direzione dell’onda) non è proprio giusto per Liencres. Ci spostiamo a San Vincente de la Barquera, a circa 50 km a Ovest da dove eravamo posizionati con il camper. Eravamo già stati l’anno scorso per lo stesso motivo, mareggiata impegnativa e unico spot surfabile era “Sanvi”. L’anno scorso però eravamo rimasti solo il tempo di una surfata.

Arriviamo al mattino abbastanza presto, sulla strada incontriamo nebbia e campi a perdita d’occhio. Parcheggiamo in una area sosta, che più che area sosta è un campo adibito a pascolo, adibito a parcheggio con zona di carico e scarico e giusto, credo, 2 bagni e due docce. Una cosa un po’ raffazzonata ma veramente carina. Siamo arrivati che c’era ancora la rugiada sull’erba, le mucche e le pecore nei campi vicini che ci guardavano. Ci siamo sistemati e siamo andati in spiaggia fiduciosi che le condizioni del mare fossero buone. L’unica nota negativa di questa bellissima area sosta/parcheggio/fattoria è la lontananza dal punto in cui si trovano le onde migliori, ovvero vicino al molo con il faro verde. Ma va benissimo come riscaldamento! Io carichissima per la session di surf mi sono smontata in due secondi, quando ho iniziato a vedere i surfisti veri avere la cresta dell’onda sopra la testa… Per evitare di bagnare la muta ho deciso di starmene sulla battigia e di non provare nemmeno ad entrare. Sono rimasta un ora e mezza a sgolosare le onde, segnando l’aumento della marea spostando la mia tavola. Il momento in cui il mare calava e io entravo non è arrivato. Me ne torno al camper con le pive nel sacco. Il pomeriggio passa lento tra un sonnellino pomeridiano e una battuta di pesca finita miseramente. Nick si rifà della pesca andata a male con un’altra session di surf. Io non faccio nemmeno lo sforzo di camminare alla spiaggia, preferisco stare sotto la veranda a leggere un libro e a farmi una session di yoga e meditazione. Un oretta e mezza dedicata a me era quello che ci voleva.

È lunedì e nell’area sosta non c’è più nessuno. Siamo rimasti in 5 camper e 2 o 3 van, in uno campo che contiene minimo 100 camper, uno spettacolo. Ci siamo svegliati con l’alba ( che in spagna è verso le 8) e guardando fuori vediamo solo la nebbiolina del mattino e le mucche al pascolo, ma come si fa ad abbandonare questo angolo di paradiso? Ma today is my day, me lo sento… Oggi si surfa! Quindi mi metto la muta, paraffina sulla tavola e 1 km a piedi per arrivare allo spot, Nick durante la piacevole passeggiata con tavola sottobraccio mi avvisa “guarda che sono grandi anche oggi!”

… … … (momento di silenzio e di riflessione) Io non capisco perché ogni volta mi deve avvisare che le onde sono grosse e impegnative, piuttosto preferisco il silenzio, un religioso silenzio che già dice tutto. D’altronde noi donne capiamo anche i silenzi e poi, che sono grandi me ne accorgo anche io. Fossi una ragazza che rischia, impulsiva e senza paura allora magari le parole potrebbero fare la differenza. Ma io sono la persona più fifona e cagasotto del mondo, fai senza farmi venire ulteriori ripensamenti. A volte penso che sia tutta una trovata per non farmi entrare in acqua, così lui si diverte, prende le onde e non si deve preoccupare della piccola otaria parcheggiata sulla line up. Ma arriverà il giorno in cui ti ruberò tutte le onde e questa me la pagherai.

Questa volta però non posso fare come ieri, non posso prepararmi, spararmi passeggiata con tavola sottobraccio e non bagnarmi neanche. Entro, sono visibilmente qualche millimetro in meno di ieri. L’ho già detto, quando sei fuori e le guardi sembrano sempre più piccole di quello che sembrano, in realtà quando entri e devi affrontarle, cambia nettamente il punto di vista. Alla fine quando sei in acqua che pagai sulla tavola le vedi arrivare dal basso all’alto e fanno tutto un altro effetto. Mi faccio strada tra schiume, e corrente, prendo 4 bombe in testa che mi danno il buongiorno, un altro sforzo e… Arrivo sulla line up. Quando ho remato? Mi sembra di aver fatto 3 km, guardo la spiaggia e sarà forse a 300 metri. Comunque ora sono “al sicuro”, le onde sfilano sotto la mia tavola e io potrei stare qui a guardare la trasparenza e il colore del mare per un sacco. Un pesce addirittura salta tra la mia tavola e quella di Nick. “Wow” grida Nick “hai visto che figo, un pesce è saltato a pochissimo da noi, era grandissimo”, io con gli occhi del terrore mi immagino già che il pesce è saltato per salvarsi dal predatore che lo stava cacciando ed in automatico tiro fuori dall’acqua le gambe e controllo che non ci siano ombre strane sotto il pelo dell’acqua. Capite, la ragazza che non deve chiedere mai, ecco, non sono io. Eravamo rimasti al mio arrivo sulla line up e oltre a preoccuparmi del pesce che si è sentito per un attimo delfino, devo ovviamente riprendere fiato dallo sforzo fatto per risalire le onde, tenere d’occhio gli altri che mi sono vicini non devo essere d’impiccio in partenze/non devo rubare le onde/devo rispettare le precedenze/guardare dove rompe l’onda , vedere di non farmi spostare troppo dalla corrente (trovare sempre un punto di riferimento che posso vedere dalla spiaggia aiuta a capire se la corrente ti sta trascinando via o no), e per ultimo devo cercare di non farmi sputare fuori dall’oceano incazzato. In tutto questo ambaradan di cose a cui pensare, non so come ma riesco a prendere un onda, ma poi per la tensione e per paura invece che alzarmi in piedi finisco sulle ginocchia. Nooooooo… Avevo tutto sotto controllo eppure sta benedetta fifa di finire nella lavatrice dell’onda mi ha fatto sbagliare! Una partenza con il botto. Ho preso un onda, male e sono nel punto in cui si tutte le onde si infrangono, ora devo risalire e tornare dove ci sono gli altri. Cercando di non essere di impiccio agli altri che prendono l’onda, perché chi sta surfando ha la precedenza su quello che la sta risalendo. Quindi se sei in traettoria o ti sposti o rischi una tavola in testa. A ogni onda che mi viene addosso ripeto il mio motto del giorno “a cazzo duro” che è volgare ma rende l’idea. Sembra comunque che non sortisca alcun effetto. Anzi, arrivano 3 bombe che mi si rompono in testa, tento di non perdere posizione ma mi fanno indietreggiare di 2 metri. Mi sa che per oggi mi accontento, allenamento per la posizione sulla tavola e per la remata l’ho fatto, ora l’oceano mi sta gentilmente accompagnando alla porta. Grazie caro, è stato breve ma intenso. Sto sulla spiaggia a fissare per un po’ il mare abbatacchiata ma poi rispetto a ieri c’è più grinta e più convinzione e decido di rientrare, vedo infatti un signore che sta imparando la partenza tra le schiume e decido di andargli a fare compagnia. Di certo non è che impari tantissimo, anzi è un tornare indietro ma almeno sto ancora in acqua e di sicuro mi diverto di più che stare insieme a surfisti più esperti a fare la boa.

Dopo la session surfesca mattutina, abbiamo una cosa importantissima da fare, procacciarci il cibo… E visto che abbiamo appurato che la pesca a spinning qui non produce risultati decidiamo di andare in un supermercato a 1 km e mezzo dall’area camper, abbiamo borsa in tela grande, zaino capiente di modo da essere anche plastic free e non chiedere nemmeno una borsina. Google segnava negozio aperto dalle 10 alle 21, quando arriviamo davanti al supermercato ci rendiamo conto di quanto Google sbagli a volte. Apertura h 16:30. Abbiamo aspettato 1 ora facendo una passeggiata in spiaggia e nei dintorni del market. Un ora praticamente persa. Alle h 16:35 è ancora chiuso, vuol dire che per non si sa quale motivo il negozio oggi è chiuso. (Tra l’altro non un cartello sulla saracinesca che indicasse orari e giorni di apertura, uno deve andare a caso, se ha fortuna becca aperto). Gli altri market purtroppo sono distanti almeno 2 o 3 km per cui dobbiamo prendere assolutamente il camper per spostarci. L’unico paese turistico che ha 3 supermercatini in croce. Smontiamo l’accampamento e andiamo a cercare cibo. Nell’ora persa ad aspettare l’apertura del negozio abbiamo scoperto esserci un parcheggio immenso direttamente sulla spiaggia dove c’è lo spot di surf (Playa Meron), pieno di camper e furgoni decidiamo quindi di ritorno dalla spesa di fermarci lì e fare libera nel parcheggio. Dopo aver fatto spesa nel supermercato più schifoso di tutta Sanvi, andiamo verso il nuovo posto per la notte e passiamo di fianco al market carinissimo che avevamo trovato chiuso ed… è aperto. Maledetti orari spagnoli: noi apriamo 5 minuti prima dell’orario di apertura indicato, loro 15 dopo. Per un lombardo efficente questo è uno scompenso insormontabile. Nick va a farsi una surfata e io sto in relax in spiaggia, volevo fare yoga ma avevo troppa gente intorno per cui ho optato per una meditazione veloce. Finita la session di Nick, ci prepariamo per la doccia, sistemiamo per la cena e ci vengono a rompere le uova nel paniere, la guardia civil passa per tutti i van e i camper parcheggiati avvisando che qui non si può dormire. Benissimo, non ci mettiamo molto a decidere dove passare la notte. La nostra casa nella prateria ci aspetta! Domani il mare dovrebbe calare per dispiacere di Nick e per gioia mia, dita incrociate.

Sto entrando nella mentalità del surfista… il surf è sofferenza per dieci uscite e 1 di incredibile gioia. Oggi finalmente c’è stata una gioia! Ondine giuste, fatica giusta per arrivare alla line up, partenze non troppo veloci, non troppo affollamento in acqua, nessun pesce che si crede un delfino e il buonumore che si irradia per tutta la spiaggia. Già mi vedo, anche oggi pomeriggio a surfare ondine bellissime e super ordinate. Ma… Noi no, non riusciamo a stare fermi e dopo la session del mattino e un pranzetto con spaghetti alle vongole in camper (si, ci trattiamo bene) abbiamo deciso di spostarci a Liencres, si, il posto con le onde mangia uomini. Abbandoniamo Sanvi che stava iniziando a piacermi, il nostro “locus amoeno” che ci dava un senso di pace e di relax, forse perché ci teneva fuori dal caos della strada, della spiaggia e per questi pochi momenti ci siamo circondati di natura più che di persone. Stare a contatto con la natura penso che sia il regalo più bello che possiamo farci, guardare rapaci che volano liberi in cielo, il contatto dei piedi con l’erba bagnata di rugiada, il rinfrescarsi dell’aria quando scende la sera, il fatto di esserci solo noi che possiamo godere di un tramonto su di una scogliera. In questo viaggio c’è un po’ mancato questo lato wild, ma direi che qui almeno un po’ ce lo siamo goduti! Mentre ci allontaniamo da Sanvi, guardo le onde che si infrangono in spiaggia e sono spettacolari. Liscie, senza vento, giornata di sole e acqua super trasparente. Ancora ci penso a quelle onde che avrei potuto surfarmi. Vabbè, sfruttiamo il fatto che ci spostiamo per fare un po’ di spesa e per fare diesel, ho perso delle onde perfette almeno impieghiamo bene questo tempo. Ma nemmeno quello ci va bene, oggi, 15 settembre è festa della Cantabria, nessuno lavora. Niente spesa, ma per fortuna, dico a Nick, abbiamo ancora le uova prese in quel market schifoso. Liencres ci dà il bentornato con un mare incazzato, mi sembra giusto, andiamo via da uno spot dove c’erano onde da copertina e arriviamo qui con onde mangia uomini. Nick entra per una sunset session che va tanto di moda tra surfisti, io vado in spiaggia a godermi il sole. Al tramonto un deejay, dal bar direttamente sulla spiaggia, inizia a mettere su della musica, e devo dire che un tramonto con colonna sonora non è male. Soprattutto quando la colonna sonora ti fa capire di essere nel luogo giusto al momento giusto, grazie a Vasco e al deejay forse italiano: “Una splendida giornata/ Stravissuta, straviziata, stralunata/Una splendida giornata/Sempre con il sole in faccia fino a sera/Finché la sera di nuovo sarà”

P.s. Quando è ora di preparare la cena scopriamo che… Le uova non ci sono. Disastro! Eravamo convinti di averle messe nel carrello invece non ci sono. Ancora ci chiediamo se Nick le abbia messe nel carrello di qualcun’altro o se le abbiamo lasciate la in cassa pagate. Rimarrà un mistero. Per fortuna abbiamo sempre una scatola di fagioli a salvare la cena!

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2° parte – le cose non sempre vanno come vogliamo…

Quando arriviamo in Spagna, l’obiettivo è solo uno, la Galizia e perché no, il nord del Portogallo. Della Galizia ci siamo innamorati lo scorso anno, pascoli verdi, foreste di eucalipti, spiaggie semi deserte, parcheggi vista oceano e pochissimo turismo, per non parlare ovviamente dei bellissimi spot di surf. Decidiamo, però, di fare una sosta in Cantabria, per dividere il viaggio e non perdere una giornata in camper. Una giornata significano almeno 2/3 session di surf, non possiamo assolutamente perdere tempo prezioso.

Cantabria per noi significa Somo e dintorni: un sacco di spot di surf a pochi km uno dall’altro, e a Somo ho fatto il primo primo surftrip quando non avevo ancora la minima idea di cosa potesse significare fare un viaggio che abbia come unico scopo il surf. Quell’anno ho noleggiato la tavola e sono entrata un paio di volte testando le mie maldestre doti di equilibrio e stabilità in acqua, ho convissuto per 5 giorni con uomini con la scimmia del surf e lo tornerei a rifare mille volte quel viaggio. Mi sono innamorata dell’atmosfera di un surf trip, dei panorami della Spagna del nord, delle spiaggie che risentono incredibilmente di cambi di marea pazzeschi, della simbiosi che si vive con l’oceano.

Tornando al viaggio: siamo arrivati a Loredo, il paesino a est di Somo, con il quale condivide la lunghissima e larghissima spiaggia. Abbiamo trovato un parcheggio e siamo andati subito a vedere il mare, non abbiamo resistito alla tentazione di provare la mia tavola e anche se le onde sembravano piccole ci siamo buttati. Beh, mi sono divertita un sacco, la mia nuova tavola è una bomba e mi ha dato un sacco di soddisfazioni, poi acqua limpida, onde divertenti e non impegnative e sole caldo. Finalmente una gioia nel surf dopo tanti santi tirati giù dal cielo! Abbiamo festeggiato bevendo una birretta fresca e mangiando patatine sul nostro telo in spiaggia, guardando un tramonto infuocato. Ma che sensazione è quella che si prova quando si fanno esperienze del genere? Un aperitivo home made sulla spiaggia, noi, il sole che si tuffa nell’oceano. Benessere e pace dei sensi.

L’indomani mattina la scimmia del surf ha svegliato presto Nick, che dopo una sola session di ieri sera aveva bisogno di onde serie. A Somo, il mare non dava soddisfazione, quindi abbiamo deciso di spostarci a Liencres, alla Playa di Valdearenas, una bellissima spiaggia contornata da una duna e un immensa pineta. Abbiamo fatto spesa per il weekend di modo da non spostarsi più, per non rischiare di non trovare poi posti parcheggio. Liencres non l’ho mai visto tranquillo e non mi ha smentito nemmeno questa volta, onde grandi e che mangiavano i surfisti per me, perfette per Nick. Oltre all’altezza, che dalla spiaggia sembrano sempre ondine tranquille poi quando si è in acqua coricati sulla tavola sono tutta un altra cosa, bisogna vedere anche che potenza e che frequenza ha l’onda. Più è distanziata e più avrà acqua dietro di sé. Quindi se un onda di investe, ci saranno più frullate sott’acqua. Nick, è stato bravissimo ed ha fatto una session super, con documentazione fotografica della sottoscritta appollaiata su una roccia a riva.

Le foto al momento non sono disponibili ma appena scarico e post-produco (un parolone, diciamo, modifico un attimino) le caricherò sicuramente.

Dopo un pranzetto light e ci ributtiamo in spiaggia. Mi metto protezione 30/50 da brava ragazza con incarnato nordico che si brucia anche con un secondo di sole, mi stendo e… inizia il vento. Sabbia che vola e io divento una cotoletta impanata. Avevo della sabbia in testa, nei capelli, nelle orecchie, ovunque! Appena il vento ha rinforzato kiter e windsurfer hanno tirato fuori l’attrezzatura e sono usciti! Tutti tranne uno, Nick è rimasto a guardare la situazione sperando in una diminuzione delle onde, ma più aspettava più il vento gonfiava le onde e più le condizioni diventavano impegnative. Come dicevo prima mai sottovalutare la potenza dell’oceano, le onde erano alte, un errore e devi buttare l’attrezzatura. A fine serata facendo un giro abbiamo trovato la vela di un windsurf nella spazzatura, non deve aver passato un bel quarto d’ora il proprietario. Per fare passare il malumore a Nick, perché ovviamente poi finito i momenti concitati ti chiedi se le condizioni erano davvero ostiche come ti è sembrato oppure era soltanto il timore che parlava, ci siamo seduti vicini al nostro camper vista oceano e abbiamo fatto un aperitivo con patatine e una bottiglia di prosecco che non è arrivata alla fine del tramonto indenne. Un altro giorno vista sole che si tuffa nell’oceano. Non mi godo così i tramonti quando sono a casa.

Le condizioni sono ottime qui dove siamo quindi: Liencres sia, anche oggi. Alla fine non siamo nemmeno sistemati male: siamo in un mega parcheggio con altri van e furgoni, abbiamo posto per tirare fuori sedie e goderci dei bellissimi tramonti, siamo attaccati alla spiaggia e abbiamo una fontana d’acqua potabile. Abbiamo tutto ciò che ci serve, anche riserve di cibo! Session mattutina per Nick che trova ondone ma line up abbastanza affollata. Purtroppo io non sono riuscita a fare grandi foto a causa della lontananza dalla riva e dell’affollamento. Individuare Nick così lontano e metterlo a fuoco ogni volta che prendeva un onda mi stava portando a perdere la vista. Dura la vita da fotografa con obiettivi buoni ma non perfetti. Poi nel pomeriggio c’è stata la rivincita di Nick che ha preso coraggio e si è lanciato in acqua con windsurf. Anche qui la fotografa non si è fatta mancare due o tre scatti che arriveranno più avanti. Adoro scattare foto della session perché sono bei ricordi del momento, oltre al fatto che vedersi in foto ti fa capire magari posizioni errate o il giusto assetto sulla tavola. Io ho visto delle mie foto sulla tavola da surf e ho chiesto che non mi vengano più fatte. Avete presente i post su facebook o su Instagram “come mi vedo io” / “come mi vede mia madre”/ “come mi vede il mio moroso”/”come mi vedono gli altri”, ecco, io sulla tavola mi sento bene, stabile, con una posizione da perfetta surfista figa come quelle che si vedono nei video e soprattutto mi sento come se stessi surfando una montagna d’acqua. Nella foto invece la magra verità, una piccola otaria che tenta di stare in equilibrio sulla tavola e surfa onde di mezzo centimetro. Triste verità. Quindi preferisco continuare a pensarmi Giulia Calcaterra, figa sulla sua tavola da surf anche se la verità è tutta un altra.

A questo punto del viaggio saremmo dovuti ripartire per la Galizia ma il meteo non è stato dalla nostra parte. Un fronte di mal tempo di almeno una settimana ci ha bloccato. Una settimana, 10 giorni di acqua incessante non ce la siamo sentiti di prenderla, voleva dire freddo, grigio e mute che non si asciugano mai. Purtroppo il meteo della Galizia è quasi come quello inglese: nuvolo, freddo, pioggia, nebbia e pochi giorni di sole. L’anno scorso alla fine ci era andata bene, anche se almeno una mezza giornata grigia e di pioggia non ce la toglieva nessuno, ma era agosto. Settembre sicuramente è peggio e viste le previsioni meteo decidiamo di non proseguire. Questa decisione però, ci lascia un po’ di amaro in bocca. Ci eravamo segnati un sacco di spot da andare a testare. Avevamo voglia di stare più isolati, di respirare ancora più libertà.

Adesso mi rendo conto che abbiamo sbagliato una sola cosa: abbiamo programmato. Fino all’ultimo non sapevamo dove saremmo andati ma poi quando abbiamo deciso la destinazione avevamo già un piano, delle tappe prefissate, dei punti da toccare, dei luoghi da fare nostri. Ma programmare significa anche darsi delle aspettative, programmare significa pensare al futuro, andare avanti con la mente e quindi, non vivere il presente. Siamo caduti, come tante volte ci succede, nello schema mentale dell’uomo moderno. Svegliarsi la mattina e pensare a cosa mangerò stasera, alla palestra delle 18, alla cena delle 20 e alla serie Netflix del dopo cena… Tra i mille impegni perdiamo il senso “del qui e l’ora”. Ma il viaggio va vissuto ora per ora, istante per istante. Altrimenti i momenti passeranno via tra le dita senza accorgersene ed il viaggio prenderà un retro gusto amaro.

Difficile staccarsi da questo modo di pensare ma è così che forse riusciremo a ritrovare il gusto fresco che aveva inizialmente il nostro surftrip.

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L’inizio di una nuova avventura – 1 ° tappa Capbreton

La programmazione si sa, non è di casa. Il surfista fino all’ultimo momento potrebbe cambiare tutto. Come il vento, può cambiare direzione quando meno te lo aspetti. Quindi, niente di prefissato, si parte così, ad un ora a caso del pomeriggio e la destinazione l’abbiamo decisa quando l’abbiamo impostata sul navigatore. Avevamo un po’ di remore, il periodo non è dei migliori per andare all’estero e la destinazione in cui avremmo voluto tornare, la Spagna, da quello che dicono le notizie italiane non è proprio consigliata. Ma alla fine noi siamo in camper, la nostra casa su ruote, non facciamo vita sociale e abbiamo una grande scorta di disinfettante e mascherine. Quindi, ci assumiamo la nostra dose di rischio e partiamo!

Sinceramente, siamo stati presi così tanto dal lavoro e da progetti che, fino a che non abbiamo caricato l’ultimo bagaglio in camper e abbiamo acceso il motore nessuno dei due credeva che saremmo partiti finalmente per un viaggio lungo con il nostro Elvis. La quarantena, le libertà personali imprigionate, tanti pensieri e tante priorità cambiate. Si era detto che dopo questa quarantena saremmo stati tutti un po’ diversi, più attenti al nostro tempo, più buoni, tante liste dei buoni propositi. La maggior parte strappate appena si è ricominciato a lavorare. Ma covid dovrebbe averci fatto capire che in un attimo tutto può cambiare, senza che noi possiamo fare niente, senza opporci: la salute, la malattia, un ordine mondiale o chissà che altra cosa. CARPE DIEM, allora.

Partiamo alle 16, dopo aver caricato il camper con tutto! (A parte il carica batterie della mia go pro, dannata testina!) Impostiamo il navigatore su una tappa intermedia, la stessa dell’anno scorso, Castelnaudery, ora di arrivo 1:30. Siamo sempre molto positivi sul fattore traffico e ogni volta poi rimaniamo intasati in qualche colonna. Questa volta non è la Francia che ci frega ma l’Italia, per la precisione la Liguria, con 45 minuti di coda a Genova e mille e un lavori stradali e cambi di corsia. A mezzanotte eravamo nei dintorni di Montpellier e io cercavo come una disperata su Park4night/caramaps un posto tranquillo dove fermarsi la notte. Purtroppo, la Francia del sud, soprattutto tra Marsiglia e Montpellier non è molto sicura ed è un problema cercare un porto sicuro in cui fermarsi. Abbiamo trovato un parcheggio in una zona residenziale a pochi km dall’uscita dell’autostrada. Silenzioso, tranquillo e fuori dalle scatole, eravamo da soli e questo fa sempre un po’ tenere le orecchie drizzate quando si dorme, ma la stanchezza prende il sopravvento. Ci abbandoniamo, lasciandoci alle spalle una giornata importante. Sveglia fissata tra poche ore per ripartire.

5.30 del mattino, Nick scatta come una molla giù dal letto e si prepara un caffè. Io sono ancora troppo in coma per fare qualsiasi cosa e mi limito a scendere dal letto per andare a posizionarmi sul mio posto di passeggiero. Nuova destinazione sul navigatore: Capbreton. Ora di arrivo mezzogiorno. “Perfetto, giusto per ora di pranzo” penso io, “Perfetto, così mi faccio 2 surfate: la surfatina  di primo pomeriggio e poi tramontino” pensa lui. Differenze di vedute.

Puntuali siamo arrivati a Capbreton e ci siamo fiondati a vedere il mare… Che spettacolo! Onde che srotolavano perfette, colori da copertina, uno spiaggione infinito. Inizio a realizzare che sono davvero qui, che non è un miraggio quello che vedo, a un anno e un mese di distanza sono tornata a fare un viaggio serio con il camper! Pranziamo leggeri e ci buttiamo in acqua, non si perde tempo, l’oceano chiama! Io, arrugginita faccio fatica a prendere le onde soprattutto perché Nick per una questione di spazio (ha usato questa scusa) non mi ha voluto prendere su il mio spugnone quindi mi ritrovo con una tavola con un po’ troppo poco volume sotto le chiappe. Per chi non mastica “surfense”: le tavole più hanno volume/ litri, e più sono lunghe più sono facili da utilizzare, per quello ai novizi dello sport si dà lo spugnone. Tanto volume, stabile se arriva in testa non fa male. Se ti arriva in testa una hardboard invece, la senti eccome e le pinne tagliano come rasoi. Vere armi contundenti. La prima session è stata insoddisfacente per me, Nick come da suoi programmi mentali si è sparato due sessioni. La fortuna di cui sa già andare… La sera passa tranquilla, nell’area sosta a pochi metri dalla duna di Capbreton e dalla spiaggia. Chissà dove ci porterà il vento domani?

Le condizioni della mattina successiva non sono per niente buone, tantissimo vento e poca onda. Quindi decidiamo di ripartire. Capbreton è molto carina e mi sarebbe piaciuta vederne un po’ di più, ma le onde chiamano e adesso abbiamo la frenesia di macinare km. Comodissima e a buon mercato (12€ al giorno) l’area sosta direttamente sulla spiaggia, con allaccio corrente e carico/scarico, vicinissima a centro e a 2km si trova anche un supermercato. Prima di arrivare in territorio spagnolo però abbiamo una missione: shopping negli outlet di Hossegor. Outlet di tutte le marche per surfisti: rip curl, billabong, etc etc dove si trovano costumi, mute, accessori vari, vestiario, skate e tavole. Un capannone pieno di tavole. Ci ritroviamo nell’angolo principianti a guardare una piccola softboard per me per ridurre le dimensioni della tavola e tenere qualcosa di stabile e sicuro per me e per gli altri. Sono uscita con il mio nuovo giocattolino, un hard board fish 7’2 della Torq, una sacca nuova per proteggerlo e uno surf skate. Io, che mi faceva peccato spendere 39€ per un costume, di cui ho quasi bisogno. Le priorità, quelle sconosciute. Adesso siamo davvero pronti per la Spagna! Au revoir France! È stato breve ma intenso.

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Liguria. Il mare nei capelli, l’odore dell’estate nelle vene, e le bougainville negli occhi. (Fabrizio Caramagna)

Ragazzi, io sono innamorata di Levanto. La nostra prima vacanza al mare con camper, il mio primo approccio con il mondo del surf e le onde. È stato amore a prima vista: il suo borgo, il centro raccolto, le sue imponenti ville terrazzate sul mare piene di bouganville colorate, i tramonti invernali pazzeschi e il profumo dell’aria che ogni volta ti inebria.

Quando si scorge Levanto dall’alto, arrivando dall’autostrada, ci si rende conto subito che è una perla incastonata tra le montagne. Punta Mesco da una parte e punta Levanto dall’altra, davanti l’azzurro del mare e tutto intorno il verde della vegetazione. Meta ideale per la vacanza attiva: percorsi di MTB (che ancora non ho avuto il piacere di fare), tantissimi percorsi di trekking più o meno impegnativi in mezzo a boschi silenziosi, con scorci su calette deserte e panorami mozzafiato. È addirittura possibile raggiungere le Cinque Terre, tramite i sentieri segnalatissimi, partendo direttamente dal centro di Levanto. Se poi si è troppo stanchi per farsi a piedi anche il ritorno c’è il treno che collega levanto a tutte le Cinque Terre. Bellissima passeggiata per niente impegnativa, da fare, anche in skate o con i pattini è quella per Bonassola e Framura collegate a Levanto tramite una pista ciclo-pedonale ricavata sfruttando un viadotto ferroviario realizzato a fine ‘800. Passeggiata che alterna momenti al chiuso nella galleria e tratti con bellissime viste a picco sul mare. 5km è il percorso tra Levanto/Bonassola e ritorno e 10 km il percorso per andare a Framura e ritorno. Super, per chi si vuole fare una corsetta, visto che il dislivello è praticamente nullo.

Ovviamente, non posso parlare di Levanto senza parlare di surf. È bellissimo vedere il parcheggio davanti al mare riempirsi di surfisti provenienti dall’Italia e dall’estero. Tutti con i loro van aperti, mute ad asciugare e tavole da surf sparse per tutta la passeggiata. Peccato non poter parcheggiare anche il nostro Elvis li, insieme a loro. Camper e Levanto non vanno molto d’accordo, è vietato il parcheggio di camper dappertutto tranne nell’area sosta comunale che è quasi un invito ai camperisti ad andarsene perché non ben accetti: scomoda al centro e al mare, in una zona triste all’ingresso di Levanto, attaccata a una pompa di benzina e alla ferrovia con traffico merci notturno, e la sosta la si paga fior fior di quattrini: 3€ l’ora, 24€ per 12h e 36€ per 24h. La soluzione ideale è il campeggio, che per la stessa cifra (dipende poi da bassa/media/alta stagione) ti offre corrente e tutti i servizi. Se cercate un campeggio comodo al mare e al centro, immerso nel verde e nella pace più completa consiglio il campeggio Acquadolce. Siamo stati i primi a varcare il cancello dopo il lockdown e sono stati veramente carinissimi.

Una mareggiata a Levanto, post lockdown era quello che ci serviva. Onde perfette, sia per Nick che per me. Abbiamo fatto due session insieme sulla line up. Mille cadute, mille frullate ma rispetto all’oceano frullatine piacevoli e divertenti. Solitamente affollata ,la line up, ma questo weekend sono riuscita a trovare i miei spazi.

Il surfista in quarantena è tornato a respirare la libertà che tanto desidera. La ragazza del surfista pure. Finalmente abbiamo ritrovato la nostra natura, le nostre avventure. Ed è stato addirittura meglio dell’ultima volta che siamo usciti con il camper. Forse una pausa ci voleva, per apprezzare ancora di più questo stile di vita. Per farci capire che queste sono le nostre coordinate per la felicità.

Il libro “Le coordinate della felicità” di Gianluca Gotto lo trovate qui: https://amzn.to/2AUA2tN .

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Surfista in quarantena

Un giorno senza surf è un giorno perso. Partiamo da questo concetto base. Il surf è qualcosa di più dello sport, di un hobby, è un pensiero, una filosofia di vita, è libertà. E’ ribellione, amore per la natura e l’aria aperta. E’ rinunciare alla vita come tutti la intendono per dedicarsi il più possibile a questo stile di vita. Ribellarsi alle catene che la società ti impone e fregarsene dei commenti o dei giudizi degli altri. Cogliere l’attimo, il surf ti insegna anche questo. Le onde vanno e vengono e quando ci sono bisogna assolutamente buttarsi in acqua!

Pensate a un surfista libero, indipendente e ribelle obbligato a stare segregato in casa in quarantena. Per 60 giorni circa. Non lo nascondo, intrattenerlo per 2 mesi circa è stato provante. Ho cercato di spronarlo, incitarlo, incoraggiarlo, tirarlo su di morale, distrarlo ma è stato un lavoro 24/7. Mi sembrava di stare sulle montagne russe, un momento era di buon umore e un momento dopo guardava video di onde su Instagram e su YouTube piangendo. Abbiamo visto qualsiasi Vlog di viaggiatori fulltimers (grazie Yari Ghidone https://www.youtube.com/channel/UC13nR-TN03WJFvn1V53TIwA e Vivere in camper: machitelofaffa https://www.youtube.com/channel/UClNzo49WW7uS-lV0FjfNsGA/about) e qualsiasi film sul surf (film famosi e docu film), abbiamo studiato qualsiasi video di surfisti in Italia cercando di geo-localizzare gli spot che ancora non conoscevamo. Viaggiare, costantemente, anche con la mente. E’ stata una parentesi strana, si passava da giornate vissute come se fossimo in vacanza e giornate vissute con una certa angoscia del futuro. Ma giornate volate via senza lasciare un segno secondo Nick. Io invece credo che mi abbiano lasciato più segno 60 giorni in quarantena che 60 giorni tra lavoro e affari di casa. Ci siamo dedicati a nostri obiettivi, a passioni nuove, come la cucina e vecchie come lo sport (crossfit ha salvato la nostra forma fisica e mentale). Per allietare le giornate al mio surfista in crisi ho addirittura comprato una balance board per allenarsi e per arrivare pronto al momento in cui rientrerà in acqua.

Ma la cosa che più ci ha salvato è stato viaggiare con la mente. L’anno scorso mentre programmavo le mappe del viaggio in Spagna del Nord e Francia mi sono imbattuta nel sito di CaraMaps (https://www.caramaps.com/) utilissimo per programmare i viaggi itineranti ma soprattutto per quando si è in viaggio! Sul sito, infatti, si trova la mappa delle aree sosta, parcheggi, campeggi e aree di carico/scarico inoltre tutte le info su queste: indirizzo, telefono, mail, coordinate Gps, prezzi e addirittura il meteo del giorno ma, fondamentale per me, sono le foto e le recensioni di chi c’è già stato. Sapere più o meno dove dovrò dormire ha la sua importanza sopratutto in libera, quando non hai un “posto sicuro” come il campeggio dove fermarti. Dormire in libera significa dormire in strada, in parcheggi non custoditi, in parchi isolati o vicinissimi alle spiagge. Bellissimo ma rischioso se parcheggi in un parco dove la sera trovi personaggi pericolosi. Quindi affidarci a questo tipo di app ci tranquillizza e finora ci ha sempre fatto passare notti tranquille. Foto e recensioni si sono sempre rivelate super coerenti con la realtà. Si può, in caso di iscrizione al sito, postare foto, recensioni, aggiornare ed aggiungere luoghi, quindi è un sistema in continua evoluzione, questo ti farà guadagnare punti caras nella classifica generale della community (un incentivo per tenere sempre aggiornato i vari luoghi che si visitano). Un ottimo strumento è “pianifica un itinerario” dove puoi andare ad inserire ogni sosta con tanto di chilometraggio tra una tappa e l’altra. Se invece non hai idea di dove fare il prossimo viaggio ci sono tantissime idee nella sezione viaggi tematici. L’app per il cellulare, è utilissima nel viaggio vero e proprio nel caso si volesse trovare un posto dove sostare all’ultimo momento, oppure nel caso l’area sosta/campeggio prefissato fosse full (come ci è successo a Ribadesella o a Levanto), con 60mila luoghi registrati c’è l’imbarazzo della scelta. L’app di CaraMaps ha anche una chat che ti mette in contatto con i membri della community vicino a te. Con un investimento irrisorio (se pensiamo ai prezzi dei navigatori per camper che molte volte danno i numeri), ci si iscrive a PREMIUM con 9,99 euro all’anno e hai a disposizione elenco di circuiti tematici, la possibilità di navigare offline nelle mappe (super importante se sei all’estero e i giga sono limitati), navigatore GPS integrato e la possibilità di avere illimitati filtri nella ricerca.

Ora il lock-down si è allentato, abbiamo ripreso la routine fatta di lavoro e incombenze purtroppo però essendo surfisti lombardi abbiamo ancora limitazioni per lo spostarci tra regioni, inoltre le spiagge del Lago di Garda (parte Lombarda) hanno tutte l’accesso interdetto . Quindi il surfista è ancora più sotto pressione, vede i suoi amici veneti che hanno accesso a Malcesine e a Sottomarina per il windsurf (abbiamo aspettato la Bora tutta inverno e arriva a maggio), i surfisti Liguri che hanno la fortuna di avere delle mareggiate in questo periodo, e i surfisti della Riviera che si divertono con ondine da longboard super divertenti. Per lenire alle ferite della prigionia il surfista si sta dedicando al camper nella speranza che presto riaprano le porte anche a noi. Abbiamo già i motori che scalpitano. Siamo pronti per nuove avventure!

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BALEAL

Ottobre 2019, è arrivato in un attimo. Dopo il ritorno dal lungo viaggio dalla Spagna del Nord eravamo tornati al nostro lavoro e al solito tram tram di tutti i giorni. Aspettavamo il weekend per ripartire con il nostro camperino, come i bimbi aspettano il Natale. Ma avevamo nostalgia dell’Oceano e delle sue onde, delle sue spiagge ampie e desolate. A tirarci su di morale, oltre alle gite fuori porta con Elvis, c’era anche un biglietto aereo Ryanair, prenotato non ricordo nemmeno quando. Destinazione Baleal, un paesino a nord di Lisbona (1 oretta di macchina), una delle mete per chi vuole fare una cosa sola nella sua vacanza: SURFARE!

Non ho passato un bel periodo dal ritorno dalla Spagna e al momento della partenza ero ancora in uno stato mentale molto brutto. Speravo che la compagnia di Nick e dei suoi amici surfisti mi facessero tornare un po’ di buon umore, e che questa vacanza potesse, come dire, lenire le ferite della mia mente. Diciamo che il 2019 è stato un anno impegnativo dal punto di vista “progetti lavorativi”, anno che sembrava partire alla grande con un lavoro diverso ma che poi subito si è rivelato una catastrofe dal punto di vista del carico di stress, decisi allora di cercare altro, e trovai quello che mi sembrava un occasione unica, con un piccolo investimento ho iniziato, ma poi sono crollata psicologicamente. Un altro fallimento. Quante volte devo cadere e quante devo rialzarmi? Non ho ancora imparato la regola del “mai una gioia” della vita.

Prendiamo il volo, dopo un anno dall’ultimo aereo preso, sempre un emozione (per me terrorizzante) volare, ma pur sempre una grande emozione. Arriviamo a Lisbona nel primo pomeriggio, attendiamo che scarichino le nostre tavole e ci dirigiamo verso l’autonoleggio a ritirare i nostri super mezzi. I ragazzi non stanno nella pelle, hanno voglia di tuffarsi nell’Oceano e appena finiamo il disbrigo di tutti i moduli dell’autonoleggio partiamo in direzione Carcavelos, una spiaggia a 12 km a Ovest da Lisbona. Mangiamo qualcosa in un baretto sulla spiaggia e poi i ragazzi si cambiano ed entrano in acqua. Cosa c’è di meglio di inaugurare un surf trip se non con una session ancora prima di arrivare a destinazione?

Finita la session partiamo in direzione Baleal (Peniche). Dopo un oretta e mezza di strada arriviamo alla nostra villetta per la settimana, che figata! Una splendida villetta in stile moderno, in un quartiere tranquillissimo, a picco sul mare. La casa è fantastica, una cucina enorme, un patio fuori dove poter addirittura mangiare e fare grigliate, ogni stanza ha il suo bagno e , lasciatemelo dire, questa per me è stata una magnifica notizia! Il problema fondamentale di dividere la casa con altri 6 uomini era esclusivamente l’uso del bagno in comune.

Non vi starò a descrivere giorno per giorno che cosa abbiamo fatto… Perché nel surf trip esiste solo: l’Oceano, la compagnia e le onde! Ogni mattina ci svegliavamo tranquillamente, lo chef della casa (menzione di onore per lui che ogni giorno ci ha preparato colazioni, pranzi e cene squisite) faceva trovare pancake, crepes e caffè americano già pronti per essere divorati, poi insieme si partiva alla ricerca dello spot migliore, quello con il giusto swell, la giusta marea, la condizione perfetta! Era tutto un girare su e giù per la costa. Alla fine si entrava più o meno sempre negli stessi spot. Un modo come un altro per conoscere il territorio. Per fortuna a riva le condizioni erano adatte anche a me super principiante.

I giorni sono passati riempiendoci gli occhi di panorami stupendi, dell’azzurro del cielo, del blu dell’Oceano, del bianco della sabbia e del verde dell’erba. Per non parlare del rosso-marrone delle dune di sabbia e terra che si trovano a Playa Almagreira. Dune che ospitavano un sacco di surfisti in van e in furgone. Che invidia! Elvis, preparati che il prossimo viaggio portiamo anche te!

L’incubo peggiore di un surfista in surf trip è ovviamente quella di beccare anche solo una giornata di calma piatta. In quelle poche ore vedrete il ragazzo svuotato, smarrito, senza più uno scopo nella vita. Inizia la ricerca disperata di un onda anche di pochi centimetri da surfare, un appiglio per poter salvare la giornata. Un giorno senza surf, è un giorno perso! L’Oceano ci ha fregato e ci ha regalato una giornata di piatta totale, i surfisti in astinenza erano più di uno e si doveva trovare una soluzione. Prendiamo mute, tavole da surf e macchine e si parte, tutte le webcam dei dintorni danno condizioni “flat” ma i surfisti non ci credono e devono andare a vedere di persone! Nel pellegrinaggio per trovare “l’onda perfetta” siamo finiti nello spot che produce le onde più grandi del mondo: Nazaré. Abbiamo visitato il magnifico faro che si staglia tra le onde enormi. Guardando l’orizzonte risulta impossibile immaginare che davanti a quel faro si possano formare onde altre 30 metri, 9/10 piani di un abitazione. Ed è assurdo pensare che ci sia gente così matta da surfare quelle onde. Dentro il faro troviamo un piccolo museo con le foto delle onde più spaventose, le tavole che sono riuscite a surfare quelle onde (integre o rotte, amputate) e la muta che indossano i big wave rider con imbottiture per proteggersi dall’enorme forza dell’acqua. Vi giuro, non vorrei mai essere al loro posto!

Ma poi le onde sono tornate e i nostri eroi surfisti hanno potuto tornare a surfare! E abbiamo potuto addirittura vedere i surfer professionisti disputare il Meo RipCurl PRO (mi scuso per la qualità pessima del video, stiamo lavorando per un bel cannone più professional). E’ stata veramente una figata pazzesca! Abbiamo respirato un atmosfera magica e piena di positive vibe e ho sognato, per un attimo, che un giorno sarei stata figa come le ragazze che disputavano la gara.

Ragazzi, io non lo dico perché sono fidanzata con un surfista maaaaa… quanto sono fighi? Stilosi, abbronzati, sempre con i capelli arruffati, con l’oceano nel sangue e la libertà ai piedi. Non vedo l’ora di partire per un nuovo surf trip!

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Cosa non manca mai nel nostro Elvis?

Il quiver

Ogni volta che Nick vede questa foto ci tiene a sottolineare che “manca qualcosa!”, effettivamente manca il sup gonfiabile e una tavola da surf. Uno dei motivi per il quale Elvis doveva essere super capiente è questo, abbiamo un po’di tavole da portare in viaggio. Inoltre ci piacciono un sacco di altri sport e Elvis deve permetterci di inserire tutto all’interno per evitare furti o la scomodità di andare sul tetto ogni volta a prendere qualcosa, anche se credo prima o poi qualcosa sul tetto ci toccherà mettere.

SURF & WINDSURF. Abbiamo, come potete vedere, un quiver (dizionario surfista-italiano: collezione di tavole) fornito con tavole di ogni litraggio e forma. L’ultimo acquisto sono stati i SUP: gonfiabile per me, uno STARBOARD 10″ usato ma tenuto benissimo e un sup rigido RRD 8″ per Nick, che abbiamo comprato solo quando abbiamo avuto la sicurezza che ci fosse stato nel garage di Elvis. Ovviamente non portiamo tutte le tavole da surf e windsurf con noi, altrimenti dovremmo dormire con tavole anche nel letto. Nell’ultimo surf trip nel gavone avevamo 1 tavola da windsurf (wave), 3 vele e tutti gli accessori per il windsurf (albero, boma, piedino d’albero, etc ), 3 tavole rigide e 1 spugnone 8″ (il tavolone azzurro e giallo). Per chi vuole iniziare a fare surf avere il softboard 7″6 o meglio 8″ è il massimo, ti permette di riuscire a prendere le schiume a riva e di iniziare a salire sulla tavola in equilibrio precario, inoltre se ti dovesse malauguratamente scappare dalle mani o dai piedi non uccidi nessuno perché è in spugna e le pinne sono in gomma morbida. Insomma ti permette di avere più stabilità e sicurezza.

MUTE. Ne basterebbe una per l’estate e una per l’inverno. Ma Nick odia mettere la muta bagnata tra una session e l’altra e non posso non comprenderlo… Rimettersi una muta bagnata, fredda e con la sabbiolina ancora attaccata è una esperienza da brividi. Per sviare il problema … abbiamo mute per tutte le temperature e Nick anche doppie! C’è solo l’imbarazzo della scelta. La mia shorty 1mm e la mia 3/2 (entrambe Deeply) sono ancora con il cartellino, chissà quando potrò usarle! Oltre alle mute ovviamente abbiamo scarpette per ogni temperatura e cappucci per le session più fredde in inverno.

BICI. Quando siamo a Torbole (la nostra seconda casa nei weekend in cui non ci sono onde) ci piace prendere le nostre bici e scoprirei bellissimi panorami dei dintorni. Abbiamo due MTB da cross country da 29″. Lago di Ledro, Pregasina (con mangiata di pasta che “man vs food scansati”), Punta Larici, Capanna Grassi, Lago di Toblino, Le Marocche ci sono un sacco di stupendi percorsi ciclabili che si possono fare. Nel nostro surf trip in Spagna, abbiamo potuto scoprire strade e percorsi del cammino di Santiago, ed è stato magico.

BOX PER ARRAMPICATA E FERRATA. Con ferrate e arrampicate sono alle prime armi. Anche perché è lo sport che teniamo come “ruota di scorta”. Se non c’è vento, se non abbiamo voglia di correre o di andare in bici oppure semplicemente per cambiare da tutte le attività che facciamo.

TAVOLINO E SEDIE. Immancabili, tavolino e sedie per l’esterno. Adoro mangiare fuori, fare colazione in campeggio a Torbole con il Peler frizzantino, pranzare all’ombra delle piante rigorosamente ad orari a caso, e cenare a lume di candela (perché ancora, non abbiamo la luce esterna). Il tutto è più bello quando si è in compagnia. Al momento abbiamo un tavolino e due sedie “da regista” comprate alla decatlhon. Ovviamente, abbiamo bisogno di accessori che chiusi non occupino molto posto. Per cui, preferiamo tralasciare un po’ l’aspetto comodità per l’aspetto pratico di inserimento nel gavone.

BOX ACCESSORI. Visti gli svariati sport che pratichiamo abbiamo casse in plastica che contengono accessori per ogni attività. Per la bici c’è un box dedicato a scarpette, caschi, borracce e inoltre una piccola officina portatile con i vari attrezzi. Per il surf abbiamo wax (paraffina), leash di scorta e le varie pinne delle tavole, brugole, nastro americano e solarez, tubetti di resina pronta all’uso, si applica e dopo pochi minuti al sole si è pronti per rituffarsi in acqua e ricominciare la session. Qui il link dove troverete il mini kit che abbiamo anche noi: https://amzn.to/2xiytVb . Inoltre, ultimo non meno importante, il box “manutenzione del camper” che contiene: raccordi per l’impianto idrico, una pompa di scorta, fascette, chiavi, cacciaviti e brugole. Questo è fondamentale perché ci siamo trovati l’anno scorso in Sardegna, il giorno di Santo Stefano, con una perdita d’acqua difficile da trovare. Nick ha smontato il camper con un solo cacciavite. Altro che MacGyver! Questo ci ha salvato il soggiorno in Sardegna, altrimenti avremmo dovuto anticipare il nostro biglietto e tornare a casa.

Importante per chi prevede di fare libera per tanti giorni: avere una tanichetta dell’acqua anche da 5 lt e magari delle bottiglie di plastica da poter riempire. Purtroppo non è sempre semplice raggiungere aree carico-scarico (ad esempio in Sardegna fuori stagione) e per fare acqua si devono sfruttare le fontanelle che si trovano in paese.

E per voi, cosa non può mancare nel vostro camper?

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Capitolo 4: Giro di boa

11° GIORNO – 26 AGOSTO. Decidiamo di tornare vero al Cantabria, a malincuore perchè io, nella mia lista delle cose da fare avevo inserito: Capo Finisterre (Cabo Fisterra in galiziano) luogo ritenuto dagli antichi la fine del mondo e km 0 del Cammino di Santiago; Santiago de Compostela per respirare un po’ dell’atmosfera mistica che respirano i pellegrini che arrivano nella piazza dopo tanto peregrinare; le isole Cies, un arcipelago protetto in cui possono entrare solo 2000 visitatori al giorno, hanno spiagge caraibiche e mare verde smeraldo, un paradiso del trekking. Ma per fare un percorso così avremmo dovuto avere più tempo. Purtroppo si deve tornare per impegni lavorativi e fare un viaggio di molti più km non ha senso perché almeno 2-3 giorni in un luogo è bello fermarsi. Ci avviciniamo a casa, putroppo. Siamo in camper da 11 giorni e la vita casalinga non mi manca per niente nonostante abbia i capelli che non vedono uno shampoo da Ribadesella (sento già lo sguardo di disapprovazione di mia sorella che mi guarda schifata mentre leggerà questa cosa) ma purtroppo lavarsi i capelli la sera vuol dire tenerli bagnati quando si va a letto e devo scegliere se morire di cervicali il giorno dopo (le gioie dei 30 anni) o se avere rasta che sanno di salsedine, la tshirt ha almeno 5 giorni di durata e gli short sono con me da inizio viaggio (rinfrescati sotto la doccia a Ribadesella). Sono con me da tutto il viaggio e continueranno a farlo, alla fine cammineranno a mio fianco. Ho preso su una valigia di panni per 3 settimane in hotel 4* ma in camper me ne bastano 1/4. Questa è una cosa che apprezzo. Consumismo al minimo. Apprezzi una doccia calda da 30 secondi (perchè altrimenti “finisciiiiii l’acquaaaaaaaa!”) mentre a casa non te ne basta una da 30 minuti. Sporcare meno stoviglie possibili perché poi al momento di lavarle “finisciiiiii l’acquaaaaaaaa!”. A casa siamo schiavi di queste cose, ogni giorno facciamo andare lavatrici e lavastoviglie piene sbombate. Dopo questo delirio post-cena siamo fermi in un bellissimo posto, scoperto anche questo a caso (grazie Park4Night), su una falesia a picco sul mare e su una spiaggia: la spiaggia di Penarronda a Tapia de Casariego. Vediamo se domani possiamo entrare in acqua, spero, devo buttarmi! Altrimenti non riuscirò mai a superare la fobia dell’oceano. Sono pronta a surfare e a divertirmi!